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domenica 2 agosto 2026

Varchi

Venerdì ho ricevuto comunicazione, da un mio caro cugino, intorno alle quindici e trenta che mia zia, la sorella di mio papà, era morta.
Era mesi che era allettata. Consumata, si è proprio spenta. Ancora, il passaggio attraverso il varco, ci riporta a questo mistero insondabile della vita e della morte.
Di qua da esso possono notare che i nostri veci hanno un supporto che ne prolunga all'estremo la vita. Semplicemente, una volta, non avevano integratori, protesi, antibiotici, anestetici, complessi vitaminici, chirurgia. L'avvicinamento al varco, il trapasso erano più brevi. Rosa Canina ed io siamo passati a casa dei miei, trovandoli meglio, sereni. Un semplice convivio colla letizia di un convitto con le persone care.
Mio cugino mi ha confidato, ieri, prima, sul sagrato della chiesa, che all'ultimo, mia zia, gli ha bofonchiato un "Aiutami a morire!".

Era un caldo insopportabile, ieri, in quella città lombarda. Eppure la ecclesia, il gruppo dei fedeli, era folto. Una sorta di martirio, un cilicio termico di accompagnamento alla sorella che se n'è andata. Semplice cerimonia con un cantore, con la semplice chitarra dei nuovi culti popolari cattolici ed una voce straordinaria, con una capacità di interpretazione e di carica emotiva, su timbro e colore che non potevano non com-muovere. Ho sempre avuto problemi con la dimensione ecclesiastica, gregaria, il così fan tutti cattolico.


Nell'infoltirsi di queste occasioni funebri, mi trovo sguarnito. Non so se credere, non credere. Pensavo alla mia educazione cattolica, al tutto il bene che ho visto fare. Ora tutto questo sembra svanire. Una volta la Chiesa era l'unica istituzione che si occupava di sfigati, problematici, minorati, spastici, malati, orfani, dementi, sfortunati. La secolarizzazione ha smantellato gran parte di tutto questo. Questo al di quà dei varchi. Per la parte di là da essi, la fede porta(va) seco la grande lenizione della speranza in ciò che sarà.
Per i miei cugini, devoti e praticanti, è stato un sollievo, gli anni di assistenza incondizionata, affettuosa, sono stati grevi.
Ecco, ieri siamo passati passati per i nostri varchi, ella per il suo, noi per i nostri, ove le certezze vacillano, le fragilità si rinvigoriscono.







(unuomoincammino)

domenica 12 luglio 2026

Attriti

 Così  quando vengo qui, a casa di mamma e papà - sono in uno stato di salute decisamente migliore ora - mi rendo conto di come sia difficile, per loro  per _ddova. È una convivenza.

Qui ho un po' di tempo, ascolto _ddova. La sua storia di russa ucraina, la guerra, sedici anni che non torna, le speranze di poter tornare quando il Donbass sarà sotto la "serenità russa". Della sua solitudine già scrissi. Il tempo mi permette di ascoltarla ed ella si confida. Vite molto dure, con uomini con alcolismo, galere, padri fuggiti dai figli, povertà se non miseria. Tempi duri che hanno schiantato molte persone. _ddova ha fatto molti sacrifici.

Forza di volontà. Da sola con due bambini era riuscita a laurearsi in ingegneria elettronica, quando ancora in URSS esistevano le università serali. Chi sopravvive ai tempi duri ha buone probabilità di essere una persona di valore, degna.

Ella non è un elettrodomestico; i miei non possono pensare che possano pigiare un pulsante, girare una manopola e che tutto funzioni senza null'altro. Non che lo pensino a livello oggettivo, seguono quella prospettiva emotivamente.

