Non servono miglia e porti lontani. Gli odori forti di spezie, di vita sono qui, dietro di te. In cammino verso l'oltre, terre così vicine e inesplorate. Passo dopo passo.
Uno ad uno sto perdendo i miei pochi vizi. Questo minimalismo involontario, devo dire ha alcuni lati positivi. In questo periodo mi godo silenzio, oscurità, la compagnia di poche persone di valore.
Osservo le sarabande, le orribili luminarie stroboscopiche, i consumismi frenetici, francamente... non riesco a capire che cazzo di gusto ci trovino. Problemi loro.
Passati questi giorni, mi ritrovo col pensiero razionale che tutto ciò che risolve i problemi più gravi, è inviso al mondo progressistico che li ha apologizzati, creati, imposti che si dilania prendendo coscienza che via via più persone iniziano a destarsi e a reagire all'oppio prima rosso ora arcobalengo imposto loro dalle "intellighentzie". Il mio pensiero è: un coglione con uno strumento rimane un coglione. Gran parte di questi hanno la prosopopea della strumentanza che li distrae dalle loro miserie cognitive, spirituali.
Ho visto il consiglieredi AVS della regione Lombardia colla maglietta pro Rami. L'involuzione senescente, il male spacciato come bene, esibito orgoglionamente. I cocomeri sono diventato da tempo una discarica di problematici, dementi, la eterogenesi perfetta dei fini, l'ambientalismo degli inquinamenti. Un imam ha osservato che l'Italia è corrotta, osservazione che segue l'associazione dei politicastri europei ai poveri e squisiti porcelli da parte di Putin, le note del presidente SUA sulla volontà di autodisintegrazione degli europei. Da Israele, qualche tempo fa, alcuni pensieri taglienti notavano che l'Europa salottiera, semplicemente, non ha più alcun raziocinio di cosa significhi essere in guerra.
Quando il sistema immunitario impazzisce, ecco le gravi malattie autoimmuni, che si accaniscono su ciò che dovrebbe essere difeso. Una grave malattia è e rimane tale anche se il politicamente corretto impone che la si chiami meraviglioso nuovo stato di radiosa salute. Ritorniamo alla strumentanza dei coglioni.
Il volere la pace può essere sentire autentico solo per i forti, per i violenti, i prevaricatori. Non per i deboli e coloro che subiscono. Anche se nel pensiero comune è quasi blasfemo, sono i forti che possono avere discernimento per fermarsi, per scegliere tra odio e violenza e pietas, possono volere la pace. Non c'è volontà senza possibilità di scelta, discernimento. Un motivo in più per uscire dalla lagna apologetica, molto in voga nei mondi al contrario, che esalta i deboli e criminalizza i forti.
Ora, dopo la lezione ad Hamas, bisognerebbe impartire una lezione ai tumori coloni che si espandono a danno dei contadini indigeni palestinesi.
In ogni caso, i due bubboni demografici sono destinati solo a terribili disastri e nefaste conseguenze.
Dopo essermi spaccato la testa per cinque giorni, e l'anima, così duro questo lavoro, sono tornato da loro. Rosa Canina ed io li seguiamo da qualche tempo, sporadicamente, vorrei di più. Cercavo, stasera, un po' di sollievo, demoralizzato per lo schianto, per complessità e gazzarra, un fottuto, merdoso casino. Quando parlo di patologie degli artificializzati urbani ho in mente anche la salubrità, la sanità in pensiero, corpo, mente e spirito di coloro che sono nella natura. Vi lascio alle parole di Leonardo, molto semplici e che vanno al senso, adamantino, di vita, morte e natura. Ecco, dopo fatica, durezza, di lavoro di questi giorni, spappolato, ho trovato conforto in loro, Nina e Leonardo. Sono stanco.
Scritto inizialmente come commento in Apocalittimismo. Ritorno su questa adulazione e frequentazione folli di debito e deficit che impesta le nostre societa' e menti.
Il deficit e la sua sommatoria, il debito, sono fondamentali per ogni demagogia democratica o democrazia demagogica in quanto garantiscono il consenso basato sul consumismo. Nella variante della pseudo destra sinistra nazionalpopolare cialtrona, del mantenere i servizi tagliando le tasse, nella variante dei sinistra(n)ti coi loro ugualismi che vorrebbero estendere i diritti (ma non i doveri) a milioni di stranieri im/deportati nel minor tempo possibile. Solo dei cretini possono credere a queste nefandezze antipolitiche. Il risultato è un collasso prima dei bilanci e poi sistemico: risorse, beni fisici, energia, rifiuti eccedono limiti e capacità (il trucco è di ricorrere alle importazioni di risorse energia e alle esportazioni di rifiuti). Più il sistema è drogato e più propone deficit e debito come cure. Esso si basa sull'economia, massimizzare accumuli, sprechi a breve o brevissimo termine. Un ottimo metodo per immiserirsi nel minor tempo possibile, devastando ambiente, lingua, cultura, economia ed ecologia reali, identità e sovranità (non puoi essere autonomo e responsabile col cappio al collo la cui estremità è nelle mani del creditore).
