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martedì 11 agosto 2026

Usi e genti - 4 : albres

(Usi e genti - 3)

Con grande stupore, abituato alla presenza diffusa del peccio nelle Alpi centro orientali, qui là (scrivo da casa, ora) gli abeti rossi sono sporadici, se non rari.
Gran parte dei versanti anche in quota media vedono la presenza dei larici: qualche costa in sponda destra (rivolta a nord) vede una buona presenza di abeti bianchi; a quote più  elevate cirmoli - dei meravigliosi cirmoleti, che meraviglia! -  larici e betulle. All'ingresso della valle, nelle zone sedimentarie, calcaree, diffuse pinete (silvestre e anche qualche austriaco/nero).
Abeti rossi pochi.
Penso che... non sia casuale: ho visto che in molti lariceti c'era presenza di bovini al pascolo.
Sapevo dalle vallate tirolesi che per sfruttare in modo ottimale i pochi terreni (rispetto alle numerose bocche ;)) venne adottata la combinazione lariceto - prato: i larici, colla chioma rada, permettono al prato di vegetare bene sotto di essi. Una scelta ottimale che permette di avere a disposizione il miglior legno di conifera con il pascolo e la trasformazione di cellulosa in proteine e grassi.
Nel piccolo museo etnografico (capelli e dintorni, vedi puntata 3) ho visto alcune foto della valle a fine Ottocento inizio Novecento: solo campi, boschi e alberi pochissimi. Faceva quasi impressione quel paesaggio agricolo privo di alberi.
L'abete rosso soffre l'aumento delle temperature e aridità e siccità  (pandemia del bostrico): mi chiedo come possano fare i larici, anche a quote relativamente basse (1100 - 1300 msldm) col caldo porcomerdo che c'era, c'è  e ci sarà . Singolare, per me, questa compresenza di larici con latifoglie, grandi e vigorosi frassini, essenza dei terreni asciutti, aridi.

(a dispetto dell'ordine e cronologico e di selezione, zio gugol ha deciso di  inserire le immagini in ordine inverso)








Le comunita' locali hanno imposto, da qualche tempo, che tutti i tetti debbano essere fatti o ri-fatti in lose: qui a sinistra un dei tetti in tegole residui.


sabato 8 agosto 2026

Usi e genti - 3

(Usi e genti - 2: sacro profano umano)

La vita era dura, specie con l'aumento demografico del XIX secolo. Veramente dura. Tant'è che qui si creò una primo protodistretto per la lavorazione e l'esportazione dei... capelli. Eh, la necessità aguzza l'ingegno! 
Eppure c'erano posti ancora più poveri: andavano in Veneto e in Carnia a tagliare i capelli delle donne, talmente povere che per avere una tovaglia, un pezzo di stoffa, si facevano rapare. Avevano perfino sviluppato in linguaggio criptico, i capellatori, per comunicare tra di loro senza che gli astanti, le astanti, capissero.
Anche qui si votavano ai santi.
E lo facevano molto bene, direi.





lunedì 3 agosto 2026

Usi e genti - 1

Incanto.
E stupore.
Trovo affinità incredibili con quanto conosco del Trentino paraladino, romanzo occidentale. Qui la geologia consente la lose, là no, si utilizzavano le s'ciandole.
Anche la lingua d'un bot (di una volta) sono vicine.








domenica 14 giugno 2026

P s d t f

Pietra, secoli di tempo, fiori.
Dopo molto tempo, tango.
Non solo tango.
Me_mi piace!

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martedì 10 marzo 2026

Cascatella

(unuomoincammino)

Eravamo usciti per una camminata, domenica. A dispetto delle previsioni che non prevedono, è iniziato a piovere. Quindi abbiamo proseguito per un giro in auto.
Dopo chilometri di boschi, nell'Appennino deserto, siamo giunti ad un borghetto, una quindicina di case, nulla di antico, edilizia del secolo scorso (molto meglio il toponimo dell'architettura).
Tuttavia, molte di esse, erano belle piccole case, nel verde, con orti e giardini, coi comignoli fumanti (mi piace tanto, questo!).
Una aveva questa splendida cascatella di rosmarino in principio di fioritura.

