domenica 14 ottobre 2018

Com'è profonda la domenica

Mi sono alzato passate da poco le otto.
Io amo queste domenica laboriose.
E' arrivato il falegname, un po' dei lavori che devono essere finiti e che vanno avanti a singhiozzo.
Poi i piatti.
Poi sono arrivati tot quintali di legna dal contadino e li abbiamo, UnBipedinone ed io, sistemati in autorimessa, impilati in catasta. Messo a caricare la batteria dell'auto non estiva, che da martedì si tornerà ad usarla.
Spaccato qualche pezzo un po' grosso e pure l'ascia. Aaah, che forza irresistibile l'orsone! Ahaha.
Poi a pulire le canaline, a vuotare l'urina, portato giù il bucato. Preparato risotto alla zucca, una bella insalata e un po' di cicoria saltata, il bipede ha preso bis di tutto, eheheh.
Un po' di riposo e poi via di nuovo, lavato stoviglie di pranzo. Alle tre e mezza ho iniziato a fare i pasticcere. Finalmente ho il forno e mi sfogo, dopo anni di attesa! Biscotti (un tentativo a metà strada tra ovis molis e milanesini, mi mancavano un paio di ingredienti da una parte e dall'altra) e una ciambella alle noci, al grano saraceno.
Lavato tutto, pulito forno e fornelli. Steso il bucato.
Erano arrivate  quasi le diciotto ed ero un po' stanco: ora mi siedo e mi prendo qualche minuto per il diario, un po' trascurato, mio figlio a studiare analisi.
Ho fatto il pieno di casa, io cancro casalingo fino al midollo che adoro il mio nido, il focolare, il profumo di burro e zucchero, il tepore profumato di casa, il lavoro fisico, con le mani, legna, farina, bucato, tagliare e passare, strofinare e spaccare, spalmare e stendere.
Lucio Dalla mi ha accompagnato, in questa ultima ora.
Ora vado a preparare cena.

Torno a studiare - 2

(Torno a studiare)

Venerdì ho gioito molto. Dopo mesi e mesi ecco di nuovo a provare, riprovare. Quando apprendi, impari, torni veramente principiante. Devo dire che il corso è di medio livello e quindi, almeno per ora, non ci ha portato ai limiti, lì dove devi veramente metterti alla prova con cose nuove e difficili.
_ica (a casa sua, in quel borghetto sperduto dell'Appennino toscano, conobbi la sua amica Rosa Canina a) è una eccellente compagna di studi. E la nostra intesa, nel tango, è grande.
Dopo ci siamo fermati, visto che in quel brutto postaccio era prevista una milonga. Serata assai carica, con gente di ogni dove, un TJ che non amo granché che però ha movimentato la serata fino a farla spumeggiare, locale riempitosi incredibilmente.
Quel posto è incredibile, più è brutto e disadorno, al limite dello squallido e più attira gente.
Le ricette del successo o dell'insuccesso di alcuni locali seguono vie contorte che sfuggono le vie della ragione. Quella milonga fu animata da _cia, una donna portegna, che macinava successi su successi, ogni mercoledì. Ella,sulla base di quel successo, tentò di dare vita ad una nuova proposta, in un nuovo locale, con uno splendido parquet in legno bianco e un locale gradevole, in tutt'altra zona della città. Fiasco completo. Mah.
Che meraviglia, poi, quelle tande.
Ogni ballerina un mondo a sé, da scoprire, da navigare, con le sue onde, con il vento che tira di quì, pacifico agitato, a onde corte o lunghe o medie.
Quante ore in quegli abbracci, a togliere quel velo di ruggine e scoprire qualche angolo ancora lucido.
Ho ballata _mquez. L'avevo vista carbona,con gli occhi neri di fuoco e le labbra rosse. Durante il chamuyo buttai lì "Sembri quasi latina". Beh, nacque a Santiago del Cile, poi venne qui a due o tre anni di età, con i suoi. Incontro di sangue castigliano, andaluso e qualche sembianza indio. Credo che in spagnolo dell'America Latina le indichino con morena. Ballava abbastanza bene. Ed era la bellezza del tango di laggiù, un po' guapa, altera, silenziosa, scura, nera e rossa come il tango, la notte.
Così l'ho amata per qualche manciata di tre minuti. Poi via, a casa, nella notte, con la fame di cinque ore di tango divorante, felice per questo amore che è grande e rinasce. Prossima domenica alla In.Stabile, il fine settimana ven 26 - dom 28 all'Amarcord, la prima maratona di quest'anno. Scrivo e spunta l'adrenalina.
Ora devo risolvere il problema del corso semiprivato del lunedì che è saltato.
Riprendere a studiare il tango, oltre la milonga. Un po'più in là con il livello non è così facile trovare un corso e soddisfacente e con la logistica, i tempi giusti.

