domenica 8 febbraio 2026

La sorte

  •  L'intercettazione tra i No Tav: Magistratura democratica dietro l'indagine contro il pm Padalino
    "Sto cazzo di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”.
    (ilfoglio.it)

L'elezione a sorteggio del CSM è il capolavoro (eredità procedurale della Serenissima) che incide, recide l"associazione sinistrante che fa fuori i picciotti che non attuano ciò che si deve attuare. Che già le correnti politiche dentro il potere giudicante sono un orrore in sé.

Le correnti politiche, de-facto, sono magistratura (anti) democratica, una mafia (le connivenze!) (para) eversiva che si sovrordina ai poteri legislativo ed esecutivo, letteralmente annullandone i dispositivi o, peggio perché silenziosamente, disapplicando  le norme (non citiamo solo Palamara o la procura i mmigrazionistica di Agrigento, vedasi le affermazioni e la prassi, le (non)sentenze politiche di Silvia Albano, Iolanda Apostolico, Damiana Colla,  etc. .

I compagni sono molto nervosi perché temono che il loro giochino venga rotto.

Sì grazie!

37 commenti:

  1. peccato che poi Lui nun scese mai in campo di persona personalmente, forse perchè faceva il comico. Ma come può essere che un comico tema le risate, nun ce posso crede nun ce

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    1. Seguii Grillo nei primi anni: egli aveva alcune idee molto interessanti che, via via, si diluirono fino a sparire e a diventare la demagogia sinistro-terrona del M5 sole attuale.
      Non ricordo ora che posizione egli avesse sulle oligarchie autoreferenziali ed eversive di magistratura antidemocratica.

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  2. E sticazzi che campo minato. Qui non c'e uno spazio discorsivo aperto... c'è una posizione già blindata. Sticazzi entro...mi avvalgo dell'art.7 della costituzione romana.

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    1. L'abnormità dell'azione politica di magistratura (anti)democratica, in effetti, può condurre solo all'interrogativo perché non si sia intervenuti prima.

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    2. Hai sentenziato che siamo complici o incapaci. Ma l'intervenire prima ha senso solo se prima si dimostra l’abnormità come fatto, non come presupposto. Altrimenti non è analisi, è una conclusione che si auto-legittima. O no?

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    3. Le occorrenze nelle quali magistratura democratica esercita un potere esecutivo che implementa disegni politici, si interviene su parlamentari e ministri avversi e, internamente, su magistrati eterodossi, sono cosi' numerose che o si e' complici o si e' cretini.
      Scegliete voi.

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  3. C’è un punto preciso in cui il discorso pubblico smette di essere analisi e diventa fede. Accade quando un giudizio non viene più argomentato, ma presupposto; quando la realtà non è qualcosa da comprendere, bensì un’evidenza morale da accettare. Da quel punto in poi non si discute più: si riconosce o si viene esclusi. La critica alla magistratura, alle sue correnti, alle sue opacità, ai suoi cortocircuiti con la politica... è necessaria. Ma diventa sterile quando si trasforma in un blocco compatto, in un’entità unica e intenzionale, sempre già colpevole. In quel momento la critica smette di interrogare il potere e comincia a imitarne i meccanismi: semplifica, delegittima, chiude. Il passaggio decisivo è sempre lo stesso: dall’analisi dei fatti alla sanzione morale degli interlocutori. Se non vedi ciò che io vedo, non sei qualcuno che dissente: sei complice o incapace. È una scorciatoia retorica antica e potentissima, perché sostituisce la dimostrazione con l’insulto e l’argomento con l’identità. Ma è anche il segnale più chiaro di una debolezza: quando il discorso non regge più il peso delle distinzioni, ha bisogno di espellere. Il problema non è stabilire da che parte stare, ma come stare dentro la complessità senza dissolverla. Il potere giudiziario non è innocente, ma non è nemmeno una caricatura. Ridurlo a un disegno unitario significa rinunciare proprio a ciò che dovrebbe guidare ogni critica seria: la capacità di distinguere, di misurare, di assumere responsabilità senza trasformarle in anatemi. Quando il dissenso diventa un difetto morale e la domanda una prova di stupidità, non siamo davanti a una verità scomoda. Siamo davanti a un discorso che ha smesso di pensare.

