martedì 26 agosto 2014

Lettera a mio figlio sul sessantotto

La cosa buffa è che quell('altr)a lettura mi aveva talmente avvinto che... avevo iniziato a leggere questa lettera di Mario Capanna, nel frattempo, per timore che... il romanzo di Hesse finisse troppo repentinamente.
Forse non è l'incipit più brillante per la recensione di un libro. Ma avrebbe potuto essere ancora più opaca. Ad esempio una cosa come questa.

Ecco, di tanto in tanto mi fermavo e mi saliva la stessa noja insofferente di quando ascoltavo una delle tante predicone chiesastiche trite e ritrite.

Sì, a volte leggo questi lavori e vivo un doppio sentimento. Da una parte osservare che molte osservazioni sono razionali: la sinistra ha una visione razionale, illuministica (non voglio usare illuminata) di come affrontare la prassi del quotidiano, soluzioni che hanno un senso. D'altra parte c'è la puzza di utopia distopica. Gli esemplari di homo NON sono (purtroppo e fortunatamente) delle sole menti, sono animali, sono istinto, sono biologia sono l'irrazionale. E certe cose razionali non funzionano, non hanno funzionato e non funzioneranno. Etica contro morale, Ivan Pavlov contro Karl Marx (una nota anche sul contesto sociale e storico: ci può essere un'onda di risacca al conservatorismo più bieco ma essa poi cessa con esso).
Due esempi. Il primo è interessante perché testimonia l'insofferenza storica della sinistra illuminista, per la cultura e il mondo contadini, villani, così radicati (essi direbbero reazionari) alla Terra e ai suoi cicli.

Se guardiamo agli effetti del Sessantotto in Italia, possono valere, per una prima approssimazione, le parole scritte da Giuliano Zincone nel 1991 : "Gli anni formidabili (...) furono gli anni dell'unico e autentico tentativo di rivoluzione borghese in Italia: la rivolta della civiltà urbana contro la cultura contadina (autoritaria, gerarchica, fideista, immobile) che ancora dominava il nostro paese, con la sua etica del sacrificio, con la sua visione del mondo agropastorale rigida, austera, superstiziosa".
p. 123

Nel secondo Mario Capanna, filosofo, mantiene una certa dose di indipendenza dai dogmi della sinistra e un'autonomia critica già in quegli anni (pubblicazione del gennaio del 1999) ha uno sguardo più ampio di quello asfittico della fede di turno (qui si allontana dal centralismo democratico, uno dei grandi mali della sinistra), citando le parole di

Ludovico Geymonat: "Una delle esigenze profonde che ho imparato a rispettare nel Movimento Studentesco e in Capanna, con il quale discutevo con violenza anche, è il bisogno che avevamo di qualcosa di nuovo, qualcosa che non fosse solo la democrazia dei numeri, la democrazia dei grandi partiti, ma una democrazia diretta".
p. 138



C'è un problema di piani. Perché la sinistra fallisce nel mondo (come il collasso del socialismo baatista arabo che lascia spazio al merdame islamico fondamentalista)? Perché la sinistra è politica, ha una visione sui problemi e sulla dimensione quotidiana, contingente, è sul piano della prassi, strutturalmente non può affrontare le questioni del mistero esistenziale. Insomma ti può fornire il dentifricio freschezza intensa in formato convenienza, diritto fondamentale, ma non ti dice nulla - e lo evita accuratamente! - sul sorriso, su come arrivare al sorriso. Puoi avere il dentifircio ma non il sorriso. E io stavo leggendo uno dei lavori di Hesse sul piano della ricerca dell'Assoluto, sulla sperimentazione umana e personale dei limiti, dello spirito. Altri livelli. Forse anche questo ha infierito, letterariamente, sulla percezione del lavoro di Mario Capanna.


lettera a mio figlio sul sessantotto
Mario Capanna
CDE


20 commenti:

  1. Il 68 è stato sicuramente importante...con tutte le sue luci ed ombre è stato il ponte che ha traghettato l`Italia dal dopoguerra al Paese che siamo oggi....per la prima volta le persone giovani hanno fatto sentire la loro voce ed è nata una nuova generazione di donne, più libere e indipendenti.
    Molti accusano quegli anni di aver contribuito a distruggere dei valori radicati nella società, come la famiglia tradizionale ecc..io penso che sia stato un passaggio necessario. Se oggi determinate cose ritenute come valori sono scomparse non è per il 68 ma per la deriva consumistica becera che l`Italia ha perseguito....e la sinistra italiana è semore stata una sinistricula...tanto che ci siamo beccati mezzo secolo di DC e un ventennio di dittatura mediatica con Berluskaz e solo con gli inciuci di palazzo lo hanno mandato a casa...manca ancora una democrazia matura...

