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domenica 8 novembre 2020

Primo sul tango


Ieri ci eravamo divertiti ai fornelli, Rosa Canina ed io. Insomma, la cena è stata... impegnativa, un buon viatico per il... primo incubo sul tango.
Ero in un grande albergo di una città (Genova, ma non saprei dire il perché), nella affollata milonga in una delle sale. A causa della ressa non riuscivo a raggiungere il mio bagaglio e a cambiarmi la camicia. C'era sempre qualcosa che mi impediva di aprirlo e di prendere quanto mi serviva. Ecco, qualcosa come mezzora o quaranta minuti di penosi tentativi sempre ostacolati da qualcosa.
Una volta pronto col vestiario mi ero reso conto di non aver portato meco le scarpe: avevo ripiegato su degli stivaletti anni venti (secolo scorso!) con un sistema di lacci così complicato che avevo passato un tempo infinito a tentare di stringerli allacciandoli.
Alla fine, a milonga già inoltrata, avevo iniziato a mirare: un tale con i capelli grigi, belloccio e finocchio, si era messo in mezzo, continuava a fissarmi fastidiosamente. Non ero riuscito a ballare.

mercoledì 10 giugno 2020

Sono camminare

Sono in treno, sto andando in ufficio. Primo giorno da lunedì 24 febbraio, sono passati tre mesi e mezzo, di telelavoro, spesso esagerato, eccessivo, da casa.
La passeggiata della mattina e della sera alla/dalla stazione era una delle cose che mi mancavano. Camminare nel verde, osservare le gocce di pioggia e rugiada (ieri fantastico temporale con forte acquazzone) era una delle cose che mi mancavano. E' un bagno di energia e benessere: stamani il verde era esuberante, cielo blu e nuvole bianche: questo tempo atlantico è quello che vissi da piccolo e adolescente e che mi dà gioia e che mi manca, in questa deriva orribile verso le estati con anticiclone africano.
Ieri ho sognato il tango, il mio amore che mi manca (ho un harem di tre amantiamori, ormai, Rosa Canina, tango e api): eravamo tristi, quasi funerei, tutti vestiti scuri: ci avevano concesso di ballare due pezzi, neppure una tanda, solo due pezzi. Tristi e malinconici entravamo in milonga per questi due soli pezzi. qualcuno piangeva. Io non sogno quasi mai.
Sì, tango e  passeggiata mattina e serale: in effetti sono camminare, abbracciati con una donna e con la natura.

mercoledì 23 ottobre 2019

Non capivo (Enrica)


Era tutto il giorno che stavamo flirtando. Via via ella (Enrica Bonaccorti o una sua sosia) è diventata più sfrontata, vicina, seducente. Tergiversavo, eludevo, come sempre non capivo (fino a che non me la mettono proprio sotto il naso). Dopo essermi assentato sono andato in camera: ero sbigottito dalla sorpresa era nuda, in spaccata sul letto, la sua fica gloriosa ben esposta, in silenzio mi guardava dritto negli occhi.
La mattina, dopo averle accarezzato i ricci fulvi, guardavamo, attraverso la portafinestra, il panorama splendido sui monti della mia città natale altoatesina: era venuta la neve, una bella nevicata: il verde scuro degli abeti, giallo e rosso e bruno delle latifoglie, il blu del cielo e il bianco della neve.

giovedì 6 ottobre 2016

Alla mercé del desiderio

Non amo né leggere né scrivere di sogni. Un po' perché me ne ricordo assai di rado, un po' perché.. considero molto meglio la realtà.
Stanotte ho avuto il seguito di un sogno avuto in precedenza: anche questo mi incuriosisce. Riguardava _ica, la mora del profumo che, nel sogno precedente, credo mesi fa, mi ricordo stavo cercando in una via del centro storico che saliva sui colli. Ero arrivato fino al suo palazzo, senza trovarla.
Stanotte ho sognato che ritornavo là, mi avevano detto che era là, nella villa nella campagna lì sotto, avevo fatto un pezzetto di portici poi ancora quel pezzo di strada, attraversato il prato, avevo cercato il cognome senza trovarla. Mi avevano indicato di cercare là, sotto la collina, in quella villa oltre il prato.
Una casa piramidale con una scala lunghissima all'aperto. La avevo trovata lì, in appartamento.
Poi mi ricordo che era nuda; era fine, nuda, con la sua zazzera nera. Era felice di vedermi e, sempre  nuda, dandomi le spalle, era salita su di me, seduto in una poltroncina, voleva che la accarezzassi così. Rimaneva con le gambe aperte, sopra le mie aperte.

La mia mente si prende qualche fuga? La realtà dello stare bene, con _mlero, senza passioni, senza contrasti, senza bramosia, senza repulsione lascia la mente alla mercé del desiderio.
Ieri, in stazione, avevo visto un adolescente, con una maglietta "Se squirti ti sposo!".
Avevo sorriso. Pensavo ad A-Woman, alla passione (non solo quella nel bene, anche i litigi, i disaccordi) e all'arte dell'eros con lei che aveva abbattuto molti limiti, l'eiaculazione femminile era un fatto frequente, le ore di sesso da uscire con le gambe molli pure. Chissà se fosse ora, cosa succederebbe' Forse essere un po' più saggio avrebbe permesso a me di soprassedere su alcune differenza e di tenerci, comunque, nel girone dei lussuriosi, della passione travolgente? Oppure, semplicemente, non ha alcun senso, saremmo, ora due persone diverse e quella congiunzione astrale irripetibile?
Corpo e anima mi danno segni per emozioni forti che non ci sono.


(via fairy)

martedì 23 settembre 2014

Sogno lupino



Ho fatto un sogno, ieri mattina. Cosa rara che me li ricordi. Si è aggiunto ad un sogno che avevo fatto nei giorni precedenti e che... è stato buttato (fuori di mente) dall'ultimo.
Ero in un maso/stavolo/baita, una di quelle costruzioni in tronchi di legno, che vedi nelle Alpi tedescofone o nei film western. Una baita nel mezzo di un bosco, con la radura intorno. Avevamo sentito ululare i lupi, brividi giù per la schiena. Di sera erano più vicini con la torcia ne vedevano le pupille lucenti nell'oscurità. Vado in un angolo della costruzione, c'è la legna, attrezzi, il pollaio, una porta improvvisata. Allora cerco di chiudere gli spazi sotto, già si erano infilate alcune teste di lupo e un paio li avevo buttati fuori, galline agitatissime. Ma erano amici. Giocherelloni, cercavano di infilare i musi, col bel bottone nero scuro e lucido e mi avvicinavano col capo a terra, in quello spazio aperto sotto la porta sgangherata che non riuscivo a chiudere. Cercavano di darmi baci con la lingua come fanno i canidi e anche gli orsi, piagnucolavano guaendo e io prendevo le mani e accarezzavo i loro musi, volevo loro un sacco bene.
Ho sognato di essere Werner Freund?

(immagine: michaelchönberger)