D'altra parte tra i miei veci e lei ci sono problemi di comunicazione, di comprensione verbale, paraverbale, corporale, tra la cultura russa e quella italiana. Non è facile neppure per me, comprendere, figuratevi per i miei vecchietti. _ddova è molto rispettosa, accomodante. Anche questo, a volte, crea problemi. Un no che sia no o un sì che sia sì potrebbero apparire scorbutici ma sgombrerebbero da molte incomprensioni e conseguenti attriti.

venerdì 12 giugno 2026

_ddova

 Questo periodo complicato forse è alle spalle: abbiamo trovato una badante (neppure sotto tortura userò quell'anglismo ora di moda nell'inglesano che dilaga), una cara persona che ora si è aggiunta alla famiglia dei miei due veci e di mio fratello che vive (praticamente quando non è al lavoro o via) con loro.

I miei veci sono tornati quasi bimbi. Mio padre fa i capricci come un bambino e mette i bastoni tra le ruote: la fine di settimana scorsa gli ho dato una forte lavata di capo, visto che coi suoi capricci da bambino viziato cercava di imporre un suo sgarbo cercando di girare la frittata. Brillante intellettualmente, ora non ha più la capacità di manipolare gli interlocutori, la dialettica girafrittatistica. Così passo dopo passo, usando fatti e logica, l'ho portato davanti alla evidenza del suo errore. E' stato energicamente molto intenso. Anche se ha passato da tempo i novanta, vorrebbe fare il "patriarca": solo che un patriarca deve essere il primo a dare i buoni esempi, rifuggire da essere bullo in casa. Dopo la strigliata pesante mi faceva quasi pena, così inerme, forse (forse!) resosi conto dei gravi sbaglio e peccato commessi.
Mio padre,con _ddova, perde parte del suo potere "immaginario" (immaginario perché da tempo non è autonomo su molte cose) e così mette, appena può, i bastoni nelle ruote. Pare essere un motivo ricorrente, quello di noi vecchi uomini, ostili a coloro che devono prendersi cura di loro.
Perdere autonomia e avere estranei in casa non è facile per nessuno, capisco. Eppure, questi esercizi spirituali molto grevi - lo è l'invecchiare, lo è stato per me entrare nel mondo rallentato che precede l'arrivo al capolinea (usando la metafora di papà) valgono per me, per i miei fratelli, per mia mamma che si è letteralmente, fisicamente, massacrata la schiena nel tentare di assistere e "manovrare" mio padre infermo a letto.

Non è affatto facile neppure per queste donne entrare nelle famiglie. Cambiare modi di vita, essere ospiti, a tempo, dover far proprie abitudini, usi, alimentazioni, orari non propri. Facile un bel ciuffolo (mio padre, ostativo, si arrabbiò quando cercai di farglielo capire ma, come egli dice sempre, impossibile far capire qualcosa a coloro che non vogliono capire).

Ad esempio, i miei ora, per vari motivi, non possono quasi più mangiare verdura e frutta: questo non aiuta _ddova che ha molta verdura nella sua alimentazione.
Così quando mi ha raccontato un po' di lei, della sua solitudine (veramente essere sola in questo mondo, con tutti i suoi cari già morti, una figlia in Francia e il figlio in mezzo alla guerra russo-ucraina che non vede da molto tempo, morti i genitori, morte le amiche) dei sacrifici, della povertà da cui viene, dalla miseria del tirar su da sola due figli, divorziatasi da un marito alcolista con tutti i gravi problemi che quella tossicodipendenza comportava.

I miei cercano, si impegnano molto per cercare di fare quel che possono fare ancora da soli: questo aiuta _ddova ad avere meno incombenze ma, come tutto, ha i suoi contro. I miei hanno orari dei pasti posticipati di circa quattro ore rispetto alla norma. Così _ddova, si è sfogata un po' con me, dice che per lei è faticoso pasteggiare da sola. Considerando la solitudine che mi ha descritto, comprensibile.

