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domenica 14 giugno 2026

Festina lente

Per il suo compleanno, 65o, _rezza, sta attraversando a piedi l'Appennino tosco-emiliano.
Giovedì  sono fuggito dalla frenesia parossistica del lavoro (mi sta rovinando (la salute)) e lo ho accompagnato per la terza tappa.
Egli (e un altra persona che lo accompagna in questi sei giorni) camminavano molto lentamente. Sono così compresso da ritmi e tempi del lavoro che mi son goduto pure questa grande lentezza. Silenzio, la musica del vento tra le chiome di faggi, aceri e abeti, poi come onde sull'erba alta e fiorita, fiori, fiori, ovunque, fragoline, placidi bovini da carne al pascolo (una giovenca con segni di tentativi di predazione - probabilmente lupesca - a mammella e nei pressi dello stinco posteriore sinistro), la bassa temperatura della quota, ombra verde scura, sole giallo cielo sereno blu, Appennino fulgido.
Egli è arrivato assai affaticato alla locanda, ma è arrivato.
La lentezza mi ha permesso pure di diminuire il tempo di attesa per Rosa Canina che mi era venuta a prendere per il ritorno.

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venerdì 18 luglio 2025

Delle pippe, della morte, della natura

Dopo essermi spaccato la testa per cinque giorni, e l'anima, così duro questo lavoro, sono tornato da loro. Rosa Canina ed io li seguiamo da qualche tempo, sporadicamente, vorrei di più. Cercavo, stasera, un po' di sollievo, demoralizzato per lo schianto, per complessità e gazzarra, un fottuto, merdoso casino.
Quando parlo di patologie degli artificializzati urbani ho in mente anche la salubrità, la sanità in pensiero, corpo, mente e spirito di coloro che sono nella natura. Vi lascio alle parole di Leonardo, molto semplici e che vanno al senso, adamantino, di vita, morte e natura.
Ecco, dopo fatica, durezza, di lavoro di questi giorni, spappolato, ho trovato conforto in loro, Nina e Leonardo.
Sono stanco.

Quanto tempo è(ra) che non condividevo un video?

giovedì 1 maggio 2025

Sul lavoro

  • Un’aporia nella quale è difficile orientare la propria bussola morale.
    Vapore Sodo, geogatti
Festa del lavoro.
Mmh.
Discorso complicato: molte persone pensano solo al diritto al lavoro che, sotto sotto, viene creduto un diritto ad un reddito, un'aberrazione che nelle società signorile di massa, diventa la demagogia del reddito di fancazzanza, l'ipocrisia dei compagni al caviale predicatori con BMW e sguattero/servo filippino che pulisce anche i cessi. Rosa Canina, insegnante, mi racconta quasi quotidianamente degli orrori di molti colleghi per cui la scuola è il posto di stipendio: sono quelli che scansano tutto il possibile e, non di rado, lo ammettono direttamente, sono lì solo per lo stipendio. Saprei io come raddrizzarli (non c'è alcun obbligo di fare lo insegnante!).

Mio padre, colto e libero pensatore, frequentò anche delle comunità gandhiane e mi raccontò dello sciopero della fame che Gandhi fece perché la moglie, di casta alta, voleva far pulire i cessi ad una persona di casta inferiore. 

Quindi io sono ferocemente contrario a far fare ad altri ciò che non ci piace. Lo so, questo è un moralismo severo, estremo, che contrasta colla natura, colle leggi della termodinamica per le quali lo spirito innato è la massima resa al minimo dispendio energetico. Il reddito di fancazzanza è la coronazione ideologica della massima resa col minimo "lavoro".
Ho trovato  la soluzione alla aporia, come usa messer Vapore Sodo: sul piano della natura, della ecologia

  1. Non si mangia gratis.
  2. Quello che scansi tu poi tocca a me.
    No grazie!
  3. Se non fai bene il tuo lavoro poi i danni li subisco io.
    No grazie!
  4. Ci sono infiniti lavori di ogni tipo, ripeto, di ogni tipo che ogni persona, può fare per mantenere sé stessa e per contribuire alla comunità.

Quindi sì al dovere di lavorare per non pensare su spalle altrui.
Il resto è demagogia per pigri, furbastri, e cialtroni dalla quale io sto più lontano possibile.

venerdì 15 novembre 2024

Bacchettate e complimenti

Ho tirato troppo al lavoro, sistema immunitario giù, mi sono ammalato.
Avevo preso un giorno di ferie, oggi, per andare a sistemare la legna, in casa di mamma, saltato tutto, sono a casa malconcio.

