giovedì 4 dicembre 2014

Il tramonto dell'euro - 7: mercantilismo

(Il tramonto dell'euro - 6: zia Infla e zia Occupa)

  • Hai presente gli stupidi con la macchina tedesca che si incazzano coi tedeschi?
    UnUomoInCammino, commento

Avevo già citato una pagina interessante di Michele Brunati sulla stupidaggine mercantilista (L'imbroglio della svalutazione competitiva). Su alcune cose non sono d'accordo con Brunati (il protezionismo ha anche dei lati positivi) e rimango qui e ora un feroce noglobal. Non sono economista ma uso la mia testa e i principi della fisica. Ora citerò un paio di passaggi di Alberto Bagnai, nel suo libro, sulla questione.

L'approccio mercantilista, lo abbiamo visto, è logicamente incoerente.. Dato che tutti i paesi non possono essere simultaneamente esportatori, i casi sono due: chi appoggia la crescita [scusate l'interruzione ma l'apparire del termine mi ha provocato un attacco di orticaria] sulla domanda altrui, se riesce nell'intento (e bisogna vedere come), si espone prima al conflitto (per accaparrarsi  mercati di sbocco) e poi alla crisi economica (quando i mercati di sbocco, strutturalmente in deficit, vengono schiacciati dalla inevitabile crisi finanziaria). Il successo della Germania è una vittoria di Pirro  (*) innanzitutto per questo motivo "esterno" [...].
p. 216

Ho citato la fisica perché ci sono molte leggi di conservazione in fisica e l'economia, nel tentativo di rappresentare e studiare (a volte lucidamente) le idiozie di massa degli homo, risponde alla realtà in vigono principi di conservazione. Per esportare io ho bisogno di te importatore, è una relazione, non può esserci un esportare solitario. Bagnai, Brunati, hanno ragione da vendere, a sottolineare, sia pur con conclusioni quasi antitetiche, l'irrazionalità del mercantilismo.

Lo dimostra poi il fatto si dettano soglie asimmetriche per il saldo delle partite correnti, ovviamente nel senso di tollerare surplus sempre più grandi dei deficit (+6 per cento/-4 per cento), perché si sa, chi esporta è bravo e chi importa cattivo.
Questo approccio è demenziale, non solo perché fornisce un messaggio ideologicamente distorto, ma anche perché nei fatti il Paese in posizione creditoria netta, la Germania, è il più grande dell'Europa.
p. 236

Demenza. Non c'è parola più precisa. Siamo allo stesso livello di follia della stupidata della favola della crescita infinita.
Mi fermo e ... penso che sia la stessa truffa del bipolarismo: una coppia di codipendenti che si accusano l'un l'altro di essere responsabile dei problemi e che contribuiscono massimamente, in forma duale, all'esistenza stessa del problema. Il problema non è il duale nella relazione, è la relazione di codipendenza. Si capisce?
Quante volte ho scritto che la politica nefasta di crescita (la crescita è, qui e ora, Il Male) dei tedeschi basata sull'export è suicida? 
Dunque se da una parte c'è la morale che esportare sia bello e importare sia brutto (esportatori meritevoli, importatori da deprecare, ihihih), dall'altra si risponde con esportatori cattivi nazi, importatori poverini, sfruttati, colonizzati. E' un giochino assurdo.
Ahaah - urla il tossico - è lo spacciatore brutto cattivo! E chi lo tiene in vita? Proprio tu, colla tua dipendenza da pirla, gli porta i soldi tutti i giorni. Eticamente gli importatori, sono come i tossici, come i ricettatori, sono peggio, commettono un crimine peggiore perché senza essi la loro controparte (esportatori, spacciatori, ladri) non esisterebbe, non ha spazio funzionale, cessa per definizione.
Hai presente gli stupidi con la macchina tedesca che si incazzano coi tedeschi?


(*) Uno solo dei sintomi della pesante insostenibilità della società tedesca: mio padre mi raccontava che già Hitler con il suo motto Exportieren oder sterben! (Esportare o morire!) si era reso conto che la società tedesca sarebbe implosa se non avesse recuperato risorse rastrellandole dall'esterno con l'esportazione di beni ad alto valore aggiunto.