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    1. a proposito di imitarne i meccanismi vorrei ricordare che ci fu l'ufficializzazione della cosa quando si provvedè ad equiparare le prebende dei magistrati e dei titolari di cattedra a quelle dei politici.
      Loro dissero che così si evitavano scioperi

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    2. È un richiamo importante. Quando le garanzie nate per l’indipendenza diventano rendite equiparate, il confine tra tutela dell’autonomia e corporazione si fa opaco. Non serve invocare complotti: basta osservare come il potere, quando si stabilizza, tende naturalmente a imitare se stesso. Ed è lì che la critica dovrebbe concentrarsi.

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    3. Grazie per lo spunto.
      Con qualche piccolo aggiustamento ho il testo perfetto. Forse un poco supercazzolesco, tuttavia prossimo alla perfezione. ;)

      -> C’è un punto preciso in cui il discorso pubblico smette di essere analisi e diventa fede. Accade quando un giudizio non viene più argomentato, ma presupposto; quando la realtà non è qualcosa da comprendere, bensì un’evidenza morale da accettare. Da quel punto in poi non si discute più: si riconosce o si viene esclusi. La difesa della magistratura, delle sue correnti, delle sue opacità, dei sue ingerenze nella politica... è palese. Diventa pure sterile quando si trasforma in un blocco compatto, in un’entità unica e intenzionale, sempre già immacolata, sottoposta agli attacchi di parlamento ed esecutivo. In quel momento la critica smette di interrogare il potere e comincia a imitarne i meccanismi: semplifica, delegittima, chiude. Il passaggio decisivo è sempre lo stesso: dall’analisi dei fatti alla sanzione morale degli interlocutori. Se non vedi ciò che io vedo, non sei qualcuno che dissente: sei complice o incapace, moralmente inferiore. È una scorciatoia retorica antica e potentissima, perché sostituisce la dimostrazione con l’insulto e l’argomento con l’appartenenza a sinistra. Ma è anche il segnale più chiaro di una debolezza: quando il discorso non regge più il peso delle distinzioni, dei fatti, ha bisogno di espellere. Il problema non è stabilire da che parte stare, ma osservare la complessità e artificiosa e parte del problema, senza dissolverla, ridurla. I poteri esecutivo e legislativo non sono innocenti, ma non sono nemmeno una caricatura. Ridurli a un disegno unitario significa rinunciare proprio a ciò che dovrebbe guidare ogni critica seria: la capacità di distinguere, di misurare, di assumere responsabilità senza trasformarle in anatemi. Quando il dissenso diventa un difetto morale e la proposta una prova di stupidità, non siamo davanti a una verità scomoda. Siamo davanti a un discorso che ha smesso di pensare.

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    4. Vedete, Andrea Gianluigi etc., avevo scritto "supercazzolesco".
      Perché la complessità artificiosa e funzionale alla conservazione della patologia, i sofismi che la difendono, sono proprio parte del problema.
      Infatti NON è il mio modo di pensare e quindi di scrivere.

      In uno stato liberale alla Montesquieu, il potere giudicante non può né eseguire né legiferare, non può fare politica, deve applicarla.

      Quindi il potere della magistratura che si sovrordina agli altri due è da tempo Il Problema.

      Non importa che esistano correnti politiche minoritarie visto che la maggioranza di md determina proprio l'azione incisiva ed eversiva su aspetti politici importanti se no fondamentali. È il giochino di stare nei punti di snodo e determinare la politica, annullare quella non gradita, eterodossa.

      Sottrarre potere e sovranità al popolo. È la cosa più eversiva in una democrazia, siamo allo svuotare l'articolo 1.

      Le correnti politiche in magistratura che ne determinano organi fondamentali sono un orrore in sé, un orrore ontologico.

      L'estrazione a sorte dei membri del CSM va alla radice de Il Problema.

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    5. La complessità...
      Vedete, non importa quante aggiunte o sottrazioni, quante volte avete girato la bottiglia, quanti km ha fatto, se è stata conservata al piano terra o interrato, etc. etc. .
      Alla fine delle "complessità" essa dovrà contenere un litro di olio EVO, come dichiarato in etichetta.

      Se alla fine delle "complessità" la magistratura fa politica, siamo a Il Problema, all'eversione.
      Un sacco di fumo negli occhi e non c'è il litro di olio EVO.
      La complessità è, infatti, spesso usata nelle truffe.

