giovedì 9 luglio 2015

Battere chiodo (non)

_sketti mi ha messaggiato anche stamani. Anche perché da alcuni giorni ho via via diradato i contatti e dopo un po' che sono silenzioso si fa (si è fatta) sempre viva. Ho risposto educatamente con un "Buondì" al suo buongiorno espresso in modo simpatico. E' un gesto carino, che apprezzo. Ma in quale contesto avviene? a quale pro?
Dopo pausa pranzo le ho scritto che ho diradato i contatti perché ho riflettuto su alcune cose che le dirò quando ci vedremo.
Troppo per essere un'amica.
Troppo per essere una tanghera / partner di studi.
Va bene per flirtare, per giocare. Anche per la seduzione se fosse fine a se stessa.
Però ci sono dei limiti, il mio tempo è limitato, anche le mie energie lo sono.
Non si può flirtare/sedurre senza limiti.
Esempio pratico: il mio contratto di telefonia mi consente un certo numero di messaggi al mese e quindi quotidiani. Se giochicchio con lei poi non posso messaggiare altre. E questo è solo uno dei limiti, il più banale.
Io potrei baloccarmi e crogiolarmi in questo gioco. Non sarebbe sano. Meglio tagliare. Oltre ad altre considerazioni. Non battere il chiodo che non deve essere battuto.

Ieri il mio bipede mi chiedeva alcune dritte su come rapportarsi ad una tipa che gli piace ma che non dà segni di interesse. Un paio di mie osservazioni, come questa. Poi mi ha preso in giro "Vez, tu che non batti chiodo da quattro anni!". Abbiamo riso insieme.  Gli ho detto che in effetti non ho molto da insegnargli sulla questione.


Si, no, demagogia pura

  • Intervistatrice: Questo fatto che abbiano votato al referendum no che cosa [significa]?
    BC: Scusi, se io le offro di andare in pensione a quarantasei anni con, non so, ventimila euro al mese, lei mi vota o no? [... ] Ignoranza e demagogia. Demagogia pura.
    Bernardo Caprotti, intervista

Un "compagno" (ex gasista, l'impegno etico del gas per quanto saltuario è scomodo, meglio le parole e l'ideologia cattocomunista, pieno di figli) mi aveva segnalato questo articolo insieme ad altri articoli da tifo da stadio da parte della sinistra.

La Grecia ci sta insegnando qualcosa.
Sulla sua pelle sta dimostrando a tutto il mondo civile cosa accade quando un Potere si impossessa, o lavora per farlo, di un Paese, di un popolo, di una classe politica.

Qui la demagogia e l'ideologia danno il peggio e lo fanno in sinergia. Il tifo per la demagogia greca non è solo un problema della sinistra, ammorba Salvini, Grillo, il sinistrame e il destrame sociali radicali, Brunetta, B. da sempre contro il rigore della culona inkiavabilen.

Il "Potere" significa: i creditori.
I creditori significa: c'è stato una serie di prestiti di capitale.
I creditori significa: i debitori.
I debitori hanno comprato del capitale, consapevoli che esso costa, deve essere restituito con gli interessi.

La Libertà che non è questo orribile mescolone di demagogia, dirittismo, furbismo e ideologia ha un prezzo. Il no ha un prezzo.
Il prezzo è, ad esempio, quello di non sottoscrivere dei prestiti per evitare di mettere un potenziale cappio nelle mani dei creditori. Solo degli idioti possono pensare che i creditori siano magnanimi, altruisti o brave persone "solidali". Idioti o persone in malafede: io mi faccio prestare i capitali e poi cerco di fregarti. Poi io che credo di essere intelligente intellettuale lo rivesto con delle paroline: lo chiamo ristrutturazione del debito (lo stesso falso ideologico de "termovalorizzatori", "ecologia del fare", "riqualificazione del territorio" e altra cacca del genere).
La Libertà è indipendenza, essere autosufficienti, a livello di paese/nazione è autarchia o, nella visione ghandiana, l'autonomia del villaggio.

