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martedì 10 settembre 2024

Il soffio della montagna

Domenica sera, abbiamo visto "Il soffio della montagna"  pellicola francese girata in Giappone. La storia di una coppia, egli Akeji, ella Akado, che decide di passare la vecchiaia in montagna. Egli, artista noto, è di famiglia samurai e segue e rispetta tradizioni secolari. Storia molto orientale (ovvero non liquido-frenetico-modernistica) con poco parlato, silenzi, inquadrature su paesaggi, sul vento, nuvole, teste "buddistiche" in pietra, ricoperte di muschio, accanto al tempietto nel bosco, primi piani sui gesti ripetuti nella quotidianità, etc. .

Una cosa buffa, che ci ha fatto ridere, è l'interazione uomo-donna, con tutte le peculiarità di genere, la parte verbale (moglie), quella silenziosa (marito).

Un altro paio di picconate sui dogmi sinistri, sia sulla ugualizzazione demenziale, patologica, dei due sessi, sia la solita pretesa che sia la cultura a definire i comportamenti (la cultura nipponica è estremamente lontana da quella europea, italiana, ma l'etologia è - sorprendentemente ? - simile).

venerdì 15 dicembre 2023

Nulla d'importante

Un bel po' di giorni che sono assente da questo diario.
La convalescenza procede bene. Tutto diventa estremamente lento, in casa, con due stampelle (da ieri solo una). Il corpo sta riparando, sta saldando e richiede energie (mi accorgo perché, talvolta, mi  viene sonno e riposo).
La mamma di Rosa Canina è stata qui con noi per una settimana.
Il mondo qui fuori è diventato una orribile banleiue nordafricana - pakistana -cazzmerdana con gravi fatti di criminalità che ormai sono la normalità quotidiana.
Noto ipocrisie massime, scleri e impazzimenti generali, come quello di rendere modello una persona o una famiglia che hanno subito un grave lutto il che non ha alcun senso. Sono tonto e non capisco.
Libido tra Rosa Canina e me zero, sepolta dalle nostre goffagini e dai corpi impegnati in tutt'altro, prima la sua frattura, poi il mio intervento.
Un'amica di Rosa Canina ci ha segnalato mubi. Devo dire che le pellicole sono interessanti però, molte di esse sono drammi, spaccati di realtà problematiche, di persone psicotiche, di convoluzioni, di patimenti interiori, strazi, sfighe, degrado. Stiamo valutando: dopo le prime due drammatiche (Festen, una pellicola turca sulla fine di una relazione), ieri siamo capitati su una pellicola costarichegna, che ha iniziato con litigi in casa e atti di autolesionismo, abbiamo chiuso subito, un terzo problemone_da_depressione in tre giorni non lo avremmo retto, passando ad altro (la  mora protagonista me la sarei trombata volentieri, nonostante sia inglese, unica donna gradevole in tutto il filmazzo che era partito leggero e poi è scivolato in vari problemi).
E' importante anche ciò che si guarda, inquinare la propria anima  espondendola in serie a drammi e problemi non fa certo bene. Sottoscriveremo un abbonamento? Non so.

Insomma, direi proprio nulla di importante da scrivere, questo sono rimasto in silenzio.
Peraltro, scegliendo l'immagine a corredo per questo fritto misto, mi è venuta voglia di un bel frittone misto.

(via grazia.it)

martedì 26 settembre 2023

Storia e chincaglia

Venerdì sera ho visto "Il mestiere delle armi", di Ermanno Olmi. Rigoroso in ambientazioni, costumi, atmosfere. Nelle lotte tra interessi contrastanti tra aristocratici italici (Gonzaga, Este, Medici, Montefeltro, etc.) si avvantaggia l'invasore straniero. Nulla cambia, passano i secoli e la storia si ripete.

Sabato sera, con Rosa Canina, Lady Hawke, un coacervo raffazzonato di incongruenze.

Colla giustificazione del fantasy si è cacciato dentro di tutto, dalla colonna sonora rock scadente a luoghi (Dolomiti e Appennino centrale) a casaccio, colori sgargianti e goffaggini goliardiche (avrebbero dovuto far ridere?). Un miscuglione adolescenziale. Mi ricorda il marcato scadere nella mediocrità tra la trilogia de "Il signore degli anelli" e la trilogia, seguente, de "Gli hobbit". Soprattutto il fatto di ficcare delle patetiche goliardate negli episodi "drammatici".