Noto che i sinistranti, campioni insuperabili di oikofobia, xenofilia e autorazzismo, dopo averci sfracellato lo scroto per anni colle lezioncine impartite dai loro compagni barcelloneti, dal Guardian, da ministri francesi sui pericoli di fasciofascismo, dai professori woke di UCLA o Berkeley, dal commissario EU progressista Pinco Pallo, dai comitati LGBQWerty londinesi, ora strepitano per un commento di un tale signor Elon Musk.

Peraltro, non riesco a partecipare a questa dicotomia "ora arriva il paradiso!" - "ora arriva l'inferno!" seguita alle elezioni presidenziali statunitensi.
Non capisco questa esterofilia, il sottolineare le bacchettate provenienti dall'estero, o gongolare per i complimenti, da Pinchi Palli, stranieri. Mah.
Il signor Musk mi pare che, dopo scelte orribili, demenziali (i nomi dei figli dicono molto) forse ha avuto un rigetto rispetto al wokismo di cui fu preda.

In ogni caso, prendere lezioni da freak / problematici  di quella nazione frankenstein stelle e strisce, fonte inestinguibile di tutti i maggiori problemi della contemporaneità, oppure da sinistranti arcobalenghi al caviale e cavolini di Bruxelles, mi sembra proprio una sciocchezza, anche se trova grande seguito.

mercoledì 24 luglio 2024

Greve

Quant'è greve lavorare a questi enormi castelli di carte.

martedì 11 luglio 2023

Complicato

Viaggio complicato oggi.
Questa volta non si tratta dei treni verso le banlieue locali da incubo nordafricano usuale.
Perso coincidenza, per ritardo di 20' del treno da paesello, eccomi sull'Intercity arrivato, a sua volta, in ritardo pesante come decine di altri treni.

Ora siamo a Cattolica ferma da 35': passeggero violento. In attesa di ambulanza per TSO.
Beh. non male l'Italia politicamente corretta in mano a a questi nocenti. Questo era evidentemente uno psicopatico (sguardo da psicofarmaci perso nel vuoto). Ah, la legge Basaglia, che meraviglia!
Nota a latere: ovviamente poiché non abbiamo problemi abbastanza nostri, essi vogliono che ne abbiamo piu' possibile pure di esotici: così non ci annoiamo.
C'è qualcuno che tenta di lavorare con ritmi sempre piu' pesanti per portare avanti la baracca, cogli altri moralmente superiori che si divertono a mettergli nuovi bastoni nelle ruote.

martedì 15 febbraio 2022

Un misto

Finito questo parossismo creativo/lavorativo (la settimana scorsa quasi 29h extra) tornerò a te, caro diario.
Intanto sono in questo vortice, con un misto di angoscia ed eccitazione.

mercoledì 5 gennaio 2022

Venti quintali

 (unuomoincammino)

  • La legna scalda sei volte.
    (falegname del luogo)
Ieri mattina il titolare della segheria ci ha portato circa cinque metri cubi (ca. 20 q.li) di scarti.
Mio fratello ed io li abbiamo spaccati, a pezzettoni grossi per la stufa a ole, nella stube, il resto, più piccolo,  per cucina economica e scaldaacqua. Rosa Canina li ha accatastati.
Peccio, qualcosa di abete bianco e larice. C'è un ché di molto piacevole nel legno: pasta bianca, le nervature, colori dal bianco, panna, rossastro, grigio azzurrino, il profumo della resina, i ghirigori dei nodi, i loro morsi rabbiosi ortogonali alla calma delle fibre longitudinali. È un materiale naturalmente sensuale, bello, morbido, specie quello di conifere
Dopo cinque ore di lavoro eravamo cotti, io quasi con la febbre.
Lavoro semplice, spegni la testa, usi il corpo.
Alcuni tronchi erano ancora bagnati, quasi fradici, di linfa. Appoggiavi il filo dell'ascia, facevano intravvedere una bava di umidità. Ora i venti quintali stagioneranno almeno un anno e mezzo a seccarsi per bene. Poi ci scalderemo un'altra volta a portarli nella legnaia interna.
Siamo riusciti a vedere un quarto d'ora di fiocchi, oggi. Rosa Canina sta guidando, torniamo in Appennino.

lunedì 27 dicembre 2021

Si allentano

Abbiamo fatto la nostra piccola grande festa, ieri, con gli _zzz. Ci sono gli affetti e anni, ormai più di tre lustri, di avventure, vacanze, tempo insieme. Ho preparato un bel pranzetto, abbiamo scampato per un pelo il vegano tirando fuori l'antidoto, qualche fette di salsiccia, per iniziare... Dopo il pranzo, riposo e quindi una camminata, poi un Monopoli, alla fine i due ragazzi hanno preparato un risotto, io avevo dato la mattina per il pranzo, appunto. Intimo, tranquillo, famigliare. Non posso, caro diario, non scrivere di questa celebrazione del nostro volerci bene.

