venerdì 3 luglio 2015

Va fatto ciò che si deve fare

Se vogliamo essere noi stessi, dobbiamo essere naturali; così come nella vita di tutti i giorni. Lo zen non è qualcosa per cui entusiasmarsi o eccitarsi, ma richiede costanza...E' come fare il pane: bisogna impastarlo a poco a poco, un passaggio per volta, e la temperatura deve essere mantenuta moderatamente costante. Pertanto non bisogna attaccarsi al raggiungimento di alcun risultato; semplicemente va fatto ciò che si deve fare e basta...non serve cercare qualcosa in particolare; non c'è niente ne da trovare, né da perdere: C'è solo la costante qualità della pratica svolta correttamente.
o Diario taoista, Daoist


Tempo addietro avevo parlato con un gasista che è riuscito a debellare l'ailanto da una scarpata vicino a casa sua. Con pazienza si vince tutto - mi diceva. Per alcuni anni ha sistematicamente rimosso i polloni. Alla fine egli ha vinto e quell'orribile infestante alloctono non c'è più su quella scarpata.
Io non sono così taoista, io so quali risultati in quali campi voglio raggiungere. Scrivevo di ciò che mi ha fatto ritrovare l'ambizione. Ma non c'è ambizione nel fatto che, settimanalmente, rimuovo la vitalba dai giovani alberi che crescono nei campi abbandonati vicini. Faccio cosa si deve fare e vedo, anno dopo anno, che essi crescono, c'è un piccolo nucleo di giovane bosco che si è fermato.
Solo la costante qualità della pratica svolta correttamente. A volte l'azione quotidiana è libera da risultati, a volte è sostenuta da risultati e ambizione.
Si ottengono risultati straordinari con la costanza.
Per quanto mi senta un tanghero poco più che principiante, mi darei 7 come voto, forse 7-, capisco che col tempo i risultati vengono quasi inaspettatamente. Nel senso che il miglioramento continuo è difficilmente percepibile. Ora ho cinque donne che vogliono studiare tango con me. Iniziano ad uscire con me, pure e il confine tra tango e il resto non è così definito, a volte sono io a volerlo rendere labile.
Guardo un po' stranito cosa succede. Eppure succede.
La mattina, scendendo per il sentiero, osservo giovani aceri, ciliegi pioppi e ontani, liberati dalla vitalba, stanno diventando alberi. Sono felice.

49 commenti:

  1. Rilevo una sorta di contraddizione tra ciò che la Natura vuole e ciò che invece all'Uomo piace di più, anche contro il volere della Natura (che l'Uomo racconta a se stesso di voler interpretare).

    Se alla Natura non piacessero certe piante o come certe piante operano, avrebbe già pensato da sola a risolvere la situazione.

    Diciamo allora che c'è una Natura che ci piace di più e una che ci piace di meno: nella pratica, si agisce sempre secondo una visione (comunque) antropocentrica.

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    1. Certo Notte, perché vive il mito della natura benevola ed amica, bucolica, del buon selvaggio, un bel film Disney in cui gli uccellini e i topino sono amorevoli e servizievoli compagni.
      È la natura addomesticata questa. Quella che si vede con la pancia piena senza alcuna fatica propria e 4 solide pareti attorno a far da filtro. Quello che viveva scalzo sulle montagne (per quanto ben aiutato anche lui) è morto a 56 anni.

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    2. > Rilevo una sorta di contraddizione tra ciò che la Natura vuole e ciò che invece all'Uomo piace di più,

      A cosa ti riferisci?
      Al problema ailanto?

      > Se alla Natura non piacessero certe piante o come certe piante operano, avrebbe già pensato da sola a risolvere la situazione.

      Ci sono vari casi studio, alcuni dei quali famosi come quelli dei disastri ecologici in Australia, di crisi ecologiche dovute all'importazione di specie alloctone da luoghi distanti varie migliaia di chilometri.
      Il problema non è la natura, visto che in natura l'ailanto semplicemente non esisteva qui e fu importato (dio li strafulmini e soffrano molto all'inferno) da allevatori di bachi da sera che provarono ad aumentare la produzione.