Coi limiti della realtà non si potrebbe realizzare la società pseudo signorile di massa e il consumismo il servizismo, nelle sue molteplici e continuamente innovative forme seduttive.
Forse uno degli indicatori più precisi della patologia assunta a modello è il consumo di suolo: redditi, risorse fondamentali come cibo, acqua, ossigeno, fertilità, e lavoro garantiti anno per anno vengono distrutti per centri (hub) logistici, villettopoli, moschee, nuovi stadi, banlieue, centri commerciali, parcheggi, capannoni (vuoti), strade e merda simile: la speculazione accumula la serie di piccoli utili futuri nell'arraffamento immediato creando deficit/debito perenni.
Società autarchiche/adiabatiche/autonome non possono che essere in gran parte “chiuse” rispetto a dipendenze dall’esterno (*).
Siamo passati dal lasciare la casa (la eco/oiko) meglio di come la si è trovata al "Si fotta chi segue!". La oikofoibia (l'autorazzismo, la xenofilia scemi, i paesi esotici dei Balocchi per ebeti creduloni) i corollari. La caratterizzazione schizofrenica, dipolare, odio per i demoni interiori (le masse di persone seguaci dei vari anti-) è evidente.
Ritorno su questa colonna che è impolverata da tempo.
In questa regione molta pioggia, in alcune zone a intensità alluvionale, la terza volta in sedici mesi.
Non solo non è cambiato nulla ma consumo e cementificazione di territorio hanno orgoglionamente proseguito la loro crescita tumorale. Ma questo è solo UN problema che contribuisce al disastro.
Dunque alle scuole elementari ti insegnano che gli alberi hanno ANCHE la formidabile capacità di stabilizzare i versanti col loro intreccio radicale. Direi semplice, al limite dell'ovvietà.
Da qualche lustro vige una qualche norma / regolamento attuativo per cui i proprietari frontisti sono tenuti a mantenere sgombra da alberi la parte di loro proprietà confinante colla strada. Il timore, forse paura o terrore, vista la complessiva irrazionalità, è che in caso di neve possano cadere rami che ostruiscano, forse in parte, la strada.
E' un fatto che da decenni le nevicate sono sparite. Sottolineo, da quasi montanaro, che in caso di nevicate abbondanti, in auto si gira con catene, con un badile, una sega, guanti da lavoro, etc. non si usano mocassini da salotto o ballerine o decolté tacco dieci ma scarpon(cin)i. I rami si spostano, etc. se non ci sono le condizioni stai a casa, ti muovi coi mezzi pubblici, etc. (considera che se vuoi girare coi tacchi o in giacca e cravatta una casa in collina/montagna non è una scelta intelligente). Il cretinismo da artificializzati urbani cresce pur'esso: fa parte delle gravi regressioni collettive, il risultato di agio che, da decenni aguzza la scemenza.
Aggiungiamo pure le cause (para)dolose delle quali scrissi in Legge Arborea.
Aggiungiamo pure insofferenza, astio per gli alberi, pur'essi in crescita.
Rimane la realtà che queste sponde rasate e tenute ad erba, spogliate degli alberi brutti cattivi cacca diavolo, con la realtà sempre più frequente di piogge intense e prolungate, si squagliano come gelato al sole.
Quanto nevica? Un cazz.
Quanto diluvia? Sempre di più.
Qui sopra uno dei milion mila casi: sono state sufficienti due piccole robinie pseudo acacia a trattenere ciò che pochi decimetri accanto è franato.
Durante una lezione (si trattava di un corso che seguivo che era organizzato e tenuto dall'Università Cattolica, a Milano, direi intorno al 2004) mi colpì, per la prima volta, il rimarcare la netta distinzione tra efficienza ed efficacia.
Il mondo economico prima moderno e poi contemporaneo punta quasi esclusivamente sulla efficienza. Media, rapporti economici, grafici, dirigenti, strumenti, tutto tende a puntare sulla efficienza massima, che asintoticamente tende orizzontalmente inferiormente ad un massimo (io ritengo che non sia un asintoto orizzontale ma una curva che, olre il massimo, cala ma lasciamo perdere, ora, la legge dei rendimenti descrescenti). A quel tempo, per spiegare la differenza tra i due termini, il professore usò un'immagine molto chiara: se volete capire al volo la differenza, pensate al personale del pronto soccorso oppure ai Vigili del Fuoco che, per essere massimamente efficaci (intervenire con celerità in eventi non programmabili / imprevisti) sono molto inefficienti, passando gran parte del tempo in attività che esulano gli obiettivi funzionali primari.
L'efficienza, strettamente legata a specializzazione e parcellizzazione dei processi e delle filiere, è solo un criterio secondo cui valutare un sistema. L'efficienza è un criterio incompatibile con l'efficacia ma anche con altri criteri, in primis quello della resilienza ovvero la capacità di sistemi complessi di mantenere le funzioni primarie in un intervallo accettabile anche in occasioni di accidenti imprevisti.
