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domenica 27 aprile 2025

domenica 6 ottobre 2024

Milleseicentoventi

Siamo qui in montagna, al paesino di mamma. Qualche lavoro da fare per la casa (consegna legna poi saltata per il guasto al trattore del segaro, un po' di riordino e pulizie dopo il lavoro dell'imbianchino). Ci siamo presi tempo, ieri, per una passeggiata (niente in quota, vista la neve caduta poche ore prima).
Al principio dell'autunno cambia la luce, temperature più basse (e gradevoli, per me), la piogge di stagione hanno reso allegri ruscelli e torrenti. Per quanto poco turistico, ora, c'è molto più silenzio: anche buona parte degli oriundi, di coloro che, originari di qui, lavorano "giù" durante la settimana e tornano qui nel loro ex prime case, ora seconde, non c'è. Camminare ora è un passeggiare nel silenzio e nello spazio/vuoto/deserto. Con qualche timore di Rosa Canina per gli orsi. Come osservava Rigoni Stern, poca fauna selvatica, rispetto alle colline e montagne di casa, in Appenino. Siamo riusciti a notare un bel paio di poiane, direi, quasi nulla più.

Per la prima volta, dopo decenni, ci siamo presi il tempo per visitare un borghetto del vicino paese sudtirolese. Tante volte passati, mai saliti per quella erta stradina, al cui innesto colla strada comunale c'è un antico crocefisso, un ciliegio e un pino silvestre.

Così siamo saliti a piedi. Dopo la fontana col vascone monolitico in granito, in tonalite, colla sua musica di gocce, acque, piccolo getto, che risuonava per tutta la piazzetta tutto lo slargo, ancora più in su.

Una vecchia casa la seconda foto, ormai disabitata, con il vecchio forno a gobba a sporgere, riportava un 1620, su una parte dell'intonaco. Quanti Paar di segale saranno passati per quel forno, per quante generazioni? Alla base, l'ingresso, minuscolo per la stalla, una vecchia madia, dei cesti di vimini, tutto impolverato, un po' scalcinato. Saranno, immagino, sotto la terra, coi fiori sopra, qualche minuto a piedi, più sotto, nella chiesa madre, tornati terra.
Ci chiedavamo, Rosa Canina ed io, quante e quali fossero le differenze nel vivere, lì, nel 1320, nel 1620, nel 1720. Direi poche, molto poche. Legati ai ritmi della terra, delle stagioni, ai cicli delle bestie, mucche, maiali, ai materiali del luogo, alle fatiche, anno dopo anno, generazione dopo generazione. Ecco, forse alcuni alimenti come i fagioli o le patate, ecco, quelli furono una novità abbastanza recente. A naso, direi, qualche novità/innovazione significativa solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

Le stesse generazioni di "barbari" germanici, nordici che, per secoli, usarono distinguersi dalle murature latine per le loro costruzioni a tronchi "intrallacciati" o sovrapposti agli angoli: ancora c'erano quei tronchi, ancora ci sono, dopo secoli che sostituirono i romanci / ladini, i Wal(t)schen / Welschen  (Walhaz ancora più indietro) come indicati in alto tedesco o, spesso, preso residenza in territori alti, troppo aspri, grami per i ladini.

Secoli di vite e tradizioni che sono state annichilite dalla esponenziale accelerazione tecnica, (dis)etica, dalla cetrifuga liquefacente che ci stravolge nelle sue spire sempre più vorticose. Mia nonna veniva qui, a piedi, ore di cammino, a fare la Hebame, la comare, a far partorire le "todes'ce" come avvenne per secoli, anche nel 1620.

La stagione è già avanti, è freddino e la casa non è stata abitata e scaldata dal fuoco, scrivo vicino alla cucina economica accesa. Tra poche ore si ritorna alle colline dell'Appennino.

Ecco la neve, lassù.

A destra della gobba del forno, nella facciata con rughe e bitorzoli, il segno del tempo, 1620.