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  2. Il mio pensiero è noto: la cosiddetta "sinistra" è popolata da tre tipi di persone:
    1. gli idioti
    Più o meno consapevolmente cercano la rassicurazione, una divisa e una uniforme, un posto statale, la garanzia di non essere lasciati indietro.
    2. gli eterni adolescenti
    Non hanno mai superato la fase ribellistica e sono convinti che per costruire il "mondo migliore" bisogna prima radere al suolo quello che c'è. Ovviamente non sanno niente e niente capiscono ma sono fermamente convinti.
    3. i furbi che costruiscono una fortuna manipolando gli idioti e gli eterni adolescenti
    Vedi alla voce direttori di giornale, rettori universitari, primari, manager di banca, star della televisione, cantautori, attori, eccetera eccetera.

    Se poi veniamo al dettaglio: il Comunismo è nato fallito nel momento in cui, essendo il marxismo teoricamente fallato e l'idea della collettivizzazione incompleta (manca la risposta alla domanda "chi decide?"), si è aggiunto il leninismo, cioè il ruolo del Partito come nuova aristocrazia e del "popolo" come servo del Partito.

    Il '68 è una fase tristissima della storia patria me le tre categorie di cui sopra non possono che cantarne le lodi, ognuno per le proprie necessità. Ai primi ha garantito la pensione, ai secondi ha dato modo di spaccare tutto e i terzi sfoggiano le medaglie conquistate presiedendo collettivi e assemblee.

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  3. x Spirito LIbero:
    Dobbiamo molte conquiste civili al Sessantotto.
    Come libertario e liberale non posso che osservare con orrore il bigottume che imperava e la miscela orribile di usi, ignoranza, misoginia, clericalismo che ne furono causa.
    La sinistra... quale? Un po' come la destra: quale?
    C'è una contiguità maggioritaria (e non è un problema solo italiano, la Große Koalition in Germania è l'obbrobrio corrispondente alla collaborazione pluridecennale tra centro destra e centrosinistra (una volta DC PCI, ora PD-FI-NCD) che è culturale.
    Per quello io guardo con attenzione la nuova destra neopagana o certe parti anarchiche e radical ecologiste del panorama politico, le uniche minoranze che abbiano ancora una visione di società.
    Il 68 ha avuto pro (anche se non piace ai faziosi di destra) ma anche contro (anche se non piace ai fazioni di sinistra) come ogni cosa.

    x Lorenzo:
    Benvenuto.
    Ho scoperto casa tua, eldalie,ed è un luogo che mi piace molto.
    Ahaha, mi piace molto la tua classificazione che è abbastanza precisa.
    Purtroppo sono pessimista e questa caratterizzazione a segmenti riguarda pure la "destra" in cui nella categoria 2 agli eterni adolescenti sostituisci gli ingordi, grandi ladri, parassiti e mascalzoni.

    Il 68 è una fase dell'evoluzione della società ed è necessario contestualizzarla. Purtroppo una visione critica che osservi sia luce che ombre è invisa ai faziosi.

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    1. La destra è un malinteso, in Italia non esiste.
      La più vicina approssimazione è il Fascismo che in realtà si proponeva come movimento rivoluzionario di ispirazione socialista. Il Fascismo nasce per una serie di ragioni ma in sostanza esiste solo in quanto controparte del Comunismo marxista-leninista. Se non c'è uno non c'è l'altro.

      Nei paesi di tradizione anglofona infatti non esiste il Comunismo, esiste un partito progressista e non esiste il Fascismo, esiste un partito conservatore. Mentre noi siamo cristallizzati nella rivoluzione francese e ogni volta che bisogna cambiare la carta igienica nel cesso dobbiamo prima prendere la Bastiglia, in quei paesi il termine "rivoluzione" ha ovviamente connotati negativi e masochisti.

