Erano passata mezzanotte da un quarto d'ora ed ero arrivato là, dalle streghe, un po' trasognato, sei di qui ma sei di là, gli occhi ancora assonnati. A quell'ora avevo trovato ancora un po' di traffico stranamente, non come alle ore treeventisette fino alle treciuquantaquattro del ritornodivelocitàdivoranteinventisetteminuti.
Questa sera sei nostro ospite! mi ha detto _ecchi.
Ma è un sogno?!
Era la prima volta che mi è successo. Da "piccolo" osservavo che i capi e le cape delle varie milonghe talvolta omaggiano altri professionisti/colleghi/capi/danzatori/tangheri/TJ di un ingresso. Per la prima volta mi sono sentito... voluto, uno della ghenga. Un piccolo gesto eppure che felicità che mi ha dato.
Poi dentro è stato il tango, in un organismo caldo danzante, di abbracci, di trepidare sulla musica, sui batticuore, di ridere sugli errori, di abbracciare queste donne,ciascuna diversa, unica, a volte speciale, fiere feroci, alcune, nella loro sexytudine di femminilità iperbolica, anche l'estetica del tango è sogno.
Ore quattroetrentadue, letto qualcosa, mi si chiudono gli occhi.
Ecco, un sogno danzato, una pausa nella realtà e fuori di essa, tre ore di sonno prima, quattro e mezza poi.
Come un sogno. A volte sento che morire e nascere e morire sia un po' così.
(via malenacantaeltango)

































