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mercoledì 31 dicembre 2025

Camminata di San Silvestro

Non si dovrebbe fare ma...
Oggi carico le foto della camminata di oggi, domani aggiungerò il testo e le didascalie.
Ora vado che devo metter su la polenta.

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Aggiungo testo e didascalie a questa pagina, oggi, giovedì 1 gennaio 2026.
Dunque, ieri, con Rosa Canina, un breve tratto del Sentiero Italia (SI) che passa in questa valle relativamente selvaggia e in depopolamento (è uno dei comuni per i quali vale l'iniziativa della provincia per cui vale il noto "100k€" per la residenza per 10 anni).

La politica di sostegno alla residenza si concretizza in molteplici indirizzi. Tra queste la politica di sfruttamento economico dei boschi: questo ha il pessimo effetto della proliferazione di strade forestali, non di rado con PESSIMI impatti come scrissi sul del Trentino artificializzato.
Questa tratto del SI ha un passaggio che attraversa un tratto di bosco non raggiunto, attraversato da strade forestali. Questo significa che non c'è convenienza economica al taglio e il bosco è in SPLENDIDO stato quasi integrale. I diametri medi degli alberi aumentano considerevolmente, il bosco non è "pulito" quindi con tutte le fasi di bio degradazione di quelli morti e la splendida biodiversità che ne consegue, oltre ad essere un eccellente bosco misto lontano dalle malsane e artificiose mono-peccete.

E' una meraviglia, quel bosco, che non riesco a descrivere.

Purtroppo nel tratto prima e dopo abbiamo trovato numerosi fuoristrada di residenti: è veramente orribile, pessimo, sbucare da un sentiero e subire l'impatto estetico e psicologico di quei mezzi. Questo ha esaltato ancor più la bellezza del tratto intermedio e di quello sommitale.
In varie ore di cammino abbiamo incontrato tre persone: anche questa deserta solitudine è bella, difficile descriverla, bisogna viverla.

I resti del maniero di Hochwart.

Vista a ponente dal castello. Una costa a meridione ancora a pascolo, nel bosco: era l'economia agricola, zootecnica di queste montagne. Lo stabile permetteva l'accumulo e, in parte, l'essicazione del fieno in caso di periodi piovosi ni periodi del taglio.

Adoro i castelli. Molto di meno quando ruderi.

La vista non era male, eh!?

Ecco il bosco integrale, tronco di un grande peccio a terra in stato di buona degradazione, qui con un bell'esemplare di poliporo marginato (Fomitopsis Pinicola)

Tronco ancora in piedi di vecchio larice.

Dettaglio del tronco del vecchio larice da vista diversa: i fori dei picchi sono evidenti. Accanto, la parte basale di un peccio, anch'esso in fase di degradazione.

Resti di un capanno a protezione di una fonte ad uso di una malghetta abbandonata. Ombra del... fotografo e Rosa Canina più avanti.

Radure ormai residuali (forte avanzata del bosco rispetto a quando venni qui un molti lustri fa). Il fieno era prodotto localmente, molti più prati, molto meno bosco.

Ecco, era quasi tutto così quando venni da ragazzo. Qui vista a sud, dolomiti di Brenta.
Vista a oriente: in teoria, dietro alla coppia di larici si dovrebbero intravvedere il Catinaccio e il Latemar.

Vista a ponene, Presanella sullo sfondo.

domenica 28 dicembre 2025

Fioco

(unuomoincammino)

Fioco arriva il suono delle campane, dai campanili di questi borghi piccoli, isolati, reciprocamente remoti, suonano il mezzodì, qualcheduno un minuto prima, altri un po' dopo.
Il blu del cielo si incunea tra il verde dei pecci. Ora è tornato il silenzio. E la meraviglia.

lunedì 25 agosto 2025

Cinque cime

 La nostra ultima scarpinata, venerdì 22 agosto. Uno sforzo iniziale, per portarci dalla malga ad un passetto/forcella. Poi tutto crinale; amo camminare per i crinali, la bellezza del panorama distrae dalla fatica, attraversare, salticchiare, arrampicare creste, morene, macigni, piastre, cenge è un gioco divertente da fare. Dall'auto all'auto, anello, 9 ore (di cammino nette saranno state 7 e mezza).