      Ma cosa vuoi contestualizzare, una pirlata rimane una pirlata. Vatti a rivedere i filmati della RAI degli "intellettuali" italiani degli anni '70, tipo Volontè, pace all'anima sua, che andava in giro a scrivere frasi maoiste sui muri, dicesi "attore impegnato". Guarda un po' che cosa è diventata la Cina di Mao.

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    2. Ah poi io mi ricordo bene cosa era la periferia di Milano in quegli anni. Non mi convincerete mai che si tratta di un periodo di "conquiste civili".

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    3. Destra, sinistra.
      Cosa sono?
      Io da sempre chiedo se esista un decalogo che possa definire cosa sia di destra e cosa di sinistra.
      Semplicemente il mondo è troppo complesso per una tassonomia lineare basata solo sulla classificazione dei diritti - doveri interni agli homo.

      Mao era un fervente ammiratore di Mussolini.
      Lo stesso fascismo (qui classificato come espressione di "destra") ebbe alcuni indubbi pregi per ciò che a "sinistra" viene considerato importante (e.g. alfabetizzazione e salute pubblica) anche se ciò non si può dire perché la sinistra isterica, faziosa, non desiste da un atteggiamento manicheo, tutto il male da una parte (fascisti), tutto il bene dall'altra (socialisti e comunisti).

      Qui sopra tu scrivi che non c'è(ra) nel Sessantotto e a sinistra, la risposta a "Chi decide?". In Cina l'hanno trovata: il partito.
      Nei paesi consumisti ci sono i capitalisti con l'inganno delle pseudo democrazie, nei paesi teocratici le classi sacerdotali, etc.
      In Cina decide Il Partito (Comunista ?).
      Essi hanno un altra cultura e la prevalenza dell'interesse individuale a discapito di quello collettivo (è di destra? di sinistra?) non ha raggiunto i livelli di quello dei paesi capitalisti/consumimisti demagogico democratici.

      Io voglio poter avere la pillola del giorno dopo, voglio che la mia donna possa abortire se ha deciso così, voglio i patti civili, voglio che non ci siano usi della "tua religione" (una volta quella cattolica, fra poco la merda islamica) si impongano sulle mie scelte, voglio forme diverse di contratti relazionali, voglio poter divorziare, non ci devono essere comitati di censori moralisti corrotti e marci che decidano cosa io possa o non possa vedere in un sala cinematografica... etc.

      Più che destra e sinistra penso, che come scritto più volte, uno dei massini nostri problemi, in Italia, sia la scarsità - e in ampi settori geografici del paese - la assenza di etica della respons-abilità, della responsabilità e dell'etica pubblica.
      Responsabilizzare le persone su ciò che scelgono, assumersi non solo gli onore ma anche gli oneri delle proprie scelte.
      Problema ancora culturale, storico: se ti abituano a credere che tu possa fare le peggiori cose, poi infilarti in un confessionale, ottenere o comprare indulgenza e poi esci a torni a fare come prima o peggio di prima, il risultato è quello che è.

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    4. No ho scritto che Marx, oltre a sbagliarsi sulla determinazione del "valore" (tecnicismo) si è dimenticato di tramandare ai posteri come pensava di regolare la società una volta che tutto fosse stato collettivizzato.

      La risposta la diede Lenin, non Mao. Cioè attribuire il ruolo di "tutore" del Proletariato al Partito Comunista. Il risultato è risaputo, il Partito diventa una aristocrazia e il Proletariato diventa la servitù del Partito.

      Inoltre, il Partito può anche distribuire incarichi e prendere decisioni ma alla fine il dirigente, in quanto burocrate, non ha interesse che la fabbrica produca chiodi o astronavi, che apra alle 8 o alle 10, che il fornitore arrivi prima o dopo, che la qualità del prodotto sia X invece che Y eccetera. Risultato, la pianificazione economica e l'amministrazione delle risorse collettivizzate è estremamente inefficiente. Da cui miseria e condizioni di vita scadenti.

