Ho preso mezza giornata di ferie, l'azienda ci ha chiesto di smaltire permessi e ferie, ho quasi cinquanta giorni accumulati. E' molto tempo ormai che sent(iv)o la pressione di obiettivi da raggiungere, spesso ho perso ancora un altro treno per finire ciò a cui stavo lavorando. Quando UnBambino era piccolo un giorno alla settimana uscivo alle 15 per andarlo a prendere, da tre anni circa non più.
Qualcosa è cambiato da quel giorno, è subentrata una sorta di disillusione oppure, se preferite, di distacco.
Ho dormicchiato sul treno, sono arrivato a casa il primo pomeriggio, mi sono preparato una ottima pappa col pomodoro e ceci, me ne sono andato a dormire poi. Lentezza e piacere e non ritmi.
Non sono innamorato di questo rapporto lavorativo. Non so se considerarlo un problema oppure una giusta evoluzione. C'è quella allucinazione che Claudio Risè riscontra spesso nei suoi pazienti, la velocità progressiva distruttiva, questo modo di vivere sta diventando un tritacarne sempre più veloce e potente.
Ho preso un treno lento, me ne sono tornato a casa a vivere, un paio di ore di goduto riposo e poi tra poco mi immergerò nell'ebbrezza dei passi argentini.