Camminata con le nostre cinque cime (in realtà quattro e sette ottavi, visto che la penultima, senza nome, viene tagliata fuori dalla traccia/sentiero a ca. una trentina di metri dalla vetta).
Rosa Canina ha preferito rimanere a casa per alcune incombenze, con me _zzz con la morosa.

La prima vetta, con _zzz.

Vista a ponente dalla croce della prima in vetta.

Uno sguardo sul crinale opposto) dalla forcella prima della quinta e ultima vetta.


La quinta vetta è preceduta da un gendarme e parte della via è ferrata qui. Ho evidenziato i segni marcavia.

Vista dall'ultima vetta, verso ovest-nord-ovest. Ghiaccia e vedette praticamente spariti.

Penultima malga, durante il ritorno: il contrasto tra il verde (fogliame) e il rosso (fiori) dei piccoli garofani era pazzesco (l'immagine non rende minimamente il contrasto). Anche gli stalloni, qui, hanno qualcosa di bello.


lunedì 18 agosto 2025

In punta di ortogneiss

 Appena la temperatura è scesa di qualche grado, ci siamo permessi un'uscita un po' più impegnativa. Una cima qui negletta (richiede qualche passaggio in 2o, 3o grado), scorbutica. Direi anche selvaggia: dal libro di vetta, direi una trentina di firme, in un anno, dal 17 agosto 2025. Ovviamente, anche qui, da camminare alcune ore, i più non ci pensano neppure. Silenzio e spazi e il giardino alpino, che meraviglie. Poi, dal passo in sù, vista mozzafiato. Ripagano di ogni fatica.
Senza il caldo merdo, Rosa Canina ed io abbiamo ripreso energia e forze.



Laghetto glaciale. Solo salmerino alpino, peraltro in forte sofferenza per le temperature sempre più alte in estate. La copertura nuvolosa ha prodotto una foto non esaltante ma..., ci ha portato temperature meno calde!

La vetta, proprio una "cima" nel senso, che sopra, ci saranno stato un paio di metri quadrati scarsi, tutt'intorno le pareti scoscese, come sulla punta di un cono. Qui vista verso sud-est e la piccola croce, portata su da qualche gagliardo dell'Alpenverein altoatesino,

Al ritorno, una foto alla nostra vetta. Da destra, pregiato sasso in ortogneiss :): il secondo corno è stata la nostra cima. Al ritorno, mi sono fatto anche il primo corno (da destra) mentre Rosa Canina e suo figlio mi aspettavano sul pratone. Il figlio di Rosa Canina NON ha voluto salire sul 3o corno con me, la vetta principale. Abbiamo quindi rinunciato.

A bordo del 1o grande gradino glaciale, sonnecchiavo nello spaparanzo, ho sentito un sordo rumore: brontolio di qualche tuono lontano? No, calpestio di 'ste belle bestie! Le capre, assai curiose, si erano affacciate a scrutarci. Che bella sorpresa!

mercoledì 13 agosto 2025

Prisma nero

(unuomoincammino)

In questo caldo infernale oggi c'è ne siamo andati su. Il solito pezzo, dalle malghe al passo, quasi solo fatica. Vedo, nel passare degli anni, i larici che crescono, le mucche che diminuiscono. Dopo Vaia e bostrico, ora qualche latifoglia; per quanto tardi la provincia ha cambiato la pessima politica monocolturale del peccio. Ora crescono betulle, frassini, sorbi degli uccellatori, qualche faggio, più  sotto. Il bosco misto è molto più  sano, forte, bello, ricco.
Arrivati al passo, Rosa Canina e "futura nuora" si sono sparapanzate lì, il figlio di mia cugina, il figlio di Rosa Canina ed io siamo saliti, fuori sentiero, per quella splendida piramide di micascisti scuri, quasi neri, fino in cima. Posto da camosci, quello, oggi nessuno, solo una coppia di corvi e una poiana del cui nido ho sentito il fetore. Alla base delle falesie, degli strapiombi  sui quali i rapaci nidificano, non c'è cosa più ributtante delle loro deiezioni carnine putrefacentisi.
Eppure, anche questa nota olfattiva pessima, non è che parte della fantasmagoria della natura, specie su queste vette selvagge, umanamente deserte: nella settimana di Ferragosto non un alpinista uno a parte noi tre.
Lassù la bellezza sul cuore delle Alpi Retiche.
Amo molto questo prisma di roccia nera, questa vetta scorbutica, selvaggia.
Qui penso al Signore delle Cime, al suo Regno di cui siamo parte.