      Siccome l'essere umano rifugge il dolore, il proletario cerca di sottrarsi alla tutela del Partito che lo rende miserabile, quindi il Partito reagisce con la repressione militare, filo spinato e richiesta di permesso per cacare.

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    5. Tutto quello che viene dopo l'espressione "io voglio..." non ha alcun senso.

      Io voglio volare. Io voglio trombare con la ragazza copertina di Sports Illustrated.

      Se tu vivessi da solo in mezzo al nulla l'espressione "io voglio" coinciderebbe con "io posso".

      Se invece vivessi in una comunità per come si sono storicamente configurate, ci sono queste opzioni:
      - autocrate che decide cosa vuoi.
      - senato aristocratico che decide cosa devi volere
      - assemblea democratica che decide cosa puoi volere

      Ora, nella condizione presente, cioè la democrazia rappresentativa, tu puoi volere qualsiasi cosa ma quello che puoi avere risulta dalla mediazione tra tutti i "volere" che vengono espressi. Significa che qualcosa di quello che vuoi si può fare, qualcosa si può fare in parte e qualcosa non si può fare. Dato che la mediazione è in divenire, la composizione delle cose che puoi, puoi in parte e non puoi cambia di momento in momento.

      Problema, che ho già descritto altrove: in Italia la parola "sinistra" è sinonimo di Partito Comunista, dato il ruolo egemonico di quest'ultimo.
      Il Partito Comunista per definizione si propone di abbattere la democrazia liberale, di abbattere la società borghese e instaurare la dittatatura del proletariato.
      La dittatura del proletariato ti riporta nella posizione "autocrate", cioè qualcuno decide cosa vuoi.
      Che è esattamente il contrario di quello che hai scritto sopra.

      L'equivoco nasce dal fatto che il PCI ha da sempre usato lo "io voglio" come grimaldello per scardinare la società borghese. Ma non per amore dell'uomo, invece in una logica di "tanto peggio, tanto meglio". La "libertà" non significa dare alle persone le maggiori e migliori opportunità, significa invece inquadrarle in una diversa griglia e nel buio incatenarli come con l'Unico Anello.

      Comunque, chi si definisce "di sinistra" è il fedele di una religione, come i Testimoni di Geova e quindi non ha senso discutere sui dogmi di fede.

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  4. Capanna è uno che oggi gode di un importante vitalizio. alla fine, è casta pure lui

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  5. I vitalizi...
    Sai che io sono radicale, massimalista.
    I vitalizi per i parlamentari ed altri semplicemente non devono esistere come non dovrebbero esistere le pensioni a sistema retributivo.
    Tu avrai di pensione ciò che hai versato (sistema contributivo senza eccezioni). Il resto è sfruttamento di altri.
    Fine.
    Troppo semplice ed equo perché possa venire realizzato. Sessantotto o no.

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    1. Quindi il 99% delle pensioni attuali andrebbe revocato.

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    2. Fondamentalmente... sì.
      O per lo meno ricalcolato col sistema contributivo.
      Infatti ora lo sfruttamento intergenerazionale è criminale: sempre meno che lavorano, spremuti sempre più come limoni per sostenere moltitudii di iperpnsionati, di pensionati fasulli, di furbi, pensionati di platino d'oro e argento, di pensionati baby e teenager...
      Io sgobbo come schiavetto del fisco gleba ed essi vanno in giro in bici o in montagna pigliandosi le mie tasse. Io non vedrò mai un cazzo di pensione.
      Qualcuno poi si alzi e dica che questo sistema è giusto è... un diritto acquisito.
      Sì, sticaatsi.
      Ad ogni diritto corrisponde un dovere e a me e ad altri milioni di dipendenti non va di essere schiavo per le pensioni e altro altrui, non mi va di essere schiavo con doveri retributivi che non avrà alcun diritto.

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    3. Ho fatto lo stesso identico discorso ad un mio amico lavoratore dipendente da 25 anni, da due anni in cassa integrazione e mi ha detto che si, è giusto cosi. I diritti dei lavoratori, il capitalismo, bla bla bla.

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  6. x Lorenzo:
    > quello che puoi avere risulta dalla mediazione tra tutti i "volere" che vengono espressi.