Nella minuscola prossima frazione un piccolo forno: ci piace fare acquisti in questi piccoli esercizi residuali. Siamo stati premiati: il pane semiintegrale  ancora tiepido,  era profumato e squisito. Solo farina buona, pasta madre, sapore, profumo, crosta croccante. Ce ne siamo sbaffati al volo quasi un terzo, salendo a piedi verso la parrocchiale, un po' relitto anch'essa, ammalorantesi.

martedì 13 gennaio 2026

Relitti d'inciampo

(unuomoincammino)

Così inciampi in questi relitti di borgo, di
vite umane e di bestie. Leggi il segno del tempo che fugge, le speranze, in vite aspre, nei Santi, nella Madonna.
Istruzione per i piccini, numerosi a quei tempi, seconda metà dell'Ottocento, parte della poderosa crescita demografica certezza per fame, miseria ed emigrazione, guerra,  preghiere per ciò, spesso gramo, che li aspettava.
Anche se domenica era giornata di sole, colla bellezza straripante dell'Appennino a circondarci nella nostra camminata, quell'inciampo mi ha lasciato pensieroso, a meditare.
Le porte sono chiuse, i comignoli non hanno più  il loro pennacchio di fumo.

domenica 2 novembre 2025

Landi dei Bardi

Quando mi inoltro per l'Appennino, ri-scopro quanto essa sia bello. La luce d'autunno, di traverso, è il miglior binocolo per osservarne la bellezza. Il primo e medio Appennino, con la loro geologia fragile, sono proprio colline con pendenze miti e le strade che non hanno un decametro uno che sia dritto. Inoltrandosi verso sud-sud-ovest, si arriva quasi prossimi al crinale, al macigno che deborda, per qualche chilometro, dal confine fisico (spesso, ma non sempre) anche politico con la Toscana, anche se domenica scorsa, 26 ottobre, non ci siamo spinti così a sud.
Con Rosa Canina, in lunghi tratti, eravamo da soli nella meraviglia.
Con  Federico I dei Landi la casata ebbe rango elevato a marchesi, era contea di confine anche allora. Mi ha sempre affascinato il rango di marchese.
Alla fine eravamo saturi di bellezza, date, nomi, abbiamo chiusa la Guida Rossa, quella stampata, quelle in rete, e siamo rimasti nel vento, lassù, la Bellezza, gli spazie, la storia e noi due.

Così bello il basso Appennino qui che ci siamo fermati per ammirarlo.

Qui si possono notare le pendenze sfasciate ovvero quelle che le argille del pliocene si possono permettere. A naso, direi, siamo inferiori ai 30 gradi. Qualche isola rocciosa, sulle sommità, galleggia sopra di esse.

Entro le mura del castello la piazza d'Arme.

Il mastio, la parte originaria, XIII - XIV secolo.

Cortile de pozzo, con l'accesso (?) al mastio, con uno splendido cespuglio di rosmarino.

Si fa sera, con l'accesso al Cortile d'Onore, la parte tardo rinascimentale (XV - XVI secolo)

(unuomoincamino)

mercoledì 10 settembre 2025

Disabitantisi

Negli ultimi tre giorni siamo stati poco nelle spiagge della riviera perché ci siamo dilettati con l'entroterra e i borghi che la caratterizzano, alcuni  come Pietrasanta, con molta arte medievale e rinascimentale. Altri semplici borghetti, accanto ai castagni, alle erte coste, col silenzio, il panorama di onde verdi intorno e il cippettio degli uccelli. Centri disabitantisi in questa incompatibilità tra economia e ben-vivere. In questo, una semplice micropiazza con un oratorio mariano, aperto. Pietre, dipledenie, qualche santo al quale votarsi. La Bella Italia minore, un po' in decadenza, con qualche tentativo di restanza.

