(Il tramonto dell'euro - 5: la formula)
Allora, siamo arrivati alle due care zie: zia Infla e zia Occupa. Dopo un'analisi monetaristica, Alberto Bagnai esamina, a partire da pagina 206, i rapporti tra inflazione e disoccupazione (c'è sempre zia Cresci, la maggiore, sempre dietro a controllare le sorelline). Semplifico molto e vado ai punti deboli della tesi dell'economista.
Inflazione, (dis)occupazione e crescita sono correlate. Sì, lo sono.
Se la disoccupazione aumenta, la minaccia di restare senza lavoro spinge i lavoratori ad accettare retribuzioni non in linea con la crescita dei prezzi, perdendo potere di acquisto. [...] i lavoratori accettano lo smontaggio della scala mobile. L'inflazione diminuisce, certo, e sarebbe strano il contrario (visto che tera l'altro negli anni Ottanta il prezzo del petrolio stava decrescendo rapidamente) ma anche i salari crescono sempre di meno e così il rapporto tra salari e prezzi si stabilizza. Per i salariati ovviamente non è una buona cosa, perché la produttività continua a crescere, e se i lavoratori sempre più produttivi sono pagati sempre allo stesso modo, vuol dire che la quota dei salari sta diminuendo (a beneficio di quella dei profitti).
p. 210
La parte di diagnosi è sostanzialmente corretta, l'eziologia già no. Faccio le domande birbine, quelle che fanno i bambini alle elementari.
Visto che dite sempre che la zia Cresci è bella buona e giusta, peccché i capitalisti dovrebbero rinunciare alla crescita dell'incicciamento dei loro portafogli/capitali?
Peccché si trascura un piccolo, piccolo,
kleine Particolaren, la globalizzazione (e in generale le variabili esterne)? Essa fa capolino ("prezzo del petrolio") che potrebbe essere anche costo del rame, costo dell'alluminio, costo del gas, costo delle risorse, no!? C'è un
articolo interessantissimo di Gail Tverberg che spiega le correlazioni tra prezzi delle risorse (energetiche) e "crescita economica".
E la globalizzazione è anche competizione globale con i dentisti croati, con gli ingegneri indiani, con le schiavoperaie bengalesi, con quelli cinesi, etc. non solo prezzo del petrolio nigeriano, del rame cileno, del pellame brasiliano e il fatto che gli stessi operai e ingegneri Lancia acquistano la subarupeccchécostameno o la golfcruccapeccchéèpiùfica.
In realtà, tassi di inflazione relativamente sostenuti sono associati a tassi di disoccupazione relativamente contenuti e quindi a posizioni di forza dei lavoratori nelle contrattazioni sindacali, a beneficio del mantenimento della crescita dei salari reali, e della quota dei salari sul propdotto.
p. 212
Sì, è l'inflazione associata a tassi di occupazione elevati. Semplificando, è una funzione che in ascissa ha i tassi di occupazione e in ordinata quello dell'inflazione. La funzione è suriettiva, non iniettiva e quindi NON è invertibile. Avete presente la freccia: da → a?
E ancora: peccché dovrebbe esistere una crescita (illimitata) dei salari? ma non quella dei profitti?
C'era inflazione quando l'economia "tirava": petrolio basso (la
bonanza degli anni 40 - 70 dice Simonetta),
la distruzione cementizia e infrastrutturale,
culturale in compimento, famiglie senza lavatrice, auto, televisore, telefono e linea telefonica ancora da acquistare, economia nazionale no global, insomma lo sciagurato boom.
Tutto questo non vale più. Sostenere l'inflazione per rianimare la cadaverica zia Cresci e la malconcia zia Occupa è come cercar di far aumentare la temperatura a nonno Alessandro credendo che così egli possa tornare alle crescite adolescenziali con febbre. (
precisazione)