Non avevo certo bisogno di incremenentare il mio scarso apprezzamento (eufemismo) per il cinema statunitense. Questo LadyHawke parrebbe essere un cult. Sì, un cult del ciarpame.


sabato 2 settembre 2023

Chaddr

Martedì Rosa Canina ed io abbiamo visto qui Chaddr, una storia toccante e finissima. Abbiamo pensato a quanto volersi bene (amore nel senso più generale e migliore) essa  testimonia e lo testimomonia con una discrezione e nitore unici.
Pensavo alle considerazioni di Vapore Sodo sulla senescenza delle nostre società , riflessioni che pongono l'attenzione sull'antipolitica imposta dai vertici al resto della piramide sociale sottostante. I grandi problemi hanno sempre molteplici cause: anzi, i problemi dei vertici sono la conseguenza di una società con problemi.

Entrate nella storia e poi paragonate le difficoltà asperrime che Stanzin e la sua famiglia di povera gente che la sostiene eroicamente superano per elevarsi culturalmente e socialmente ai diritti di pensionati al dirittodiensioneaundicianniseimesiungiorno di contribuzione, a redditidifancazzanza, ai diritti deimigrantiincasatua, ai diritti dei bamboccioni di iscriversi al sedicesimo master dopo la laurea in scienzepoliticheperladisoccupazione, ai diritti di stefaniasuomaritoelena alla genitorialità, al diritto universale inalienabile allasaluteperduemiliardidiafricaninell'ospedalediRho, ai dirtti della insegnante assente da lazioni per verntitreanni, etc, .

Stanzin si conquista furiosamente, con unghie, denti, spaccandosi la vita in cammini di giorni per arrivare a casa in ambienti estremi la sua dignità di vita, non c'ha i piùdirittiatutto per piùtutti.
Notare la differenza colossale tra quella cultura buddista e la barbarie merdislamica che relega le donne a subumane fattrici rinchiuse a sfornare pargoli nelle fattorie zootecniche domestiche.

Siamo una società di persone abituate all'allenamento da sushi sdraiati su sofà portato da schiavetti raiders.
L'assenza di difficoltà, limiti non può che instupidire, indebolire, corrompere. Più i risultati lo dimostrano e più la follia ideologica che ne è causa si acuisce.

Questa toccante storia è disponibile in rete, la aggiungo a corredo qui sotto.

venerdì 2 giugno 2023

L'atlante della memoria

Ugo Pellis, chi era costui? Eppure senza l'opera di questo filologo friulano, non ci sarebbe questa pagina di questo diario.

Come si dice roncola ad Agnone? a Ussassai? a Casteldelfino? a Roncitelli? a Galliano del Capo? E orecchio? 
Stavo pensando se sia corretta classificarla come pagina sulla civiltà contadina: sì, direi che lo è, fino al boom degli anni Sessanta del secolo scorso la cultura popolare era cultura contadina, l'Italia era rurale, contadina, non era passata per l'urbanismo che iniziò finito il fascismo e che continua tutt'ora.
La sinossi la di "L'Atlante della memoria" trovate qui, ad esempio.
Filologia, amore per la lingua, il lessico e civiltà rurale, dunque.
Ho trovato toccante questa storia girata tra il Friuli e la Sardegna: conosco purtroppo ancora assai poco la prima, meglio la seconda, terra che amo visceralmente, una bellezza spropositata, destabilizzante della natura e una civiltà delle genti che la animano (temo che la Carnia diventi un'altra delle mie amanti irresistibili).
Appare un paio di volte questo tentativo di fermare il tempo, il ciclo ineluttabile vita - morte e forse è anche così per questo viaggio del cuore (e della mente, il verbo è la parte prima della mente e della cultura) per rivivere le ricerche di Ugo Pellis, per piazze, bar, botteghe e officine artigiane, alla ricerca della memoria che, sono, poi, affetti e il dire le cose e le attività con le cose per noi tutti e i ricordi, di coloro che non si sono più e delle cose che non si fanno più.

Ancora una chicca dall' abbonamento a in.quota, cinema "della montagna":  storie e culture, lontane mille miglia del ciarpame commerciale (statunitense) che ha immiserito anche il cinema.

sabato 4 marzo 2023

Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto

Rosa Canina ci ha regalato un abbonamento a In Quota, emanazione e della sezione CAI del cinema e del Trento Festival. Per quanto riguarda le piattaforme, ci siamo da tempo stufati: ogni volta che cercavamo una pellicola non la trovavamo, esse offrono solo cinema commerciale e, di questo, il 90% è ciarpame statunitense.