venerdì 2 maggio 2025

Angolo

Domenica scorsa, nella passeggiata mattutina prima della milonga del pomeriggio, ero incappato, con _zzz, in questo angolo, all'incrocio tra due strade del centro storico.
Un'edera così rigogliosa, esuberante, da essere addirittura in forma para-arborea.
Verde acceso, un poco di ombra, per un luogo che potrebbe dare anche altri tipi di piacere.

(unuomoincammino)

lunedì 28 aprile 2025

KRLS

 
Venerdì osservavo, con attenzione, mattoni, pietre, affreschi, pergamene, capitelli, fonte battesimale. Da secoli, lo spirito sospinto da "Ora, lege et labora!" anima questi luoghi.
Qui è il tempo che è vasto.
Vedi il monogramma K(a)R(o)L(u)S è noti che il tempo, le generazioni, volate nel tempo trascorso da quell'anno 798. Il tempo è questa dimensione fuggente, nel momento in cui lo vivi, qui, ora, esso è già fuggito.
È così bello e prezioso quanto essi ci hanno lasciato.

giovedì 26 dicembre 2024

Caval donato, bue 'frescato


La fine settimana scorsa, venerdì e sabato, sono stato invitato, dall'Azienda, invito esteso a Rosa Canina, al "regalo di Natale". Alloggio e alcune iniziative interessanti in un angolo sperduto della provincia di Macerata, al confine con (i monti erti che separano quelle terre dal) l'Umbria.
A caval donato non si guarda in bocca.
Non dovrei dire nulla ma.... Ma non posso notare che quella "spa", si dice così, con tutte quelle "cose calde" (piscina, bagno turco, docce emozionali, sauna, piscina con cantone all'aperto sotto la neve) con costi energetici spropositati, diventano un esercizio a costo spropositato a persona per giorno. E' una follia, una cosa demente, fare quelle "robe" dove non ci sono acque termali calde!
Infatti, questa considerazione e per la mia (eufemismo) scarsa acquaticità, me ne sono rimasto a riposare in camera al diavolo tutta 'sta riba calda (Rosa Canina invece si è servita di alcune offerte). Peraltro la sera cibo di livello appena sufficiente, con scarsa o nulla relazione col territorio, troppe spese sul resto.
Al termine della giornata e mezza, per splendide e deserte aspre vie dei monti, siamo andati in una valletta sperduta, in fondo alla provincia di Perugia, a trovare un'amica di Rosa Canina, che ha acquistato una piccina frazione di edificio, un "appartamento torre", in quel borghetto minuscolo cresciuto attorno ad un antico mulino. Uh, che meraviglia! Silenzio, freddo freddo, lo scorrere di ruscello e acque in mezzo al borgo, che alimentano il mulino, cielo buio pesto esplosivo di stelle.
La sera, siamo finiti in quel di Scheggino, in una trattoria (eufemismo) popolare dove... il semplice cibo è stato sublime. Siamo usciti puzzando di fritto (popolare, non scherzavo!) ma... deliziati da quei cibi poveri, sapidi, integrali, saporiti, al dente, lavorati e preparati divinamente. Altro che spa del cazz per milanes!

Con _vini, ci siamo recati in visita a Spoleto, domenica 22 mattina presto. Ecco un altro gioiello dell'Italia non urbana o... non così urbana. Essendoci alzati preso e data la stagione (tempo da lupi il giorno prima, e ventoso freddo quel dì), quasi nessuno in giro. Abbiamo avuto la fortuna di percorrere quelle stradine, di visitare il Duomo, di passare sotto l'Arco di Druso, con pochissime persone, in strade quasi deserte, così lontane le folle e le costipazioni del sovraturismo.

