domenica 6 settembre 2026

Due cimette

Quel sabato 22 agosto avevo già anticipato pubblicando qualcosa con le vette sopra i 3e5 innevate. Ecco altre foto scattate.
Ancora una volta la regola aurea

"la prima (parte della) prima giornata che segue il maltempo il buontempo ricco di acqua in montagna è un'ottima occasione per alzarsi presto e iniziare a camminare nel fresco, nel blu dipinto di blu"

ha avuto conferma.
Altra nota: in pieno agosto, sù, fino al pomeriggio, non ho incontrato nessuno! In pieno agosto, ho camminato da solo. Ahh, che meraviglia!

Due giorni di buone e ricche piogge avevano reso allegri i ruscelli.
Questo diedro scuro che a me_mi piace sempre tanto. Salito su una via non segnata lungo lo spigolo di destra.
Salendo ho puntato quella seconda cimetta. Mmh, quasi quasi mi faccio pure quella. La lunga cresta deve essere 'na meraviglia. E infatti...

Direi che, a naso, questo è un classico caso di lunga fossa tettonica. Ne ho già viste altre in Alpi e Appennini. Secona cimetta con berretto di nuvole.
Eccoci alla seconda cimetta. Direi minimale. Anche qui, un piccolo larice. Ancora: siamo tra i 2e5 e i 2e6.

Ultimo quarto dell'anello: uno splendida torbiera di alta quota con massi erratici, relitti di quello che un tempo fu il piccolo ghiacciaio che li trasportò fino alla soglia del gradino glaciale.

Larici in sù

Un quotidiano locale in linea ha pubblicato un interessante rapporto meteorologico: l'estate 2026 compete con quella del 2003 per il pessimo primato estate più calda molti decenni a parte quella del 1961.
Temperature assolute più alte, qualche notte tropicale in meno: pari e patta. L'Appennino emiliano centrale si è salvato per qualche robusto temporale che ha mantenuto le precipitazioni nella media (media storicamente bassa).
Ieri ero con Rosa Canina nelle piane romagnole e il giallo, bruno, bruciato erano i brutti segni della siccità. Il problema, ancora più delle alte temperature, sono la mancanza completa di buone precipitazioni per settimane, se non mesi.
Continuo a vedere il consumo più insensato di territorio, edilizia speculativa e di mala economia che si porta via altre decine di migliaia di ettari dei migliori campi, ogni anno.
I campi che rimangono producono poco, via via di meno causa siccità, molti campi vengono distrutti. Bella accoppiata, no!?
Il cuneo salino ha risalito il delta padano fino a quasi 30km: acqua di mare in mezzo ai campi , altra grana.
A qualcuno non viene in mente che la politica di importare il cibo rende molto fragile, la nazione italiana e quelle europea!? Non bisogna essere delle cime per capire che... campi e agricoltura significano cibo e senza di quello... si crepa. Leggevo dei piani dei cinesi che sono molto attenti alla questione, piani di accaparramento delle terre e delle produzioni di cibo. Il cibo è limitato: se essi lo compreranno perché si sono arricchiti, noi che ci stiamo impoverendo rimarremo senza.
Si capisce o bisogna fare un disegnino!?

In compenso vedevo, ieri, un articolo sull'Arcobaleno Atlantico della Sera, centrato  sull' aumento degli abbonamenti per la pedata (calcio) e come affrontare il problema.
Il problema è che i più hanno perso i contatti con la realtà e colle priorità, i più ai quali di rivolge l'infotainmentquellacazzdirobaurendalì  dell'AAdS e che considerano un problema questa cazzata di trastullio per annoiati.
Le risposta sarebbero molto semplici: si riusa la edilizia esistente, la si ricostruisce se necessario, si demolisce e si rinaturalizza quella inutile. Per il secondo problema la risposta è: chi se ne frega se l'abbonamento per la pedata passa a mille euri, tanto io non ve lo compro.
Vabbè solito disadattato sociale.