Domenica sera (è passata una settimana, mai capito quelli che si lamentano della noia, non sanno cosa fare, mah) ci siamo visti Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto:  interessante e toccante. La storia di figli di fricchettoni, in Ticino, che decidono di affrancarsi dalla spaventosa assenza di limiti ricevuta dai genitori e dai disastri che ne conseguono con la vita dura (non è un eufemismo) di malgari.

Nessuna edulcorazione e questa è la prima cosa notevole di questa storia. Il fine amaro ricorda un po' Il vento fa il suo giro: Fabiano ed Eva affrontano mille difficoltà, e tra queste l'ottenere un prezzo dignitoso per i (capolavori di) formaggi che producono (nei titoli di coda, appaiono alcune scarne notizie sul seguito: i due prima cambiarono alpeggio poi si ritirarono da quell'attività). La storia sottolinea quanto possa essere grama la vita dei piccoli contadini, allevatori, malgari, coltivatori, pastori in una società che relega coloro che ti danno Il Cibo, la base della tua esistenza, ai margini.

Interessante, in questo lavoro del regista Aldo Gugolz, la  nemesi rimarcata: dagli sdilinquimenti sessantottini nella declinazione freak-psichedelica (LSD e altre droghe in vece della declinazione marxista  chiave inglese colla quale sfondare il cranio dei non sufficientemente comunisti) ad un contatto ruvido, archetipico, con la natura e la sua asprezza, tra terapia e redenzione.

martedì 2 agosto 2022

Alcarràs

Questa storia (Orso d'oro a Berlino) testimonia la crisi del mondo contadino sempre più  annichilito dalle pulsioni distruttive, biocide della nostra epoca. Una società nella quale il settore primario viene distrutto non può che andare incontro a funesti sviluppi.
Tempi, suoni (presa diretta), interpreti, la non-trama, ti portano emotivamente in questa caporetto etica, con un realismo ineguagliato.
Questa pellicola catalana, girata in provincia di Lleida, è un piccolo capolavoro.

mercoledì 2 marzo 2022

Wag the Dog

Seguendo i suggeirmenti letti qui, l'altra sera, con Rosa Canina, mi sono visto Wag the Dog - Sesso e potere.
Si parte male già col titolo, in tutta la pellicola non c'è una scena di sesso una (ma qui siamo al cretinismo da marketing per cialtroni dei traduttori e distributori italiani). Un'altra pellicola statunitense che io trovo mediocre, specie per gli eccessi via via maggiori che trovo semplicemente grotteschi e stucchevoli.
Quello che rimane è il fatto che la informazione dei media non è tale, è solo manipolazione delle masse che utilizza l'emotività: si può spacciare e far credere qualsiasi cosa.
In questi giorni ho pensieri cupi e malinconici sui macelli che stanno avvenendo in Ucraina. Penso ai poracci, di entrambe le parti, e alle loro sofferenze.
Noto che sui media manipolativi passa la notizia dei crimini dei russi e e delle armi "proibite" che essi usamno (spostandomi di poco, ho letto delle armi proibite usate dagli ucraini, certamente di meno, visto che sono quantitativamente meno delle forze armate russe) ma di queste notizie non ci sarà mai notizia nella mezzi di propaganda e manipolazione emotiva "occidentali".

Ucraina e ucraini sono stati usati come carne da macello nei piani di sfascio e conquista e corruzione della Russia. E' come se in una gabbia di tigri, qualcuno incitasse i veterninari o il domatore entrativi, a stuzzicare le tigri. Ovviamente la reazione dei spettatori sarebbe di orrore, un pensiero unico sulla ferocia dei felini, sulla loro cattiveria, etc. . Nessuno vedrebbe, lontani, gli aizzatori e men che meno saprebbe che piani hanno.

