lunedì 22 gennaio 2018

Due oltre

_civa mi dice:- Questo è bello. Mi piace come balla e tu... puoi ballare come lui.
OhOdinoperdonalachehaparagonatolamiasommapersonaaquestotanghero!
Ahahah.
Beh, io sono io e... Mariano Otero è Mariano Otero (ho almeno vent'anni di troppo e poi so che non vorrei rendere il mio amore un lavoro).
Scherzi a parte, 'sti due sono in gamba. Nella sesta arte, fanno ciò che le grandi menti fanno nella scienza ovvero un lavoro di sintesi. Io non amo affatto il tango escenarioso (in inglese detto tango show), ovvero quel tango iperbolico che gran parte della persone conoscono per averlo visto in televisione.
Mariano Otero e Alejandra Heredia hanno due lunghi curricola di studi di danza, prima di arrivare al tango. E si vede. Così hanno il loro stile, la loro capacità espressiva straordinaria, ballano un tango danza che emoziona, mi emoziona, riescono a battere persino il mio ostracismo. Forse perché la danza e appena accennata nel tango o il tango sfuma nella danza, non si capisce neppure se uno o l'altro.
_ias,  uno dei miei maestri, afferma che quando sai ballare bene il tango, puoi ballare qualsiasi altra cosa. Nel video a corredo essi interpretano un foxtrot (Zapatos Rotos, un brano del 1970 dell'orchestra Enrique Rodriguez, cantato da Erique Falcon, in questo una cumbia colombiana (ella, col pancione, è milfa bellssima e artista, grazia in corpo e femminilità, mi fa un sangue pazzesco).
Oltre alle doti artistiche, come danzatori, se la cavano bene anche nelle apparenze, stile e scelta dell'abbigliamento.
Ecco, andare oltre, anche nel tango! Ed essi ci riescono esemplarmente.




domenica 21 gennaio 2018

Come un gatto in tangenziale

Ridacchiavo, stamani, pensando a quella scena, ella con i zatteroni e gli altri, i radical chic, tutti a piedi nudi, sul legno. Ci siamo presi un po' di tempo e siamo andati a vedere qualcosa di leggero. _civa mi aveva detto che le sarebbe piaciuto ridere un po'.
A tratti caricaturale senza incertezze (probabilmente per esigenze comiche) porta - direbbero i fisici - al contorno i comportamenti e gli stereotipi e delle classi abbienti, della buona (?) borghesia progressista (che rende Capalbio la sua corte estiva nella Maremma bucolica, giardino) ingessata nei propri schemi al caviale e le rozzezze volgari, infernali, in fermento, delle periferie coatte, miscuglio insopportabile dei popolani italiani e delle immigrazioni di tutto il mondo.
Da una parte una serie di cicisbei, di elfi eterei che campano nei loro mondi fiabeschi, di buone maniere, di progressismi salottieri, che passano dalle okkupazioni dei palazzi di Sesto San Giovanni (Luce a Giovanni) al doversi prendere un ansiolitico per essersi ritrovata nel crogiuolo della vita reale, di condomini coatti, a eccessi sangue merda e amatriciana. Dall'altra il fermento popolaresco più vivace, gretto, terraneo, disincantato, cinico, volgare coi limiti di non aver strumenti, forse non volerli neppure.
Incomunicabilità tra due mondi.
_civa sottolineava che, almeno una volta, la scuola e l'istruzione funzionava da ascensore sociale, almeno un po' (le ho risposto che l'orribile, folle, patologico appiattimento alla mediocrità del cialtronismo delle squola sinistroide marxista ha ottenuto proprio l'effetto contrario , quello di inibire l'emergere delle eccellenze, specie di quelle dai settori marginali della società penalizzati dall'ugualismo al grigiastro informe).
Nonostante la mia scarsa accondiscendenza verso le masse, specie quelle grevi e tamarroidi, cafonesche e cialtrone, devo dire che emerge una sincera vitalità, irruente e da cagnara, che manca ai manichini radical chic.
La sinistra al caviale, in definitiva, è il teatrino moralisticheggiante che recita, tra buonismi e progressismi fasulli, fanfaluche egalitarie e buone intenzioni dello spessore della carta velina; senza questa autogiustificazione di presunta superiorità morale/intellettuale, certamente autoreferenziale, sarebbe senza alcun motivazione esistenziale, con vuoti affacciandosi ai quali, necessita di ansiolitici e fiori di Bach.
Molto più sincera la vecchia aristocrazia che non simulava queste ridicole finzioni  interclassiste e mondialiste, contaminazioniste.


venerdì 19 gennaio 2018

Gelato arancione

  • Ma c’è un altro elemento, nel culo, che attira il sadico: la perfezione. E’ la perfezione ad accendere il desiderio della profanazione. Solo ciò che è perfetto merita di essere sconciato, sciupato, oltraggiato, vilipeso e quindi, alla fine, reso imperfetto. E anche questa è una dimostrazione dell’enorme superiorità del culo sul seno. Il seno si accarezza, si vezzeggia, si mordicchia affettuosamente. Per consolarlo della sua pochezza, di essere solo un seno. Nella perfezione del culo c’è un orgoglio luciferino che va abbattuto e degradato.