    Questo è corretto.
    Ed è anche un punto critico dei sistemi umani.
    Uno per questioni di scala
    Due per questioni strutturali, ci sono questioni che più che altre sollevano il problema irrisolto e del conflitto tra individuale e collettivo.
    Se il mio vicino può usare la legge per redimere questioni di confine in quanto effetti delle mie azioni lo interessano direttamente, non può certo emanare una legge per la quale non possa sodomizzare la mia compagna o averne una senza essere sposato.
    La democrazia liberale non può non prendere atto della complessità delle relazioni umane e del fatto che esistono principi di diritto che non possono che essere contestuali.
    Se in società semplici e numericamente poco popolate il diritto tutelava il fare, in società complesse e sovrappopolate, mature una democrazia liberale non può che tutelare la libertà di non subire le conseguenze del fare altrui.
    E anche a questo si ritorna con la questione dell'iniquità del sistema pensionistico: diritto di fare/avere la pensione scaricata, negli oneri, su altri che lo devono subire.

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    1. Il sistema pensionistico è stato progettato cosi APPOSTA, non era affatto inevitabile.

      E' stato progettato cosi perché il presupposto ideale è che la proprietà privata è un crimine e deve essere requisita. Essendo impossibilitati a farlo con una presa di potere immediata, si è scelto di farlo un po' per volta tramite il prelievo fiscale. Quindi io prendo la "ricchezza" dalla famiglia benestante e la distribuisco alle famiglie proletarie. Che usi la pensione o un qualsiasi altro meccanismo del famoso Stato Sociale, è un dettaglio secondario.

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    2. L'alternativa ovvia era emancipare il "lavoratore" dandogli modo di accumulare sufficiente ricchezza con le sue forze (ovviamente dato un determinato contesto generale), da cui la possibilità di accantonare abbastanza per pagarsi la pensione. Ma questo farebbe del proletario un borghese, che di perse è una bestemmia.

      Poi facciamo finta di non capire perché il marxismo produce miseria.

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    3. Questo è una delle cause politiche. Una visione di una società se non di uguali sicuramente più appiatrita.
      Ma il problema è molto più grave. Se fosse solo un problema politico, basterebbe cambiare politica. Invece è un problema che ha molteplici cause.
      Penso che ci fosse (che permane! e ciò è quanto mi preoccupa di più) una folle, assolutamente irrazionale credenza nella crescita illimitata.
      Purtroppo e l'ignoranza della matematica e problemi cognitivi (la specie non ha cognizione diffusa dell'esponenziale né del rischio che non sia a breve termine), una sorta di tecnomessianismo, il fatto che i più hanno guadagnato subito e molto dalla rapidità esponenziale della crescita, hanno portato ad ignorare che un sistema che si basa sulla crescita esponenziale (quello pensionistico compreso), in sistemi finiti, è destinato a fallire in tempi brevi e con esiti rovinosi.

      Che problema c'è se mando in pensione uno a 55 anni? Ci sarà un nuovo 1.3? 1.1? 1.25? nuovo lavoratore che lo rimpiazzerà e gli pagherà la pensione. Anzi, se mandiamo in pensione anche il sostituto e a sua volta lo rimpiazziamo con 1.3? 1.1? 1.25? nuovo lavoratore e lo facciamo in tempi brevi tutto il meccanismo accelera.
      (usando 1.25, siamo passati da 1 lavoratore 1.5625 lavoratori in soli due passaggi, +56%. E' ovviamente del tutto insostenibile e folle questo).
      Sì, accelera verso lo schianto.
      Ma non è solo il marxismo, la crescita.
      Il marxismo produce sistemi che fanno meno torte e di scarsa qualità.
      La crescita produce sistemi che vogliono torte via via più enormi, solo che la produzione di farina e uova e zucchero è quella che è, finita, ha già passato il massimo e sta calando da vari lustri.
      Ora pensa cosa succede se il 20% delle bocche si pigliano l'80%.
      Anche questo non puà funzionare.
      Se organizzi una festa con una gestione così del buffet e inviti persone con un forte appetito, rischi che finisca in rissa.
      Infatti, è quello che sta succedendo.

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    4. Si la crescita illimitata è un problema evidente.
      Ma alla base secondo me c'è sempre l'idea che si può requisire la ricchezza accumulata, infatti ancora oggi la "sinistra" invoca la "patrimoniale".