Ogni anno che passa noto sempre più la rapida risalita della quota sommità dei larici: piccoli ne abbiamo visti molti oltre i 2e5, quasi 2e6.

domenica 3 agosto 2025

Verde freddo

 Oggi ci siamo persi, nel nostro mare di onde verdi.
Di spazi.
Di silenzi.
Siamo capitati in radure all'ombra fitta di faggi secolari.
Abbiamo attraversato prati e castagneti. Prima coste di ricami vigneti.
Poi nei luoghi della guerra, con i cippi della feccia criminale dei delinquenti, ricattatori dei vivi, ladri dei morti, stragisti delle brigate garibaldi, la loro follia sanguinolenta, sadica che tentarono di imporre. Spero siano, i più, all'inferno.
Allora pensavo alla vita, alla morte, a tutto questo che passa. Come le nuvole, a volte plumbee a volte sbuffi di bianco nel blu, a volte minacciose e scure, accatastate dal grecale, a volte canterine, eteree, spensierate.
Tutto passa. E in pochi chilometri, dalla frenesia macchina liquefacnte no anima, al vuoto, al deserto umano, di ore di camminate senza anima viva, vedevamo, a nord, un po' lontano, la ressa, la follia cementizia costipata.
In pochi lustri il paesaggio agreste dell'Appennino, prati per le bestie, castagne per i cristiani, è diventata bosco e mare d onde verdi a perdita d'occhio.
Come cambia velocemente la vita. In pochi chilometri di spazio, in pochi lustri di tempo.

Nella radura maggiore, una volta acquitrino, probabilmente una fossa tettonica delle molte in Appennino, ecco, lì abbiamo visto quanto è ricca la natura: cardi, cicoria, erba medica, more, felci, garofani selvatici, vitalba, frassini, ontani, e farnie, pioppi neri, sambuchi, castagni, faggi, pecci, abeti bianchi, tarassaco, achillee, ginepri, roverelle, pini neri, ginestre, ginestracci, campanule, tutto ribolliva di vita e verde, là.
Era freddo oggi. Eppure, l'acqua che è arrivata di tanto in tanto, nell'ultime due settimane, ha reso l'Appennino verde come raramente ho visto.
Verde e silenzioso. Ad un certo punto, ci siamo detti, che su quel poggio, lontano, un poco esposto, ci saranno stati dei lupi, essi a vedere noi, noi a non riuscire a distinguerli.



mercoledì 30 luglio 2025

Sassifraga


Scese le temperature, domenica, Rosa Canina ed io siamo tornati a camminare in montagna. Finalmente!
Salendo per quella cresta sono incappato in questa sassifraga, forse oppositifolia. Rara qui in questa zona di Appennini. Proprio bella e florida! Anche molti garofani selvatici qui ne appare uno a farle compagnia.

domenica 2 marzo 2025

Scorcio

Ci siamo alzati presto, poco traffico, in poco tempo siamo arrivati all'inizio del sentiero.
Un piccolo scorcio d'inverno, a inizio di primavera, finalmente! Poco, molto poco, meglio che nulla.
Non posso neppure dire che è stata la prima ciaspolata dopo quell'ultima, era la prima metà del 2022, quella che compromise definitivamente la mia anca, visti gli accumuli di poco conto, _zzz ed io le ciaspole le abbiamo lasciate come pesi appese agli zaini, solo scarponi.
Eppure, tornare a faticare, con buon passo CAI, nell'incanto bianco, vedere Rosa Canina vivace camminatrice, avere una piccola percezione, anche solo ca. tre ore, di inverno, il pizzicare del gelo sui polpastrelli finali delle dita, sentrire il proprio fiato, nella salita nel silenzio, nel bianco. Ehssì il bianco, che meraviglia!
Passati poco più di due mesi dall'ultima camminata del 29 dicembre u.s., bello sentire la fatica, rompere il fiato, sapere di avere un corpo vivo e la volontà di arrivare alla vetta. Tutto chiuso, in cima, dalle nuvole e da aria umida gelata, da nord-est, avevamo capelli, barbe tutti imbiancati, sembravamo sul Nanga Parbat, o sul Siula Grande, in invernale, invece che in cima ad un monte di Appennino. Arrivati in vetta, qualche parola, il condividere la gioia di essere in cinque, lassù, visibilità non arrivava a quindici metri, abbiamo girato i tacchi, tornati per lo stesso percorso della salita.
Poi fin quasi alle diciotto, a casa, buon cibo e belle parole con _fardi (oggi con la sorella), vogliamo tornare quanto prima per alcune alte vie in Val Grande.