Io ho colto questi segni e ho cercato di assecondarla un po', in casa, di pasteggiare con lei in quei tre giorni.
Ha avuto una piccola felicità quando le ho chiesto di prepararci il borsch, piatto che desideravo gustare (e preparare, ora devo risolvere il problema dell'aneto introvabile qui in Appennino) da anni. Ho notato che ella ha certamente una tecnica molto valida, in cucina e attenzione agli ingredienti (sia pur con la nota, continua, dell'attenzione al loro costo): insomma, nonostante sabato della fine settimana scorsa (sabato 30 maggio) facesse un caldo orribile, mi mangiai quasi quattro piatti di quella squisita minestra di verdure.

Borsch zuppa ucraina ma, comune in tutta l'Europa orientale. Le ho chiesto da quale parte venisse. Le sue parole furono :- "Ufficialmente sono ucraina, ma io parlo russo, sono russa di cuore, di famiglia, di tradizioni, la mia famiglia da sempre tra il Donbass e Belgorod". Era molto accorata quando diceva che spera solo che la sua terra torni Russia.
La ascoltati in silenzio, attentamente. Il mio cuore vorrebbe che Ucraini e Russi smettano di massacrarsi, che addivengano alla realtà delle molte cose comuni, ai valori che condividono. Del resto capisco che siano alle vaghezze sentimentali, considerando i secoli di inimicizie.
Ecco, _ddova è una di quelle persone povere ma con grande dignità, sobrietà, eleganza che, per quanto dimessa, rimane fine e unica. Mi ricorda, quasi, i nostri cari nonni, quelli che con dignità e spirito di sacrificio, superarono mille difficoltà rimanendo persone dignitose, con una eleganza, la eleganza sia formale che della dignità.

martedì 19 maggio 2026

Perdere velocità

 I tempi sono dilatati, qui a casa dei veci. Tutto è lento, lungo, sempre più rallentato qui.

Lungo, lento, rallentato.

Si arriva alla morte calando la velocità, fino a ché essa diventa nulla.

Vedo il tempo che smonta le mie radici. Alcuni segni nel quotidiano mi portano mestizia: non riescono più a manutenere le loro cose, una casa una volta ordinata e pulita ora invecchia con loro.

La recente perdita di autonomia che significa potersi muovere in città, fare la spesa, prendere aria e sole è l'ultimo dei gradini, della scala in discesa, sul quale sono passati.

È tutto lento, lungo, rallentato. I miei cari veci stanno arrivando al capolinea.

Per quanto possa essere un esercizio spirituale pesante, quello del Memento Morì!, il poterli aiutare e accudire, a fini settimane alterne, mi dà senso, senso di unità, di essere parte di quella ruota, restituire le cure e attenzioni che ricevetti. Fa parte di me, quando mia mamma prese la nonna Angela, in casa, colpita da ictus, per alcuni anni. Per me è semplicemente incompatibile mandarli in una casa di riposo.

Però è pesante. Le cose importanti sono sempre faticose.

Onora il padre e la madre.

giovedì 9 aprile 2026

Diradamenti

 Avevo accennato al distacco fisico. Purtroppo esso si è accentuato. Ci sono spiegazioni fisiche (menopausa) e di altra natura. Rosa Canina così amabile paga la sua abnegazione con la saturazione. Questo porta a malanimo e insofferenza. Quando si è in quelle condizioni i rapporti si diradano via via più.

Avremmo dovuto vederci domenica sera, è saltato. Questo è stato il motivo che ci ha indotto (eravamo in ferie entrambi martedì) a parlare dei problemi dopo che ho rotto il ghiaccio.

Abbiamo una lista di azioni-soluzioni che, purtroppo, vanno nella direzione di... allontanarci di più da ciò che ancora (non molto) facevamo insieme. Si pone la questione di cosa significhi essere una coppia. Certamente posso rinunciare al sesso - già saltuario da tempo - ma rinunciare a ciò che è avere un rapporto fisico sia pur  sublimato (prepararle il cibo, pasteggiare insieme, dormire in un letto insieme, potersi abbracciare con  piacere, etc.) pone la questione su cosa significhi stare insieme. Anche il tempo libero non va: nella fine settimana si accumula tutto quanto (specie sul mio lato) non fatto durante la settimana e questo non le va. Anch'ella invecchia, non andiamo più a camminare, ci faceva bene, ci univa. Ora non più.