venerdì 5 marzo 2021

Red sparrow

In queste sere di malessere, di tensione che mi attanaglia la zona dello stomaco uno degli scopi è cercare di allontanare i brutti pensieri, le ansie dovute allo scempio intorno a casa mia sperando che scacciarle vie consenta un sonno con meno buchi.
Così mercoledì sera unBipedinone ed io abbiamo optato per "una cosa che distrae per due ore, con un po' di gnocca dentro". In effetti ci sono delle robe che vanno giù liscie per passare due ore della vita senza dover fare qualcosa di peggio.
Una insulsa americanata, con la solita propaganda piuttosto rozza anti russa (brutti e cattivi, non sono nobili, sensibili, libertari come noi). La rozzezza del livello di propaganda è sconcertante. Anche le inversioni sono... sconcertanti: tempo addietro una pattinatrice statunitense (o canadese) subì una trauma violento (frattura), il tutto ordito da una concorrente, che le impedì di partecipare ad un evento importante (Olimpiadi?, dovrei ravanare in rete). Cosa fanno  i merikani? Lo attribuiscono ai russi, evento iniziale da cui origina la storia.
Altre cosine: nella scuola per spie, prendono una brutta con lo sguardo torvo e le chiedono un giudizio sulla omosessualità di un tale: questa risponde schifata e ancora più torva "Depravato!". Certo la lobby dei culattoni e/o ebrei progressisti staunitensi è schifata dalle resistenze dei russi al loro magico mondo, nei quali essi possono farsi fabbricare dei bambini da schiave subumane e condannare, i piccoli alle depravazioni di costellazioni improbabili di babbe froce, spinterogeni, mammi lesbo e tamagochi, etc. etc. Però i russi sono brutti retrogadi omofobi sessuofobi corrotti marci cattivi violenti.

A me le bionde (Jennifer Lawrence) non fanno né caldo né freddo, non sono nulla rispetto ad una mora, alla fine pure la gnoccanza non era granché.
Ho impiegato un altro quarto d'ora per questa roba americana. Purtroppo miei 3,99 euri sono andati al sistema che produce 'sta plastica.

Gli anni più belli

Giovedì della settimana scorsa Rosa Canina ha scelto "Gli anni più belli", una storia di quattro persone, tre maschi e una femmina, della mia generazione.

Mi hanno fatto sorridere alcune cose riviste degli anni Ottanta. Questa generazione è la prima nella liquidità e meno politicizzata, la prima che, in grandi numeri, ha dovuto affrontare l'aleatorietà dei rapporti, la liquefazione della sfera erotica, relazionale e quindi famigliare. Sono passati otto giorni e... già i rivcordi sono un po' sbiaditi. Muccino non manca di rappresentare le varie ipocrisie e pure certe sconclusionatezze (Riccardo Morozzi che non riesce a schiodarsi dalla fame assicurata vogliolavorarenelcinemacolcinema) o alcune passioni e i sacrifici per esse (Paolo, la passione per le lettere, la sua vocazione all'insegnamento).
Ecco, forse una cosa ancora solida che sopravvive a tutte le peripezie sono i rapporti dei padri con i figli e questa amicizia tra quattro persone che resiste e ritorna, rinasce pure, dopo sgarbi e spregi, anche pesanti. Anche gli affetti per alcune persone care, la famiglia.
Ecco, alcuni passaggio commuovo e questo me lo ricordo ancora.
Non mi garba granché che la grande maggiornza delle pellicole italiane sia ambientato a Roma e dintorni (poi qualcosa a Milano, il resto assai poco) ma questo  è conseguenza che essa ospita il distretto italiano del cinema.

sabato 27 febbraio 2021

Tensione superficiale

Mi è sempre caro il Sud Tirolo/Alto Adige e così non ho esitato granché a vedere 'sta pellicola. La storia è ambientata in inverno, stagione a me cara, un motivo in più!

La protagonista, quel pezzettino di bel carbone (partenopeo, Cristiana Dell'Anna, anche se in alcuni passaggi l'attrice è stata brava, ho percepito un accenno di cadenza triveneta), oltre ad essere carin caruccia, per me, è alta in termini etici. Interessante il contrasto tra un comportamento considerato moralmente disdicevole (la prostituzione) e il fatto che essa sia una strada per liberarsi da una condizione degradante. Anche la presa di coscienza e la metamorfosi della protagonista, da "sguattera alberghiera" sotto a tutti, da umiliare a eroina sentimentale ed erotica da bramare e insultare (Chi disprezza compra!) sopra a tutti, è interessante, in questa storia. Certo che le donne quando prendono coscienza del proprio potere (anche sessuale) diventano delle potenze!

Aloi descrive, non senza qualche giudizio, la durezza dei rapporti che vigono, nelle comunità di montagna, tra nativi e forestieri (commento interessante qui), tra chiusura che protegge e attrazione per l'esotico (come scrissi altre volte, mia madre e mia nonna, ostetriche, osservarono, in quei piccoli paesi delle Alpi Retiche del vicino Trentino, passato dall'Austria-Ungheria all'Italia dopo la Grande Guerra, i risultati "nove mesi dopo" delle stragi di cuori e non solo da parte di quegli splendidi Carabinieri mori con gli occhi di carbone accesso sulle donne occhi e capelli chiari del posto),lo sbroccare del rosso sudtirolese Claudio per la "brutta anatroccola nera" Michela.
A me è piaciuto anche il rapporto tra il contadino "ex" di Michela e il figlio, un padre che sta vicino al figlio e lo coinvolge nei alcuni lavori dell'adultità contadina: insegnamento (passaggio di conoscenze) e affetto nei modi tra maschi.