Nel Duomo, la cappella degli Eroli, con gli affreschi del Pinturicchio e poi, gli affreschi sulla storia di Maria, di Fra' Lippo Lippi. Uh che meraviglia!
Osservavo i volti di Giuseppe, di Maria, le sembianze del bue e dell'asino, le piccole architetture, proprio quelle che ci avevano ospitato qualche ora prima, accanto al mulino.
Fra Lippo Lippi, al limite del metafisico, con una pittura con un'affrescatura quasi contemporanea.
Ecco, abbiamo provato momenti di gioia, a Spoleto e in quella trattoria "colla puzza di fritto" e in quell lande aspre, boscose, deserte.

Buone Feste fanculo cazzo di merdoso politicamente malcagato!!! Buon Natale!

(fralippolippi, via frammentiarte)

martedì 13 agosto 2024

Quattro stagioni

Ieri sera, su invito di UnFiglio, un suo compagno di studi universitari era il contrabbassista, ce ne siamo andati qui, per un concerto di beneficenza (Vivaldi, Le Quattro Stagioni).
Pensavo all'opera per archi scritta dal Prete Rosso, per descrivere in musica la fantasmagoria dell'avvicendarsi delle stagioni, del loro manifestarsi in natura e nelle vicende umane. Johan Sebastian Bach, così caro al papà della mamma di mio figlio - RIP! - ammiratore del musicista veneziano, ne trascrisse alcune opere per organo. Era un segno dell'Europa, bella, colta, che sposava differenze e peculiarità ottenendo il meglio.
Ieri, in quel salone, di straordinario pregio austro-ungarico, che ogni volta mi stupisce, mi commuove, mi rende molle come un caki, pensavo a quanta bellezza ci fu.
Il passo della Mendola è un luogo che perse fascino, la nobiltà mitteleuropea smise di frequentarlo quando passò all'Italia. Così, accanto a Villa Imperiale, negli anni del turismo di massa, sorsero degli orrori - insuperabile il ciarpame lineare degli anni settanta/ottant a - ormai vuoti e ora a rischio di ammaloramento. Fosse per me demolizione e rimettere querce, prati, pecci.

Ascoltavo i movimenti del Vivaldi, chiudendo gli occhi, per escludere la bellezza del salone del Grand Hotel Penegal e fare tutta me stesso la musica
Dopo l'ubriacatura felice per il valzer, di quegli anni di Belle Epoque, quello "assenzio" fu rimpiazzato dal tango, ora sarebbe uno splendido posto per una milonga o per danze di corte e dell'ottocento, come qui.

martedì 9 luglio 2024

San Severino di Centola

Castelli, fortezze (e borghi contigui) mi attirano come il miele per l'orso!
Eccoci, domenica, caldo afoso che "ci sudava pure la lingua in bocca", al borgo abbandonato di San Severino di Centola.
Ha resistito per secoli e, in pochi lustri, nel dopoguerra, si è spopolato, è morto. Considerate le condizioni comprensibile che nessuno abbia voluto proseguire con fatiche, sacrifici, stenti che ora non possiamo neppure concepire. Incappati quasi per caso. La Gola del Diavolo che esso domina(va) è una meraviglia in sé.
Visto che, di tanto in tanto, riporto in questo diario qualcosa delle mie visite ai borghi abbandonati, apro la colonna (categoria) relativa.




I palazzi baronali si distinguevano da quelli plebei anche per l'uso dell'arco invece che dell'architrave. La chave di volta ha una ricerca di bellezza, pietra rosa locale (c'è una vena che attraversa il borgo).