I greci si autodeterminino, i loro creditori si gestiscano il problema di aver prestato capitali e col rischio che ciò comporta. Io sarei proprio favorevole alla bancarotta della Grecia, al loro ritorno ad una moneta locale/nazionale come deve essere.

E in Italia? cosa fare?
Qui c'è il dilemma. La demagogia più becera dilaga sia tra i sì global sì euro che tra i no euro sì crescita. Perché alla fine, il leviatano ecocida drogato, sta facendo di tutto affinché la crescita riparta.
Io invece ho attenzione per due questioni.
  • Il localismo delle monete, del contrasto alla globalizzazione, anche delle monete e la sovranità più locale possibile, ogni azione contro internazionalismo e globalizzazione è importante. 
  • Ecologicamente, nel senso più rigoroso e specifico del termine, decrescita e decrescita dell'insostenibilità come primo criterio politico. Questo è molto legato al pareggio di bilancio che ora non può che essere attivo di bilancio per rientrare dal debito che è ecologico prima, quello finanziario è solo una sua espressione. Non alimentare il mostro nutrendolo col deficit.

Il principio del pareggio di bilancio è a un livello etico, filosofico nonché ecologico oltre che economico superiore al piano dell'ecologia politica della sovranità locale.
La questione quindi non è euro sì lira no ovvero euro no lira sì.
La questione è: come è possibile diminuire la metabolizzazione ecocida economica?
Se il ritorno alla lira significasse la stampa allegra di TIR di banconote e la ripresa della distruzione consumistica, infrastrutturale, edilizia del Paese, l'adulterazione di farseschi pareggi di bilancio ottenuti stampando le banconote corrispondenti al deficit, sarebbe ancora peggio.
Tornare alla lira è funzionale alla ripresa della crescita del teratoma umano e della sua impronta?
In tal caso meglio l'euro e il concetto di ecologia della sostenibilità finanziaria: non puoi spendere più di quanto incassi e se hai debiti devi spendere meno di quanto incassi per risparmiare capitali (risorse) per ripianare il debito.


mercoledì 8 luglio 2015

Uno di undici - 2

(Uno di undici - 1)

Ho visto bambini diventare piccoli alpinisti.
Ho visto adulti camminare.
Ho visto il potere del corpo riprendersi e vincere la pigrizia della mente, arrivare e superare i limiti che a priori npn sarebbero stati neppure presi in considerazione.
Ho visto _zia la fiorentina sciogliersi nei canti lakota di ringraziamento.
Ho visto l'acqua, il ghiaccio, la roccia, il vento, la grandine, gli scrosci, lampi saette e i tuoni di Zeus.
Ho visto i miei limiti, caro _rio.
Ho visto la fatica e la fatica del salire sotto un sole e a temperature ammalati, è il mondo storto che si manifesta.
Ho visto scettici, agnostici, razionalisti interrogarsi, un po' storti, sulla questione metafisica.
Ho visto la vita grama del passato e la straordinaria ricchezza che portava nei saperi, nelle anime.
Ho visto la straordinario insieme di possibilità, di opportunità che quasi nessuno dei nostri predecessori ebbe: la mamma di _lla non è mai stata nelle Alpi. Ho visto come questo corredo così ricco ci abbia intorpiditi, abruttiti, resi rozzi.
Ho visto arcobaleni doppi dopo la gioia di un temporale estivo.
Ho visto erbe che danno salute e vita.
Ho visto il ghiaccio fossile del Pian di Neve scorticato, spellato dal bianco, ghiaccio acqua vita di migliaia di anni squagliarsi, con il suo disfarsi via anche la riserva di vita.
Ho visto che da una parte c'è il tumore antropico, la aberrante costipazione padana, un non-sense di morte e compressione di tutto quanto contribuisce e lavora per la morte e dall'altra, montagne e luoghi liberatisi dall'uomo che riacquistano vita, flora, fauna, bellezza e magnifica severità.
Ho visto undici che a tratti erano erano undici individui, poi undici persone, in alcuni istanti, erano undici in uno.