      L'estrazione a sorte come smantellamento delle complessità truffaldine eversive?

      Sì grazie!

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    6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    7. Per eliminare un mio doppione si commento ho inavvertitamente eliminato questo.
      Chiedo scusa.

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      Anonimo10 febbraio 2026 alle ore 20:41

      È un richiamo importante. Quando le garanzie nate per l’indipendenza diventano rendite equiparate, il confine tra tutela dell’autonomia e corporazione si fa opaco. Non serve invocare complotti: basta osservare come il potere, quando si stabilizza, tende naturalmente a imitare se stesso. Ed è lì che la critica dovrebbe concentrarsi.

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  4. C’è una figura retorica molto comoda nel dibattito pubblico: la simmetria apparente. Funziona così: si prende un discorso, lo si ribalta specularmente sostituendo i soggetti, e si suggerisce che valga allo stesso modo per entrambi i lati. Il risultato dà l’illusione dell’equilibrio, ma spesso è solo un gioco di specchi. La simmetria, però, non è di per sé verità. Perché due posizioni possono usare lo stesso linguaggio e non essere affatto equivalenti nei presupposti. Se un testo invita a non trasformare un potere in un blocco morale compatto, ribaltarlo attribuendo all’autore la difesa “compatta” dell’altro potere non dimostra la falsità del testo: dimostra solo che si è scelto di leggerlo come appartenenza, non come metodo.
    È un passaggio sottile ma decisivo. Quando il confronto si sposta dal merito dei meccanismi alla caricatura delle intenzioni, il discorso si alleggerisce: non deve più dimostrare, deve solo riequilibrare retoricamente. Ma riequilibrare non è comprendere.
    La complessità non è simmetrica per definizione. A volte lo è, a volte no. Stabilire se lo sia richiede analisi, non inversione. Altrimenti il dibattito diventa una sala di specchi dove ogni argomento può essere ribaltato all’infinito, e nulla viene davvero esaminato. E in una sala di specchi si galleggia bene. È in profondità che si capisce qualcosa.

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    1. Infatti la simmetria dx - sx non esiste attualmente in quanto non esiste la destra aristocratica, conservatrice. Esiste una sinistra non marxistica, non arcobalenga, nelle sue forme (Salvini che adora il ponte è un tecno-progressista alla Engels, La Russa che esulta per l'approvazione della portata "femminicidio" lo fa con i progressisti marxisti e arcobalenghi).

      Infatti, quelche dico sempre è che i fasci ebbero come primo merito quello di evitare che i comunisti imponessero la barbarie sovietica.

      Anche qui, non c'è simmetria, molto peggio il comunismo del fascismo.

      Dalla sconfitta di questo invece è stata imposta la asimmetria al contrario, l'incensazione del comunismo, il male peggiore, e la demonizzazione del fascismo, il male minore.

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    2. La simmetria non è un’operazione contabile tra dx e sx, né una gara a chi sia stato “meno peggio”. È un criterio analitico: misurare i poteri con lo stesso metro. Se la magistratura eccede, è un problema. Se l’esecutivo eccede, è un problema. Se il legislativo abdica, è un problema. Non serve costruire una gerarchia storica del male per dirlo. La graduatoria tra fascismo e comunismo, oltre a essere una scorciatoia polemica, sposta il discorso su un piano identitario che non chiarisce nulla rispetto alla questione attuale: l’equilibrio tra poteri in uno Stato costituzionale. Le tragedie del Novecento non si pesano con la bilancia retorica, si studiano come monito contro ogni concentrazione di potere, qualunque sia il colore. Se oggi il problema è la separazione e il controllo reciproco dei poteri, restiamo lì. Perché quando si comincia a dire che un’autorità è “male minore” per definizione, si è già accettato che il male possa essere istituzionalizzato. Ed è esattamente ciò che una democrazia liberale dovrebbe evitare.

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  5. Montesquieu non descriveva poteri sigillati in compartimenti stagni, ma un equilibrio dinamico fondato su reciproco controllo. L’attrito tra poteri non è automaticamente sovversione: è parte fisiologica di ogni democrazia costituzionale. Trasformarlo in “orrore ontologico” significa spostare il problema dal piano istituzionale a quello metafisico. E quando il conflitto diventa ontologico, non si discute più di riforme: si combattono identità.