Stare insieme come due conoscenti? È solo paura di non tornare soli?

È già molto tempo che la mia attenta percezione della realtà mi ha fatto cogliere questa solitudine de-facto in varie occasioni. Ad esempio, ho evitato di parlare di problemi, avendo, ella, espresso la saturazione per il supporto che molte persone le chiedono.

 Rosa Canina, per il momento, non accetta la mia proposta di separarci per due mesi per avere un principio di comprensione di cosa significhi tornare liberi e soli. Forse perché io sono più in avanti in questo cammino.

sabato 15 novembre 2025

Citrocosismo

 Accanto a me, una giovane madre nordafricana che ha sfornato tre pargoli.
Le probabilità che tra una quindicina d'anni i tre partecipino a questa grande festa sono alte.
Sento il suo raschiare in gola. Mi irrita anche solo quello.
Sono tra quelli che subiscono questa imposizione violenta, coercitiva, decisa da altri a loro vantaggio, utilità. Siamo passati dal citrocapitalismo al citromulticulturalismo.
Purtroppo ho un occhio malconcio, peggiorato molto da ieri sera, sono a 'sto CAU in attesa, l'oculista mi riceverà solo mercoledì. E la banlieue intorno si manifesta.

sabato 18 ottobre 2025

Ultima volta

 C'erano  tre generazioni attorno al pane, al cibo buono, al fuoco. Così, dopo una dozzina di anni i miei veci son giunti fin a questo cantone di Appennino, da lontano.

Mio papà ha trovato orecchie attente ai suoi racconti  alle citazioni della storia. Mia madre ha fatto comunella con Rosa Canina e ha visto ora, la sua casa unita alla mia.

Cari veci, ho pianto un po' quando, dopo ore di letizia, vecchie mie radici, siete saliti in auto. Si son chiuse le porte e siete andati via.

La letizia dell'ultima volta. Mi commuove, porta lacrime. Questa è la vita che si muore e ce ne andiamo.

martedì 30 settembre 2025

Col cucchiaio

Quando cammino, raccolgo i rifiuti che incontro. Quando posso li differenzio, altre volte li sposto nei cestini.
Spesso nel tragitto dalla stazione al posto di lavoro.
Rimane un po' più pulito o, se preferite, meno sporco.
Basta qualche giorno, ad esempio di permanenza di rom nel parcheggio scambiatore, vicino alla stazione, e il posto diventa una sorta di discarica abusiva. I miei sforzi quotidiani di molti giorni annullati in una serata, in un giorno.
A volte penso che sto tentando di svuotare il mare col cucchiaio.
Non riesco a capire perché molte persone trovino normale vivere in ambienti degradati, orribili, lerci e facciano molte cose per peggiorarli ulteriormente. Secondo me sono proprio scemi, cretini.

mercoledì 25 giugno 2025

Sgomento

Passano gli anni, si diventa un po' più  consapevoli della vita e della morte. Forse sarà il motivo per cui gli scenari di guerra, Ucraina e Russia, Vicino Oriente,  Palestina e Israele, ora in Medio Oriente tra Israele e Iran, senza considerare le mattanze che avvengono tribalmente in Africa, mi lasciano sgomento.

Non riesco a tifare, non riesco a vedere alcun bianco&nero, vorrei il suo conforto, la semplicità che  esso erca seco, semplificando e alleggerendo.

Invece ho faglie che mi fendono, simpatie e antipatie assenti o collidenti o collidenti con principi e valori.