venerdì 12 ottobre 2018

Torno a studiare

Poco tempo, per il diario, il lavoro, i lavori a casa, la morosa, tutto lotta con 'sto tempo.
Avrò ballato quattro o cinque volte negli ultimi tte mesi. Sgrunt!
Così mi rallegro un sacco di tornare a studiare stasera. Aaahh, finalmente!
Come con ogni altra disciplina, si perde velocemente anche il tango se non lo si pratica né lo si studia.
Da tempo non curo le relazioni milonghere e così sono un po' fuori dal giro degli eventi "in". Oltre che arruginito. Un po' mi dispiace che io stia perdendo questo capitale relazionale e personale. Del resto tutto non si può fare.
Ho solo visto alcune esibizioni sul voitubo, non tutte eccelse. Col passare del tempo si capisce cosa piaccia, cosa sia extra-ordinario e cosa non lo è.
Il tango è meraviglioso anche perché leggero: potrò sedurre alcune donne (forse belle) per un'avventura artistica, inutile, emozionante. Poi via a casa, senza il rischio che rimangano incinte o che mi chiedano di vedermi e parlare dopo una giornata di lavoro. o questionare perché non mi sono fatto sentire.
Ah: c'è una collega della sede "madre" bavarese che incontrai per caso nella mia prima trasferta là che ogni giorno mi ciatta i Guten Morgen, come va?, happy.week-end, la tua foto non rende, etc .
Rispondo per cortesia, anche in ritardo di ore (son tre giorni che lavoro a quattro o sei mani, mica mi metto a spippolare sul ciatdotto aziendale con lei) ma ella non demorde. Ma non si stuferà?!
Qualche minuto e sarò arrivato alla stazione dell'ameno paesello.

martedì 9 ottobre 2018

Il mare

Eravamo arrivati dopo qualche ora di viaggio, senza code, sotto un sole mite. Ci eravamo chiesti a quale strana scelta era dovuto il tunz tunz orribile di quella trattoria nella piazzetta di Talamone: non solo la musika era a volume elevato ma non c'entrava un'emerita cippa con tutto quanto intorno. Il cibo era buono e semplice.
Quando ci sono posti meravigliosi è chiaro che molte persone che non li apprezzano li rovinano.
Fatto qualche passo avevamo deciso: quello era il nostro posto. Io lo avevo già curiosato in rete ma ci avevamo lasciato la libertà di decidere sul posto. Scelta saggia ma, a posteriori, inutile.
Avete una camera? Sì, ancora una.