Il fienile, è quello delle genti nordiche, a tronchi sovrapposti, qui con giunti "a culla".

domenica 27 agosto 2023

Astemio alcolista

Uno dei due  fratelli che gestisce la ferramenta nel paese vicino, sabato scorso, si è sfogato con me e mi ha raccontato che ha rischiato di morire per le reazioni avverse alla terza dose di prodotto anti virus corona.

Pfizer, Pfizer, alla 3a volta  avevano solo Moderna, il ferramentista era perplesso, aveva rimarcato che Pfizer lo aveva sopportato bene, mi dispiace abbiamo solo Moderna, evvabbeh. In un paio di giorni si è gonfiato come un otre per impreviste reazioni epatiche e linfatiche. Direi proprio produci, consuma, krepa!

La cosa buffa (?) è che per evitare di osservare la correlazione tra somministrazione e reazione, uno dei medici ha accusato il poraccio, peraltro astemio, di essere... alcolista. Devono esserci molte scocciature nell'aprire un fascicolo su reazioni avverse. Più facile e comodo pensare a... problemi di alcolismo.

Certamente un caso NON è statistica ma, considerando la cerchia di conoscenti e il numero alto di problemi dei quali sono venuto a conoscenza (mia madre, la madre di Rosa Canina, un conoscente e ora il ferramentista) io rimango agnosticamente scettico e rispetto ai prodotti sviluppati giast in taim, al posto del mio sistema immunitario, tendo a considerare più affidabile ed efficace il secondo.

Lascio ai devoti de al scienzah senza se e senza ma la fiducia tecnoteistica nei loro vaccinao meravigliao. Se felici, si facciano pure una dose di salvezza alla settimana anche contro patologie ora lievi (bilancio costi - benefici, Was ist das?).

martedì 27 dicembre 2022

Pendolare degli affetti

Ho fatto il pendolare degli affetti, Natale in Lombardia, dai miei veci, Santo Stefano in Toscana, dalla vecia di Rosa Canina.
Ebbi il mio periodo di insofferenza per le famiglie (del mulino bianco). Sia la mia amata Rosa Canina che io abbiamo avuto la fortuna di avere dei nazi-eco-genitori (*) che ci hanno educato bene, spartanamente, ad affrontare con letizia, serenità le difficoltà della vita, a darle un senso, a trarre gioia da tutto questo.
Col senno di poi capisco la mia insofferenza giovanilistica, modernistica, per quel consesso finemente e duramente educativo. Dobbiamo a loro molta della nostra gioia di vivere.
Così mi son preso il tempo per curare quegli affetti, dedicare loro il tempo. Non faccio regali, da lustri, eccetto quello di prendermi del tempo per le persone care, preziose.

In questa epoca del male presentato come bene, della sciatteria cafona presentata come eccellenza, la famiglia è oggetto delle grandi distruzioni in corso.
Più o meno come rottamare una Bugatti Noir perché  ha i tappetini sporchi e farti credere che un ape marcio e sgangherato verniciato arcobalengo  sia meglio.
Tanti ebeti partecipano con entusiasmo.
Io voglio bene ai nostri veci nazi-eco.


sabato 4 giugno 2022

Oltre i viali

(unuomoincammino)

Nella prima periferia di molte città italiane, negli "oltre i viali" esistono ancora dei rari esempi di liberty - che io adoro! - mini palazz(ott)i nel verde costruiti nei primi decenni del secolo scorso.
Non devono piacere solo a me perché, rispetto all'orribile ciarpame edilizio che seguì, specie colle più bieche speculazioni edilizie del dopoguerra che le distrusse per far posto a degli squallidi parallelepipedi multipiano, ora, questi stabili hanno prezzi esorbitanti. Il mercato quindi, giustamente, discrimina, disegualizza.
Mi chiedi quale fu la reazione, ad esempio, nel 1922, dei cittadini al sorgere di queste piccole ville urbane.
Ci sarà stato qualcheduno che a suo tempo le considerò, come me, un segno dell'entropia, una generale e inarrestabile diffusione del mediocre, del peggio, della bruttezza, dello squallore? Dal modernismo elitario all' industrialismo di massa. La scala, come ho fatto presente più volte, in ingegneria, in ecologia, in sociologia, stravolge i sistemi, le loro caratteristiche, la loro  dinamica.
Mentre scrivo ho un esempio davanti a me di un contrasto stridente, così stridente che l'ho fotografato e non so se lo pubblicherò.