Oggi ancora cinque ora di lavoro, ancora, fuori programma, ma l'importanza della questione da terminare non ammetteva pigrizie. Pacta sunt servanda, avevo dato la parola.
Poi, piano, sono entrato nello spirito del riposo. Per qualche giorno i ritmi lavorativi forsennati, incastrati al secondo, si allentano. Sto invecchiando, inizio a non starci dietro.
Ho potuto dedicarmi a qualche commissione, persino, in prima sera, oggi. Che piacere!

mercoledì 22 dicembre 2021

Le piccole morti

Ecco il sole invitto che, oggi, riprende la sua risalita sul nostro orizzonte. Col passare degli anni questi cicli che si completano diventano sempre più piccole morti.

Sono giorni  un po' cupi e di preoccupazioni: un collega nonché Maestro per me, ha finito oggi il suo ultimo giorno di lavoro, qualche giorno di ferie e poi la pensione. Io dovrò subentrargli in alcune aree e sento il peso della responsabilità e il fatto che il passaggio di competenze non ha potuto che essere incompleto. Egli era ideatore, architetto e muratore di quelle parti, molte cose sono solo in lui e con lui se ne vanno. Infine, io non sono al suo livello. 
Egoisticamente, non avrò più possibilità di imparare da un Maestro: bello per ciò che fu e terribile per ciò che non sarà, allo stesso tempo.
E' una piccola morte, oggi.
Il mio amato Inno dei Cherubini dice ciò che le mie parole non possono.

sabato 4 dicembre 2021

Dilettante

  • Nei prossimi dieci anni il trenta per cento degli ingegneri europei andrà in pensione.
    (convegno aziendale, autunno 2019)

Riflettevo sul vituperato concetto di dilettante e su quanto, osservo invece nella realtà.
Di tanto in tanto incappo in lamentele da parte di alcune persone per il fatto che il figlio o la figlia sia in situazione precaria di lavoro. Sai, Massimiliano è al quarto master, questo alla uni di Vattelapensky in Relazioni Internazionali Psicoavanzate... Oppure la tal signora che scrive poesie come mai nessuno ha fatto in tutta la storia della letteratura... vive cazzabubolicamente, piglia il reddito di fancazzanza, sempre in ritardo colle rate delle spese condominiali e l'amministratrice che la deve sollecitare.

Persone che credono in professioni assurde: farò il direttore d'orchestra solo Scala o Bolscioj, perché, solo quelli sono sufficienti per il mio livello, l'ambasciatore italiano in Canada, l'attaccante al Chelsea o al Real Madrid, la poetessa a Rai Radio3, fotografo come Jean Lup Sieff, solo per Cosmopolitan e Vogue. A livelli meno ... glamour le cose non migliorano (qui , applicare un fattore 0.25 per despettacolarizzare, detelevizionizzare). Credenze e comodanze. Iscriversi a università dove molti esami li prepari in pochi giorni di studio, non ho voglia di alzarmi alle sei..., non mi va di fare le ferie a giugno... .

Ho avuto la grande fortuna di avere due Genitori, mamma e papà, che mi hanno insegnato il valore e dovere del sapersi mantenere col proprio lavoro, col sudore della propria fronte e lo spremere le proprie meningi, il valore dell'indipendenza che consegue da un lavoro con un reddito dignitoso o anche buono.
Anche mio figlio ebbe uno sbandamento, aveva visto un po' di filmoni merikani con i super avvocati staaars, ad un certo punto si era incraniato nel volersi iscriversi a giurisprudenza per difendere gli sfigati del mondo... anni di lavoro a pochi spiccioli al mese come praticante in qualche studio assicurati! Una scelta... massimamente sfigata! Osservo un'altra cosa: persone che intraprendono queste professioni dei mulini a vento "uno su centomila" poi, di tanto in tanto, sbuffano: devo fare il fotografo per le nozze, devo insegnare il ballo del qua qua ai pensio, du palle, faccio pubblicità per degli yogurt... Si trovano a dover costringere i loro ego di potenza creativa e artistica con la banalità non solo quotidiana ma pure dozzinale => il diletto sparisce.