Nel finale un paio di barocchismi metafisici/simbolici che non ho capito (chiudere non è facile, non solo nel tango).

martedì 5 gennaio 2021

Mediterraneo

Allora, infojati da Salvatores, domenica sera ci siamo visti Mediterraneo. Bah.
Francamente, non capisco come potè ricevere un Oscar come miglior pellicola in lingua straniera.

Io non no un buon rapporto con le storie farsesche. Ad esempio nella esalogia tolkeniana Il signore degli anelli + Gli hobbit, già il primo poi maggiormente nel secondo e nel terzo hobbit, il pathos de Il Signore degli Anelli e il suo essere coinvolgente perché verosimile, era stato rimpiazzato da una connotazione generale tra il farsesco, appunto e il buffonesco.

Insomma, girare una storia alla fine del secondo conflitto mondiale, con linguaggio e modi anni ottanta, l'ha resa abbastanza patetica, una pellicola di quelle che tra qualche mese non ricordò via via più nulla. Meglio così.
Rosa Canina dice che Salvatores è proprio l'emblema del politicamente corretto progressista (io non sono così d'accordo, alcuni temi che ho visto trattare da Salvatores sono politicamente scorretti): il fatto che abbia voluto fare dell'ironia piuttosto sbracata, rozzetta sul fascismo parrebbe darle ragione.

Tutto il mio folle amore - 2

(Tutto il mio folle amore - 1)

  • La felicità, purtroppo, non è un diritto ma un colpo di culo.

Avrei voluto scriverne prima ma... tant'è. Allora, da che parte iniziamo? Un po' come in Come dio comanda c'è il rapporto tra un padre "separato" (contumace e redivivo doipo sedici anni, in questo caso) e il figlio, un po' come in "Educazione siberiana", la questione dei minorati, in questo caso un ragazzo autistico. Salvatores dà uno sguardo ad oriente, in questo caso i Balcani della Slovenia e della Croazia, citandone e la crudezza (Dragan) e la macedonia culturale (slava, gitana, ora technusa). E' la prima volta che associo l'autismo al suo manifestarsi (_civa era insegnante di sostegno di un ragazzino autistico che la distruggeva regolarmente). Insomma, del tutto profanamente, avere un  figlio autistico è una sfiga tremenda.
L'incontro di Vincent con il papà Willy musicista cantore di Modugno è errante sulle strade dei Balcani adriatici, una coppia di squinternati in situazioni bislacche. La moltiplicazione diventa interessante e ben narrata: un po' di avventura, di imprevisti, i sentimenti di una relazione padre-figlio che si improvvisa, l'eros che spunta qui e la, Willy strappazzatore di femmine sedotte con i suo concerti e con Vincent e la sua iniziazione al sesso (non ho ben capito l'amazzone - acrobata equense e il suo tentativo di aprirsi quasi immediato con Vincent). Una storia maschile, con la figura del padre adottivo (Mario) che mi è piaciuta, per saggezza, solidità e capacità di comprensione.

A proposito, la felicità: i diritti non esistono, men che meno quello a ciò che è immateriale, sottile, imprescindibile da afflizione. Colpo di culo? Neppure, visto che certamente non puoi determinare la corrente della vita e degli eventi che la determinano ma è tua responsabilità notarci bene, anzi, meglio possibile.

Caro diario, qualche giorno fa avrei scritto molto cose su questa pellicola ma ora finisco qui, la lascio come pagina vissuta. Tra l'altro, sabato scorso, scorrendo la colonna pellicole di questo diario, mi sono reso conto che non ricordo quasi nulla dei tre quarti delle pellicole viste.

