Un quotidiano locale in linea ha pubblicato un interessante rapporto meteorologico: l'estate 2026 compete con quella del 2003 per il pessimo primato estate più calda molti decenni a parte quella del 1961.
Temperature assolute più alte, qualche notte tropicale in meno: pari e patta. L'Appennino emiliano centrale si è salvato per qualche robusto temporale che ha mantenuto le precipitazioni nella media (media storicamente bassa).
Ieri ero con Rosa Canina nelle piane romagnole e il giallo, bruno, bruciato erano i brutti segni della siccità. Il problema, ancora più delle alte temperature, sono la mancanza completa di buone precipitazioni per settimane, se non mesi.
Continuo a vedere il consumo più insensato di territorio, edilizia speculativa e di mala economia che si porta via altre decine di migliaia di ettari dei migliori campi, ogni anno.
I campi che rimangono producono poco, via via di meno causa siccità, molti campi vengono distrutti. Bella accoppiata, no!?
Il cuneo salino ha risalito il delta padano fino a quasi 30km: acqua di mare in mezzo ai campi , altra grana.
A qualcuno non viene in mente che la politica di importare il cibo rende molto fragile, la nazione italiana e quelle europea!? Non bisogna essere delle cime per capire che... campi e agricoltura significano cibo e senza di quello... si crepa. Leggevo dei piani dei cinesi che sono molto attenti alla questione, piani di accaparramento delle terre e delle produzioni di cibo. Il cibo è limitato: se essi lo compreranno perché si sono arricchiti, noi che ci stiamo impoverendo rimarremo senza.
Si capisce o bisogna fare un disegnino!?
In compenso vedevo, ieri, un articolo sull'Arcobaleno Atlantico della Sera, centrato sull' aumento degli abbonamenti per la pedata (calcio) e come affrontare il problema.
Il problema è che i più hanno perso i contatti con la realtà e colle priorità, i più ai quali di rivolge l'infotainmentquellacazzdirobaurendalì dell'AAdS e che considerano un problema questa cazzata di trastullio per annoiati.
Le risposta sarebbero molto semplici: si riusa la edilizia esistente, la si ricostruisce se necessario, si demolisce e si rinaturalizza quella inutile. Per il secondo problema la risposta è: chi se ne frega se l'abbonamento per la pedata passa a mille euri, tanto io non ve lo compro.
Vabbè solito disadattato sociale.
Allora, segnaliamo nel bruttonotiziario di sfighe sempre più roventi (hot) qualche pro. Paradossalmente, l'aumento delle temperature e delle persistenze altopressorie nel mare di problemi che causano, hanno qualche raro piccolo aspetto positivo.
Nell'anello delle due cimette, ancora vedo l'alzata impetuosa (sì, in quarant'anni, è impetuosa) del limite superiore della quota alla quale arrivano a vegetare i larici. Quando ero piccolo era ca. 1900 msld, ora siamo a ca. 2600 msldm. Alcuni piccoli larici schiattano (per freddo invernale o siccità estiva, vita dura su morene, zio bono!) altri continuano a crescere robusti, con una bella e folta chioma.
Ecco qualche foto scattata sabato 22 agosto (sono in ritardo ma essi, intanto, continuano a crescere, a darci ossigeno e legno, imprigionando biossido di carbonio).
Ogni albero è un alfiere nella lotta per la vita, per una vita migliore!
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| Qui siamo nei pressi della 1a cimetta, oltre i 2600 msldm. Ecco due laricetti tra i micascisti fessurati della cresta. |
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| Un larice già di una quindicina d'anni e altri piccoli lungo la cresta che conduce alla 2a cimetta. |
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| Qui ho lasciato una risoluzione migliore (è un po' più pesante, portate pazienza). L'intera costa esposta a ponente della 1a cima sullo sfondo ha lariceto stabile in crescita. |
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| Avevo lasciato questo larice qualche anno fa a questo micro passo, è ancora sano. Qui siamo a 2400 e rotti metri. In secondo piano, stessa quota circa, due larici decisamente più maturi. |
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| Sulla strada che conduce dalla malga di sopra a quella di sotto ecco qualche avo. L'architettura arborea dei larici secolari è bella in sé. Questo, a naso, di secoli ne potrebbe avere tre o quattro almeno. |
(unuomoincammino)
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