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  6. In ogni stagione politica c’è un momento in cui il conflitto tra poteri viene letto come tradimento. È un riflesso antico: quando l’equilibrio diventa scomodo, lo si chiama sovversione. Ma le democrazie costituzionali non sono costruite sull’assenza di attrito; sono costruite sulla sua regolazione. L’idea che il potere giudiziario debba “solo applicare” presuppone che l’applicazione sia un atto neutro, meccanico, privo di interpretazione. È una visione rassicurante, lineare. Peccato che la realtà del diritto sia più complessa: ogni applicazione implica lettura, ogni lettura implica responsabilità, e ogni responsabilità espone al conflitto con altri poteri.
    Il punto non è negare le degenerazioni, che esistono in ogni istituzione. Il punto è non trasformare la fisiologia in patologia permanente. Perché quando si descrive un potere come “orrore ontologico”, il linguaggio non sta più chiedendo riforme: sta chiedendo purificazioni. Le purificazioni hanno sempre una promessa semplice: eliminare il problema alla radice. Ma i sistemi democratici non funzionano per radici estirpate; funzionano per pesi, contrappesi, aggiustamenti continui. È un equilibrio imperfetto, spesso frustrante. Però è l’unico che evita che la soluzione diventi più radicale del problema. La complessità non è un trucco per conservare patologie. È il prezzo della libertà istituzionale. Ridurla a sofisma significa preferire la chiarezza della linea retta alla fatica dell’equilibrio.

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    1. Questi pipponi mi ricordano proprio le supercazzole "in punta di diritto" per le quali i magistrati compagni impongono il proprio disegno massmigrazionistico a coloro che lo debbono subire. E fanno fuori i magistrati non così puramente e superiormente compagni.
      Una irresponsabilità (vuoi ottenere il peggio da personale organizzazioni? togli loro la responsabilità!) che stravolge e la giustizia in sé (roba formalmente legale per via degli arzigogoli e massimamente illecita).

      Sono talmente evidenti e numerose le decisioni e attuazione politiche della magistratura antidemocratica che si torna al solio punto, il litro dell'olio EVO: o si è complici o si è cretini.

      L'orrore della politica in magistratura.

      Ottimo, provvidenziale, efficace il sì.
      Grazie.

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    2. Mi ricordate le espressioni completamente prive di senso di realtà di Annarita Briganti.
      Una persona così ostile alla realtà e ai suoi limiti, a conoscenza e scienza, che ci sarebbe da valutare la capacità di intendere e volere.

      Poi abbiamo le magistrate che impediscono rimpatri di pachistani auotodichiaratisi perseguitati causa omosessualità che escono e stuprano due minorenni.

      La signora magistrata era responsabile? ha pagato per il grossolano "errore" le cui conseguenze son ricadute su innocenti? No.
      Tant'è che è ancora al suo posto ad annullare, a contrastare la politica dei rimpatri.
      Moltiplicare per diecimila.

      Ah, la responsabilità.
      Sembra una barza.

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  7. Ti rispondo dopo il lavoro che è quello che frena il mio spirito libero. Altrimenti per te (ti do del tu) sarebbe molto dura contrastarmi.

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    1. Stamani ascoltavo la senatrice Rossomando, del PD, un'altra fuori dal mondo, dai limiti, da scienza e conoscenza (sorellina politica di quell'altra, Sandra Zampa, ir-responsabile della legge pro giovani criminali invasori ben infilati tra i seni dei meschini, infeviovi piccoli bovghesucci italioti - la signora ha la erre moscia, sembra una barza sui sinistri radical chic, ma non lo è).
      Non ho mai sentito un intervento pubblicitario così efficace a sostegno degli altri, la sinistra al contrario alias sinistra non-arcobalenga, non-marxistica.
      Un pippone pazzesco ostile alla realtà.

      È bene evitare che questi scocomerati al potere facciano danni peggiori di quanto già ampiamente fatto.

