martedì 6 aprile 2021

Qualche passo

Bella camminata, ieri, di alcune ore, iniziata come una passeggiata, poi siamo arrivati fino al borgo là in fondo, e ritorno. Ehssì che avevamo iniziato con una passeggiata senza pretese, qualche passo...
Siamo riusciti ad osservare pure qualche peonia selvatica, molte delle quali assai sofferenti per l'aridità di due mesi di vento e secco, senza precipitazioni.
Abbiamo visto qualche foto storica (1945) e l'Appennino era brullo, spelacchiato, con un centesimo degli alberi attuali, un trentesimo dei boschi, campi di seminativo ovunque. Torneremo a quella orribile desolazione?

Il sole ci ha cotto. A casa, poi abbiamo acceso il fuoco, ci era venuto freddo. Abbiamo mangiato in tre, Rosa Canina, _zzz ed io, poi è arrivato anche UnBipedinone, un piatto di pasta e ceci, minestra asciutta, rossa, tanto rudimentale quanto equilibrato e squisito, nei suoi sapori, consistenza e profumi di rosmarino. Anche tornare ad un desco con amici (uno) è stato un avvenimento!


La forcella

Il proprietario mandante della "potatura" si sarà fatto qualche domanda sulla bontà dell'aver ridotto quella magnolia ad una forcella spelacchiata, magnolia poi ovviamente crepata!?
Forse è ancora al bar a raccontare che le potature "robuste" rafforzano gli alberi.


domenica 4 aprile 2021

A nuova vita

Ci separano tredici mesi e mezzo da quel venti febbraio 2020. Pensavo al silenzio, alle strade vuote, in questi fine settimana nei quali il blocco dovuto alla pandemia viene in buona parte rispettato. Riflettevo, con Rosa Canina, venerdì, a pranzo, in loggetta, di come sia cambiata la mobilità due anni fa, cento anni fa, aprile 1921, ora, aprile 2021.
Questo riduzione brutale della mobilità liquida e impazzita, quella per cui c'erano nefandi aerei a basso costo che ti portavano a pranzo a mangiare il pesce a Catania e la sera eri a casa,  c'erano i pendolari aerei, il sabato sera a Berlino poi torno. Il mio orizzonte logistico, in questo periodo, è passato ad un pendolare una trentina di chilometri per il lavoro - ormai evento di frizzante libertà - durante la settimana, ad una mezza dozzina per le vettovaglie, il sabato, per andare al mercato contadino.

Era deserta la strada, oggi, solo questo maledetto sole e vento secco e freddo, più due mesi che non viene goccia, qui, già scoppiati i primi incendi boschivi: deserto, azzurro, sole, silenzio. Anche le vie della città erano silenziose, sole e polvere e merda e piscio canini stratificati. Anche il cielo è silenzioso, senza quel cazzo di traffico areo impazzito che ti cala rumore pure dall'alto.

Sono tornato ad una mobilità un ventesimo, un trentesimo di quella precedente, a contar i pieni, morto il tango e l'andar per monti o in qualche borgo perso tra boschi, colli e spazi. C'è nostalgia per tutto questo, certo. Molto mitigata da questo amore grande e bello che mi ha baciato in questi mesi, al fatto di aver avuto la gioia di una piccola famiglia che si è ricreata, stare così bene con Rosa Canina, in questi giorni semplici di ritmi quasi monacali, lavoro, casa, dormire, le faccende domestiche, il dolore per l'abbattimento dei miei amati alberi - mi sono persino ammalato, per un paio di giorni. Il focolare che ha preso sopravvento su ogni divertimento, ogni esotismo. Nell'aprile 1921 la mobilità era ancora più drasticamente ridotta, anche la mezza dozzina di chilometri per andar al mercato del paese di là un'occasione speciale, rara, che andar a piedi per tre ore al giorno ti lascia tutto da fare, ti consumavan le scarpe che poi non ne hai più. Abbiamo ancora possibilità impensabili anche solo fino a settanta anni fa.

Gli effetti di questo virus sono stati pesanti per gli affetti persi, per i veci lontani che invecchiano senza abbracci, per la sciagura economica per molti, ma io voglio rimanere e tornare alla nostra umanità. Durezza per molti perché questa parziale stasi ci ha costretti all'introspezione, a ritrovare noi stessi, allo stare dentro di sé e non fuori di sé e, spesso, tuto questo è vissuto male, se non malissimo, terrificati da antiche ferite che tornano, dall'apparire dei limiti.

In questa festa equinoziale, della primavera, della Pasqua, rinascimento cristiana, ancora siamo affacciati al mistero della vita e morte. Il non poter divertire, divergere, dis-trarsi diventa esercizio spirituale forse mal voluto, mal sopportato. Eppure, in questi relativamente aspri frangenti, abbiamo la possibilità di tornare a osservare, con attenzione, il fluire della vita, della morte e poter iniziare a gioire di piccole cose. così sottili e inebrianti nella loro pienezza di umanità, di sensi, di piccole e così grandi attenzioni.
Possiamo tornare anche a volerci bene.