mercoledì 27 aprile 2022

Camogli - 1: prima e dopo

La prima cosa, emotiva, dei sensi, che mi ha colpito, dei piccoli borghi e marinari (Camogli primigenia su ciò che era una piccola isola) e di costa (le pendenze sono quelle dei monti, più che di collina, a dispetto della quota) è l'intimo compenetrarsi, ricamarsi reciproco di natura e cultura. Una bellezza destabilizzante risultato di secoli (!) di sacrifici, di durezza, di lavoro che ha prodotto quello scrigno, oggi semplicemente impensabili.
Ritengo che la chiave di volta di questo sacri-ficio fu la scala ridotta, naturale / umana, appunto.

Infine noto la differenza tra il primo turismo, elitario, ricco e quindi estetico, di fine Ottocento e inizio Novecento, e il turismo di massa, industriale, dei grandi numeri, sociale (che iniziò col fascismo).
Il contrasto tra la bellezza delle opere e della loro topologia o, meglio, topofilia del primo, osservato in quel lembo di Liguria a ponente, e lo squallore, l'orrore industriale dei turismifici moderni/modernistici, la bruttezza senza limiti realizzata su grande scala, sovrumana e sovrannaturale (in primis il tumore urbano costiero della costa romagnola) sbalordisce.

Ma le generazioni del Novecento e attuali, cosa lasceranno a chi ci seguirà? Cosa saremo riusciti a distruggere imperituramente (almeno su scala storica)?




martedì 25 agosto 2020

Futa e confutare

 Domenica 2 agosto

Nel nostro peregrinare verso altre mete ci siamo fermati al Cimitero di Guerra dei caduti Tedeschi presso il passo della Futa. In questo mondo storto alcuni luoghi, come i cimiteri, sono diventati tabù e altri, orribili, non-luoghi, le nuove chiese della bruttezza, della stupidità, dell'appiattimento consumistico, sono diventati la normalità. Ecco, allora, che bisogna invertire quanto è storto, malato, marcio e tornare neo luoghi ora tabù.

Osservavamo le età: 19, 35, 22, 21, 20, 23, 21, 19...
Che mattanza. Morire così,  lontano da casa, sotto le bombe, dilaniati, in una terra di ex alleati che poi avevano voltato la gabbana. Io penso che la storia non possa prescindere da quella degli sconfitti e guardare con (eufemismo) sospetto a quella dei vincitori.

Nella narrazione ideologica, menzognera dei vincitori non si accenna mai alle cause della seconda guerra mondiale, da una parte, come in ogni guerra, ecologiche, rivestite di ideologia. Si omette che le potenze atlantiche si accaparravano le risorse energetiche e quelle continentali strette da questo blocco e sovrappopolate erano soffocate. Alla fine che differenza c'è tra il morire in una impresa con qualche speranza oppure di inedia, di stenti?

La storia si ripete e la hybris che nega le cause  trova sempre nuova forza per imporre le sue follie rivestite coi pani luccicanti del progresso (sì, verso il peggio) e del politicamente corretto, con la preparazione di catastrofi, in una menzognera, dolciastra, ipocrita e viscida narrazione per creduloni coglioni. Questa volta la mattanza te la mettono sotto le vie di casa, nei teatri, nelle stazioni, sui treni e giù, fino ai diritti dei nuovi che tu, piccolo essere autoctono meschino, ignorante e razzista, dovrai sostenere colla tua fatica, col tuo sudore, non solo col tuo sangue.



mercoledì 15 luglio 2020

Presunto razzismo

  • Solo i cretini possono essere anti.
    (autocitazione)

  • Non si può negare l’importanza, per un bambino, di una solida struttura famigliare.
    Secondo Farrell, le prigioni sono dei veri e propri centri di uomini senza padre.
    Enzo Pennetta