Negli anni 2021 e 2022 in seguito agli anni della pandemia prima e della sindemia dopo dei 2019 e del 2020, era frequente avere la risposta "Spiacenti, ma non disponiamo del prodotto xyz in quanto i fornitori sono in grande ritardo con le consegne". Sistemi industriali (molto) efficienti non riuscivano a reggere e a recuperare le mancate produzione di molti mesi.
Ieri, un commento di Mr KeyMasher riportava l'attenzione sulla banca dei semi. Qui cambiamo contesto e passiamo a quello dell'agricolutra (a prima parte della filiera del cibo): è noto da molto tempo, a chi bazzica la pianura Padana e le (sempre meno) estese coltivazioni di mais, che quegli ibridi ad alta resa sono sterili, ovvero quei chicchi gialli, piantati in terra, quasi mai portano alla germinazione di una nuova pianta di mais. Se si spostiamo dal come al perché, si possono pensare a complotti, al catastrofismo, o ad altro. Io avevo pensato ad un sistema efficiente che vuole ottimizzare la produzione in quintali per ettaro, rinunciando alla germinabilità (resilienza) e delegando la produzione della semenza a fornitori specializzati di sementi. La fragilità del sistema non è solo nella filiera o nella dislocazione e accesso alle sementi, ma anche nella fase produttiva: gli ibridi sono spesso fragili, richiedono molte risorse (concimazione ed acqua), soffrono condiziobni anche solo subottimali (e.g. piovosità ridotta ancor prima della siccità), si allettano in caso di vento, richiedono uso massiccio di veleni per contrastare gli attacchi parassitari, fungini etc. dovuti anche alla propria fragilità.
Molte aziende hanno ruoli critici / importanti che sono affidati ad una sola persona. Semplicemente è troppo costoso, a breve termine, gestire una ridondanza nel ruolo. Questo si sta rivelando una vera e propria spada di Damocle, visto che nei prossimi otto, dieci anni, almeno il 30% di tecnici (fisici, ingegneri, informatici, chimici, etc.) aventi ruoli e importanti e unici, se ne andranno in pensione.
Anche in occasione delle alluvioni del maggio 2023 in Romagna, o quelle successive in Toscana settentrionale, il mio dubbio fu ed è: fu una scelta (visto che questi terreni sono fertili, decido di strappare altri 10m al fiume torrente, costruendo argini [di sabbia !] più alti, perché considero maggiore i benefici in 50 anni di rese agricole (o industriali) elevate rispetto ai danni, per quanto rilevanti, che mi capitano per l'alluvione per la piena cintuantennale) oppure una non-scelta, un seguire il solo criterio della massima utilità a breve termine trascurando ogni altra considerazione?
Nel video a corredo un'altro caso di presunta efficienza: la maggior parte delle persone crede che "i fiumi debbamo essere tenuti puliti in modo che l'acqua vada via velocemente".
Peccato che... sia la soluzione sia semplicemente bagliata, nella grande maggioranza dei contesti reali, visto che questo accelera i picchi di piena a valle e aumenta la capacità erosiva delle correnti, col quadrato della velocità. In qualche centinaia di metri a monte della rottura in sponda destra dell'argine, la aumentata velocità della corrente del fiume Idice letteramente distrusse gran parte degli argini. Ecco, in questo caso mi chiedo se sia l'efficienza o l'efficacia ad essere incompatibile con la resilienza.
Uno dei due fratelli che gestisce la ferramenta nel paese vicino, sabato scorso, si è sfogato con me e mi ha raccontato che ha rischiato di morire per le reazioni avverse alla terza dose di prodotto anti virus corona.
Pfizer, Pfizer, alla 3a volta avevano solo Moderna, il ferramentista era perplesso, aveva rimarcato che Pfizer lo aveva sopportato bene, mi dispiace abbiamo solo Moderna, evvabbeh. In un paio di giorni si è gonfiato come un otre per impreviste reazioni epatiche e linfatiche. Direi proprio produci, consuma, krepa!
La cosa buffa (?) è che per evitare di osservare la correlazione tra somministrazione e reazione, uno dei medici ha accusato il poraccio, peraltro astemio, di essere... alcolista. Devono esserci molte scocciature nell'aprire un fascicolo su reazioni avverse. Più facile e comodo pensare a... problemi di alcolismo.
Certamente un caso NON è statistica ma, considerando la cerchia di conoscenti e il numero alto di problemi dei quali sono venuto a conoscenza (mia madre, la madre di Rosa Canina, un conoscente e ora il ferramentista) io rimango agnosticamente scettico e rispetto ai prodotti sviluppati giast in taim, al posto del mio sistema immunitario, tendo a considerare più affidabile ed efficace il secondo.
Lascio ai devoti de al scienzah senza se e senza ma la fiducia tecnoteistica nei loro vaccinao meravigliao. Se felici, si facciano pure una dose di salvezza alla settimana anche contro patologie ora lievi (bilancio costi - benefici, Was ist das?).
Vale sempre il criterio di risalire a chi vanno i benefici/utili e osservare a chi vanno problemi/costi. Le due facce della medaglia non sono affatto indipendenti (pensate a quando paesani e cittadini decidono, ad esempio, di rifare il bagno).