(via maseifuori)

10 commenti:

  1. Ormai è del tutto evidente che l'Europa sia stata costruita su presupposti insostenibili.

    Vabbè, ormai ho capito cosa tu intenda per crescita e ormai non ci faccio più caso, tanto ci capiamo e questo è quello che conta ;-)
    Mi pare tu qui dica cose di buon senso (nel lungo periodo, ma tanto il lungo periodo non esiste!)

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    1. Bagnai e Brunati, correttamente, osservano lo stupidame del mercantilismo.
      Io osservo che gli italici se ne sono resi massimi artefici nei confronti del "nemico" crucco.

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  2. (Esportare o morire!" Non è sempre vero. La Germania nazista puntò molto sulla crescita interna tramite un elevato utilizzo della spesa pubblica. Per dire sotto il nazismo nacque la prima rete autostradale e si creò il welfare su ispirazione mussoliniana. Il problema fu dopo i primi 5 anni di crescita "keynesiana". l'aumento della ricchezza creò un aumento di domanda di materie prime, cui la produzione interna non era sufficiente, inoltre l'apparato industriale tedesco aveva bisogno di nuovi sbocchi per i prodotti industriali. A completare il quadro ci pensò il mancato accesso ai mercati finanziari internazionali dovuto alle sanzioni dei paesi anglo sassoni e della Francia e la volontà di rivincita contro gli odiati nemici occidentali. Risultato GUERRA . Questa Germania è diversa. Ha una popolazione invecchiata, un accesso senza regole ai mercati finanziari, manodopera straniera anche qualificata a buon mercato. Non potendo puntare sulla crescita interna tramite spesa pubblica in quanto la maggior parte della spesa va a finire agli anziani e non produce un reale vantaggio al paese, importando manodopera qualificata a buon mercato dall'estero, e avendo paesi fessi che hanno venduto il proprio apparato industriale in cambio di nulla, l'unica medicina è l'export. risultato GUERRA nei prossimi anni alla prima crisi finanziaria scatenata dagli americani e dallo scoppio della bolla l'europa mediterranea saluterà quella nordica e ne vedremo delle belle ovvero brutte

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    1. > l'aumento della ricchezza creò un aumento di domanda di materie prime, cui la produzione interna non era sufficiente

      Questo è il pattern infernale della crescita.

      Comunque: molte persone rivolgono il loro rancore ai magnacrauti, invece, tu, correttamente a mio avviso, sottolinei che i grandi problemi - lo stesso modello consumistico, quello finanziario e altra merda - ha origine nel capitalismo anglosassone e, in particolare ne Lo Stato Canaglia.
      Si pensi solo al fatto che noi dovremmo guardare alla Russia, vicini, della koinè europea, sinergici, e invece siamo servi utili idioti per l'egemonia statunitense che fomenta e rimesta in europa come nel resto del mondo.

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    2. Import/Export.
      Immaginiamo che il confine tra due Stati sia proprio la riga bianca di mezzeria che divide per il lungo una strada affollata di negozi. Una specie di via Monte Napoleone dove però ci va la gente comune perché trova convenienza nei prezzi e nella qualità. Ci sono i "Nostri" negozi sulla parte Sinistra e i "Loro" sulla parte Destra.
      Guarda caso, a parità di prodotti da "loro" i prezzi sono più bassi dei "nostri" perché sono meglio organizzati nella produzione e nella distribuzione, ed in più hanno un fisco che li lascia vivere, mentre "noi" abbiamo Equitalia.

      Da liberista che sono, io gradirei sapere perché mai la gente "nostra" non debba andare a comprare da "loro".

      I confini dovrebbero servire solo per delimitare quali persone possono usufruire (in senso lato) delle risorse del territorio e del lavoro svolto colà dai propri avi, ma non per impedire il passaggio delle merci.

      Gli uomini si portano dietro un bagaglio culturale, di usi, di tradizioni di modi di vedere il mondo che non sono "interscambiabili" tra una comunità e l'altra, se non con spiacevoli sofferenze per tutti. Il melting pot porta solo disordine e odio per generazioni e generazioni.

      Le merci da questo punto di vista sono molto più "leggere" e "adattabili" per cui non capisco come mai debbano trovare ostacoli nel passare trasversalmente la strisca bianca di quella via...