Avevo letto in BLM/3 alcuni dati molto chiari che smascherano, ancora una volta, la catasta di falsi e menzogne di questa narrazione adulterata del presunto razzismo. Gli antirazzisti I razzisti anti sono dei fenomenali razzisti con quel demone interiore che li perseguita, li anima, li divora, li rende degli idrofobi che si applicano a coloro che ne sono esenti. Una tessera di un mosaico orribile, affiancata dall'altro problema, l'incultura, la patologia LGBT.
Marco Poli ha aggiunto un commento che cita un articolo paradigmatico di Enzo Pennetta.
Invece di aggiungere qui le mie considerazioni rimando a ciò che ho ivi scritto.

sabato 21 marzo 2020

Corone, tubi digerenti semoventi e quattro punto otto

I risultati della netta diminuzione del metabolismo antropico appaiono, qui e là, timidamente, sui mezzi di cosificazione di massa. La modifica delle abitudini di vita di centinaia di milioni di persone, questo rallentamento collettivo, produce anche dei macroeffetti come la diminuzione degli ossidi di azoto NOx che sono precursori delle polveri sottili. Leggevo le osservazioni di Fabristol che mi riportano a quanto lessi di Stefano Montanari. Me ne ero reso conto di persona quando ebbi la polmonite virale da suina, scendevo alla stazione centrale e iniziavo a tossire, a stare male. Ci sono anche altre teorie: la distruzione degli ecosistemi: la storia che è maestra di conoscenza ci racconta di numerose epidemie anche in tempi nei quali le condizioni ecologiche del pianeta erano buone.
Non posso non notare la distruzione della dimensione spirituale (mio papà criticava ferocemente il materialismo marxista e usava sarcasticamente il termine [di paradigma dei] tubi digerenti semoventi per indicare lo squallore di un pensiero che appiattisce, riduce tutto alle sole dimensioni economicistiche e collettive) che è solo un altro manifestarsi della distruzione degli ambienti naturali.
La realtà che avevamo accompagnato alla porta, nelle liturgie delle nuova ortodossia, del tecnoteismo, con la sicumera progressista, rientra dalla finestra. C'è una ecologia del pensiero, filosofica, che viene a destarci brutalmente, dalla nostra dalla loro hybris progressista. Lo fa in un modo estremamente doloroso e amplificato: non solo si muore ma viene a mancare il rito, la liturgia lenitiva, del contatto fisico, estetico con i cadaveri degli affetti andati che, per quanto duro, permette una elaborazione del lutto. La tecnologia amplifica, con la sparizione (*), anche il dolore, il suo manifestarsi, gli effetti.

Faccio presente, su un piano semiotico, che gli esseri umani da un paio di secoli sottraggono l'ossigeno alla biosfera per associarlo, in forma di ossidi, al carbonio, rifiuto del metabolismo antropico e questa reagisce con un virus che attacca i polmoni, nel sottrarre agli esseri umani l'aria, l'ossigeno, per vivere.
Nel frattempo Gaia ci ricorda che i siriani hanno sfornato, in tempi di guerra, altri 4,8 milioni di bambini (**). Siamo alla follia pura.
La prima arma biologica contro gli esseri umani sono gli esseri umani.


giovedì 2 gennaio 2020

Fossa Clodia - 2: la laguna dell'orribile

(Fossa Claudia - 1: Chioggia)

Martedì 31 dicembre, sceso dall'autobus a Santa Maria del Mare, ho rivisto che, passati nove anni e mezzo dalla traumatizzante esperienza sul delta, non solo la situazione NON è migliorata ma è peggiorata. Il disastro recente delle acque alte del novembre 2019 ha sollevato rifiuti, centinaia di tonnellate di oggetti e pezzi di plastica e li ha deposti e sparsi ogni dove.
Uno degli innumerevoli esempi dei disastri inflitti al pianeta da masse sterminate di coglioni in crescita esponenziale aventi a disposizione energia, tecnologia e materiali più potenti delle loro piccole menti scadenti (un commento di Marco rimanda ad alcuni dati sul disastro plastico planetario, gara la peggio nella quale Italia ed Europa le prendono di santa ragione).
Qui, sugli ultimi metri di propaggini di sabbia e scogli a nord dell'attracco di Santa Maria del Mare, il luogo della foto sotto: in pochi metri quadrati c'erano migliaia di rifiuti e di oggetti di plastica di dozzine di tipi diversi, una delizia che ci ha accompagnato in molteplici punti lungo tutta la camminata della giornata.
La grande bruttezza della modernità è certamente assai peggio di quelle del passato non solo per la scala ma per il fatto che non si biodegrada, il tempo non la annulla.