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  7. Le osservazioni sul voglio sono in parte corrette.
    L'erba voglio non esiste neppure nel giardino del Re.
    Ovviamente questo è un principio generale.
    Tu puoi dire "io voglio non abortire" ma non puoi dire "io voglio che tu non abortisca".
    Io posso abortire quando e come voglio, con una semplice operazioni chirurgica, trovandomi un medico che acconsenta (visto che l'ho pagato con le mie tasse).
    Questo è il limite speculativo del cosiddetto diritto naturale che i clericali usano solo quando fa comodo loro.
    Non c'è nulla di naturale nell'accanimento terapeutico tecnofilo e tecnologico, in Natura non ci sono polmoni artificiali, macchine per l'alimentazione o idratazione forzata, sale per terapia intensiva.
    Non c'è alcun bisogno, in Natura, di essere sposati per fare sesso ma questo non è consentito dalle leggi come essi desiderebbero.

    Volere significa anche accollarsi il costo della potenza necessaria. Io posso impegnarmi per ottenere i risultati che desidero, che voglio. Di nuovo, alcuni saranno leciti e legali, altri leciti e illegali, altri ancora né leciti né legali. E di nuovo, per alcuni di essi ravviveranno il conflitto tra individuale e collettivo.
    Quale il limite?
    Ti dico la mia: il limite è che sono libero fino a che le mie azioni non influiscono sulla tua vita. E anche questo non è così semplice.
    Ad esempio NON esiste la libertà di fare figli, in quanto esso è l'atto dalle conseguenze sociali più pesanti.

    Attacchi il PCI ma... esso fu in massima combutta con la DC, se si guardano i numeri, fino all'aberrante 88.6% di leggi disegnate e approvate insieme nella terza legislatura.
    Un partito altrettanto se non più moralista della DC.

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    1. Falso, io posso dire "io voglio che tu non ti tagli un braccio" anche se il braccio è tuo. Provare per credere consultando il Codice.

      La ragione è ovvia, siccome vivi in una comunità, ci sono dei comportamenti che sono leciti e altri che non sono leciti, non perché implichino necessariamente un danno a terzi ma semplicemente perché vengono giudicati inammissibili dagli altri.

      E qui veniamo al noto problema del rapporto tra minoranza e maggioranza in una democrazia. In una autocrazia tu fai quello che dico io in quanto autocrate, punto. In una democrazia esiste il problema di comporre le volontà antagoniste, quindi la minoranza deve essere in qualche moto tutelata dalla dittatura della maggioranza e nello stesso tempo bisogna definire una linea che sia valida per tutti e non ridefinita ogni secondo.

      Non attacco il PCI. Mi limito a osservare i fatti che sono quelli che ho scritto. In particolare chi si definisce "comunista" fa riferimento alla teoria marxista e quindi non può che puntare al rovesciamento dello Stato in quanto emanazione della Borghesia, l'instaurazione della Dittatura del Proletariato e la collettivizzazione. Chi poi sposa la variante leninista si propone anche di dare tutto in gestione al Partito.

      Tutto questo era nei progetti delle formazioni comuniste che costituirono la parte egenomica della Resistenza e quindi avevano il controllo militare del nord-Italia. Il fatto è che nell'immediato dopoguerra arrivò l'ordine di Stalin di soprassedere. Stalin si era accordato con gli Americani per spartirsi il mondo e l'Italia era andata in dote agli altri. Quindi il PCI ha dovuto barcamenarsi con una "identità doppia" e con la "rivoluzione tradita", cioè da una parte continuare con la retorica marxista e dall'altra proporsi come "padre fondatore" di uno Stato che comunque era sempre rappresentazione della Borghesia (tanto più odiato in quanto ispirato dagli Americani).

      Della DC cosa vuoi dire. Gli Americani all'atto dell'invasione avevano due punti di riferimento, la mafia a cui dare in gestione il Sud e la Chiesa come istituzione con presenza capillare. Di poi serviva dare a tutto questo una forma istituzionale per formare un Parlamento e un Governo democratici e oplà, ecco la DC, con una galassia di satelliti.

      In ogni cosa c'è un do ut des.

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