      Le "quote di importazione" e i dazi sono stati inventati dai politici per rimpinguare le casse dell'erario e per mantenere in vita le aziende decotte che hanno fatto inciucio coi governi, proteggendole così dalla concorrenza. Tutto a scapito dei cittadini, che sono costretti a pagare di più le stesse merci, e dei contribuenti che pagano le tasse (e i dazi) per sostenere di riflesso questa specie di "monopolio assistito".

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    3. Oh, che bello, Michele, averti a commentare.

      Perché la gente nostra non deve comprare da loro?
      Perché, come ho scritto più volte, se l'operaio e l'ingegnere della Lancia comprano la Subaru perché costa meno o la Golf perché è più ficomodaiola, poi rimangono a casa.
      Infatti è proprio quello che sta succedendo: gli italiani che hanno una esterofilia che io non ho mai capito, comprano pure la suocera e le mutande dai tedeschi, oltre ai SUV, alle macchine TAC, le moto etc. dagli odiati tedeschi,
      Poi rimangono a casa perché l'industria italiana va in crisi.

      Poi uno può essere libero - come crede di essere - di tagliarsi i mammasantissimi per far dispetto alla moglie.
      Basta che poi non piagnucoli e pretenda i miei.

      E' ovvio che non puoi vivere in un paese che importa l'ira di dio.
      I deficit (anche commerciali, nella partita dei capitali) diventano debiti e poi i debiti si pagano cari.

      I cittadini hanno le merci, le regole e l'ecomomia, i monopoli e i liberismi che si meritano.

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    4. Aggiungo che, Bagnai nella sua tesi progressista-globalista ha una visione in un certo modo coerente: prima creiamo un area ecomomica uniforme, con stesse norme, stesso fisco, stessi redditi, possibilità di movimento delle persone e dei lavoratori, etc.. poi quando la OCA ci sarà, introdurre solo allora una divisa comune.
      Io come localista no global sono terrificato da questa visione distopia, omologata.
      Puoi immaginare un sistema fiscale che vada bene per una realtà malavitoso palermitana, marsigliese o cretese e per una borgo lettone o norvegese?
      Sarebbe un altro passo di follia nichilista.

      Il liberismo è libero o non è libero.
      Cosa significa che si possono muovere le merci ma non le persone?
      Sia le persone che le merci, in queste condizioni, devono essere legate al territorio, salvo eccezioni.

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  4. @uomo in cammino sono d'accordo col tuo ragionamento "mangia crauti" e "mangiaspaghetti" sono categorie mentali che ci creiamo per scatenare la guerra dei poveri, i problemi vengono sempre dall'alto ma i popoli si fanno indottrinare e si scagliano tra di loro in un clima da tifoseria calcistica. Io penso che se l'esercito anglo-americano non si leva dalle scatole dall'Europa il continente sarà sempre schiavo del rapace capitalismo anglo-americano. La Russia, importante dal punto di visto storico e culturale e anche economico la stiamo perdendo. Ci stiamo allontanando dall'Asia nostro partner fondamentale e finiremo col TTIP nelle fauci dei cowboy.

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  5. @Michele Brunati

    I confini servono per identificare una NAZIONE e salvaguardare i suoi INTERESSI e i suoi PRINCIPI.

    Il pallone cucito a mano da un bambino di 8 anni, costa 1/10 di quello fabbricato qui, ma tu qui non lo devi poter vendere.

    La bicicletta fatta con l'acciaio di Chernobyl tu qui non la vendi.

    Il "liberismo" che probabilmente ti piace è quello che oggi premia non il prodotto migliore, ma il prodotto fatto inquinando di più il pianeta, distruggendo di più, sfruttando di più.

    Liberismo e Comunismo son due pensieri completamente ideali, inapplicabili nella realtà. L'esito del comunismo lo abbiamo visto, quello del liberismo lo avevamo visto nel 1929 e lo stiamo rivedendo adesso.
    Finanza, montagne di carta straccia, debiti e disperazione.

    Liberismo, Comunismo. Due tragedie. Ancor di più perché chi se ne fa portavoce ragiona in maniera completamente idealista e non c'è verso di condurli al buon senso.

    Perdona lo sfogo. Non ce l'ho direttamente con te, naturalmente.

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