Allora, segnaliamo nel bruttonotiziario di sfighe sempre più roventi (hot) qualche pro. Paradossalmente, l'aumento delle temperature e delle persistenze altopressorie nel mare di problemi che causano, hanno qualche raro piccolo aspetto positivo.
Nell'anello delle due cimette, ancora vedo l'alzata impetuosa (sì, in quarant'anni, è impetuosa) del limite superiore della quota alla quale arrivano a vegetare i larici. Quando ero piccolo era ca. 1900 msld, ora siamo a ca. 2600 msldm. Alcuni piccoli larici schiattano (per freddo invernale o siccità estiva, vita dura su morene, zio bono!) altri continuano a crescere robusti, con una bella e folta chioma.
Ecco qualche foto scattata sabato 22 agosto (sono in ritardo ma essi, intanto, continuano a crescere, a darci ossigeno e legno, imprigionando biossido di carbonio).
Ogni albero è un alfiere nella lotta per la vita, per una vita migliore!

Qui siamo nei pressi della 1a cimetta, oltre i 2600 msldm. Ecco due laricetti tra i micascisti fessurati della cresta.

Un larice già di una quindicina d'anni e altri piccoli lungo la cresta che conduce alla 2a cimetta.

Qui ho lasciato una risoluzione migliore (è un po' più pesante, portate pazienza). L'intera costa esposta a ponente della 1a cima sullo sfondo ha lariceto stabile in crescita.

Avevo lasciato questo larice qualche anno fa a questo micro passo, è ancora sano. Qui siamo a 2400 e rotti metri. In secondo piano, stessa quota circa, due larici decisamente più maturi.

Sulla strada che conduce dalla malga di sopra a quella di sotto ecco qualche avo. L'architettura arborea dei larici secolari è bella in sé. Questo, a naso, di secoli ne potrebbe avere tre o quattro almeno.

(unuomoincammino)

venerdì 4 settembre 2026

Commenti?

 Da stamani ho problemi: i commenti si bloccano sul "Publishing comment...".

Da furbofono, da piccio, come UUiC, in forma anonima, qui, su awomanaman, cambiare navigatore non risolve.

giovedì 27 agosto 2026

In Siria


Oh!

Render la vita difficile e la permanenza scomoda agli invasori islamici (teste di cazzo, è pleonastico) fino a ché non decidono di propria sponte di tornare a casa loro.

Molto bene!

sabato 22 agosto 2026

Primi frescolini

Ecco la prima neve del "nuovo anno", supposto di chiamare così ciò che segue questa estate.
In alcune zone all'ombra della media valle (impervia) sette gradi stamattina.
Urca che bello!
Ora proseguo la salita che ho due cimette oggi.

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venerdì 21 agosto 2026

Pioggia e cibi etnici

 Stamattina se n'è andata Rosa Canina che, per un impegno con sua nipote, è scesa un paio di giorni prima. E' arrivato mio figlio. Qui sono due giorni che piove. Rii e torrenti sono tornati allegri, vivaci, i verdi, quello dei prati, più chiaro, come quello dei larici, quello più scuro dei péz e degli avèz, sono tornati brillanti. C'erano dieci gradi, alla piccola stazioncina, stamattina.
La pioggia, il suono, l'odore profumo della pioggia, dopo settimane di caldo e arsura, sono un sollievo anche per la nostra anima. Purtroppo lo stato vegetativo, alla partenza dall'Appennino e poi anche sui fianchi della grande valle che sbocca in pianura, era grave: per il caldo e la siccità molte latifoglie hanno già iniziato una notevole defoliazione, a metà agosto, terribile!!
Mio fratello è di sotto, sta cucinando sulla cucina economica accesa. La casa, col freddo e la pioggia fuori, è ancor più rifugio. Il focolare diventa il centro termico, affettivo, emotivo della casa. Nella lingua romanza (se vista da occidente) o ladina (se vista da oriente) locale il forlar indica la cucina economica, un assai ingegnoso dispositivo diffusosi tra ricchi e aristocratici (un castello, in zona, ricco delle suppellettili originali, esibisce una gloriosa serie di cucine economiche della seconda metà dell'Ottocento, una roba, al tempo, solo per poche persone agiate). Dispositivo talmente ingegnoso che l'aggettivo economica è insufficiente. Non solo per il fatto che la resa termica aumentò strepitosamente ma anche per la salubrità della nuova macchina termica che impediva ai fumi di disperdersi - anche solo in parte - nei locali, alle ceneri di contaminare i cibi.