C'era il suono del mare, pochi metri sotto. Il blu che si muoveva placido, sotto, andando a baciare gli scogli. Il silenzio della bassa stagione, il verso di qualche gabbiano. L'Argentario, Porto Santo Stefano, l'Argentarola, il Giglio, Montecristo e l'Elba, l'Uccellina.
Silenzio della musica del mare, il blu.
Ci siamo distesi e abbiamo dormicchiato, abbiamo fatto l'amore. Poi siamo stati lì, in quella camera infernale che ci attirava nella sua suadente sensualità. La bellezza del mare ci rapì ad altro.
Qualche ora, così, i nostri corpi, le nostre anime e il Mare.
Com'è profondo il mare.


martedì 2 ottobre 2018

Deficit deficit deficit

La protervia con la quale le forze politiche di ogni ideologia/schieramento perseguono l'incultura del deficit/debito è ributtante. Peggio ancora sono coloro che li eleggono per questo motivo e qui torna il problema del Meridione e di una mentalità assistenzialista ancora diffusa che vede nello stato la mamma del posto di stipendio garantito e deresponsabilizzato, la manna per cialtroni e disonesti.
Dopo i lustri senza peggio del PD che è riuscito ad accumulare nuove centinaia di miliardi di debito con l'aggravante estrema di costo del denaro più basso che mai, ora arriva la demagogia del reddito di cittadinanza.
In natura non si mangia gratis!!

Anche in questo gli sfasciapaese sinistranti (PD e galassia liberal chic) riuscirebbero sicuramente a fare peggio estendolo, cone scafisti, ai loro amati clienti migranti ovvero invasori anti italiani.
In peggio questi sono riusciti a battere B., batterebbero anche il governo attuale.
Il deficit che diventa debito è il miglior modo per immiserirsi, derubare le generazioni a venire, per inquinare le menti e corrompere il corpo della nazione.

sabato 29 settembre 2018

Oktoberfest

L'Oktoberfest , non è proprio il mio genere di evento.
Pensavo peggio, mi aspettavo molti ubriachi, vomito, barcollanti molesti.
Invece c'erano certamente molte persone decisamente abbirrazzate,  se non alticce ma non ubriache. Comunque pacifiche, sorridenti, allegre.
Colleghi bavaresi piu' che cordiali, l'azienda e' stata generosa e ci ha viziati, offrendoci tutto.
A me sembra un euforificio, un allegrificio industrializzato di massa.
Bere, magnare, fare i goliardi, mostrare le zizze nei Dirndl (veramente difficile non essere attirati da alcuni deliziosi, splendidi davanzali fioriti e in genere da quella fine, accennata lascivia), darsi delle gran pacche maschie, urlare brindando con i famosi boccali colmi di birra eccellente, stipati come sardine in scatola.
Un fracasso da sgolarsi e cartavetrarsi l'ugola e farsi venire una capa così.
Non il mio genere, no.
C'è gente che viene da ogni continente per 'sta roba.
Bah.


venerdì 28 settembre 2018

Globalizzaten? Nein danke!

  • Due to acute shortage of staff, our restaurant will be closed next saturday, September 29th, as of 11:00 am.
    Annuncio sul sito del motel da cui scrivo (con personale almeno per metà extracomunitario).

Per la prima volta in quasi trent'anni di lavoro ho fatto una trasferta di lavoro
  • oltre un giorno (tre di lavoro, una, di ritorno, sabato)
  • all'estero.
Scrivo da una gradevole a anonima stanza di un albergo (un motel) della periferia di Monaco di Baviera a un paio di dozzine di chilometri della sede "madre" della societa' per cui lavoro.
Io sono sempre stato germanofilo, ora osservo questa realtà con un po' più di distacco.
I colleghi bavaresi invitano sempre i colleghi italiani anche in occasione di questa... fantomatica Oktoberfest ottenendo, in realtà, poco successo (su una ventina di persone siamo venuti in quattro, come neoassunto non ho potuto declinare l'invito, mi hanno fatto capire).
Quando frequentai la Baviera con la madre di mio figlio, in dieci anni, assiduamente, anche per visite di più giorni, io non andai che una volta a questa "festa industrializzata". Sono talmente privo di aspettative (sminchiato forse sarebbe eccessivo ma rende la direzione da percorrere per trovare il mio  stato d'animo) che rischio che qualcosa di gradevole possa saltare fuori.
Vedevo giapponesi, filippini, statunitensi  e benestanti di ogni parte del globo, bianchi, neri, gialli, girare per la citta', spesso con andature alcoliche incerte, al ritorno, nei lodo Lederhosen e Dirndl... Mah, non c'azzeccano proprio una mazza! Il contrasto estetico, nella gran parte dei casi, è per lo meno stridente, imbarazzante. Come quella negra che serviva, in birreria, non so se grassa o obesa e dirndl-ata, una roba inguardabile.
Sono i mischioni orribili di questa globalizzazione.