martedì 31 dicembre 2024

Lattico, stambecchina, gioia

(unuomoincammino)

Domenica 29 siamo andati a farci una piccola cima, dovrei dire in invernale ma... era così caldo al sole e secco che ad un certo punto mi son tolto la parte inferiore delle braghe e sono rimasto a gambe scoperte. Senza ciaspole, ghette, i ramponi nello zaino, in un paio di passaggi in neve di accumulo ho avuto la piacevole sensazione della neve su stinchi e polpacci.
Non una nuvola, traccia di umidità all'orizzonte. Come si vede dalla foto dalla cima, verso nord, nord-est, veramente poco bianco.

Allenamento prossimo allo zero, devo dire che ieri, nonostante la sgambata di un tre ore circa, alla sera sono stato assalito dai litrate di acido lattico in corpo, sembrava che avessi l'influenza. Quest'estate con non-allenamento analogo, dislivelli e lunghezze molto più impegnativi, zero problemi. Mah.
Rosa Canina ha camminato come una stambecchina e sono molto felice che sia tornata camminatrice e alpinista. Scherziamo sempre, vado all'assalto per baci, bacini e sbaciucchi, ella fa la brontolona, poi ridiamo tanto.

La montagna rimane una palestra e di vita e spirituale formidabile. Essa richiede la capacità di stringere i denti, di superare difficoltà e imprevisti, la capacità di rinunciare, di conoscere i propri limiti, di sapere che c'è un rischio e c'è un premio. La gioia della cima, del paesaggio, essere un po' più vicini al Signore delle Cime, di aver vinto la fatica e la resistenza della mente, danno una grande gioia.

Ecco, l'acido lattico oggi mi ha fatto rimanere a casa per ritmi un po' più lenti e sbrigare alcune faccende, annullata l'ascensione odierna, decisamente più impegnativa, causa stanchezza.
Ecco, potrei augurare a me, a Rosa Canina, a coloro che leggono, buone camminate e ascensioni, in montagna e nella vita, nel silenzio, con la felicità di essersi sacri-ficati per una cima, per un buon risultato che aiuti a migliorare questo mondo, a lasciarlo anche solo un poco meglio.

domenica 6 ottobre 2024

Milleseicentoventi

Siamo qui in montagna, al paesino di mamma. Qualche lavoro da fare per la casa (consegna legna poi saltata per il guasto al trattore del segaro, un po' di riordino e pulizie dopo il lavoro dell'imbianchino). Ci siamo presi tempo, ieri, per una passeggiata (niente in quota, vista la neve caduta poche ore prima).
Al principio dell'autunno cambia la luce, temperature più basse (e gradevoli, per me), la piogge di stagione hanno reso allegri ruscelli e torrenti. Per quanto poco turistico, ora, c'è molto più silenzio: anche buona parte degli oriundi, di coloro che, originari di qui, lavorano "giù" durante la settimana e tornano qui nel loro ex prime case, ora seconde, non c'è. Camminare ora è un passeggiare nel silenzio e nello spazio/vuoto/deserto. Con qualche timore di Rosa Canina per gli orsi. Come osservava Rigoni Stern, poca fauna selvatica, rispetto alle colline e montagne di casa, in Appenino. Siamo riusciti a notare un bel paio di poiane, direi, quasi nulla più.

Per la prima volta, dopo decenni, ci siamo presi il tempo per visitare un borghetto del vicino paese sudtirolese. Tante volte passati, mai saliti per quella erta stradina, al cui innesto colla strada comunale c'è un antico crocefisso, un ciliegio e un pino silvestre.

Così siamo saliti a piedi. Dopo la fontana col vascone monolitico in granito, in tonalite, colla sua musica di gocce, acque, piccolo getto, che risuonava per tutta la piazzetta tutto lo slargo, ancora più in su.