sabato 2 gennaio 2021

I migliori anni della nostra vita

Rosa Canina, alla fine, ha detto :- Anche nel cinema la vecchiaia acquista importanza.
Non è escluso che ci sia un mercato che tira, considerato l'aumento dell'età media. Ma non mi intereressa.
Qualche giorno dopo Il Sorpasso abbiamo visto un altro lavoro con Lean-Luois Trintignant. Una storia di amore così intenso tra una pilota di auto da corsa e una donna, incontrata nel collegio dove entrambi avevano i figli che non dura, per tornare, in una sorta di rinascita, zoppicante, di amnesie e vuoti mentali, in vecchiaia. Insomma, egli è un gran donnaiolo e le vincite nel mondo delle gare gli permetto di strapazzare molte donne e questo non va bene per lei che, lo lascia. Dopo molti anni, il figlio di lui trova il modo per rimetterli in contatto: una relazione che riprende con gli acciacchi degli anni ma anche con la saggezza e il distacco della terza età.
La pellicola attuale (49a del regista) descrive la seconda parte di quest'amore, cinquantatre anni dopo. Cercando chi fosse la "gran sana" che interpretava Anne Gauthier da giovane, ho scoperto che... era proprio Anouk Aimeée, da giovane in Un uomo, una donna, sempre di Lelouche (sesta pellicola) e quindi Un uomo, una donna oggi (Un homme et une femme vingt ans déjà), del 1986.
Beh, questo trittico, lungo cinquantatre anni in mezzo, è proprio interessante e ora dovremo vedere anche la prima e la seconda pellicola delle tre. 

La persona giusta, nel posto giusto, al momento giusto.
Inizio interessante, poi via via meno. Lelouche tende, nel prosieguo, ad un romanticismo che talvolta è edulcorato, stucchevole. la parte più interessante, ripeto, è la composizione in trittico, più che quest'ultima pellicola. Anche il cinema andrebbe studiato.




lunedì 28 dicembre 2020

Il sorpasso

Ieri sera abbiamo visto questa pellicola famosa di Dino Risi. Beh, non è stato difficile convincermi, le spider (come quella splendida Lancia Aurelia B24S "sovracompressa") attirano le mie attenzioni.
Ferragosto 1962, si parte da un quartiere di periferia di Roma. Già  noto che quell'edilizia formicaiesca era orribile anche a quel tempo.
Il viaggio maramaldo (le trombe  tritonali della Lancia sono parte fondamentale della colonna sonora) inizia per la provincia. Strade larghe, assenza di rifiuti a lato, poco traffico, insomma, da divertirsi con una bella spider potente. Bruno (Vittorio Gassman) irrompe nella vita di un giovane per bene, Roberto, ingenuo, posato, che studia legge e la stravolge per due giorni. Lo spirito scanzonato, eccessivo, irriverente di Bruno è rimarcato per contrasto.
Inizia il viaggio nella provincia, ancora fortemente connotata localmente e moralmente.
Non mi dilungo su questo, buone sinossi sono in rete.
Una prima osservazione edonistica: la vita è a tinte forti, maschia, i sorpassi sono battaglie per "metterti sotto (indietro)", le donne sono femmine e femminili, battute e complimenti "sessisti" non mancano. Il twist e Modugno sono la musica, si balla, Bruno e Roberto attraggono come miele le giovani e aitanti mogli di uomini benestanti e decisamente più  in là cogli anni, troppo impegnati con affari e politica.
Potete immaginare l'appetito, la fame, dopo un lungo periodo di digiuno o quasi!?
Pensavo che per arrivare a quegli eccessi, a quelle energiche pienezze di vita divorata (il cibo ricorre, le squisite "zuppe di pesce" valido motivo per scorribande tra località costiere) sia necessario, per il piacere pieno, tellurico, anche cafone, passare per una sua decisa negazione, il contrasto è esplosivo.
Quella intensità edonistica e trasgressiva era proprio il risultato di ciò che intendeva... superare perché  "vecchio".
Ora nella società liquida diarreificata dal vietato vietare sessantottino tutto questo è praticamente svanito, lisciato, omogeneizzato, ingrigito, sbiadito.

mercoledì 9 dicembre 2020

Tre storie

Nelle ultime settimane, in queste sere a casa, Rosa Canina ed io abbiamo visto tre pellicole ovvero, nell'ordine, WildLe favolacce e La grande bellezza.

Wild è la storia di una di questi nuovi poveri bianchi degli Stati Uniti (v. osservazioni di Uriel Fanelli) e della sua redenzione nello sfidare l'asprezza della natura.
Questo lavoro cinematografico  porta una nuova tessere al mosaico che ho in testa da qualche tempo: gli SUA sono messi male, un insieme caotico di monadi solitarie, sradicate, alienate e il tutto non salta in aria solo perché l'impero drena e parassita risorse a tutto il pianeta, in quella società dello spreco, in qualche modo, i "messi male" riescono ancora a tirare a campare. Ogni mese che passa mi rendo conto dell'orrore di quel tipo di paradigma sociale e, orrore nell'orrore, del fatto che essa e le sue escrescenze olezzanti siano proposte come non-plus-ultra di progresso da parte dei sinistranti. Bisogna essere ammalati per porre questa cacca come obiettivo.