Per i bavaresi è rimasta una festa vagamente identitaria. Forse almeno per la parte storica. Del resto tutta la Germania Occidentale è stata culturalmente massacrata e colpevolizzata dai vincitori (lo stato canaglia - gli SUA - in testa e dai vari sinistri progressisti mondialisti), del secondo conflitto mondiale. Vista l'accusa che, sotto sotto, cova sempre (tutt'ora i fondamentallisti della cretinologia progressista globalizzante meticciante senza se e senza ma non perdono occasione per accusare istericamente i magnacrauti di presunti neonazismi per le loro timide reazioni all'innesto di milioni di islamici ostili e quotidianamente violenti, nocenti) capisco che a qualche radice culturale non possono rimanere non ancorati, lo sradicamento completo non è riuscito.
Mercoledì sera, nei pressi di Stachus, una manifestazione pacata dei resistenti di Pegida, con dei sinistranti locali altrettanto pacati che innalzavano dei cartelli arcobaleno con messaggi tipo "München ist Kunst" (Monaco è arte),  dei cretini totali che ignorano che la feccia islamica radicale non ha alcun competitore in fatto di distruzione  sistematica, ideologica, proclamata e feroce della cultura, sia essa musicale, archeo/architettonica, templare o di altro tipo.

Del resto la dimensione di questa festa è ormai terribilmente industriale: tra festa e indotto, ci raccontava  l'amministratore delegato di questa azienda, girano più di... un miliardo di euro.
Io preferisco la Baviera più intima: fortuna che sono con vecchissimi colleghi-amici (con i quali feci, negli anni passati, giorni di montagna, anche impegnativa) così, ieri sera, ce ne siamo andati a mangiare in provincia dove il paesaggio è di dolci colline, di prati e boschi, spazi, campanili a cipolla e architetture tipiche.

Uscendo dalla città sono rimasto strabilitato: non c'era un rifiuto uno in giro.
Ormai le strade italiche sono diventate una sorta di discarica diffusa lineare. Nei casi meno peggiori, quando i rifiuti sono un po' meno, le frese che tagliano la vegetazione a lato, fanno un orribile tritato di paglia, arbusti e plastica e metallo di lattine.
Ecco, ieri, fuori dalla trattoria a Meiling, (con una cameriera fine e mora in costume tipico talmente bella da sembra austriaca più che bavarese, mi ha destabilizzato non poco la sua presenza) nel parcheggio, non un rifiuto uno: non fazzoletti, no mozziconi, no plasticame, no lattine. Nulla di nulla.
Qui  noto il cuore, ancora vivo e palpitante, dello straordinario civismo tedesco.
Purtroppo, il resto della Germania urbanizzata, artificiale, globalizzata, tende a essere omologata al resto del mediocre, brutto miscuglionato globale. Velate nei loro orribili palandrini o nelle cose fescion assolutamente incongrue e passeggini e passeggini anche qui, l'orrore che avanza. Ci mancano solo i... Minareten.
L'identità, come tutte le cose importanti, richiede impegno, scelte ed è incompatibile con una crescita senza fine basata su un'economia sìglobal fondamentalista .

Insomma, oggi mi... tocca andare a 'sta Oktoberfest.
Stasera mi rifarò andando a una milonga in città. Anche questa la prima volta all'estero.