Una vecchia casa la seconda foto, ormai disabitata, con il vecchio forno a gobba a sporgere, riportava un 1620, su una parte dell'intonaco. Quanti Paar di segale saranno passati per quel forno, per quante generazioni? Alla base, l'ingresso, minuscolo per la stalla, una vecchia madia, dei cesti di vimini, tutto impolverato, un po' scalcinato. Saranno, immagino, sotto la terra, coi fiori sopra, qualche minuto a piedi, più sotto, nella chiesa madre, tornati terra.
Ci chiedavamo, Rosa Canina ed io, quante e quali fossero le differenze nel vivere, lì, nel 1320, nel 1620, nel 1720. Direi poche, molto poche. Legati ai ritmi della terra, delle stagioni, ai cicli delle bestie, mucche, maiali, ai materiali del luogo, alle fatiche, anno dopo anno, generazione dopo generazione. Ecco, forse alcuni alimenti come i fagioli o le patate, ecco, quelli furono una novità abbastanza recente. A naso, direi, qualche novità/innovazione significativa solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

Le stesse generazioni di "barbari" germanici, nordici che, per secoli, usarono distinguersi dalle murature latine per le loro costruzioni a tronchi "intrallacciati" o sovrapposti agli angoli: ancora c'erano quei tronchi, ancora ci sono, dopo secoli che sostituirono i romanci / ladini, i Wal(t)schen / Welschen  (Walhaz ancora più indietro) come indicati in alto tedesco o, spesso, preso residenza in territori alti, troppo aspri, grami per i ladini.

Secoli di vite e tradizioni che sono state annichilite dalla esponenziale accelerazione tecnica, (dis)etica, dalla cetrifuga liquefacente che ci stravolge nelle sue spire sempre più vorticose. Mia nonna veniva qui, a piedi, ore di cammino, a fare la Hebame, la comare, a far partorire le "todes'ce" come avvenne per secoli, anche nel 1620.

La stagione è già avanti, è freddino e la casa non è stata abitata e scaldata dal fuoco, scrivo vicino alla cucina economica accesa. Tra poche ore si ritorna alle colline dell'Appennino.

Ecco la neve, lassù.

A destra della gobba del forno, nella facciata con rughe e bitorzoli, il segno del tempo, 1620.

Il fienile, è quello delle genti nordiche, a tronchi sovrapposti, qui con giunti "a culla".

domenica 15 settembre 2024

Fianco a fianco

 (unuomoincammino)
 
Camminare, tra cirmoli, larici, abeti, mughi, in questa giornata grigia, di ghiaccio (sotto zero nella parte alta).
Ero a fianco di coloro che ho a fianco, lavorando. Sempre pensato e vissuto che camminare in montagna leghi molto le persone. Per quanti piccolo, questo giro domenicale, per quanto inesistenti difficoltà e impegno (almeno per noi alpinisti del gruppetto), il legare è avvenuto ancora.
Qualche piccola tensione, per una giovane collega non montagnista (molto prima che essere alpinisti), fine, fine, così fine... che è quasi fragile per animo, svanita, dopo qualche piccola fatica di ieri  qualche punto dolorante nei suoi scarponi. Se l'era presa per le battute, cercavamo di distrarla, farla sorridere su questo battesimo della montagna, le sue "terribili" difficoltà.
Piacevole goliardia, leggera, tra noi maschi.
Senza volerlo sono stato esposto per confronto alla mia sobrietà, a questo meno, questo poco, che mi piace tanto, un po' disadattato perché mancante di tante cose inutili, distraenti.
Ora stiamo tornando, dopo questi cinque giorni insieme, fianco a fianco, al lavoro all'estero, camminando, sotto Re Laurino.

sabato 14 settembre 2024

Catinaccio

(unuomoincammino)
 
Che salto, dall'estate ad un principio di inverno, in pochi giorni, in poche ore!
Abbiamo camminato anche per i grandi squarci inflitti da Vaia. Poi... poi siamo arrivati a prati morbidi, soavi, tutto semplicemente bello, soave, aspro. Mi fermo qui.

