Per il suo compleanno, 65o, _rezza, sta attraversando a piedi l'Appennino tosco-emiliano.
Giovedì sono fuggito dalla frenesia parossistica del lavoro (mi sta rovinando (la salute)) e lo ho accompagnato per la terza tappa.
Egli (e un altra persona che lo accompagna in questi sei giorni) camminavano molto lentamente. Sono così compresso da ritmi e tempi del lavoro che mi son goduto pure questa grande lentezza. Silenzio, la musica del vento tra le chiome di faggi, aceri e abeti, poi come onde sull'erba alta e fiorita, fiori, fiori, ovunque, fragoline, placidi bovini da carne al pascolo (una giovenca con segni di tentativi di predazione - probabilmente lupesca - a mammella e nei pressi dello stinco posteriore sinistro), la bassa temperatura della quota, ombra verde scura, sole giallo cielo sereno blu, Appennino fulgido.
Egli è arrivato assai affaticato alla locanda, ma è arrivato.
La lentezza mi ha permesso pure di diminuire il tempo di attesa per Rosa Canina che mi era venuta a prendere per il ritorno.


ritorno motorizzato allora?
RispondiEliminaNecessariamente.
EliminaLa grande lentezza e’ la misura che porta lontano dando tempo allo sguardo di pascolare. (Ieri anch’io crinali appenninici sterrati con lenta bicicletta)
RispondiEliminamassimolegnani
Ho visto.
EliminaAnche se io camminai per lande molto più verdi rispetto a quelle che appaiono dalla foto a corredo di quella pagina del vostro diario.