sabato 22 agosto 2026

Primi frescolini

Ecco la prima neve del "nuovo anno", supposto di chiamare così ciò che segue questa estate.
In alcune zone all'ombra della media valle (impervia) sette gradi stamattina.
Urca che bello!
Ora proseguo la salita che ho due cimette oggi.

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venerdì 21 agosto 2026

Pioggia e cibi etnici

 Stamattina se n'è andata Rosa Canina che, per un impegno con sua nipote, è scesa un paio di giorni prima. E' arrivato mio figlio. Qui sono due giorni che piove. Rii e torrenti sono tornati allegri, vivaci, i verdi, quello dei prati, più chiaro, come quello dei larici, quello più scuro dei péz e degli avèz, sono tornati brillanti. C'erano dieci gradi, alla piccola stazioncina, stamattina.
La pioggia, il suono, l'odore profumo della pioggia, dopo settimane di caldo e arsura, sono un sollievo anche per la nostra anima. Purtroppo lo stato vegetativo, alla partenza dall'Appennino e poi anche sui fianchi della grande valle che sbocca in pianura, era grave: per il caldo e la siccità molte latifoglie hanno già iniziato una notevole defoliazione, a metà agosto, terribile!!
Mio fratello è di sotto, sta cucinando sulla cucina economica accesa. La casa, col freddo e la pioggia fuori, è ancor più rifugio. Il focolare diventa il centro termico, affettivo, emotivo della casa. Nella lingua romanza (se vista da occidente) o ladina (se vista da oriente) locale il forlar indica la cucina economica, un assai ingegnoso dispositivo diffusosi tra ricchi e aristocratici (un castello, in zona, ricco delle suppellettili originali, esibisce una gloriosa serie di cucine economiche della seconda metà dell'Ottocento, una roba, al tempo, solo per poche persone agiate). Dispositivo talmente ingegnoso che l'aggettivo economica è insufficiente. Non solo per il fatto che la resa termica aumentò strepitosamente ma anche per la salubrità della nuova macchina termica che impediva ai fumi di disperdersi - anche solo in parte - nei locali, alle ceneri di contaminare i cibi.

Non solo a casa, in Appennino, ma anche qui, essa, la cucina economica, esso, il forlar, diventa un formidabile attrattore delle persone, specie quando i profumi di cibi deliziosi si mettono in combutta con il calore e la musica, lievemente percettibile, del fuoco in essa.
Ora sulla padella al centro cuociono i fagiuoli dello zio, per i quali non solo mio figlio ma tutti noi andiamo matti. A volte si arriva ad una sorta di gara sul numero di scatole di borlotti (mio fratello preferisce lavorare con quelli, su quella ricetta, io preferisco, in genere, quelli secchi messi in ammollo)  che i mandibolatori possano arrivare a sbaffare. I fagioli, 'gnoranti, demoniaci dello zio!
Penso che i due si siano già messi d'accordo per una polenta "conciata", tipica di una valle non molto lontana da qui, per domani sera, 'na roba da far venire appetito persino a una anoressica.
Volevo scrivere qualcosa su questo cibo etnico, delle radici ma di sotto chiamano perché è pronto.
Finirò di mettere a posto questa pagina più tardi.