lunedì 26 agosto 2024

Altopiano glaciale

Venerdì ultima uscita. Molto caldo: ho fatto fatica a raggiungere la malga di sopra, quella più in quota, caldo opprimente. Caldo opprimente e correnti termiche che portavano, da sud, l'afa in quota con tutte le vette e crinali avvolti da nubi.
Date la nebbia e le nuvole e conoscendo l'orografia di quella zona, abbiamo cambiato itinerario proprio alla malga di sopra e ci siamo mantenuti, gioco forza, a quote inferiori, al di là del crinale, dove i vapori spariscono, caso classico dei crinali sottovento, fino ad un passo dal quale abbiamo acceduto ad uno splendido piccolo altopiano glaciale con due laghi, ampi e popolati pascoli. Erano anni che non arrivavo a quel lago, ci siamo spinti a nord, fino al margine di un enorme, colossale gradino glaciale, a guardare le orride, selvagge e scoscese coste che calavano verso quella valle tirolese. Ho iniziato a studiare qualcosa sui gradini glaciali ma non ho trovato ancora delle spiegazioni soddisfacenti, esaustive (il fatto è che la conoscenza profonda NON è in rete).
Ho un debole per climi e paesaggi boreali e questi versanti nord più cupi, a larici e ontani montani, esercitano un grande fascino.

Rosa Canina ha camminato molto bene, ancora una volta. Anzi, decisamente più energicamente di me, nel tratto iniziale, in cui lesso bollito, ero arrivato, nell'afa, alla malga. Poi con un po' di ventilazione, molto meglio.

I due laghi e la soglia glaciale, in fondo

Ampio altipiano e bovini felici pasciuti e contenti come pasque.

mercoledì 21 agosto 2024

Tre simpatiche pecore

(unomoincammino)

Nell'escursione di ieri, in vetta, abbiamo trovato un "gregge" di capre e pecore. Su un poggio di una decina di metri più  in basso, pure il pastore che di tanto in tanto le richiamava con una sorta di grido. Date la distesa di bagole, direi che quelle capre e pecore rimangono in quota. Mi chiedo come facciano con i lupi, che ormai sono anche qui. Nell'erta cresta rocciosa che si dirama verso sud-sud-est, invece neppure un camoscio, in genere numerosi su di essa.

Quando abbiamo aperto lo zaino per qualche boccone di pane di segale con qualche pomodoro, le tre pecore bianche si sono avvicinate e una di esse è venuta tra le mie gambe, dava dei colpi di musetto, voleva sbaffare qualcosa. Rosa Canina ed io l'abbiamo accarezzata un po', ma niente cibo. Non si dà MAI cibo agli animali, neppure a quelli di allevamento.
Il contatto con il pelo, morbido e caldo, con lo sguardo vispo (sembra strano eppure.. anche le pecore possono avere uno sguardo vispo) e la chiara richiesta da parte di una di esse è stata una nota simpatica della bella giornata.

Scendendo abbiamo incrociato un vecchio signore i cui genitori veneti arrivarono in Alto Adige col fascismo (stava salendo colla moglie sudtirolese), che da quando è in pensione fa il pastore, d'estate. Stava salendo a controllare le vitelle e le giovenche (qui le chiamano manzette, immagine sotto, uno delle due piccole mandrie) al pascolo, sotto il passo e il versante sud della vetta. Ama la montagna e quel lavoro che ha imparato in questi anni. Ci ha raccontato qualcosa. Mi piace discorrere con questi montanari ed ascoltare i loro racconti, la loro esperienza.

Gli erbivori riescono a rendere fruttiferi (in forma di lipidi e proteine, di lana, alla fine anche in forma di materiali come il cuoio, le corna colle quali si facevano i bottoni e i porta cote) terreni marginali inutilizzabili come campi. La necessità aguzzò molto l'ingegno.

Ora esco con Rosa Canina, andiamo su per il sentiero a piantare le ultime (piante di) quercine che son rimaste.

martedì 20 agosto 2024

PGR

(unuomoincammino)

Ho appena acceso il fuoco e lo scaldaacqua ci sta preparando l'acqua per la doccia.
Per la gioia di oggi, la prima vetta  con Rosa Canina  che ha tenuto il passo CAI, su un sentiero con passaggi del 2° grado, raggiante per la forma fisica e mentale ripresa.
L'ho molto amata, vederla silenziosa, salire e discendere un passo dopo l'altro, tenace, volitiva, con un sorriso di tanto in tanto.
In vetta abbiamo ascoltato Signore delle Cime, piango e singhiozzo sempre quando il canto di Bepi de' Marzi mi taglia in due.
Ho ringraziato la Signora della Neve  per la grazie ricevute.
  o UnOrsone, venerdì 1 dicembre 2023
  o o Rosa Canina, martedì 3 ottobre 2023, sabato 24 febbraio 2024