    Massimo Fini

Sai che... ora... a volte penso di non riuscire a farne più a meno.
Ascoltavo, sorridendo. Non sempre c'è il tempo per il luculliano banchetto del sesso anale. Per me è anche un rito di abbandono, di dedizione a lei, non riesco a incastrarlo come il passo sette o due di una procedura veloce.
Mi aveva mandato i suoi messaggi con i sorrisi, l'ammiccare per l'uso del gelato arancione, come ella chiama il cuneo in gel trepuntocinque di diametro, che le regalai qualche tempo fa.
All'inizio era riluttante. Ora non riesce più a farne a meno. Stupita del piacere ritrovato mi chiedeva perché, secondo me, da sempre viga quel divieto, ci sia quel tabù.
Storicamente :
  • perché il sesso anale richiede un minimo di disciplina (pulizia e igiene) ovvero una doverosa separazione di intenti (cosa significava dedicarsi all'Art pour l'Art in zone desertiche prive di acqua?);
  • perché se le donne e gli uomini si lasciassero andare a quel piacere, si distrarrebbero dalla via cara alle religioni e ai loro disegni egemonici di sopraffazione numerica degli altri, ovvero la via del sesso vaginale che, come noto, porta, senza contraccezione, ad una gravidanza con una probabilità di circa il 30%. Non per piacer tuo ma per dar figli a Dio. Appunto.

Nota: leggere la divertente "elegia" del culo, da parte di Massimo Fini.

giovedì 18 gennaio 2018

Donna in lacrime



  • Articolo 129 codice procedura civile
    Chi interviene o assiste all'udienza non può portare armi o bastoni e deve stare a capo scoperto e in silenzio. È vietato fare segni di approvazione o di disapprovazione o cagionare in qualsiasi modo disturbo.

Credete che sia cambiato qualcosa da questo?
Sì, certamente qualcosa è cambiato. In peggio!
Il fatto che l'invaditrice marocchina, Asmae Belfakir, abbia deciso di rispettare i precetti della propria religione piuttosto che le leggi dello stato che ha invaso (non si è tolta il velo ed è uscita dall'aula) è segno di quali tempi arriveranno.
Prego notare che la signorina con i suoi comportamenti assai storti dovrebbe essere una professionista del diritto.
Il fatto che la stessa lavori in un'università di una zona da sempre comunista nella quale (nel loro gergo) i clerico fascisti sono stati sempre osteggiati (e massacrati a centinaia dalla resistenza) e che ora si sdilinquisce (mellifluo pippone chiesastico scandalizzato sul giornale radio regionale, stamani, sulla “povera donna in lacrime”)  per i fascioislamici la dice lunga sul voltagabanismo di questi sinistranti e le barbarie che questi preparano quotidianamente.
Il presidente del tribunale, il signor Muzzarelli, è un funzionario degno dello stato.
Ancora una volta per i razzisti anti, la legge non è affatto uguale per tutti, si applica solo a quei meschini, ributtanti, inferiori meschini piccolo borghesi di italiani.

domenica 14 gennaio 2018

Almeno un po'

Siamo stati felici come bambini incontrando questo apparire fugace di autunno inverno (temperature e accumuli erano quelli di una timida nevicata autunnale). Quello della magia bianca del freddo e dell'acqua che diventa solida. Dello stringere i denti per il vani opporsi dell'anca, in fine ha dovuto rinunciare alla sua opposizione, abbandonarsi alla luce, alla grande bellezza. Anzi, l'esercitarla, col camminare, paradossalmente, le ha fatto bene.
Avevamo faticato a venir via da quel giardino di donne splendide e con la grazia in corpo, da quel cuore pulsante, la Milonga Sì che sempre scalda e fa battere all'impazzata il mio cuore. Tre ore e mezza di sonno e via. Verso l'inverno amore nostro, come bambini felici.
Del gruppetto di sette siamo rimasti solo _zzz e io, quell'erto ha spaventato gli altri. In qualche modo a ragione, perché per cinque soli metri, cinque metri, quelli sotto la piccola cresta della vetta, _zzz li ha tentati, con i suoi ramponcini a maglia troppo leggeri, senza riuscirci. Avevo portato in vetta anche il suo zaino, per tentare di alleggerirlo, ma non è stato sufficiente. Un paio di foto dall'alto e poi in giù, stavano arrivando le nuvole. Siamo passati dal colore al bianco e nero.
Siamo riscesi nell'incanto dei cristalli, dei merletti, felici di camminare nel bianco, con la nostra micri esperienza di alpinismo invernale. Almeno un po', per quel che si potè.
Dagli amori tre minuti ai merletti del freddo, al respiro passo dopo passo, su, verso la vetta.



























sabato 13 gennaio 2018

Quanti anni ancora?