Non solo a casa, in Appennino, ma anche qui, essa, la cucina economica, esso, il forlar, diventa un formidabile attrattore delle persone, specie quando i profumi di cibi deliziosi si mettono in combutta con il calore e la musica, lievemente percettibile, del fuoco in essa.
Ora sulla padella al centro cuociono i fagiuoli dello zio, per i quali non solo mio figlio ma tutti noi andiamo matti. A volte si arriva ad una sorta di gara sul numero di scatole di borlotti (mio fratello preferisce lavorare con quelli, su quella ricetta, io preferisco, in genere, quelli secchi messi in ammollo)  che i mandibolatori possano arrivare a sbaffare. I fagioli, 'gnoranti, demoniaci dello zio!
Penso che i due si siano già messi d'accordo per una polenta "conciata", tipica di una valle non molto lontana da qui, per domani sera, 'na roba da far venire appetito persino a una anoressica.
Volevo scrivere qualcosa su questo cibo etnico, delle radici ma di sotto chiamano perché è pronto.
Finirò di mettere a posto questa pagina più tardi.

martedì 18 agosto 2026

Riposini

Abbiamo infilato la chiave nella toppa, chiuso l'uscio e ce ne siamo andati, a piedi, lassù. Come ai vecchi tempi. C'è un piacere e una fatica a non usare l'auto. Sono molto fortunato, Rosa Canina è una silenziosa e forte camminatrice. Anche questo mi rende molto felice con lei.
Degli ottosentosessanta metri di dislivello, gran parte si sono svolti nel bosco. Qui i boschi si stanno piano depecizzando, fortunatamente: inizia ad apparire qualche latifoglia: frassini, betulle e faggi.
L'andata e il ritorno passavano su un crinale la cui costa esposta o sud-est era una volta, nei tempi della agricoltura di sussistenza, tenuta a prato. Fieno eroico, direi e questo ha comportato che siano stati abbandonati. Negli anni settanta e ottanta sono stati impianti decine di migliaia di abeti rossi, sugli ex prati impervi, in peccete coetanee discutibili (eufemismo): si  pensi solo alle concentrazioni patologiche, non ha senso impiantare abete rossi su una rete a quadrati di un metro e mezzo/due! Il contrasto col bosco stabile è notevole. Molti di questi abetini sono morti, il bosco troverà, come sempre, un suo equilibrio con i suoi tempi che non sono quelli della fretta umana. Al margine di queste brutte abetine artificiali scorreva il sentiero. Ad un certo punto abbiamo incontrato un vecchio abete rosso, con un diametro di almeno 120 cm: uno splendido monumento arboreo, ancora in ottimo salute. A quella quota significa, stimano un accrescimento medio di ca. 5mm , almeno 240 anni, si ritorna al 1786.
Come faccio sempre con questi grandi amici e protettori, mi sono appoggiato ad esso e l'ho ringraziato per tutto il bene che ha fatto con una piccola preghiera che Dio lo conservi in salute, sano, ancora a lungo. Poi sono arrivatele prime splendide radure di alta quota: erica, mugo, abeti e larici, ginepri, mirtillo blu, mirtillo rosso, rododendro. Uscire dal bosco (fitto) e arrivare a questi slarghi è sempre una splendida sorpresa estetica.
Alla fine siamo arrivati su quella gobba pratosa dove abbiamo deciso di fermarci. Col tempo si inizia ad abbandonare il culto della vetta, ci sono luoghi ameni che meritano tempo.
Quattro, cinque giovenche (qui le chiamano manzette), signorine bovine, placide, beate distese a ruminare e riposare. Beh, niente male come vita!
Abbiamo pensato: perché non imparare da loro? Siamo stati lassù, a poca distanza da loro per una paio d'ore. Era proprio bello.
Riposini in compagnia.

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