Il diletto dell'eccellenza richiede da una parte la disciplina dell'essere umili per innalzarsi nel livello, dall'altra la libertà del non dover parlare a muggiti e gemiti se vuoi comunicare con la tua "poesia".
Diletto.
Il diletto è fondamentale, senza di quello diventa 'na broda grigia e se la fai otto ore al giorno, capirai che meraviglia! Dilettante . E' una parola che è liberatrice, il viatico per l'eccellenza (pensa ai novantanovemilanovecentonovantanove, dimenticati quell'uno su centomila, geni, stelle!). Richiede di stringere i denti e sapersi impegnare, costanza, superare difficoltà, le cose importanti richiedono impegno e sacrificio nel tempo!

Inizia ad avere una professione con le contropalle, mastro fornaio, fisico dei nuovi materiali, perito elettrotecnico, sarta, ingegnere aereospaziale, operaio specializzato mecatronico, ostetrica, casaro, etc. . In molti di questi casi dovrai resistere  per finire gli studi o il praticantato perché avrai già proposte molto allettanti ancora prima di finire gli studi, Poi, nel tempo libero, ti potrai laureare in psicologia dei diritti umani (sigh!), in letteratura poi master in scrittura creativa, potrai fare lo yoga per minorati e difendere i poracci. Potrai dilettarti  alla grande nel tempo libero, vivendo dignitosamente  e pure bene adempiendo al dovere morale di non pesare sulla fatica altrui.

martedì 24 agosto 2021

Così chiuso

Avevo così chiuso col lavoro che... mi ero dimenticato che avevo portato a casa il piccio; me ne sono accorto, in ufficio, quando ho visto la scrivania vuota.
Anni che passano e memoria che scende oppure una cesura completa? Sto tornando a casa, lavorerò da lì.

mercoledì 13 gennaio 2021

Un po'


Mah, non un grande periodo. Le ferie invernali sono stare assai riposanti e relativamente lunghe. Da una parte sono state ristoratrici, dall'altra, per contrasto, hanno evidenziato quanto siano forsennati i ritmi normali, elevate le pressioni quotidiane. Osservo i ritmi blandi, le deresponsabilizzazioni, i privilegi di coloro che lavorano nel pubblico. Quanto potrà allargarsi questa forbice?

Usavo il termine di servidelfiscoglebainps e la situazione non mi sembra affatto migliorata. I politicastri sinistranti hanno deciso che è ora di imbarcare/importare altre moltitutidini che graveranno sulla mia, sulla nostra fatica, facendoci anche a fette nel caso finiremo nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Anche il ripetersi del casa-lavoro o lavoro-in-casa-casa e il non uscire ché di rado non aiutano. UnBipedinone, che sa studiando abbastanza sodo, sbuffava un po' per queste reclusioni.

Sono un po' opaco, un po' bollito, un po' stufo.

sabato 24 ottobre 2020

Intenso, greve

Ormai da tempo il sabato è diventato la giornata di recupero, riposo. I ritmi di lavoro sono sempre assai intensi, noi del privato che abbiamo il resto del mondo col fiato sul collo a competere ferocemente non abbiamo i privilegi del settore pubblico e tutte le sue assenze di responsabilità e quanto ne consegue, ahinoi così frequentemente (lassismo, cialtroneria, fancazzismo, assenteismo, indolenza, pressapochismo). Neppure le grandi dormite (quando non c'è Ansia a mordere, con sua sorella Insonnia) dovute alla sparizione del tango (comunque avevo da tempo chiuso con gli appuntamenti infrasettimanali) ristorano a sufficienza.
Col passare degli anni l'intensità diventa, a volte, pesantezza, gravità.
Una cosa sensata, a mio avviso, visto che è dovere mantenersi e lavorare fino a quando possibile, sarebbe quella di lavorare un poco meno nella parte finale della nostra più lunga vita professionale: ad esempio, nel penultimo lustro di lavoro, una mezza giornata in meno alla settimana (36 ore), nell'ultimo una giornata in meno (32 ore), ovviamente con salario e stipendio ridotti proporzionalmente: i figli sono già usciti di casa, mutui già pagati, si spera che qualche anno in più significhi anche qualche grano di saggezza in più e capacità di resistere al (becero è superfluo) consumismo, si lavora meno e col tempo libero si possono fare in casa un sacco di cose, risparmiando molti quattrini.