La guerra è un ritorno all'ecologia brutale del migliore/peggiore che vince, se ne strabatte di queste congetture. Questo alimenta lo sgomento.

martedì 13 maggio 2025

Di più soave

Sono nella capitale bavarese per lavoro. Per una buona settimana. Questa volta ho fatto fatica a venir via da casa: l'Appennino amato esplode di verde, foglie, prati, mille mila fiori, silenzio, api che bottinano, profumi, fiori di acacia. Sono venuto via a malincuore, con fatica.
Sono in una parte nuova della città, vicino al villaggio olimpico. Solito albergo di qualità molto buona e perfettamente moderno, anonimo, internazionale, potrei essere a Philadelfia, Osaka, Nairobi o Montevideo, Singapore. Le città mi garbano sempre meno, ogni mese che passa.
Oltretutto saranno giorni di lavoro con uno sproposito di incontri, seminari, conversazioni. Col passare degli anni non ho più l'entusiasmo di una volta, neppure per la amata Germania che, nelle  città, è sempre meno Germania.
Ora sto andando a trovare la ex-suocera, mi rallegro: ci furono anni di affetti con loro, i suoceri, interrotti dall'asperrima separazione. Così trovo qualcosa di più soave, in questi giorni. Un'occasione per tornare ad abbracciarla, ella, riservata tedesca del centro-nord con quello spirito riservato, garbato, così mitteleuropea. E scambiare qualche parola col mio tedesco sempre più arrugginito.

domenica 23 marzo 2025

L'uomo che devitalbizzava gli alberi - 4

(L'uomo che devitalbizzava gli alberi - 3)

 Dopo la scorpacciata di tango di ieri pomeriggio, sera e prima notte, alla milonga del cuore, ho avuto "i postumi". Anche se non ho fatto così tardi, sono sempre tre ore dopo l'orario solito in cui vado a dormire.
Misto di stanchezza e voglia di dormire ma già svegli. Sono riuscito, a riaddormentarmi per un paio d'ore.
Le previsioni meteo non sono state indovinate neppure questa volta: da coperto con pioggia previsto a parzialmente nuvoloso ventilato. Zio peto, non "ci beccano" neppure il giorno prima!
Avevo annullato uscita in montagna, avevo voglia di aria, luce, sole, verde.
Sono stato tre ore e mezza, al sole e un po' di vento, a devitalbizzare gli àmoli (qui i lessici locali sono alquanto differenziati, rusticani, mirabelli, mirabolani, marusticani, Rosa Canina ne raccogli i frutti e cuoce delle scìquisite marmellate), gli olmi, gli alberi di giuda, i pioppi, le roverelle, i noci nella scarpata sotto casa e il sentiero che facciamo, Rosa Canina ed io, quasi giornalmente per andare e tornare alla/dalla stazione. Unici attrezzi, guanti da lavoro, scarponi, roncola, olio di gomito.
Provo gioia a vedere che questi alberi stanno diventando, anno dopo anno, sempre più grandi. Mi chiedo quanto resisteranno prima che arrivi il solito con la motosega.
In quest'ultino anno di meteo atlantico ho visto intere scarpate fianco strada franate come gelati al sole, regolamenti anacronistici "gestione neve" che spingono i confinanti a tagliare tutti gli alberi dalle scarpate ormai solo erbose che alle prime piogge abbondanti vengono giù. Ho visto interi boschetti annientati e poi sepolti da vitalba e rovi, sempre scarpate lungo strada, poi franate. Non frega niente a nessuno.
A me_mi piace, gli alberi che crescono e diventano grandi sono una delle cose che amo di più.

mercoledì 19 marzo 2025

Somiglianza

Sono venuto a conoscenza della scomparsa di Gianna Lou Müller in arte Nadia Cassini.
Devo essere sincero: non conosco pressoché nulla di lei.
Ciò che mi ha sconcertato è la straordinaria somiglianza tra lei e Melacerba, peraltro di origini calabresi, con la quale ebbi un principio di principio di storia, forse neppure quello, quando UnBipedino era proprio piccolino, io separato ancora da non molto tempo.
Melacerba era una splendida donna, eppure, io rimasi colpito dalla cupezza e dal senso di angoscia che trasparivano da alcuni suoi discorsi, racconti, confidenze. La prima sera e notte che venne a casa mia, le preparai una splendida cena. Poi si lasciò andare e i miei entusiasmi vennero spenti dai suoi racconti di sogni e altro, direi incubi più che sogni. Dormimmo abbracciati come sorella e fratello, con il mio eros annientato da quel flusso nero. Anche questo, pare, una caratteristica simile.
Osservo la foto a corredo in cui ella è senza trucchi e altre cose pesanti, capelli ossigenati e altra robaccia del genere, così come era. Qui pare proprio... una foto di Melacerba. Che bellezza, però!
Se n'è andata presto. Riposi in pace.