martedì 18 agosto 2026

Riposini

Abbiamo infilato la chiave nella toppa, chiuso l'uscio e ce ne siamo andati, a piedi, lassù. Come ai vecchi tempi. C'è un piacere e una fatica a non usare l'auto. Sono molto fortunato, Rosa Canina è una silenziosa e forte camminatrice. Anche questo mi rende molto felice con lei.
Degli ottosentosessanta metri di dislivello, gran parte si sono svolti nel bosco. Qui i boschi si stanno piano depecizzando, fortunatamente: inizia ad apparire qualche latifoglia: frassini, betulle e faggi.
L'andata e il ritorno passavano su un crinale la cui costa esposta o sud-est era una volta, nei tempi della agricoltura di sussistenza, tenuta a prato. Fieno eroico, direi e questo ha comportato che siano stati abbandonati. Negli anni settanta e ottanta sono stati impianti decine di migliaia di abeti rossi, sugli ex prati impervi, in peccete coetanee discutibili (eufemismo): si  pensi solo alle concentrazioni patologiche, non ha senso impiantare abete rossi su una rete a quadrati di un metro e mezzo/due! Il contrasto col bosco stabile è notevole. Molti di questi abetini sono morti, il bosco troverà, come sempre, un suo equilibrio con i suoi tempi che non sono quelli della fretta umana. Al margine di queste brutte abetine artificiali scorreva il sentiero. Ad un certo punto abbiamo incontrato un vecchio abete rosso, con un diametro di almeno 120 cm: uno splendido monumento arboreo, ancora in ottimo salute. A quella quota significa, stimano un accrescimento medio di ca. 5mm , almeno 240 anni, si ritorna al 1786.
Come faccio sempre con questi grandi amici e protettori, mi sono appoggiato ad esso e l'ho ringraziato per tutto il bene che ha fatto con una piccola preghiera che Dio lo conservi in salute, sano, ancora a lungo. Poi sono arrivatele prime splendide radure di alta quota: erica, mugo, abeti e larici, ginepri, mirtillo blu, mirtillo rosso, rododendro. Uscire dal bosco (fitto) e arrivare a questi slarghi è sempre una splendida sorpresa estetica.
Alla fine siamo arrivati su quella gobba pratosa dove abbiamo deciso di fermarci. Col tempo si inizia ad abbandonare il culto della vetta, ci sono luoghi ameni che meritano tempo.
Quattro, cinque giovenche (qui le chiamano manzette), signorine bovine, placide, beate distese a ruminare e riposare. Beh, niente male come vita!
Abbiamo pensato: perché non imparare da loro? Siamo stati lassù, a poca distanza da loro per una paio d'ore. Era proprio bello.
Riposini in compagnia.

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lunedì 17 agosto 2026

Difficile a dirsi

 Ieri pomeriggio, lungo il sentiero, poco prima delle 17.
Natrice del collare? natrice elvetica? coronella austriaca? Difficile a dirsi.
Testa poco triangolare e corpo troppo poco tozzo, manca la differenziazione netta della coda per essere una vipera, aspide. Direi troppo lunga, anche. La qualità della foto non permette di analizzare le squame del capo.
Non se ne voleva andare dal sentiero, Rosa Canina ha avuto il tempo per fotografarla. Con calma, poi, ci ha lasciato libero il sentiero.
Devo ringraziare l'anonimo di questo commento, al quale sono tornato, per l'aiuto e le spiegazioni.

(rosacanina)


domenica 16 agosto 2026

Usi e genti - 5


Mi sono tenuto da parte questa immagine, scattata in Occitania, l'esterno di un museo etnografico  visitato mercoledì 5 agosto u.s. . Perché, emotivamente, mi porta proprio al piccolo borghetto e alle sue architetture pietre, fiori, legni scuriti dal sole, che vissi nella mia infanzia, quando passavo buona parte dell'estate dalla nonna materna. Mi strugge quella bellezza povera. Lo struggimento, peraltro, rafforzato dalla contiguità linguistica romanza (ladina) per me sorprendente.
E la contiguità negli usi, strumenti, architetture delle genti Alpine, specificatamente di quelle romanze, neo-latine, colla caratteristica della scatola dell'edificio in muratura, a differenza degli antichi usi germanici nei quali parte rilevante era a tronchi (di conifera) intrecciati.

Oggi, qui nel paesino della nonna e della mamma, schiantati dal caldo, pigrizia, letture, no ascensioni.
Borbotta, qualche nuvola scura, ha fatto qualche goccia. Ancora non un temporale che oltre alla dolce fresca sorella acqua, mi tolga dalla mente, questa persistente, implacabile orribile alta pressione africana e le nefasta siccità  colle conseguenze su campi, boschi, falde, rii, prati.

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sabato 15 agosto 2026

In direzione

 In direzione ostinata e contraria dico che... i confini, i limiti hanno senso e valore.

Ho sempre detestato l'abolizione dei confini intraeuropei

A me piaceva il leggero, sottile senso di apprensione quando notavo le guardie, i militi, nelle loro garitte, scrutano te e i contenuti  dell'auto, a volte ti fermavano, chiedendo i documenti, oppure sul treno, in corridoio. Percepivo che stavo entrando in casa altrui. Aveva valore simbolico e anche educativo: entro in un luogo in cui sarò ospitato, devo rispettare usi e costumi, leggi differenti. Questo timore, la riverenza, sono fondamentali. Dal punto di vista cognitivo  molto efficace per comprendere la diversità, il valore della  diversità.