La seconda storia, "Le favolacce" è assai cupa e, quella sera ci lasciò scossi. Una mia prima reazione fu quella di pensare ad un sensazionalismo del male a scopi di botteghino. In realtà la cronaca nera non è cereto avara di episodi nei quali l'assenza di un futuro, la liquidità e i problemi di coloro (i genitori) che dovrebbero essere solidi e sicurezze, esempi, per i bambini, ha esiti drammatici proprio su coloro che saranno o che avrebbero dovuto essere. L'opulenza delle nostre società ha solo modificato il male, la sua forma, non la sua essenza.

"La grande bellezza": erano anni che avrei voluto vedere il lavoro di Sorrentino. Mi ricordo che ci furono molte polemiche. Per qualche tempo, durante l'università, frequentai gli ambienti "del vortice mondano" in un paio di città lombarde. Così ho riassistito a situazioni che mi erano note. Per i miei gusti alcune occasioni, nel lavoro realistico di Sorrentino, le ho trovate pacchiane più che belle.
Il cinismo di Sorrentino mi è piaciuto. Non mi ricordo chi diceva che sotto un cinico (l'interprete, Jep Gambardella) c'è sempre un idealista convinto, una persona che smantella le superfetazioni ipocrite per andare al nucleo delle cose.

Ormai ho proprio così poco tempo per questo diario. Che recensioni stitiche!
Ho visto che il contatore ha superato il milione (1.001.177) , circa trecento letture a pagina. Mi dispiace non poter far qualcosa di meglio.

lunedì 16 novembre 2020

Le meraviglie

Ieri, il tardo pomeriggio, dopo il nostro riposo (ho corrotto Rosa Canina che ora si gode i pisoli del pomeriggio più di me) abbiamo visto questa storia incentrata con .. apprensione.
Per la sinossi vi lascio cercare in rete. Rosa Canina ne aveva letto qualcosa in L'Apis e ... ha voluto vederlo con me.
In ordine del tutto sparso a seconda di come mi vengon su le cose

  • Certi frichettoni erano proprio fuori: solo uno svalvolato può consumare gli ultimi risparmi di famiglia per comprare (anni dopo, a figlia Gelsomina già grande e desiderio infantile avizzito) un... cammello.
  • Da una parte questi frichettoni ebbero la testa farcita di waltdisneyate, dall'altra alcuni di essi hanno una visione del mondo, del mondo rurale, antica, solida, pre-luquidità. Il contrasto è notevole e sconcertante.
  • Vedere il duro lavoro quotidiano dell'intera famiglia e di molte figlie mi ricorda come i nostri bamboccioni siano del tutto viziati, mi riporta ai racconti "terrificanti" di mia madre.
  • La Bellucci rimane un gran femmina.
  • Per la prima volta ho visto una sciamatura.
  • E' da tempo che non vediamo quasi più nulla, siamo entrambi ipoesposti e quindi ipersensibili, per interi tratti della storia siamo stati assai emozionati (preoccupati, ansiosi) per gli esiti di quegli avvenimenti.
  • La regista è stata magistrale nel descrivere l'effetto kitschizzante, banalizzante, rutilante e pacchiano del mondo mediatico televisivo.
  • I figli che vengono cresciuti in mondi estremi non potranno che volerlo fuggire.
  • E' inutile baloccarsi nel voler fuggire dal mondo perché il mondo ti raggiunge. Quindi è molto meglio attrezzarsi per viverlo degnamente, attrezzandosi per poterne combattere gli aspetti peggiori. Ma da 'sta lotta, da 'sto mondo non te ne puoi andare.
  • La scena della raccolta del miele versato sul pavimento (con ciabatte, spazzoloni, e altro) è... raccapricciante. Ma voglio lasciare passare la prima emozione: i mieli industriali sono spesso di pessima qualità o inventati (_mozzi mi diceva che la Cina per il miele è un po' come coloro che frodano Castelluccio e le sue lenticchie, il venduto è enne volte la produzione). Un pensiero meno emotivo potrebbe essere: c'è molto di peggio!
  • Leggendo la biografia di Alice Rohrwacher direi che ci sono elevate probabilità che, per molte cose strampalate (eufemismo), si tratti non di invenzioni ma di ... biografia.
  • Questi matti si possono godere di cose molto belle come... dormire sotto le stelle.
  • Wolfgang fa una parte voleva vivere in arcaicità rurale, dall'altra non ne accettava alcuni aspetti come la caccia.

domenica 17 maggio 2020

The new wild

Ho avuto segnali di sofferenza da alcuni/e amici/che in città. Le restrizioni dovute al corona virus hanno tolto distrazioni, annullato le boccate di ossigeno, verde e natura dalle quali molte persone traevano giovamento, le hanno isolate. _gorza mi diceva che una sua amica strizzacervelli si sta fregando le mani, molto lavoro in arrivo.