domenica 11 novembre 2018

Medioevo? Sì, della ragione

Da quando ho cambiato azienda colla quale lavoro, ho cambiato anche la logistica: un po' meno di treno e un po' più bici, da sette/otto minuti a quindici/sedici. Una sana sgambata ogni mattina, ogni sera, in parte lungo ciclabile, in parte per vie e strade.
Vedo file interminabili di auto ferme con dentro una persona. uno degli ennesimi esempi, in questo paese di autossicodipendenti, di pigra e statica stupidità collettiva. Tempo fa un'agenzia incaricata di prendere delle misure sulla questione traffico misurò che il 30% del traffico fa meno di 2km, se si arrivava a 6km era il 60%. Se muovessero le loro flaccide chiappe si toglierebbe il 60% del traffico. Il 60%, vi rendete conto!? La caporetto del raziocinio direi. Oltre che della mente sana nel corpo sano.
Dalle terrazze (in realtà i tetti coperti di marmo di Candoglia) del Duomo di Milano, giovedì vedevo il nuovo profilo noioso della Milano internescional, la stessa roba orribile di Dubai, Francoforte, Chicago o Kuala Lumpur, la guida, peraltro molto ben preparata, vantava, per la città meneghina, il Bosco Verticale, in una distesa infinita di grigio e traffico e orribile tecnomodernista internazionalizzato.
In città, qui, c'è l'ennesima mossa di ultraspeculazione immobiliare ordita dal PD (più o meno sempre in combutta con FI) per abbattere un bosco urbano detto "dei Prati di Caprara" e farci su... un centro commerciale, in un'area in cui ce ne sono altri enne (qui varie info su questo momumento al cretinismo crescitista). Già, il Bosco Verticale... Ricordate il Bosco di Gioia (qui, qui)? Ecco, passano gli anni e questi furbastri ripropongono ancora gli stessi pattern insensati, folli, utili ai pochi per fare soldi a palate, utili all'ideologia crescitista, il vantarsi di un tumore e farlo orgoglionamente,socializzare costi e disastri.
Un vero e proprio cretinismo esibito in modo tronfio.

Leggo, ancora, le sette donnine radical chic di Torino che tornano su quella insensatezza della TAx in Val di Susa. Vorrei sapere quante di loro e quanti di quei 40k prendono il treno per andare a Parigi, a Cuneo, da Torino a Urbino? Quanti sono andati alla manifestazione in bici o con i mezzi pubblici?
Da solo, lo scalo di Dinazzano, striminzito e senza investimenti, via cintura merci del nodo bolognese senza investimenti, muove più merci della linea della Val di Susa. Abbiamo ponti chiusi per rischio crolli sul Po, altri già crollati, abbiamo linee fondamentali striminzite, realtà sulla Faenza - Firenze di spostamento gommacatrame -> ferrovia sulla Faenza - Firenze (qui e qui) stroncate per eccesso di successo dal PD e dalle sue cooperative, una distruzione sistematica degli scali merci aziendali e questi cretini si baloccano con i 24G€ da gettare alle ortiche con la TAx della Val di Susa.
Le madamin radical chic che ci baloccano con ipotetici treni AltaNonSiCheCosa, con slogan "senza se e senza ma", la stessa caporetto del discernimento dei sinistranti massmigrazionisti, masosadici sostituzionisti che permea, peraltro, gli utili idioti anarcomunistoidi NoTav.
Essere collegati... il tunnel di base del Brennero servirà a devastare ulteriormente l'economia italiana incrementando il disavanzo della bilancia dei pagamenti, la distruzione dell'industria e delle competenze nazionali, la somministrazione di berline di lusso tedesche agli autossicodipendenti italioti. Ah, più infrastrutture per essere più collegati... Sì sì, sciocco!
Come per le meraviglie delle'immigrazioni di massa, ecco, siano applicate agli altri. Coi soldi degli altri. Fare i froci coi culi degli altri è un po' greve ma rende sempre bene l'idea.