Infine: come si concilia una popolazione patologicamente numerosa anche in Piemonte con la necessità di materie prime (argilla)? La necessità di argilla come la si affronta? Può diminuire?
Oppure adottiamo l'ipocrita scelta di delocalizzare alla nimby il problema?
Come si concilia il problema dei limiti con la penetrazione di centinaia di migliaia di stranieri anche in Piemonte? Come si concilia questa penetrazione con le cave di argilla necessarie, appunto!? Può favorire la diminuzione delle quantità di argilla necessarie?
Cosa ne dicono i cocomeri, pseudo ambientalisti arcobalenghi del kazzo, favorevoli senza se e senza ma alla crescita della popolazione per immigrazione di massa?
Il rispetto dei limiti, la prima ecologia, come scrivo da sempre, è il criterio principe di giustizia, etico, morale.
Una stima calcola ca. 1^E+9 metri cubi di acqua: prendete e costruite un contenitore largo 3,162km, lungo 1km, alto 100m (perimetro di 8,3km e rotti, per sceglierne il colore, prima di verniciarlo, lo percorrete intorno camminando in ca. un paio di ore (*) e lo riempite d'acqua. Sono circa 33 bacini di Ridracoli collassati e calati a valle, uno per ciascuno dei torrenti che scendono dall'Appennino (**).
Disastri? Sì.
La pianura padana è una pianura alluvionale (geografia fisica, terza elementare).
Le alluvioni sono nella storia: addirittura Serenissimi, Este, Gonzaga, Pontifici, etc. si tagliarono reciprocamente gli argini nelle numerose guerre che si fecero.
Chi ha mai sentito di alluvioni in Amazzonia?
(silenzio tombale).
Nella stagione delle piogge il Rio delle Amazzoni arriva ad essere largo 25km, alto, per gran parte, meno di un metro. Scorre placidamente, lentamente, nella foresta.
Le alluvioni sono un'esperienza umana, sono ontologicamente un percepito umano, delle comunità umane.
Lotte millenarie tra le comunità umane per strappare terreni molto fertili (torniamo alle medie inferiori classe prima, storia della civiltà egizia, lungo la striscia fertilealluvionale ai lati del Nilo...) al fiume, contenendolo il più possibile e l'acqua, il ciclo dell'acqua, le sue piene cinquantennali, centennali, quattrocentennali, etc. quando si riprende gli spazi necessari per defluire verso il mare.
Giusto? sbagliato?
È giusto nel momento in cui ne godi i benefici, è sbagliato nel momento in cui devi affrontarne i costi.
Dovremmo affrontare la questione della distruzione edilizia del territorio, dei luoghi tanto comuni e assurdi come "pulire i fiumi" che si traduce in "canali più stretti possibile che non rompano i coglioni" (la velocità erosiva aumenta col quadrato della velocità, gli effetti li vedete qui), nella ostilità assai diffusa per gli alberi.
Ricordare che l'acqua è bagnata... io mi sono rotto da tempo.
Una volta di più osservo che nella triade della sostenibilità
ambientale
sociale
economica
due delle tre sono incompatibili. Presenza dell'orso (ambientale) e genti di montagna (sociale) non possono convivere. Una volta, ingenuamente, pensavo che la decrescita demografica avrebbe potuto risolvere gran parte dei problemi ecologici. Non c'è alcuna decrescita demografica a causa della immigrazione di massa; alcuni territori (come la provincia di Trento) rimangono ben antropizzati (la differenza con altri territori montani italiani che si stanno desertificando è notevole).
Gli animalisti fanno dei discorsi tragicomici dalle loro città, le genti di montagna sono terrorizzate (dal paesello di mamma ho notizie di persone che hanno paura ad uscire dopo aver visto gli orsi nel viottolo sotto casa o al sagrato della chiesa).
Non se ne esce. Purtroppo. Come si fa con la immigrazione (spostare gli invasori in Europa) si parla di spostare gli orsi in altri luoghi delle Alpi. La cosa buffa (buffa? indicatore di mancanza di intelligenza!) è questa credenza diffusa di risolvere i problemi spostandoli. Io non ho mai capito questa cosa. Mancano, in primis, ecologia della mente e onestà intellettuale.
I lavori per unire l'abitazione di Rosa Canina e la mia proseguono lumachicamente da agosto. Francamente siamo allo sfinimento, con la casa sozza di calcina, cucina sottosopra, disordine, precarietà, oggetti che servono tutti i giorni temporaneamente spostati da mesi.
Gli artigiani hanno fatto incetta di lavori "centodieci" e li hanno seguiti a rotazione, un pochino alla volta. Risultato: lavori a singhiozzo, venivano un giorno poi sparivano per due settimane. Da diventare matti!
Non ultimo un bravo muratore si è fratturato, altrove, un polso in una banale caduta. Da fine dicembre tutto di nuovo fermo fino alla terza decade di febbraio.