Ieri sera ho rivisto con Rosa Canina questo capolavoro di Chris Thomson (al quale ha collaborato anche Gaia Baracetti). Il tritacarne globale artificiale procede e tra le sue vittime ci sono i villaggi, le loro connessioni uniche con territorio e ambienti circostanti, ciò che li rende un linguaggio unico.
Via dalle megalopoli, dalle aree artificiali c'è molta vita, gioia, benessere per coloro che li scelgono e se li meritano.


mercoledì 20 novembre 2019

La Belle époque

Pensavo fosse una pallosa commedia francese e invece è stata una pellicola gradevolissima. Frizzante, allegra e con dimensioni
  • finzione della recitazione - realtà
  • tecnofilia progressista - reazione conservatrice
  • tempo avanti - indietro
così ben intrallacciate che hanno reso spesso avvincente la storia.
Certo che deve essere una centrifuga emotiva pazzesca "rivivere" la propria giovinezza nel maggio 1974. Una cosa così forte che stravolge il protagonista che, per poter acquistare altre puntate del (20K€ a volta) vende l'appartamento del quale è comproprietario con la moglie.
 Proprio carino!


martedì 29 ottobre 2019

Il Gattopardo

Istruzioni per la lettura: prendersi qualche minuto e iniziare ad ascoltare questo Valse Sentimentale di  Čajkovskij.

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(scritto in treno in pochi minuti e terminato qui) Dove iniziare?
Inizio dalla Sicilia, sublime e orribile, indolente e vanitosa? Dall'invasione sabauda e dalla farsa del plebiscito di annessione? Dai paesaggi da "clima terribile" e di bellezza struggente? Dagli ammazzamenti di briganti aspromontini e di disertori del regio esercito anarchici garibaldini narrati dal colonnello Pallavicini? Dalla figura affascinante e centrale, il patriarca Principe Fabrizio di Salina?
Il tempo (la pellicola uscì nelle sale nel 1963, qui qualche data relativa all'ambientazione de Il Gattopardo) lenisce l'effetto grottesco di qualche passaggio caricaturale (il principe di Salina che alza per la collottola il divenendo consuocero Don Calogero per baciarlo dopo che questi ha accettato la richiesta della mano della figlia Angelica  per il nipote Tancredi).
Ma è il senso di Grande Bellezza (e di decadenza aggiungerebbe il signor Connor) che pervade l'opera di Visconti.
Erano anni che volevo vedere questo capolavoro, da quando tornato dagli Imboscati cercai il Second waltz di Shostakovich e vidi qualche fotogramma del video a corredo. La seconda parte de Il Gattopardo si svolge in una festa di gala con ballo (splendidi le scenografie e i costumi), mi accarezza e seduce come poco altro. Rosa Canina seguì i corsi di balli e danze dell'Ottocento quasi subito dopo che io smisi (qui una foto). Vedevo i suoi occhi brillare, ieri sera, osservando cerchi circassi, valzer e contraddanze. Ah, che meraviglia!
L'andare del tempo, il silenzioso travaglio del principe di Salina che si accorge della gioventù andata quando subisce i travolgenti fascino, sensualità e bellezza di Angelica (Claudia Cardinale) non è affatto solo nella dimensione politica, storica, morale.
Notavo la similitudine sconcertante con molti eventi grandi di Dolce Vita milonghera. Benzina su fiamme già alte!
Il colossale lavoro di Visconti non fa che alimentare alcune convinzioni (stereotipi?) nostalgici, su vite soavi e asperrime aristocratiche, l'osservazione del potere della gioia, del potere del trascendere della danza, l'osservazione della catastrofe, dell'abbruttimento ugualista della liquefazione contemporanea,"sulla bellezza straripante della Sicilia (finché i siciliani non la rovineranno!).
Tutto scorre cambiando ogni cosa per non cambiare nulla!

P.S.
Qualcuno ha letto l'omonima opera letteraria primigenia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa?
Perché don Calogero non porta in società reclude la bellissima moglie? E' solo un rimarcarne la "spilorciaggine"?