Allego il video del Corriere come summa di slogan e stupidaggini aprioristiche.
Già, il medioevo.
L'antologia delle demenze.

lunedì 6 marzo 2017

La rivalsa

  • Conta per perduto un giorno senza danza.
    Friedrich Nietzsche

Così il tango, una cosa vecchia, di musica che sembra di due secoli fa, sfida la tecnologia, il virtuale, i social (questo termine scemo è orribile)...
Non avrebbe alcun senso mettere un like tanghero, cliccando sull'icona dell'abbraccio, supposto che essa possa esistere.
No. Devi muoverti, andare, incontrare, abbracciare, ascoltare, proporre, stringere quella mano, guardare quegli occhi. Gli insiemi organizzati di pixel vengono cacciati al loro ruolo di simulazione di immagini.
Su quella musica vecchia, persone tornano al piacere, alla gioia reali, ai sensi, al dare forma danzante al desiderio, all'attrazione e poi scioglierla, dopo manciate di amori tre minuti.
Il tango, irruente, fisico è una valanga di realtà antimodernista che travolge la finzione virtuale, un abbraccio che annulla la tecnocrazia.


lunedì 9 gennaio 2017

Chiudo gli occhi, fai tu!

Ieri sono andato a trovare _aceri. Raccontavo poi a _mela, in milonga a Reggio Emilia, che è(ra) un bell'uomo, abbronzato, sportivo, alto, colto, brillante, fine. Ho notato dei miglioramenti, ieri è salito dalla carrozzina al letto da solo. Eppure quella quasi emiparesi richiederà molto tempo, molto lavoro di mesi di riabilitazione. Salvato dalla morte per i capelli, non si capacitano di come ce l'abbia fatta e di come ne sia uscito "non così male". Si è rallegrato di vedermi, io con lui; abbiamo passato quasi un'ora e mezza di tempo assieme, poi sono uscito dall'ospedale (rinomato) e sono andato al tango. Già, il tango. Fu ciò che ci fece conoscere. Chissà se _aceri tornerà ancora nelle braccia del tango. E' un  confine impercettibile, labile, quello tra vita e morte, quello tra fortuna e sfortuna ed egli lo ha attraversato e poi è tornato indietro.

Ora che ho chiuso con _mlero, sono tornato con intensità al tango. Riesco a trovare, sulle sue note, sulla sua arte, quel femminile che abbraccio e con il quale faccio gli amori tre minuti.

Mi ero perso, nella più orribile delle più orribili periferie moderniste, plasticate, cappannonizzate, strutture morte tra infrastrutture per la liquefazione. Questo contrasto assurdo tra la pomposa, sconcertante, retorica di una toponomastica da ultra soviet emiliani sì global (viale Carl Marx, viale dei Trattati di Roma, via Hiroshima, via Guernica...) e il consumismo più becero importato dagli SUA, dalla Germania, queste insegne al neon per ristoranti massdistributori di cibo industrial-modaiolo con nomi in inglese.
Ho vagato in mezzo a parallelepipedi betonici, plexiglass, asfalti sconnessi, rifiuti, sale e catrame, cassonetti satolli di rifiuti eccessivi, incontenibili sparsi ai loro piedi e oltre viva il vento, incroci di un'edificazione così selvaggia, tumorale, che non c'erano neppure i nomi delle vie, spesso. E' sempre stato così e continua ad esserlo: il moralismo e questo emilian comunista è tra i più falsi, è il miglior humus per la dissociazione dalla realtà, per l'ipocrisia e per ottenere il massimo di ciò che si combatte a parole, editti, proclami, liturgie, per lo squallore per masse sempre più grandi di tubi digerenti ugualizzati.