Nella unione abbiamo unito anche i due impianti di riscaldamento (no, non abbiamo fatto accoppiare le due caldaie!! :) in uno solo integrato con campo solare termico. La sua caldaia non andava più, la mia con segni di vecchiaia avanzata, ne abbiamo approfittato. La buona notizia è che lunedì hanno riempito l'impianto termico solare col liquido convettivo necessario: nonostante la posizione svantaggiate del pannello (falda a nord-ovest) ha iniziato a riscaldare l'acqua di una ventina di gradi, fino a ventinove, ieri. Via via meno consumi di gas, ora!
Mercoledì 20, nel corso del trasferimento dal Sulcis all'Ogliastra, passati Villasimius, abbiamo ceduto, il martello penumatico del sole, della temperatura, hanno frantumato la nostra resistenza. Sulla strada, quando la costa si è fatta di nuovo alta, abbiamo visto una cala sotto e... abbiamo interrotto il viaggio. Con una mezz'oretta di cammino siamo arrivati alla serie di blu. In questi casi, il bagno, passare dalla cinquantina di gradi al sole ai trenta dell'acqua, procura un grande sollievo immediato.
Ho notato, come in passato (ad esempio Giannutri) la differenza tra il mare vuoto e il mare pieno. Questa cala, ancora compresa nella riserva marina di Capo Carbonara, era ricca di pesci (branzini, monachelle, occhiate, saraghi, orate, granchi) anche di grandi dimensioni, pesce di taglia inesistente nelle altre cale.
Purtroppo anche questo conferma la pessima realtà dell'aver svuotato i mari con la pesca: troppi mangiatori per le possibilità del Mediterraneo. Così le aree marine protette hanno la funzione di aree di riproduzione, purtroppo sono l'eccezione che conferma la regola. In questa vacanza abbiamo deciso di fare solo tre pasti con cibo di mare: inutile e forse anche controproducente tentativo, visto che, più alcuni rinunciano, più altri si trovano un calo dei prezzi e quindi aumentano il loro consumo, cosa ampiamente nota come paradosso di Jevons.
Siamo ospiti di una locanda dignitosa: nonostante le recensioni "a manica larga" (non capisco questa moda del 10 - cinque pallini su cinque - a tutti) il luogo ha non pochi limiti. Rosa Canina ha delle faticose lotte con colleghi che vogliono dare il massimo dei voti senza distinzioni: problema italico (terronico? cattolico del si è impegnato tanto? il sinistro dieci politico?) della manica larga
Percepisco una forte necessità di denaro (*) che si palesa in molteplici aspetti: dalla colazione povera (prodotti industriali) ad una struttura non finita in molti punti (il tetto è... senza tegole, solo guaina bitumata - nera!! - significa temperature da forno della soletta e quindi della nostra stanza).
Però bisogna avere tempo e trovare il buono nelle persone.
Così quando ho chiesto alla ostessa se aveva consigli su come gestire la tanica (l'ho riannusata, forse gasolio più che cherosene) dicendole che ci sono direi una decina/dozzina di litri di carburante (ai prezzi attuali dire un 20/25€), ella prima ci ha consigliato i vigili urbani e, dopo un breve ripensamento, ci ha detto: portatela qui, vediamo poi se mio marito la può usare.
Hanno un po' di campagna, stufe, etc. gasolio o cherosene possono essere utili!
Detto... fatto!
Nel frattempo, giù alla caletta qualcuno aveva spostato la tanica dal bagnasciuga qualche dm più in alto, qualche metro più in là, vicino alle rocce.
Ho faticato un po' per portarla su per il sentiero erto, a favore di brezza che voleva dire un caldo porco senza o poca ventilazione e, anche se erano le diciotto, il sole picchiava duro ancora (mi son un po' scottato in acqua, ieri).
Aver rimosso quel problema dalla caletta e averlo reso utile (in un contesto di relativa scarsità) è stata una bella soddisfazione.
L'ostessa pensa che sia roba dei clandestini (invasori) che qui arrivano dalla Algeria.
Questo suo rifuggire dalla cacca del politicamente corretto (insieme col pragmatismo dell'uso di quel carburante), chiamando le cose per il loro nome, è stato una bella serie di punti in più! La necessità aguzza l'ingegno. Contribuiamo alla prosecuzione di questa attività economica, speriamo che migliori!
Qui nei pressi c'è un edificio abbandonato da anni (pensavo al solito abuso bloccato a disastro fatto) al quale... stanno applicando la "cura 110%". Lo statalismo demagogico riesce ad essere grandioso negli sprechi di denaro pubblico, non c'è solo il reddito di fancazzanza come chicca!
Sui ponteggi realizzati per questa "cura" si vedono le grosse quantità di polistirolo utilizzato per le coibentazioni. Quando questi manufatti (spesso ciarpame edilizio!) verranno abbattuti o si ammaloreranno, verrannno immesse in ambiente migliaia di tonnellate di polistirolo: quante palline e microparti si ottengono da un chilo di polistirolo? Ancora una volta la economia verdognola e la scala sono incompatibili con l'ambiente. I produttori ovini devono smaltire a caro prezzo le lane prodotte dalle loro pecore, una vera batosta per quelle imprese: il potere coibentante della lana è noto da millenni e la capacità di traspirazione pure (gli edifici avvolti nel polistirolo molto spesso hanno problemi di umidità). Qualcheduno avrà notato questi fatti? O sono il solito disadattato sociale?