Quanti anni balleremo ancora?
Vedi, orsone, quella domanda di _civa ti gira nella testa. Ancora. Una volta, gli anni "Hi Energy" della house calda martellante e suadente, dei goa, dei rave tekno, delle danze dell'Ottocento, delle tammurriate, della rumba e del son, delle pizziche, ti consumavi di gioia e danza. Un po' alla volta, un po' ogni volta.
La questione, semplicemente, non si poneva. Non si medita quando cavalchi, a pelo, il purosangue dell'irruenza, della forza, solo la passione riesce a condurlo.
La coxartrite alla testa del femore è la malattia... dei danzatori. Sono giorni che la tua anca sinistra è peggiorata. Ancora.
Ti senti storto, sei, storto. Il corpo cerca di compensare.
Ora sei seduto in un treno vuoto, verso la milonga, ce la farai oggi?
Prima o poi... Prima o poi dovrai farti operare. Poi, ancora più in là, arriverà il tempo in cui gli abbracci saranno sempre più pacati e i firulete un ricordo. Come quei due vecchi, sabato, che ballavano, abbracciati pacatamente, quel tango, lentamente.
Ogni volta, ogni gioia e danza, è un passo in più, un passo in meno che resta.
Quanti anni danzerai, ancora?

giovedì 11 gennaio 2018

Avventurarsi nella vita

Abbiamo passato buoni giorni nelle nostre ferie natalizie, UnRagazzo e io. Ferie perché, a parte quasi tre giorni di visita ai nonni/veci in Lombardia, siamo rimasti nell'ameno paesello sugli Appennini.
Amo le cose semplici, quotidiane, come decidere cosa mangiare, fare la spesa, anche cucinare insieme, visto che il “pupo” è stato contaminato dalla passione per la cucina del suo papi. Abbiamo vissuto anche qualche scazzo ma penso che sia fisiologico: io cerco di fornire SEMPRE  una spiegazione, il più razionale possibile, nelle mie richieste o nei miei dinieghi, spiegando il perché, i perché. Solo che, spesso, non è affatto una questione di raziocinio ma solo di affermazione – del tutto fisiologica per un adolescente – del proprio ego e, per me, di conferma del mio (anche gli orsoni nel loro ispido hanno un ego).
Ieri l'ho visto infervorato nella preparazione del regalo per il diciottesimo compleanno di _zzzino, oggi: un album con centinaia di foto delle decine e decine di avventure  vissute in quattro maschi, ora quattro uomini. Bimbi piccolini che camminavano, facevano lotta gioco, si arrampicavano, si tuffavano, esploravano vette e si polleggiavano su falesie deserte, ridevano per gli scherzi e le burle di un pagliaccio invitato per una festa di compleanno, sbuffavano, sudati, per il salire con le ciaspole sul bianco nel blu, pedalavano per lande e fiumi stranieri.
Mi intenerisce vedere quell'impegno fortissimo – è rimasto su fino a tardi – del bipede. Io non ho alcuna cultura dei regali, non li faccio, non li voglio; cerco di prendermi attenzione delle persone care durante l'anno, con gesti frequenti, meno celebrati. Già i loro diciotto anni. Sarà più difficile ora comunicare in quel modo il mio affetto, il mio voler loro bene, perché essi sono avviati sulla loro strada, già da tempo non ci sono più le uscite in montagna, nella natura insieme. Questo mi porta un po' di malinconia ma è parte della vita, della vita bella  e sana proprio perché cosi. Uomini, spero vir-ili, forti e saggi, passionali e razionali, scienza e arte, che si avventurano nella vita.

Vedo che una certa strettezza economica lo ha spinto verso la creatività. Ormai sono entrato da un pezzo nella maturità, sono meno testosteronico e così mi commuovo. Vivo questo paradosso (che non lo è affatto) del togliere che educa, del "meno è meglio".
Ho i miei rimorsi per non riuscire ad essere stato più severo con alcune cose che io reputo, con scienza e conoscenza, deleterie come 'sta merda dello spippolamento e del virtuale sempre_ovunque. Però vedo qualche risultato e questo mi consola. Le foreste crescono in silenzio, ci sono alberi forti e robusti che hanno qualche ramo o parte del tronco con qualche strana curvatura.