Qui e sopra i resti della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
(unuomoincammino)

lunedì 8 luglio 2024

Vita (cilentana)

Qui al mare, bello ma molto (eufemismo) più affollato delle nostre calette deserte della Sardegna, mi stufo. Anche per la mozzarellaggine bianchiccia, non c'ho più  voglia di abbrustolirmi; quando inizierò ad essere abbronzato, la vacanza sarà finita. Sabato a metà pomeriggio siamo scappati dalla costa e, per chilometri, ci siamo addentrati nella montagna cilentina.
Alla fine, rimango un montanaro e questi monti  coperti di boschi verdissimi, interrotti da splendidi uliveti, da ubertosi orti con dentro meraviglie e ben di Dio (fagioli, pomidoro, melanzane...), sono delizia per occhi e anima.
Questi luoghi fanno parte di quel Meridione che potrà essere una salvezza dell'Italia. Conobbi, in passato, quel distinguersi dei Salernitani dalle barbarie che caratterizzano altre parti della Campania (mi fa riflettere le origini lucane e non campane di questa parte d'Italia, come la toponomastica indica ancora chiaramente). Lo si vede, in primis, dalla cura per l'ambiente, boschi sani, paesini puliti, pochi rifiuti lungo le strade, nulla di paragonabile alle obbrobriose discariche lineari viste lungo il tratto terminale della A1, dell'A30 e quel po' di A2 percorso e, da tempo, purtroppo, anche a casa.
Ieri sera, alla festa per l'elezione del sindaco, a Rofrano (curiosità linguistiche qui), siamo incappati in padre Antonio, il parroco. Incredibilmente in tunica nera, col tricorno nero con fiocco nero da presbitero; mi è parso di essere tornato nel 1924. Ci ha introdotti alla storia di quel paesino, con secoli di problemi coi saraceni, fatti banditi dall'attuale furia ideologica woke accogliona, razzista anti, che vuole abolire storia e realtà.
Nella chiesa della Madonna di Grottaferrata, ecco una meraviglia, in abside, una pacioccona (longobarda nei lineamenti chiari) Madonna seduta, come nelle tradizioni di altre aree campane, e un retaggio e un sincretismo che riportano a culti pagani femminili precristiani.

Vedo un'Italia ancora sana, schietta, qui. Anche elegante, mi piace tanto la cadenza, il voi.
Giovani donne con figli, giovani uomini robusti, la cultura contadina ancora forte, un senso civico spiccato. Un'Italia ancora dritta, non al contrario come nelle nostre città storte, malate, di plastica, che pigliano problemi, malattie, incapacità, vizi e li riverniciano da valori, soluzioni, opportunità.

Scorcio di Castelruggero e monte Bulgheria sullo sfondo.
traffico... zero!



Sagrato della chiesa della Madonna di Grottaferrata, con capperi e fiori - Rofrano

domenica 7 luglio 2024

La casetta

(unuomoincammino)

  • Parva, a sed alta mihi
    (Casa piccola, ma adatta a me)
    Ludovico Ariosto
Ecco il vicoletto che separa la vecchia casetta marinara da un edificio più recente (a dx, ad intuito, potrei dire forse una vecchia scuola elementare o media).
Il nostro rifugio per qualche giorno su questo lembo incantevole del Tirreno.

lunedì 27 maggio 2024

Verde (e non solo)

Domenica siamo andati a camminare, qualcosa di semplice, questa volta non su, ma giù, in basso, dove l'acqua di questi giorni  splendidi di clima atlantico (mi sembra di essere tornato al meteo di quando ero piccolo) si riunisce in ruscelli e poi torrenti. Sì, anche il suono di ruscelli e cascatelle, sparito da lustri, ad accompagnarci. Fino ad un punto e un mulino con le prime cronache a citarli del XII secolo.
E' la bellezza profonda, selvaggia, dell'Appenino, verde come da molti anni (siccitosi) non si vedeva. Mi fa piacere che Rosa Canina, piano, riprende a camminare. Ancora cose semplici senza dislivelli importanti.
Tornando a casa per splendide, tortuose, lente vie minori, siamo incappati in un piccolo borgo che ci ha colpito per un suo cantone fiorito.