Così scelgo, per oggi, la foto alla testata di una malga sudtirolese il giro di sabato 17, e la sua sinfonia di fiori. C'erano anche delle cocche (galline), scure come quel legno, dietro quei fiori, salite per una piccola scala, a lato, che cooo-cooo cooo-ccodè, allegre, per l'uovo appena fatto.

venerdì 16 agosto 2024

Ripresa

(unuomoincammino)

Così, dopo la lunga pausa, Rosa Canina ed io abbiamo ripreso a camminare. Preparazione ed allenamento da rifare da zero, siamo partiti, mercoledì, con tre ore di cammino, a media quota, tra pascoli e malghe.
Rosa Canina era felice di essere tornata a camminare e a superare le micro difficoltà di un sentiero di montagna. Dopo una lunga assenza, tornare a vedere pini mughi, larici, ontani, achillee, strozzalupi, mirtilli, rododendri in un tripudio di verdi è una meraviglia che si disvela passo dopo passo. Il versante a nord coi pecci affetti da una malattia che ne rende gialli gli aghi dei nuovi getti,  quelli più in basso, specie a mezzogiorno, in grave sofferenza per il bostrico.
La primavera nevosa è il principio d'estate piovoso hanno arricchito le falde e la compagnia di molti ruscelli vivaci è stata gioia.

mercoledì 26 luglio 2023

50 anni

(unomoincammino)

Oggi siamo finiti in questo remoto borghetto di Trentino quasi arcaico. In alcuni cantoni come tornare indietro di 50 anni, con il deperimento di altri 50 anni.
Orti, pollai, case antiche, stalle, intrico di angoli, cantine, erti accessi minuscoli, campi che si infilano tra una casa e l'altra.
Poi ci siamo inoltrati fino alla cappella mariana, assù tra i prati, col vento freddo e il sole già a tramontare. Rosa Canina era felice, io con un velo di malinconia.

Stasera freddo, abbiamo acceso la cucina economica per cenare.
Avevo bisogno di quel focolare, non solo dal punto di vista termico.

domenica 8 gennaio 2023

Incanto - 6: un mese dopo

 (Incanto - 5)

Ventinove giorni dopo (la prima uscita quella in nevicata di venerdì 9 dicembre, v. qui poi a ritroso) eccoci, venerdì 6 gennaio, per un'uscita "pensio" (giretto breve, senza ciaspole, anello facile a causa delle anche malconce) negli stessi luoghi: invernale era solo per la posizione del sole, la temperatura e la neve (siamo partiti presto - UnBipedinone, la morosa _fsanti, una mia cugina -  e rientrati pure presto) che già stava cedendo erano quelli di una (orribile) calda giornata di primavera.

Ecco, la nota bella è che mio figlio, dopo molti anni, è tornato alcuni giorni al paesino natio della nonna paterna, dopo gli anni di "insofferenza". Eravamo in una piccola, allegra brigata! Dopo la semina passa del tempo...
E' il regalo di Natale, o della Befana, questo! :)

La staccionata de "la pennellata"

Dolomiti di Brenta

Attraversamento di una piccola slavina

(unuomoincammino)

martedì 13 dicembre 2022

Incanto - 5

(Incanto - 4: pennellata)

Paradossalmente ho trovato molto più interessante la prima uscita che quella di domenica.
Ecco, il freddo era pungente (misurati -14 a valle, quella notte), il sole, etc. . Ma a me piacque di più il meteo boreale dell'uscita di venerdì.
Per quanto limitato, quel freddo ci ha impedito soste di una qualche lunghezza, alla fine siamo tornati a casa stanchi anche per esso. Immaginate nel caso ci fossero stati una o due decine di gradi in meno: in quei casi le condizioni diventano severe.

Alla malga qualcosa si era temporaneamente sciolto

Le gobbe a sinistra sono dei pini mughi ricoperti di neve.
In dialetto tirolese locale il luogo è indicato come "ometti di pietra".

Panorama a nord

Abeti con chioma colonnare