Due problemi:
I decisori sono quasi tutti artificializzati urbani sradicati che non hanno alcun rapporto con l'ambiente che non sia l'inquinamento walt-disney nelle sue varie declinazioni: non sanno che esistono gli ovini, non sanno un cazzo, di fatto, sull'ambiente, che non esiste, esiste il supermercato o Amazon da cui si genera magicamente quanto necessario. Sono quelli che prima il gas è bello e pulito e subito dopo no è brutto e sporcocaccadiavoloputin facciamo arrivare quello di fratturazione ... via nave... dagli SUA (sigh!).
La scala: da una parte il settore zootecnico ovino è in crisi da tempo (importazioni, la pandemia vegana, etc.) e quindi ridimensionato, d'altra parte, ancora e sempre la nefanda pressione demografica sull'ambiente e lo spaventoso deficit ecologico: si usano risorse fossili (il petrolio per fare il polistirolo per... fingere di risparmiare energia e risorse fossili, l'altro giorno treno findus...) perche' non ci si sarebbe trippa, non ci sarebbe lana per tutti.
Anddando a Milano ho visto campi di maggio già spelacchiati per la siccità, a maggio, in... Lombardia! Anche qui il verde sta già virando al giallo, un orribile sole martellante e temperature da incubo a maggio. Agli allevatori (ovini compresi) arriverà pure la batosta del non avere foraggio.
Leggevo da Gaia amare considerazioni su un'altra moda, una delle molteplici che percorrono i gangli della società, pulsioni, fissazioni psicotiche collettive via via più gravi e incontrollabili: vietato vietare, uguaglianze, accoglienze no-border, i gioiosi fratelli dell'islam religione di pace, genitori 1, 2 e pigreco, zacchete, ora abbiamo il referendum contro la caccia.
Animalisti, vegani, sono il risultato di malattie della contemporaneità come l'artificializzazione indotta dall'urbanismo, l'ugualismo, e la waltdisneyzzazione delle menti. Purtroppo è gente (volutamente uso questo termine collettivo che ha l'accezione dell'indistinto) che crede di essere una mucca, erbivorizzandosi. I disequilibri nella sfera dell'alimentazione sono sintomi di scompensi più gravi e generali. Dopo mucca pazza, risultante dalla onnivorizzazione degli erbivori, ora abbiamo gente pazza, il risultato della erbivorizzazione degli onnivori.
Sempre più persone si stipano in formicai umani sempre più grandi e numerosi, la malattia è in grave espansione.
Il fatto che questi poveretti possano decidere sulla caccia è allo stesso livello di un adolescente brufoloso che ha visto Heidi tre volte e che decide come si tenga una malga oppure come si vada su un ghiacciaio.
Sono segni di una senescenza generale, di una demenza senile sociale.
Un mio maestro portegno di tango citò questo motto :- "Tempi difficili portano persone in gamba che preparano tempi facili che portano genti mediocri che portano a tempi difficili".
La nemesi della società urbanizzata, artificializzata è evidente nel video a corredo.
La cosa buffa (si fa per dire) è che anche in questo paesino, molte persone prendono l'auto o si fanno accompagnare in auto, per raggiungere la stazione, anche distando da essa poche dozzine di decine di secondi a piedi.
Il mio caro papà, quando lavorava come ortopedico e traumatologo, ricordava, agli autossicodipendenti :- "Codeste due lunghe protuberanze che Lei si trova al di sotto del bacino, si chiamano gambe e servono per camminare!".
Passano i lustri e la pigrizia sciatta e cretina (il camminare, infatti, migliora la mente) non cambia.