Essere condizionati - 2

(Essere condizionati)

Ieri sono tornato al lavoro, dopo i tre giorni passati nel gruppo dell'Adamello. Come annunciavo ho tenuto spento il condizionatore. Il risultato è stato impressionante: ho boccheggiato fino all'uscita dall'ufficio, pressione bassa, fiacchezza, debolezza, sonnolenza, resa prossima a zero. Il corpo dà segnali inequivocabili: temperatura eccessiva, impossibilità di dissipare il calore, ridurre le funzioni vitali al minino. Dal punto di vista ecologico è logico, coerente. Solo che io non sono in un contesto governato dall'ecologia ma rispondo anche all'azienda per cui lavoro. L'ecologia dei rapporti professionali mi dice che non posso arrivare alle condizioni di ieri.
E'  un conflitto tra criteri etici differenti, uno dei molti che, ad esempio chi frequenta un GAS, conosce molto bene.
Se fossi radicale probabilmente non sarei qui. Se fossi solo un po' meno radicale avrei dovuto prendere ferie o permesso retribuito oppure lavorare ad un livello sufficiente di produttività.

Oggi ho acceso, a tratti, il condizionatore. E' relativamente vecchio, può essere regolato poco, la massima temperatura a cui è programmabile è ventotto gradi. Nei vari corsi di formazione permanente ci spiegarono che la temperatura deve essere programmata a circa cinque o sei gradi meno di quella esterna. Sarebbero quindi trentadue o trentatre gradi, non ventotto.
Un'approccio verdognolastro sarebbe :- fai comprare un nuovo condizionatore ecologico, così "salvi l'ambiente". Ovviamente sarebbe un atto di elevato impatto ecologico, molto antiecologico.

Insomma, si passa da una valutazione all'altra, in un labirinto o percorso tortuoso.
Uso un approccio attento o critico: uso il condizionatore il minimo possibile, accendendolo per periodi limitati, in modo che possa lavorare e non boccheggiare come ieri. Ora è spento e le braccia mi si appiccicano sulla scrivania. Più tardi lo accenderò di nuovo.
Cerco di essere più coerente complessivamente rinunciando a parte di coerenza su alcuni aspetti specifici, locali, del bilancio etico, personale, ecologico, economico e morale complessivo.


martedì 7 luglio 2015

Furori bolliti

Venerdì ero stanco, svegliatomi alle cinque e qualcosa per il caldo,  non è che abbia avuto molte energie in milonga. _sketti che usa il verbo "ballarmi" come metafora di espressioni simili sessuali, mi aveva scritto che ero stanco e l'avevo ballata poco.
Abbiamo parlato poco anche. Alla fine usciti relativamente presto, l'ho accompagnata all'auto. Un abbraccio lungo. Mi ha già detto che non vuole nulla di affettivo e sessuale, solo ballare e studiare tango insieme. Così, io che non capisco nulla delle donne finché non me la mettono sotto il naso, l'ho abbracciata e basta. Chiedendomi poi se non avessi dovuto baciarla. Mah.

Io, nella bollitura di questi giorni, continuo ad avere poca birra. Così oggi mi ha chiesto se saremmo potuti andare a ballare mercoledì o giovedì sera. Le ho risposto che in quei giorni sono impegnato. Un rifiuto che non ho neppure attenuato con sorrisi o altro.
C'è differenza tra un taxi dancer e un possibile amante. In ogni caso entrambi dovrebbero essere gratificati.
In questi giorni sono abulico e apatico. Più che stanchi i miei furori sono bolliti. Osservo questa lunga rottura nei rapporti con le donne che continua e si autoalimenta. Guarnire con un po' di maionese.


(via tangomango)

Uno di undici - 1

Questa volta il gruppo era di undici. Diciamo dodici con la presenza, sgradevole, del merdoso caldo africano. Sto iniziando a detestare l'africa non solo per l'invasione umana ma anche per quella climatica.
Alpino boreale si diceva una volta. Già.
Del resto questo mondo viene stravolto sempre più dalla massa umana e il clima restituisce, cogli interessi, la forsennata attività antropica che consiste nel prendere il carbonio fissato in ere alla forma solida e di rimetterlo nell'aria. Plutone, in confronto all'attività satanica della speecie era un pivello.
Sollecitazioni termiche. E umane.
Per una persona che passa parte importante della sua vita da solo, le sollecitazioni imposte da un gruppo di undici, in alcune occasioni - quelle comunitarie - casinaro, sono notevoli. Sono  intollerante al disordine e me ne sono accorto piuttosto bene. In questo caso la montagna è stata terapeutica e potenziante non solo per il contatto colla natura, la fatica, ma anche, in questo caso, con l'umanità.

