I tempi sono dilatati, qui a casa dei veci. Tutto è lento, lungo, sempre più rallentato qui.
Lungo, lento, rallentato.
Si arriva alla morte calando la velocità, fino a ché essa diventa nulla.
Vedo il tempo che smonta le mie radici. Alcuni segni nel quotidiano mi portano mestizia: non riescono più a manutenere le loro cose, una casa una volta ordinata e pulita ora invecchia con loro.
La recente perdita di autonomia che significa potersi muovere in città, fare la spesa, prendere aria e sole è l'ultimo dei gradini, della scala in discesa, sul quale sono passati.
È tutto lento, lungo, rallentato. I miei cari veci stanno arrivando al capolinea.
Per quanto possa essere un esercizio spirituale pesante, quello del Memento Morì!, il poterli aiutare e accudire, a fini settimane alterne, mi dà senso, senso di unità, di essere parte di quella ruota, restituire le cure e attenzioni che ricevetti. Fa parte di me, quando mia mamma prese la nonna Angela, in casa, colpita da ictus, per alcuni anni. Per me è semplicemente incompatibile mandarli in una casa di riposo.
Però è pesante. Le cose importanti sono sempre faticose.
Onora il padre e la madre.
bravo, forse la tua è l'ultima generazione a farlo, perchè ancora fa parte dell'educazione rivevuts, le successive generazioni dei mortidifame hanno avuto educazione come i figli dei caporioni però senza il conforto nel conto corrente.
RispondiEliminaComprendo benissimo,ci sono passato prima con il papà poi la mamma.
RispondiEliminaUn saluto
Mi sento di dissentire sul dovere di cura verso i genitori: i genitori impongono l'esistenza ai figli con una decisione unilaterale, dal che deriva che i figli non hanno alcun dovere verso di loro.
RispondiEliminaCiò non toglie che se LIBERAMENTE ti senti di essere GENEROSO fai qualcosa che non è assolutamente deprecabile.
è stata tutta corpa de Adamo, che s'annojava
RispondiEliminaQuesto scritto tocca corde che la società attuale cerca spesso di mettere a tacere. C’è una differenza abissale tra il subire un ''dovere di cura'' imposto dalla tradizione e lo scegliere, intimamente, un ''sentire dedito al bene''. La tua non è un’obbedienza cieca a un precetto, ma un atto d'amore spontaneo e consapevole. L'individualismo moderno fatica a comprendere questa scelta perché ragiona per contratti e convenienza, dimenticando che siamo fatti di relazioni e memoria. Rallentare i propri passi per uniformarsi al tempo fragile dei genitori non è un limite alla propria libertà, ma la sua massima espressione. Grazie per aver ricordato, con questa faticosa ma umanissima resistenza, che il senso della vita si trova proprio nella gratuità del dono e nella custodia delle nostre radici.
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