(giannaloumüller alias nadiacassini, via wikipedia)

mercoledì 5 marzo 2025

Uno all'ora

Sono in attesa da una buona ora qui dal mio medico di famiglia, mai incontrato prima. Estremamente lento e pacato nel conversare. Così entra un paziente e ci sta per quarti d'ora perché nel frattempo egli risponde, in lunghi tempi, alle innumerevoli telefonate che riceve.

È entrato un maranza, oltre 40' fa, che ha rotto il cazzo tutto il tempo, in sala di attesa, col suo furbofono a grande volume e le decine di puttanate che ha visto, è ancora dentro. Ho ancora due persone prima di me. Quante ore dovrò stare qui? Siamo a uno all'ora. Ora capisco perché egli non riceve su appuntamento.

Du' palle, non riesco ad essere così paziente., sono uscito dall'ambulatorio alle 19

Aggiornamento: tre pazienti, soo uscito dopo 3h 13' dall'arrivo.

giovedì 26 dicembre 2024

Caval donato, bue 'frescato


La fine settimana scorsa, venerdì e sabato, sono stato invitato, dall'Azienda, invito esteso a Rosa Canina, al "regalo di Natale". Alloggio e alcune iniziative interessanti in un angolo sperduto della provincia di Macerata, al confine con (i monti erti che separano quelle terre dal) l'Umbria.
A caval donato non si guarda in bocca.
Non dovrei dire nulla ma.... Ma non posso notare che quella "spa", si dice così, con tutte quelle "cose calde" (piscina, bagno turco, docce emozionali, sauna, piscina con cantone all'aperto sotto la neve) con costi energetici spropositati, diventano un esercizio a costo spropositato a persona per giorno. E' una follia, una cosa demente, fare quelle "robe" dove non ci sono acque termali calde!
Infatti, questa considerazione e per la mia (eufemismo) scarsa acquaticità, me ne sono rimasto a riposare in camera al diavolo tutta 'sta riba calda (Rosa Canina invece si è servita di alcune offerte). Peraltro la sera cibo di livello appena sufficiente, con scarsa o nulla relazione col territorio, troppe spese sul resto.
Al termine della giornata e mezza, per splendide e deserte aspre vie dei monti, siamo andati in una valletta sperduta, in fondo alla provincia di Perugia, a trovare un'amica di Rosa Canina, che ha acquistato una piccina frazione di edificio, un "appartamento torre", in quel borghetto minuscolo cresciuto attorno ad un antico mulino. Uh, che meraviglia! Silenzio, freddo freddo, lo scorrere di ruscello e acque in mezzo al borgo, che alimentano il mulino, cielo buio pesto esplosivo di stelle.
La sera, siamo finiti in quel di Scheggino, in una trattoria (eufemismo) popolare dove... il semplice cibo è stato sublime. Siamo usciti puzzando di fritto (popolare, non scherzavo!) ma... deliziati da quei cibi poveri, sapidi, integrali, saporiti, al dente, lavorati e preparati divinamente. Altro che spa del cazz per milanes!

Con _vini, ci siamo recati in visita a Spoleto, domenica 22 mattina presto. Ecco un altro gioiello dell'Italia non urbana o... non così urbana. Essendoci alzati preso e data la stagione (tempo da lupi il giorno prima, e ventoso freddo quel dì), quasi nessuno in giro. Abbiamo avuto la fortuna di percorrere quelle stradine, di visitare il Duomo, di passare sotto l'Arco di Druso, con pochissime persone, in strade quasi deserte, così lontane le folle e le costipazioni del sovraturismo.