Eppure non c'è solo l'inferno nell'altro, come diceva Sartre. C'è anche il paradiso, ovvero il piacere di contatti con persone nobili che portano luce e saggezza, sapienza e conoscenza delle radici locali, del politeismo animista precristiano, della metafisica degli indiani d'america e di altre vie allo spirito. Capire e comprendere lo straordinario potenziale della natura, dei rimedi che in essa ci sono per i problemi che in essa ci sono. Solo che devi essere fine, attento, intelligente, saperti impegnare.

Cotto dal caldo terribile della salita - in undici dovresti essere un dittatore feroce per imporre la disciplina anche negli orari - così, un po' in fase intima, meditavo osservando il Corno Miller, la fantastica corona di guglie piramidali grigio azzurrine, il ghiaccio azzurro scoperto di neve, il ghiaccio fossile che si stava squagliando al sole, per questo clima infernale.
La cottura del sole feroce mi aveva reso ancora più debole rispetto alla magnifica fantasmagoria della Natura. Ci furono millecinquecentometridighiaccio sopra di te, una volta. Tutto passa, tutto corre, fluisce. Sei un nulla nell'universo delle spazio e del tempo.



venerdì 3 luglio 2015

Va fatto ciò che si deve fare

Se vogliamo essere noi stessi, dobbiamo essere naturali; così come nella vita di tutti i giorni. Lo zen non è qualcosa per cui entusiasmarsi o eccitarsi, ma richiede costanza...E' come fare il pane: bisogna impastarlo a poco a poco, un passaggio per volta, e la temperatura deve essere mantenuta moderatamente costante. Pertanto non bisogna attaccarsi al raggiungimento di alcun risultato; semplicemente va fatto ciò che si deve fare e basta...non serve cercare qualcosa in particolare; non c'è niente ne da trovare, né da perdere: C'è solo la costante qualità della pratica svolta correttamente.
o Diario taoista, Daoist


Tempo addietro avevo parlato con un gasista che è riuscito a debellare l'ailanto da una scarpata vicino a casa sua. Con pazienza si vince tutto - mi diceva. Per alcuni anni ha sistematicamente rimosso i polloni. Alla fine egli ha vinto e quell'orribile infestante alloctono non c'è più su quella scarpata.
Io non sono così taoista, io so quali risultati in quali campi voglio raggiungere. Scrivevo di ciò che mi ha fatto ritrovare l'ambizione. Ma non c'è ambizione nel fatto che, settimanalmente, rimuovo la vitalba dai giovani alberi che crescono nei campi abbandonati vicini. Faccio cosa si deve fare e vedo, anno dopo anno, che essi crescono, c'è un piccolo nucleo di giovane bosco che si è fermato.
Solo la costante qualità della pratica svolta correttamente. A volte l'azione quotidiana è libera da risultati, a volte è sostenuta da risultati e ambizione.
Si ottengono risultati straordinari con la costanza.
Per quanto mi senta un tanghero poco più che principiante, mi darei 7 come voto, forse 7-, capisco che col tempo i risultati vengono quasi inaspettatamente. Nel senso che il miglioramento continuo è difficilmente percepibile. Ora ho cinque donne che vogliono studiare tango con me. Iniziano ad uscire con me, pure e il confine tra tango e il resto non è così definito, a volte sono io a volerlo rendere labile.
Guardo un po' stranito cosa succede. Eppure succede.
La mattina, scendendo per il sentiero, osservo giovani aceri, ciliegi pioppi e ontani, liberati dalla vitalba, stanno diventando alberi. Sono felice.