Ho letto di 'sti bidoni del mare (seabin) che raccolgono plastica (macro e micro) con risultati promettenti. Come tutti i disastri e le peggiori cose che sono state ideate dal peggio della miopia cogliona, pigra, cialtrona dell'umanità è un regalo della peristalsi degli SUA, il concetto demente del monouso è uno di queste. L'abmonouso della plastica (il 95% dei suoi usi, praticamente) è uno di quei disastri coglioni praticamente assenti fino alla prima metà del secolo scorso, una delle chiari, innumerevoli evidenze che non c'è da inventare nulla, è sufficiente copiare dai nostri predecessori. Ero piccolo e riportavo le bottiglie di birra con cauzione in negozio, anche se non avevo furbofoni, app, monopattini, un'auto con condizionatore e altre gingilli un po' cretineschi. Anche la sinistra sovranista (che è realmente sinistra, nazionale, no-global) impregnata di ideologia della plastica, strepita per il danno alle industrie nazionali, per le conseguenze occupazionali (stessa menata per l'altra industria dei disastri, l'edilizia su terreni non già cementificati). Ecco che rientra proprio questa pessima superfetazione sinistroide della parte sociale dell'ambientalismo. Come reazionario osservo che questi sono conservatori di plastica: conservatorinei giorni pari e progressisti al peggio nei giorni dispari. Non c'è nessuna intelligenza e una quantità incredibiledi stupidità nel voler mantenere in vita questa economia del pessimo, dei disastri, da terzo mondo. Rimando a L'ecologia? anti egalitaria per una dimostrazione che degrado e disastri ambientali, per la parte fisica sono dovuti alle masse e ai loro usi e non ai riccastri (anche se i loro pessimi esempi la fanno da padrone a livello simbolico, inculturale). Apriti o cielo, sinistroidi e ugualisti di ogni risma, insorgeranno! Abbiamo milioni di persone che mangiano in piatti di plastica, spesso quotidianamente, comprano plastica con dentro acqua da bere, usano sporte di plastica monouso, bevono il caffè agli ftalati nei bicchierini di plastica (dovrei raccontare le sfinenti lotte di Rosa Canina con alcune colleghe campane e la loro pigra pervicacia nel bere caffè plasticato), hanno vestiti di plastica con bottoni di plastica, che hanno la plastica, dentro, che si erano infatuate per lenzuola di plastica (terital), mettono i fiori di plastica nei campisanti, nella loro mente ottusa e mediocre hanno la plastica. L'obsolescenza programmata usa molto efficacemente l'utilizzo di resine scadenti per ottenere guasti di intere grandi parti di manufatti complessi. Sono passati vent'anni da quando non bazzico più frequentemente ed assiduamente la Germania e già a quei tempi (venti e rotti anni fa!) nelle feste, nelle sagre, in Germania, utilizzavano stoviglie con pesanti cauzioni (ampiamenti superiori al costo degli oggetti) e utili e ingegnose lavastoviglie da campo (a volte i loro spazi erano organizzati e avevano punto luce, acqua e scarichi). Volere è potere. Convertire l'industria a valore aggiunto più nullo che basso del plasticame con l'industria delle lavastoviglie, del confezionamento con carta/cartoncino (e.g pasta, legumi, tutti i prodotti secchi), con la logistica dei vuoti, sia fisica che informatica, etc. . Il 95% della plastica è abuso e il 95% di questo è monouso. La prima forma di ecologia è quella della mente, restaurare le menti e riportarle al fatto che si può rinunciare al 95% del plasticame con vita migliore, qualità talmente superiore da non essere paragonabile, con decrescita drastica dell'orrore di bruttezza della plastica, della metastasti della plastica in ogni angolo del vivere, prima in forma di dozzinali e scadenti oggetti monouso poi con la dispersione cialtrona in ambiente, inalata tramite inceneritori, messa negli intonaci e nei calcestruzzi in forma di ceneri da essi prodotte, mangiata e bevuta come microplastiche. Producila, consumala, respirala, ingoiala, krepa! Prima cosa intelligente, semplice, radicale, è evitare di creare, di produrre il problema senza soluzione. Questa direttiva contro l'USA&getta della plastica è una delle poche cose di pregio che vengono da questa Europa, usualmente sempre così eccellente nei suoi progressi al peggio.
Così ha cercato di rasserenarmi Rosa Canina, una riformulazione del noto “Meglio piuttosto che niente!” popolare in una provincia limitrofa. Il contadino che ha acquistato campi, boschi e radure intorno a casa, si è dato da fare. Nel terreno sotto casa da cui ci eravamo salvati da una colata di cemento per speculazione edilizia, ha tagliato tutti i pioppi, roverelle, olmi che erano cresciuti in una ventina d’anni. Ci ha detto che farà qualche lavoro di movimento terra e poi lo metterà a medicaio. Quello che non capisco è l’accanirsi sulle aree marginali, come le scarpate. Insomma, anni di mio lavoro di devitalbizzazione (e.g qui) annullati in qualche quarto d’ora di motosega.
La cosa non è finita qui: cosa dicevo della barbarie delle azioni risarcitorie malevole/dolose e delle conseguenze in termini di dealberazione dei centri abitati!?
_rotti ha iniziato a martellarci col proprio timore per azioni sia civili (risarcitorie) che penali e… ha tagliato tutte le conifere al nostro confine. Vabbè, parte di essere erano specie esotiche (cedri atlantici e altro) piantate secondo la moda degli anni settanta e ottanta, altri erano grandi pini neri “c’hanno il problema delle brughe (processionarie), non voglio grane!”. La cosa grave è che ha ottenuto da un ente paesistico/di protezione anche il permesso di abbattere una quercia monumentale confinante col vicino e potare quella vicino a casa mia. Di fatto ha minacciato tale ente di intraprendere azioni legali: o vi prendete la quercia e la responsabilità oppure i miei avvocati... _danco (una persona dell'ente) mi ha detto che sono massacrati di cause malevole per risarcimenti danni: e.g. un'avvocata a spasso con la figlia che è inciampata in una cavedagna quindi sfiorata da un cinghiale ha fatto loro causa... Purtroppo il mondo è pieno di questi miserabili e dei loro ricatti; il loro parassitaggio si trasferisce, poi, di mano in mano, di conseguenza in conseguenza.