Nel Duomo, la cappella degli Eroli, con gli affreschi del Pinturicchio e poi, gli affreschi sulla storia di Maria, di Fra' Lippo Lippi. Uh che meraviglia!
Osservavo i volti di Giuseppe, di Maria, le sembianze del bue e dell'asino, le piccole architetture, proprio quelle che ci avevano ospitato qualche ora prima, accanto al mulino.
Fra Lippo Lippi, al limite del metafisico, con una pittura con un'affrescatura quasi contemporanea.
Ecco, abbiamo provato momenti di gioia, a Spoleto e in quella trattoria "colla puzza di fritto" e in quell lande aspre, boscose, deserte.

Buone Feste fanculo cazzo di merdoso politicamente malcagato!!! Buon Natale!

(fralippolippi, via frammentiarte)

domenica 8 dicembre 2024

Gli spazzacamini

 (unuomoincammino)
 
Sono arrivati ieri, alle sette e cinquanta. Nel folklore sono considerati portafortuna, anche solo per il fatto che gli incendi da canne fumarie portavano sovente in disgrazia, in rovina le famiglie colpite e, con esse, talvolta, intere frazioni. Erano proprio neri, con il loro armamentario di aspirapolvere neri, di spazzole nere, di scovolini, scovoli, scovoloni neri, secchi neri, scale nere, guanti neri. Martin, di famiglia sudtirolese, Jon, moldavo.
Finito essi è iniziata per noi: per quanto attenti è inevitabile che del nerofumo sia finito qui e là. Le essenze sono resinose là, sporcano molto di più le canne fumarie e pure le macchine termiche (cucina economica  scaldaacqua, stufa a giri di fumo). Proprio una sgobbata pulire tutto!
Dopo un semplice e squisito pranzetto, altre due ore di lavoro, a spaccare legna, mio fratello ed io. La sera eravamo cotti e, anche se contrariati dall'assenza di fiocchi, abbiamo ghirato fino alle sette di stamattina, nove ore filate.
Ecco, allora, la sorpresa! Quattro dita di immacolato candore. Così  raro che, anche se mancavano le forme arrotondate degli accumuli maggiori, i ricami bianchi, il silenzio e il contrasto col cielo plumbeo, erano una meraviglia.
Stamattina, abbiamo fatto, Rosa Canina ed io, una breve passeggiata, a sentire la scricchiolare della neve umida sono gli scarponi, a seminare a spaglio, le ghiande di roverella che mi ero portato da giù.
Era così incantato, quel silenzio, quel candore.
Dal nero baubau degli spazzacamini, al bianco, anche sotto gli abeti, pini silvestri e larici, solo, le orme della volpe che ci aveva preceduti.

martedì 8 ottobre 2024

Dalla portafinestra

Giunge il rumore del mare agitato, posso vedere i cavalloni che si frangono sulla spiaggia, un po' più in là. Eppure...
Eppure son così tellurico o, se preferite, così  poco talassico che... questo mare di cittadina costiera adriatica, non mi fa né caldo né freddo. La dimensione naturale, qui, in città, del mare, è al limite dell'inesistente. Anche questo albergo condominio con certe pretese, di un certo livello, mi pare solo un albergo con pretese anonimo di citta. È tutto ordinato, lindo, pulito. E anonimo, cittadino.
Son qui per lavoro e so che ci son persone che pagano per essere qui per diporto, nelle loro vacanze. Mondo vario.

domenica 29 settembre 2024

Rinuncia

  • Questa rinuncia mi ha portato, veramente, tanta ricchezza.
    Tamara Lunger

Rinuncia: uno dei tabù della contemporaneità (liquida).
E' uno strumento che annienta interi paradigmi.
A soli settanta metri dalla vetta, dalla storia, ti salva la vita. E ti consegna, comunque, alla storia.
E' un paradosso colla potenza del paradosso. E' ciò che scassa tutte le aspettative, le pretese, i piani dell'esterno rendendolo impotente.