Possiamo tornare ad osservare la continuazione dei cicli, la sorella Morte tornare con la sua falce, a far spazio a nuova vita.


(saintpierredesolesmes)

giovedì 1 aprile 2021

Tabula rasa - 4

(Tabula rasa - 3)

Qui intorno all'ufficio la galleria degli orrori ha sempre cose peggiori.
Cammino e scopro, di giorno in giorno, potature allucinanti in una gara senza fine alla barbarie.

Devono aver deciso che in questa facciata esposta a meridione l'ombra è una cosa negativa, tanto ci sono i condizionatori. Bisogna esporre quesa edilizia di gran  pregio, la sua bellezza stupefacente. A noi, poi, i rami bassi ci fanno proprio schifo. Ecco, che di anno in anno, le prodezze del maestro potatore aumentano, acquista scale via via più alte e riesce a togliere nuovi rami, nel processo inarrestabile di cottonfiocchizzazione:: siamo ad un 60% di tronco privo di rami: aaah, proprio bello!
Essi hanno anche estro, sono creativi: uno dei rami degnati di attenzione, non è stato potato a tronco, è stato lasciato un moncone di un'ottantina di centimetri. E' bello esprimere la propria creatività.

mercoledì 31 marzo 2021

Il ripetersi modulare


Il poco movimento fisico - ormai tredici mesi e mezzo - no montagna, no palestra, no camminate, no tango, mi ha portato un forte mal di schiena.

In pausa pranzo me ne vado a camminare, da qualche giorno. Non amo granché il camminare in questi non-belli brutti luoghi urbani della modernità ma... mi devo sforzare. Oggi ho deciso di andare... a visitare il cimitero di questa cittadina. I cimiteri della modernità sono brutti non meno dei luoghi della modernità ai quali fanno servizio. Dai brutti condomini  da vivi ai brutti condomini a loculi da morti. Il brutto, a differenza della vita, non ha discontinuità.

Oggi non ho resistito molto: dopo meno di un quarto d'ora sentivo i morsi della malinconia. La bruttezza di questi formicai modulari a loculi ha avuto il pregio di non distrarmi - niente alberi,  niente tombe antiche, niente epigrafi antiche  o vecchie (le trovo interessanti, a volte con qualche intento letterario o per la descrizione dei defunti, a volte curiose), nessun tentativo di architettura, solo il ripetersi modulare di volti, date, il ripetersi della morte, dei volti, delle date di inizio e di fine di coloro che ci hanno preceduti a riportarmi memoria di dolore dei vivi per l'andare dei cari, memoria di sgomento per la finitezza, spiattellati senza alcun abbellimento, senza alcun bellezza a mitigare.

lunedì 29 marzo 2021

Mi vien da...

Hanno acceso l'aria condizionata in treno.
Il 29 marzo con 23 gradi fuori (la temperatura  perfetta)!!! Devo stare col piumino e nessun cazzo di controllore si vede.

Magari sta consumando l'energia "verde" prodotta con gli alberi che hanno massacrato, a casa.


Mi vien... 

 da bestemmiare.

venerdì 26 marzo 2021

Tabula rasa - 3

 (Tabula rasa - 2)

Rosa Canina mi aveva mandato il collegamento ad un articolo sdegnato in cui si riportava lo scempio di cataste di tronchi di alberi secolari, in provincia, tagli al limite dell'abusivo: da alberi momumentali a legna da ardere. Stanotte, mi sono ancora svegliato, alle quattro e venti, con quell'orribile immagine in testa, non mi sono più riaddormentato.
Le risibili motivazioni "indispensabili gli interventi umani nelle aree boschive" sono insultanti: certamente le foreste planiziali, secolari, primarie, sono pura invenzioni, perché senza motoseghe non potrebbero esistere.
Uno soliti mille mila problemi che derivano dal problema zero: la sovrappopolazione: l'Italia, sigh, importa di tutto, pure la legna da ardere, primi al mondo. Il mercato tira ed è il miglior propellente per le motoseghe.
"indispensabili interventi in aree boschive", mi ricorda le "riqualificazioni urbane", ad esempio questa: 30 ha di cemento in quel di Cremona. E' un percorso in un campo minato di jatture, scempi e catastrofi ecologiche.
I parassiti che sono a capo di queste "riqualificazioni" andranno poi in vacanza, o avranno la casa/villa/castello in posti con parchi e alberi monumentali, un po' come _rotti che si guarda bene dal tagliare gli alberi intorno a casa sua.
Sullo schermo c'era quest'immagine, stamani; in poche ore i vicini ed io siamo passati da un paesaggio che andava verso la florida ricchezza del verde arboreo ad una tabula rasa orribile.