Io non sono nella orribile demagogia per cretini e disonesti intellettuali del lavorare meno, lavorare tutti [a parità di salario] che non è altro che un aumento dello stipendio/salario orari.

Oggi sono pigro.

(via aess - archivioetnografiaestoriasociale)

domenica 4 ottobre 2020

Troppo

Due settimane di lavoro matto. Questa volta ho veramente esagerato. Domenica scorsa 27 settembre lavorai oltre venti ore. Ho consegnato tutto. La disciplina prussiana mi ha portato al risultato ma non ha evitato che il corpo ne risentisse. Questo fine settimana molto riposo.

sabato 8 agosto 2020

Tirata

Solita tirata prima delle ferie. Una sgobbata talmente tirata che l'ultimo giorno di lavoro avrebbe dovuto essere giovedì ed invece ... ho lavorato fin quasi alle ventuno di ieri.
Tornerò ad avere un po' di tempo anche per il diario.

mercoledì 10 giugno 2020

Sono camminare

Sono in treno, sto andando in ufficio. Primo giorno da lunedì 24 febbraio, sono passati tre mesi e mezzo, di telelavoro, spesso esagerato, eccessivo, da casa.
La passeggiata della mattina e della sera alla/dalla stazione era una delle cose che mi mancavano. Camminare nel verde, osservare le gocce di pioggia e rugiada (ieri fantastico temporale con forte acquazzone) era una delle cose che mi mancavano. E' un bagno di energia e benessere: stamani il verde era esuberante, cielo blu e nuvole bianche: questo tempo atlantico è quello che vissi da piccolo e adolescente e che mi dà gioia e che mi manca, in questa deriva orribile verso le estati con anticiclone africano.
Ieri ho sognato il tango, il mio amore che mi manca (ho un harem di tre amantiamori, ormai, Rosa Canina, tango e api): eravamo tristi, quasi funerei, tutti vestiti scuri: ci avevano concesso di ballare due pezzi, neppure una tanda, solo due pezzi. Tristi e malinconici entravamo in milonga per questi due soli pezzi. qualcuno piangeva. Io non sogno quasi mai.
Sì, tango e  passeggiata mattina e serale: in effetti sono camminare, abbracciati con una donna e con la natura.

venerdì 10 aprile 2020

Ferie?

La prospettiva di tre giorni di ferie ..
No, la prospettiva di tre giorni delle feste pasquali...
No, la prospettiva di tre giorni...

Insomma, comunque la giri devo dire che la prospettiva non mi entusiasma.
Ferie? Francamente... stante le disposizioni in vigore, cosa me ne faccio di ferie?
Non potrei uscire di casa (e qualche volta un giretto in solitaria me lo faccio per i campi o su per il bosco).
No contatti con mio figlio, non con Rosa Canina, non con i miei, non con gli amici.
Dovrei predisporre il posto per le arnie ma... non riusciamo, legalmente, ad andare a prendere i due sciami.
Potrei farmi portare la legna quasi finita, ma anche questa attività non è indispensabile.
Insomma, se volessi rispettare rigorosamente le disposizioni il novero delle cose da fare si riduce al lumicino si riduce a zero. Non lumicino proprio a zero: dovre verniciare un paio di cose, recuperare fiori e piante, etc. ma, ancora, siamo punto e a capo, mesticherie chiuse, vivai pure, come raggiungerli? non si può...
Cucinare... ieri sera mi sono rifatto la torta di renette, limone e semi di papavero e... da solo ci impieghero' 'na settimana a finirla. Per cucinare ci vogliono le bocche (plurale) che mangino.
In questa prospettiva alcune cose lasciate lì di lavoro... diventano piavevoli passatempi.
Workaholismo da corona virus? Non è il massimo!
Uff.