Mi capita, sempre più frequentemente, di rinunciare ora. In primis allo spostarmi residuo per diporto. E' liberatorio. Da disadattati sociali e liberatorio. Sei ricco, potente, in serenità, dopo, via dalle bolge, dall'iperturismo, ipertuttoilresto.

martedì 20 agosto 2024

PGR

(unuomoincammino)

Ho appena acceso il fuoco e lo scaldaacqua ci sta preparando l'acqua per la doccia.
Per la gioia di oggi, la prima vetta  con Rosa Canina  che ha tenuto il passo CAI, su un sentiero con passaggi del 2° grado, raggiante per la forma fisica e mentale ripresa.
L'ho molto amata, vederla silenziosa, salire e discendere un passo dopo l'altro, tenace, volitiva, con un sorriso di tanto in tanto.
In vetta abbiamo ascoltato Signore delle Cime, piango e singhiozzo sempre quando il canto di Bepi de' Marzi mi taglia in due.
Ho ringraziato la Signora della Neve  per la grazie ricevute.
  o UnOrsone, venerdì 1 dicembre 2023
  o o Rosa Canina, martedì 3 ottobre 2023, sabato 24 febbraio 2024

Così scelgo, per oggi, la foto alla testata di una malga sudtirolese il giro di sabato 17, e la sua sinfonia di fiori. C'erano anche delle cocche (galline), scure come quel legno, dietro quei fiori, salite per una piccola scala, a lato, che cooo-cooo cooo-ccodè, allegre, per l'uovo appena fatto.

martedì 13 agosto 2024

Quattro stagioni

Ieri sera, su invito di UnFiglio, un suo compagno di studi universitari era il contrabbassista, ce ne siamo andati qui, per un concerto di beneficenza (Vivaldi, Le Quattro Stagioni).
Pensavo all'opera per archi scritta dal Prete Rosso, per descrivere in musica la fantasmagoria dell'avvicendarsi delle stagioni, del loro manifestarsi in natura e nelle vicende umane. Johan Sebastian Bach, così caro al papà della mamma di mio figlio - RIP! - ammiratore del musicista veneziano, ne trascrisse alcune opere per organo. Era un segno dell'Europa, bella, colta, che sposava differenze e peculiarità ottenendo il meglio.
Ieri, in quel salone, di straordinario pregio austro-ungarico, che ogni volta mi stupisce, mi commuove, mi rende molle come un caki, pensavo a quanta bellezza ci fu.
Il passo della Mendola è un luogo che perse fascino, la nobiltà mitteleuropea smise di frequentarlo quando passò all'Italia. Così, accanto a Villa Imperiale, negli anni del turismo di massa, sorsero degli orrori - insuperabile il ciarpame lineare degli anni settanta/ottant a - ormai vuoti e ora a rischio di ammaloramento. Fosse per me demolizione e rimettere querce, prati, pecci.

Ascoltavo i movimenti del Vivaldi, chiudendo gli occhi, per escludere la bellezza del salone del Grand Hotel Penegal e fare tutta me stesso la musica
Dopo l'ubriacatura felice per il valzer, di quegli anni di Belle Epoque, quello "assenzio" fu rimpiazzato dal tango, ora sarebbe uno splendido posto per una milonga o per danze di corte e dell'ottocento, come qui.

mercoledì 31 luglio 2024

Vantaggi

Arriva Tizia, si siede, dopo qualche secondo si mette a ciciarare con Caia alla sua sinistra.
Caia viene chiamata dal dottore e subito Tizia si volta alla sua destra, verso me e inizia con :- "Lei da dove viene?"
L'orsone risponde :- "Mi scusi ma non ho tempo per parlare", riprendo a leggere e a spippolare (risposte ai commenti) il furbofono.

Il terrore del silenzio.

Essere orsi comporta qualche vantaggio. :)