Lì, in mezzo a quella sterminata diarrea liquida, la milonga. Una delle più note in Italia: che contrasto destabilizzante! Anche dentro, il nucleo pulsante dentro il cuboide betonico, è il parallelepipedo che stabilisce la sua dittatura geometrica modernista. Non mi piacciono proprio le milonghe cuboidi in questi parallepipedi; la milonga è il regno delle curve della femminilità più sexy, dell'abbraccio, del giro, degli ochos, l'arte relazionale in cui il curvilineo, morbido, tiepido, profumato, a occhi chiusi si abbandona alla guida "maschia", in questo gioco antico, primordiale, alla linea del camminare che ti trafigge le emozioni, con la camminata retta e poi tutto si mischia, curve e segmenti.
Chiudo gli occhi, fai tu!
Anche io ho attraversato, ieri, il confine tra la distopia, tra lo squallore pessimo e la necrofilia modernista liquida, neosovieticonsumista e la meraviglia, il tornare, per qualche minuto, a una donna, un uomo che si incontrano, abbracciano, sono uno e scappano via, in un incanto, sulle note della musica, in ciò che è archetipico e che non è più.


giovedì 11 agosto 2016

Svizzera toscana - 2

(Svizzera toscana)

Ancora qualche scatto dall'uscita di domenica 7 u.s., dopo il giro anteprima/esplòorativo precedente, domenica 1 u.s. . Questa volta un piccolo gruppo di sette, con _mlero e UnBipedinone e altri.
In questa pagina c'è anche qualche immagine dell'ingegno dell'uomo, di opere di... arte muraria, alcune delle opere hanno più di centocinquant'anni e sono in stato che sbalordisce per qualità (sconcertante l'obsolescenza e la fragilità - e la rozzezza - delle opere più recenti in calcestruzzo armato).
Altre immagini testimoniano come la natura, così florida, tenda a fagocitare velocemente quanto fatto dall'uomo. In passato avevo già accennato che nei boschi di Appennino spopolato, talvolta, ci si imbatte in edifici mangiati e attorniati, sepolti dal bosco che tende alla foresta.

Sarò via qualche giorno, da domani, nel remoto e ameno paesello del Trentino.
Buon Ferragosto a voi!































lunedì 1 agosto 2016

Svizzera toscana

Ce ne siamo andati, in provincia di Pistoia, a fare del torrentismo. Diciamo circa cinque ore e mezzo nette di cammino, (60 acqua, 40 in asciutto), in un torrente quasi sempre sprofondato in una valle a V impervia.
Prima uscita, in parte esplorativa (non avevo trovato alcuna informazione in rete) con _zzz e _mlero, organizzata all'ultimo; domenica spero di poter ripetere con un gruppo.
Alcune note:


  1. L'appennino si è felicemente spopolato (i crescitisti direbbero gravemente spopolato) e la natura, il bosco, si sta rimangiando tutto, la natura esplode.
  2. L'Appennino si ripopola sempre meno (via via che gli oriundi muoiono) per due o tre settimane in agosto. La maggior parte dei piccoli centri NON ha impianto di raccolta e depurazione delle acque nere (conoscevo il problema nel mio comune e in altri limitrofi ai tempi della lista civica) e in questo periodo, purtroppo, la presenza di un cospicuo numero di oriundi e parenti ed amici, comporta che in alcuni tratti del fiume si percepisce la presenza di inquinanti fognari. Sostanzialmente, dati i numeri, il sistema di eliminazione ad acqua di feci e urina, è assolutamente insostenibile e parte del problema della perdita di fertilità dei suoli.
    La soluzione sarebbe un cesso a secco (già attuata da alcuni gasisti, da me in via alternative solo per la raccolta dell'urina) che però è incompatibile con le dimensioni della città.
    La capacità di depurazione dei torrenti con alvei integri, pendenza e in buono stato biotico è straordinaria.
  3. Come sempre, è sufficiente che un luogo sia raggiungibile solo a piedi per più di dieci minuti o un quarto d'ora a piedi per renderlo deserto e quindi quasi integro (la presenza di rifiuti di plastica, per quanto ridotta, disturba, abbiamo raccattato una grossa sporta di plastica, se ne avessimo avute altre cinque le avremmo riempite tutte). Viceversa, uno dei luoghi raggiungibili facilmente a piedi (pescatori e bagnanti) lo abbiamo trovato lercio di plasticame vario che abbiamo asportato per quanto possibile (grossa sporta che porto sempre meco già piena).
  4. Ho osservato, da vicino, ad un palmo di naso, la strabiliante qualità delle opere murarie, realizzate da Maestri Muratori, centocinquantadue anni fa, per realizzare il primo collegamento ferroviario tra Italia settentrionale e centro-meridionale.
    I numerosi ponti non hanno una grinza (a parte alcune stalattiti di salnitro). Muri di contenimento e loro basi, fatti talmente bene che l'erosione dell'acqua e del pietrame trasportato in piena le ha solo lavorate a curve e dossi, per consumo della pietra di macigno, con i conci ancora perfettamente uniti, senza alcuna soluzione di continuità. Quasi incredibile!! Se si osserva il pietoso stato di opere in calcestruzzo armato (ponti e viadotti) si può notare una delle incredibili regressioni di questa società progressista. Ho notato che alcune grandi briglie furono progettate e realizzate così bene che, superficialmente, in sommità, furono realizzate in granito, assai più resistente e resiliente del macigno locale: la cura delle opere era... svizzera. A confronto, interventi recenti di manutenzione eseguiti in CA sono penosamente erosi in fondamenta, rotti, sberciati, fessurati, approssimativi. Clava e cesello. C'è modernismo e modernismo, visto che quella fu un'opera squisitamente modernista.
  5. A proposito di Svizzera: quella zona della Toscana viene chiamata Svizzera Toscana. Mah, l'esterofilia italica è antica,. Nei Cantoni dei Grigioni o in Ticino si indicano come Pistoiese dei Grigioni o Pistoiese del Ticino!?
  6. Trasferimento in treno ed è un grande piacere farlo. Giornate No Auto sono estremamente godevoli! Quella è una delle linee più belle d'Europa e, di tanto in tanto, esistono treni privati esteri per riccastri che la percorrono, per bellezza del paesaggio e ardimento e qualità delle opere. Qui invece il 99.9% delle persone la ignora e la snobba e la linea è a rischio continuo  di taglio. Però ieri era ben frequentata da turisti ed escursionisti, nonostante le rare corse. Io riporterò gruppi in quella zona di Appennino, in treno, anche per sostenere quella linea. Io la usavo regolarmente per andare in Toscana centro-occidentale al posto dell'AV ad un quarto del prezzo ma ore le poche corse residue rendono impossibile il viaggiare per le mancate coincidenze. Classico esempio di regressione e di falso ideologico AV (poi i servizi aumenteranno) e di peggioramento di servizio  e costi e di induzione di evaporazione del traffico.
  7. Comunque si può imparare dagli svizzeri che restringono o vietano l'uso dell'auto in alcune valli di maggior pregio, lasciando il treno, i trasporti a fune o pubblici come unico mezzo di trasporto.
  8. Uno degli aspetti più strabilianti è, l'intrecciarsi di mini borghetti, ponti a dosso d'asino, tunnel ferroviari, stazioncine anguste, casucce in petra, vicolini, con sentierini, gallerie, case fiorite, acqua, roccia, rii, boschi, edicole e cappelle votive. Se riuscirà domenica prossima, altro giro e altre immagini.
  9. Esiste un patrimonio di meravigliose case liberty che sta andando in malora. Quando leggo che un pedatore di palla costa novanta milioni di euri capisco che questa società non può che progredire verso il peggio.
  10. _mlero è una donna con le controvaie, audace e abile anche in natura. 



Macigno con ontano intorno.

Beh, veramente un piccolo paradiso.

La volta del pnnte ferroviario, le spalle di quello stradale ed una casa fiorita allo sbocco, con relativo affluente, di una piccola e impervia valletta laterale.

Non conosco questi arbusti fioriti e profumati.


Polle e sculture a gradoni di macigno fratturato.

Purtroppo un po' sovraesposta. Edicola mariana (formella policroma) su ponte a dosso d'asino che collega due micro borghetti. Erano andato sull'altra sponda per scaricae la sportona di rifiuti di plastica al cassonetto della raccolta differenziata dalle plastica. Un piccolo giro nel giro assai piacevole.