domenica 5 aprile 2020

Spira mirabilis

UnBipedinone si sta azzuffando con "scienza delle costruzioni", generalmente considerato uno degli esami più impegnativi di ingegneria. In un certo senso egli è fortunato: quest periodo impegnativo coincide con la drastica diminuzione delle distrazioni visto che è costretto in casa dalla profilassi contro il corona virus. Sbuffa ma, alla fine, è meglio così. Lo invito sempre ad un buon approccio mentale: osservare e prendere atto dei problemi, immaginare soluzioni, intraprenderle, sfruttare al meglio ogni opportunità che i cambiamenti presentano.
Nei nostri contatti telefonici gli faccio notare questo aspetto positivo. Gli spiego che anche io sono un periodo di raptus creativo, al lavoro. Venerdì ho lavorato dalle 10 e 45 alla 4 di sabato mattina (sono andato a letto soddisfatto e sereno, non c'è nulla di peggio che lasciar lì un problema irrisolto) e i giorni precedenti sono stati solo un poco meno esagerati. Esplorare soluzioni, verificare (io sono sempre agnostico!), il processo non è affatto lineare. La mente ha bisogno di staccare, la mattina vengono idee. Si torna indietro e si migliorano le soluzioni, le si ingegnerizza. Ieri ho staccato, avevo scritto questa pagina al sole in loggetta sulla valle, mi sono dedico al diario, alle incombenze di casa.
Il lavoro, come attività dell'ingegno umano come processo del trovare soluzioni e renderle efficienti, efficaci, sostenibili, ha un approccio ciclico, naturale, un approccio non è affatto compatibile con la linearità e con alcuni limiti di tempo assurdi imposti o assunti nei tempi della liquidità frenetica . Ascoltavo, a La Zanzara, dell'intervento di un informatico che, si poteva intuire, aveva lavorato per i sistemi dell'INPS, a fronte delle polemiche per i malfunzionamenti recenti. Beh, ci sarà stato qualche politico / dirigente che avrà pensato che, tanto è roba soft, mi preparate questo e quello in due, tre, quattro giorni. Nessuno di voi penserebbe di viaggiare su un viadotto realizzato in quattro giorni o vorrebbe che un bacino idroelettrico formato da una diga realizzata in quattro giorni. Bisogna ricordare che non è possibile fare un bambino in un mese con nove madri.
Mio fratello, invece, a casa, è in uno stato di sminchiamento, non gli pesa il non poter uscire, gli pesa il non poter lavorare. Il lavoro è anche una fonte di gratificazione, di realizzazione personale.
Anche per questo non capisco la sciatteria, il pressapochismo, la cialtroneria che troppe persone mettono nella loro condanna a dover lavorare. Spesso stanno di merda e nella merda proprio per questa pessima attitudine personale. Qualcuno poi venga a smenarla con la puttanata delle uguaglianze.

domenica 29 marzo 2020

Ventesimo giorno



E' il ventesimo giorno che non tocco né vedo né Rosa Canina né UnBipedinone, men che meno i miei in Lombardia.
Con Rosa Canina ci inventiamo i nostri scherzi, i frizzi, riusciamo a ridere scherzando al telefono, con la nostra ironia e auto e reciproca. Bene, rimanere sereni e anche allegri, a tratti, ci permette di affrontare gli impegni quotidiani.
Mio figlio ha preso male, inizialmente, il fatto di non poter uscire come prima: l'ho invitato a tenere un certo ritmo, a cambiare l'aria, a prendere sole dietro casa ogni giorno. Alla fine anch'egli ha preso il ritmo e è sotto, da tempo, coll'esame più tosto, per gli ingegneri, che è "scienza delle costruzioni". In un certo senso questo tempo in più gli è d'aiuto.
E' dal 24 febbraio che telelavoro:  a casa, lavoro più che in ufficio.
Poi gli esercizi quotidiani per le anche. Cucinare (oggi mi sono preparato una bel coscione di pollone alla diavola secondo la ricetta de La Cucina Italiana (*), mi sono dato 9 e 1/2 e non 10 perché  una parte del cosciotto era leggermente bruciacchiata, poi le lenticchie fatte alla moda del ragù per la settimana.
In questi ultimi giorni sono andato a pulire da rovi e vitalba il cantone di poggio prativo, a margine del bosco, dove avremmo dovuto già avere le api. Tutto bloccato, ovviamente, non possiamo muoverci per andare a prendere i due sciami che avevamo prenotato.
Ogni giorno qualche telefonata, anche alcune lunghe (a volte devo tagliare, come con il mio istruttore di palestra, a casa, non lavora, ma io avevo scadenze, mi ha inchiodato 45', ho iniziato a lavorare il pomeriggio mezz'ora dopo e ho finito mezz'ora dopo).
Faccio anche delle gran dormite. E' una sorta di vita rallentata, silenziosa, operosa. Ecco, il silenzio, quello mi mancherà, poi.
Dello Ora et labora non manca più neppure lo ora, qualche preghiera va alle due figlie di un mio caro cugino col loro ministero drammatico (una delle due lavoro al reparto intensivi), va a coloro che subiscono la durezza di aver visto sparire i loro affetti verso l'ospedale e non li hanno mai più visti. E' durezza difficilmente sopportabile, questa.