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  8. Non entro nel registro degli insulti personali, perché quando il dissenso viene ridotto a “complicità o stupidità” la discussione è già stata chiusa in partenza. E non è un buon servizio alla verità. Se esistono decisioni giudiziarie sbagliate, se esistono orientamenti ideologici, se esistono errori gravi con conseguenze drammatiche, è giusto discuterne. Ma un sistema istituzionale non si giudica per aneddoti moltiplicati retoricamente, bensì per le sue regole, i suoi contrappesi e i suoi meccanismi di responsabilità. La responsabilità è un tema serio. Vale per la magistratura. Vale per l’esecutivo. Vale per il legislatore. Proprio per questo non può essere invocata solo in una direzione e sospesa nelle altre. Se trasformiamo ogni errore in prova di un disegno unitario e ogni dissenso in colpa morale, non stiamo difendendo la democrazia: stiamo semplificando un conflitto complesso fino a renderlo irriconoscibile. La critica ai poteri è necessaria. Ma deve restare critica, non squalifica. Altrimenti non rafforza le istituzioni: le delegittima tutte, indiscriminatamente.

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    1. Quando subentra, il sonno della ragione, si negano una pletora d i fatti, si ribalta la realtà (la magistratura è la vera casta autoreferenziale irresponsabile, letteralmente, non deve rispondere di niente a nessuno), cessa il dialogo.

      Voi avete a cuore le straordinarie complessità che sono parte fondamentale della magistratura politica.

      Ci vuole il martello di Thor per demolire tutte le superfetazioni perniciose.

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    2. Non credo che la discussione sulle istituzioni si risolva evocando martelli. Se il problema è la responsabilità della magistratura, si può parlare di strumenti concreti per rafforzarla. Se invece si parte dal presupposto che tutto sia già compromesso, allora non c’è riforma possibile, solo demolizione. Io resto sul primo piano.

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  9. Quando si invoca il “sonno della ragione”, bisognerebbe almeno indicare quali ragioni si stanno dormendo. Dire che la magistratura è “irresponsabile per definizione” non è un’analisi, è una formula. E le formule non spiegano mai i meccanismi: li sostituiscono. Se davvero il nodo è l’assenza di responsabilità, allora la domanda è semplice: quali strumenti, quali procedure, quali controlli? Parlare di “superfetazioni perniciose” o di martelli mitologici non avvicina la soluzione, la allontana. Le istituzioni non si correggono con immagini apocalittiche, ma con regole precise.
    Se il problema è serio, e lo è, merita serietà, non metafore di distruzione.

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    1. Cosa fanno medico compagni Irresponsabili?

      Cose così

      https://www.ilgiornale.it/news/politica/medici-indagati-certificati-falsi-liberare-i-criminali-dai-2609702.html

      "Per una questione ideologica, quindi, Ravenna (e non solo) è stata messa in pericolo: soggetti con gravi precedenti giravano a piede libero solo perché per qualche medico i centri di rimpatrio non sono compatibili con la propria filosofia personale. E tra questi spicca un caso in particolare, fatto emergere dal Resto del Carlino. Riguarda un 25enne senegalese irregolare bloccato dalla polizia il 21 gennaio con l'accusa di avere molestato sette donne. Dopo essere stato individuato e accompagnato in questura per le procedure di rimpatrio, gli agenti non avevano potuto condurlo al Cpr proprio perché ritenuto non idoneo in seguito alla visita con i medici."

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    2. > quali strumenti, quali procedure, quali controlli?

      No alla magistratura politica.
      Estrazione a sorte dei membri del CSM, appunto.
      Strumento utile ed efficace. Se non sufficiente si procederà con altro.
      Modificare, misurare i risultati. Se non soddisfacenti, ripetere.

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  10. A distanza di qualche giorno, mi sembra utile riportare la discussione su un piano più generale. I conflitti tra magistratura e politica non sono un’anomalia italiana né la prova automatica di un disegno eversivo: sono fisiologici in ogni Stato costituzionale, perché nascono dall’equilibrio, sempre delicato, tra poteri distinti. In Italia, dopo il caso Palamara, il sistema ha reagito con una riforma del CSM e nuove regole sulle nomine: non è stato negato il problema, ma affrontato attraverso strumenti normativi. Più volte la Corte Costituzionale ha arbitrato conflitti tra poteri dello Stato, e le sue decisioni, anche quando sgradite, sono state rispettate. In Francia una riforma costituzionale ha rafforzato l’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura. Nel Regno Unito il Constitutional Reform Act del 2005 ha separato nettamente funzioni politiche e giudiziarie, istituendo una Corte Suprema indipendente. In Germania i giudici costituzionali sono eletti con maggioranze qualificate che impongono il compromesso tra forze politiche. Negli Stati Uniti i conflitti tra Corte Suprema e governo sono durissimi, ma restano incanalati dentro regole condivise. In tutti questi casi il conflitto non è stato risolto dichiarando un potere “male ontologico”, ma migliorando procedure, trasparenza e contrappesi. È questo il terreno su cui una critica diventa riforma. Il resto è polarizzazione.