Lo ugualismo geopolitico è uno degli ugualismi, quindi merda, col tutto il rispetto per la merda che poi diventa salvia dei prati, selene, burro, quercia, verze, etc. .

Stapperò una buona boccia quando Schengen verrà  abolito. La koinè  europea avrà  solo da rafforzarsi quando le identità  saranno forti. Del turismo di massa, delle gravi paranoie consistenti  nel sopportare l'affronto di dover estrarre la carta di identità non me ne frega una beata mazza (fosse per me il 95% del traffico areo, di aeroporti, di robe mordi e fuggi, semplicemente non esisterebbero).

Qui non posso scrivere come risolverei in poche ore il problema della guerra migratoria a Ceuta e Melilla, posti nei quali non c'era nulla prima dei Portoghesi e quindi degli Spagnoli, prima che arrivasse  il tumore demografico marocchino, più  son barbari, buoni a nulla, più  figliano. Causa del loro male? Non ci deve interessare, affari loro. Sarei perseguibile, censurabile, una pecora nera nel salotto delle idiozie politicamente  corrette, dello zucchero per il problema per il grande valore e nuovo stile di vita Diabete.

Quindi è solo un'ottima cosa che ci sia questo morso al vezzo di Schengen. Invece di strillare istericamente al problema della cartina d'identità, poverini, capirai che disgrazia! si pensi a rafforzare la fortezza Europa che i segni di guerra  la guerra dei ventri, come anticipò Boumedienne, sono da due decenni che si aggravano di settimana in settimana. Qualche anno fa, Sartori, oggi, Ferragosto e Assunzione di Maria, avrebbe pubblicato su ciò  che era un quotidiano  serio e autorevole, prima che divenisse l'Arcobaleno Atlantico della Sera, le sue riflessioni  sulle varie insensatezze compresa quella demografica.

Più la chiamano carciofara, pescivendola, fasciorazzista,  gioggia, etc. più schiattano di travasi di bile, più è evidente che stiamo andando in direzione  di iniziare a risolvere  il problema.

martedì 11 agosto 2026

Usi e genti - 4 : albres

(Usi e genti - 3)

Con grande stupore, abituato alla presenza diffusa del peccio nelle Alpi centro orientali, qui là (scrivo da casa, ora) gli abeti rossi sono sporadici, se non rari.
Gran parte dei versanti anche in quota media vedono la presenza dei larici: qualche costa in sponda destra (rivolta a nord) vede una buona presenza di abeti bianchi; a quote più  elevate cirmoli - dei meravigliosi cirmoleti, che meraviglia! -  larici e betulle. All'ingresso della valle, nelle zone sedimentarie, calcaree, diffuse pinete (silvestre e anche qualche austriaco/nero).
Abeti rossi pochi.
Penso che... non sia casuale: ho visto che in molti lariceti c'era presenza di bovini al pascolo.
Sapevo dalle vallate tirolesi che per sfruttare in modo ottimale i pochi terreni (rispetto alle numerose bocche ;)) venne adottata la combinazione lariceto - prato: i larici, colla chioma rada, permettono al prato di vegetare bene sotto di essi. Una scelta ottimale che permette di avere a disposizione il miglior legno di conifera con il pascolo e la trasformazione di cellulosa in proteine e grassi.
Nel piccolo museo etnografico (capelli e dintorni, vedi puntata 3) ho visto alcune foto della valle a fine Ottocento inizio Novecento: solo campi, boschi e alberi pochissimi. Faceva quasi impressione quel paesaggio agricolo privo di alberi.
L'abete rosso soffre l'aumento delle temperature e aridità e siccità  (pandemia del bostrico): mi chiedo come possano fare i larici, anche a quote relativamente basse (1100 - 1300 msldm) col caldo porcomerdo che c'era, c'è  e ci sarà . Singolare, per me, questa compresenza di larici con latifoglie, grandi e vigorosi frassini, essenza dei terreni asciutti, aridi.

(a dispetto dell'ordine e cronologico e di selezione, zio gugol ha deciso di  inserire le immagini in ordine inverso)








Le comunita' locali hanno imposto, da qualche tempo, che tutti i tetti debbano essere fatti o ri-fatti in lose: qui a sinistra un dei tetti in tegole residui.