venerdì 19 dicembre 2014

Piccolo incognito ritrovato



Ero talmente "fuori" che, anche complice un pacco arrivato al lavoro e che dovevo portare a casa, avevo dimenticato il furbofono in ufficio. Me ne ero accorto quando stavo pedalando verso la stazione. O torno indietro e perdo il treno, arriverò con mezz'ora di ritardo o vado e...  ci vedremo dove pattuito, se tutto andrà bene. Perché non dovrebbe andare bene? Se non dovesse andare bene ella si incazzerà per il paccaro.
Era una sera articolata, con _rio, col GAS, poi lo studio con _aria (che mi aveva nel frattempo scritto che non sarebbe potuta venire a lezione). Scendo alla quarta stazione e... non c'è.
Ecco! Bah, forse il ritardo... Camminavo fuori e dentro, sia mai che... mi stia aspettando dall'altra parte. Ero nervoso.
Questa cosa del rompere la connessione permanente penso che sia proprio utile.
Come ogni volta che rompiamo automatismi. Uscire dagli schemi, restituire  il potere a rischio, istinto, cuore.
Io pensavo al fato. Alle serendipità della vita. Poi è arrivata con quasi venticinqueminutidiritardo.
Venticinque minuti di riflessioni miste peripatetiche. E poi l'ebbrezza del piccolo incognito ritrovato. Dimenticare la protesi connettiva in ufficio non è poi così male.

14 commenti:

  1. Ogni tanto il subconscio ci lancia dei segnali..
    Dimenticanze, rotture di oggetti di uso molto frequente...
    Si puo' vivere molto bene anche senza essere sempre "connessi" a qualcuno o qualcosa.
    Spero che la serata sia andata bene :)

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    1. Quando c'è un po' di stress emotivo, la complessità del vivere rivela la sua pesantezza.

      Per uscire dall'ufficio e il viaggio di ritorno ieri ho dovuto e devo gestire i seguenti oggetti
      - maglione da reindossare
      - piumino
      - cuffia
      - guanti
      - mazzo chiavi bici
      - quindi due lucchetti e due catene
      - cartellino ufficio
      - sacchettino antiumidità sella
      - lucina bici rimovibile anteriore
      - lucina bici rimovibile posteriore
      - pacco da trasportare
      - furbofono (dimenticato vicino allo schermo del PC)
      - portafoglio con abbonamento
      - portamonete
      - bottiglietta acqua da riportare a casa
      - bracciale (che tolgo mentre lavoro)
      - a volte la spesa di pausa pranzo
      - a volte contenitore e posate per il cibo che porto da casa
      - occhiali
      - pocho impermeabile quando piove
      - ombrellino quando piove

      Ecco, a volte dimentico qualcosa.
      E ieri ero agitato. E infatti...

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    2. Poi dicono che le donne si portano dietro quintali di roba :)

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  2. Scherzi?! Io sono persa senza la mia protesi connettiva (ho un problema, lo so!).

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    1. :-) Si sopravvive a tutto...o quasi

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    2. Io non sopporto stare senza smartphone. E non è la mancanza di social a turbarmi, ma, soprattutto a Roma, faccio un uso costante di mappe/gps e app per i mezzi pubblici.

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  3. io se sono senza cellulare vado in sbattimento

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    1. Ero agitato pure io in quei minuti da quando mi ero accorto a quando è arrivata.

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  4. Figurati, vivo talmente poco connessa che non è mai capitato di consumare tutto il traffico internet sul telefonino e a volte mi capita anche di non accenderlo proprio il computer.
    Forse, mi riesce facile soprattutto perché non uso i social come facebook e twitter, e non ho nemmeno mai sviluppato un attaccamento per il blog.
    Però, sono una maniaca della puntualità.
    Sono proprio stravagante. :)

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    1. Snobba, punka, bel nome e puntuale.
      La lista dei pro si allunga, Clorinda. :)
      Virtualmente sono solo qui (qualcosa di morto pure su LinkedIn) ed è pure troppo.

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  5. Non possiedo nessun furbofono.
    Si vive anche senza.

    Anzi, la mia opinione è che chi ne fa uso, tranne i pochissimi casi in cui è effettivamente necessario, sia un cretinetti.

    Cretinetti nella maggior parte dei casi si diventa.
    Capita quando ci si adagia su un certo modo di vivere e/o di pensare per semplice comodità. Non la comodità del gesto in se ma la comodità di fare quello che fanno tutti, nel modo in cui lo fanno tutti. Non dovere fare quello che gli Americani chiamano lo "extra mile".

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    1. E' da un paio di giorni che l'ho riesumato.
      Il problema è che la memoria del Nokia 29 pleuri è piccola e si satolla subito di messaggi, specie ora che con _tra ce ne siamo scambiati parecchi.
      Un po' anche dovuto al fatto che non li cancello.

      Sì, io ritengo che i dispositivi mobili di connessione permanente alla rete abbiano effetti regressivi sulla maggior parte delle persone.
      La comodità è uno dei rincoglionitori più efficaci.
      Un mio istruttore di palestra diceva spesso :- Fermi il corpo, si ferma la mente.

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    2. Non è questione di comodità nel fare un gesto, è questione di comodità nell'essere conformisti.

      Se vuoi fare parte del gruppo di giovinastri che una volta decideva cosa fare al pomeriggio trovandosi ai giardinetti, oggi devi usare il furbofono e uozap. Proporre di vedersi ai giardinetti per decidere invece del furbofono vuol dire andare contro corrente, proporre un comportamento fuori dagli schemi, rischiare di trovarsi ai giardinetti da solo.

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    3. Conformismo.
      Ora anche tecnologico. Quindi al resto si è aggiunto quello nuovo.

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