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  11. Leggendo gli ultimi commenti, si nota un’escalation narrativa molto “televisiva”: immagini forti, generalizzazioni e casi singoli portati come prova morale. Questo stile funziona sul piano emotivo, ma non costruisce un argomento solido né una postura coerente. Il thread assume toni da trasmissione di Rete 4 condotta da Roberto Poletti: il racconto è vivido, ma manca contestualizzazione, dati concreti e continuità analitica. Per una discussione realmente utile, serve distinguere tra emozione e ragionamento, tra casi isolati e dinamiche istituzionali.

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    1. Il sonno della ragione consiste proprio nel considerare "insignificanti" l'abbondante (eufemismo) casistica di fatti che contraddicono, che demoliscono con la brutalità della realtà le tanto sofisticate quanto adulteranti narrazioni e politiche (della magistratura).
      Nessuna tessera del mosaico va bene per coloro che non ne vogliono vedere la immagine complessiva.

      Sono fatti tanto numerosi e tanto gravi che il bobbolo (per dirla alla messer Fracatz) ne ha pieni i coglioni delle discussioni sofisticate, salottiere da castalie che girano a vuoto (consiglio "Il gioco delle perle di vetro, di Hesse) e che sono irresponsabilmente causa e apologia del disastro.
      La magistratura di sinistra (di nuovo Silvia Albano, qualche giorno fa) vuole attuare la sua politica "razzistica" anti italiana, classistica, oikofobica, sostitutiva, impositiva, fare i "diritti" colle vite degli altri.
      Ricordatevi: alla fine dei ghirigori e manipolazioni una bottiglia di olio EVO, alla fine, DEVE contenere quel litro dichiarato in etichetta.

      Mettere mano subito a questa eversione (è il popolo che detiene la sovranità, non la magistratura che è, quindi, subordinata ad esso!!).

      La democrazia viene ancor prima della liberalità dello stato, in un ragionamento al limite. L'art. 1 della costituzione NON è ""L'Italia è uno stato liberale alla cui funzionamento ed equilibri è sottoposto il popolo".

      La sorte come motosega delle correnti politiche in magistratura? Sì, grazie!

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    2. Per pietà, lasciate perdere la "continuità analitica".
      Uhssignur!

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    3. "un’escalation narrativa"

      Visto che discorriamo in Italiano e non in inglesano, "una progressione narrativa" è molto meglio (no condizionale qui).

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  12. L’articolo 1 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. È proprio in quei “limiti” che si colloca l’equilibrio tra poteri. Senza limiti non c’è democrazia costituzionale, ma solo maggioranza momentanea.

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    1. Capisco che non vogliate capire.
      In teoria - compagni a parte che ostacolano e ostacoleranno con tutti i mezzi, sono squisitamente anti-popolari! - una volta che una forza politica ottenga il consenso numerico qualificato, sufficiente, il popolo ha la sovranità di modificare la costituzione. Essa è a servizio del popolo, in una democrazia, non il viceversa.

      Voi compagni volete, da sempre, che la costituzione (comunistica) cambi il popolo. Se necessario anche contrariamente alle volontà popolari.

      Perché ribaltate sempre il mondo?

      P.S.
      Questo in teoria.
      In pratica il popolo... non esiste, nel senso che esistono mille criteri politici che partizionano la popolazione. Quindi vale il pensiero churchilliano (e il dispositivo di funzionamento a maggioranza) che rendono la democrazia il meno peggio.
      Nella fattispecie meno peggio della sinistra oligarchia autoreferenziale di md, colle sue pulsioni sadiche e le fini, truffaldine manipolazioni ideologiche a scopi politici.

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