Le potature, specie se drastiche, peggiorano lo stato degli alberi (aumentano i rischi di caduta, di rami o della pianta intera).
In venti e rotti anni non è mai successo nulla, anche a rispetto a raffiche molto violente che hanno alzato coppi sul tetto di casa.
Osservo ovunque potature barbare che trasformano grandi alberi in moncherini (cotton fioc). L'ente paesistico, attivato su segnalazione di un vicino arrabbiato per gli abbattimenti, ha chiesto una mia mediazione con _rotti. Ho provato a rilanciare offrendogli di mettere a mie spese opportune staccionate e cartelli dissuasori
Quercia momunentale!
Non si risponde in alcun caso per danni a persone o cose.
con un bel divieto di sosta e fermata. Mi risponde :- "Andiamo dal mio avvocato e facciamo una scrittura privata, tu paghi l’assicurazione e ti prendi la responsabilità”. Oneri e onori, _rotti: perché non mi vendi quel pezzo? Rosa Canina desidera farci un orto, anche, ho problemi di spazio per la legna, poi le api. Dopo qualche giorno siamo andati da lui (domenica pomeriggio), nulla da fare, non ci vende quel quarto di ettaro. Te lo affitto... (situazione ibrida che non non mi dà alcuna garanzia di poter proteggere integralmente quella quercia). Non vuole.
Il pensiero dell'abbattimento della quercia di là e della “potatura” della mia amata mi angoscia, a volte mi sveglia di notte.
Anche domenica l'abbiamo passata su nel campo di Rosa Canina, nei monti in Toscana, a tagliar legna, traportarla, sistemarla. E' la seconda, dopo domenica 31 agosto: siamo all'80% delle scorte invernali dell'inverno scorso, ne avremo ancora una volta. Certamente tutto in maniera amatoriale ovvero arcaica ovvero con cavalletto, cassette e, in primis, un sega che per quanto buona era a mano (*), più qualche colpo di ascia spacconaogni tanto. Penso che in due giorni di lavoro, in due, avremmo portato a casa, diciamo un tre quintali di ottima legna molto secca già tagliata in formato per la cucina economica e accatastata. Ma sempre tre quintali / sessanta euro di legna si tratta, quindici euro al giorno di lavoro, a testa, 'na miseria!
Riflessioni:
Se le persone vivessero col proprio corpo quanto "fatica" c'è nell'energia, qualcuno in più che la risparmierebbe potrebbe esistere. Rimando, inoltre, alle adamantine osservazioni di Paolo Lambardi.
Torno ancora torno sulla fissazione psicotico-religiosa dei marxisti e la loro visione solo economicistica, da tubi digerenti, della realtà: esistono persone che non fanno solo ciò che economicamente conveniente, le soddisfazioni di tipo morale possono essere... soverchianti. Non parliamo poi della sinistra e cogliona menata fondamentalistica delle uguaglianze, noi saremmo stati uguali a coloro che se ne sono andati in giro a spassarsela, magari dissipando del reddito, facendo danni, non saldando i loro debiti e chicche del genere. Uguaglianze un bel caxxo!
Il nostro lavoro non è nemmeno paragonabile, per attrezzatura e risultati a quello dei taglialegna professionisti; una cosa però è certa: per aumentare gli incassi questi seguono una via più moderna/tecnologica/energivora e riescono, probabilmente, ad aumentare di n volte la legna prodotta e quindi il loro reddito orari. Insomma, il ritornello è sempre quello noto e infausto: per avere una redditività maggiore bisogna aumentare la predazione delle risorse naturali.
Questa pandemia scompiglia il nostro vivere.
Come ogni cosa ostile alla vita degli esseri umani
comporta dei benefici per il resto del pianeta vivente e di una parte dell'umanità
peggiora, anche drammaticamente, la vita di molti esseri umani.
Da tempo ritengo che, date tale aberrante concentrazione di esseri umani (dall'inizio della crisi sono venuti al mondo altri 24M di esseri umani, piu' della popolazione dei Paesi Bassi, in un trimestre!!) non ci sono possibilità di convivenza tra pianeta vivente e umanità in questa quantità.
Qualcuno può pensare che gli esseri umani possano vivere senza il resto del mondo vivente, un "pianeta degli umani"?
Ecco, allora, che la fondazione Bill Gates interviene con il vaccino e altro: non ho mai avuto notizie di piani di contraccezione, da parte di quella fondazione, nei paesi africani e asiatici (*) che stanno letteralmente esplodendo demograficamente.
Non c'è alcun senso nel voler tornare a questa normalità autodistruttiva, ecocida, biocida. Essere così dentro la malattia, la corruzione, l'autodistruzione da considerare tutto ciò normale.
E' tutto profondamente illogico.
Curiosità nello sperimentarsi. Curiosità di provare i limiti. Andare oltre, li dove non sai dove finisce la mente, inizia il corpo, dove pulsa il ventre e le tempie, palpiti di sangue ed emozioni. Fino ad arrendersi.