      In ecologia è noto che uno dei problemi più gravi del collasso in corso è la diffusione di xenospecie in ambienti che non sono i loro.

      x Alahambra:
      > perché vive il mito della natura benevola ed amica, bucolica, del buon selvaggio,
      > un bel film Disney in cui gli uccellini e i topino sono amorevoli e servizievoli compagni
      Non ho mai letto una quantità così elevata di stupidaggini in serie.

      La natura è aspra, a volte asperrima e l'ho scritto un tot di volte.
      In Italia la natura integra e selvaggia è ridotta a poche riserve integrali, il resto è un ambiente in cui la natura, quando non è stata distrutta del cemento, dal catrame, è addomesticata.
      Non solo, vitalba ed ailanto sono segni di zone in disequilibrio ecologico, di degrado ecologico (ad esempio, per la vitalba, non più campi ma non ancora boschi).

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    3. Man, anche NOI siamo la Natura.

      La Natura è anche il meteorite che arriva, distrugge non so quante migliaia di specie animali e vegetali accuratamente selezionate per milioni di anni. Via i dinosauri, dentro i mammiferi.

      Pare che su Marte ci fossero i fiumi, forse la vita. Non c'è più nulla, ora magari ce la riportiamo noi.

      I sistemi dinamici sono, appunto, dinamici. Caos, catastrofi, cambiamenti graduali o repentini. Questo Universo funziona così.

      Probabilmente tu ti sei affezionato a un momento particolare, un certo contesto di questo Pianeta in questo Universo...

      L'Uomo, nella sua follia, pensa di imprimere il suo volere alla Natura, in una sfida che dura da millenni.

      Fra qualche miliardo di anni il Sole esaurirà il suo carburante e, comunque tu agisca, inghiottirà la Terra nelle sue fasi finali di vita.

      Ti conviene pensare a crescere e preparare un'astronave bella potente, altrimenti temo che farà molto caldo e poi sarà solo freddo...

      ;-)

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    4. > Man, anche NOI siamo la Natura.
      Questa è un'interessante spunto di riflessione.
      La specie homo è parte della natura?
      Se lo dici ad un credente monoteista / umanista / illuminista ti insulterà, ti dirà dello specista.
      Se lo dici ad vegano / ecologista fricchettone / seguace new age ti lanceranno collane di fiori.
      Parenzo e Cruciani stanno giocando un sacco su quest'ultimo caso, andando a punzecchiare vegani e vegane varie.

      Diciamo che il genere homo è l'elemento massimamente biocida ed ecocida. Di fatto un tumore che si è sviluppato in natura.

      Ora, rispetto a millenni fa, le informazioni ci sono, la scienza e la conoscenza pure ma homo continua a voler modificare per speculazioni di vario tipo, equilibri fragili.
      Insomma, più o meno con l'intelligenza di uno che si mette a fumare seduto in fienile.

      Noto, infine, che continui con la tua apologia crescitista.
      Vedete come siamo ridotti male? >;)

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    5. No, dai, non direi che continuo nella mia apologia crescitista. Piuttosto ti osservo da un punto di vista abbastanza razionale, se ci pensi.

      Anche il tumore è Natura, tutto è Natura. Potrà sembrarti paradossale, ma anche ciò che tu reputi artificiale è Natura.

      Niente è per sempre, neanche un bosco. Ti ostini a preservare quattro alberi e una montagna in questa parte di universo dove, ti ripeto, potrebbe passare un asteroide e resettare ogni cosa (è già successo, come ti dicevo).

      Alla Natura frega qualcosa di quella cazzo di pianta che tu ti ostini a voler liberare dal rampicante, peraltro prodotto sempre dalla Natura?

      Ma che senso ha quello che dici?

      Pensaci, Man.

      Ma attenzione: non è grave che tu possa avere una linea di pensiero (assolutamente lecita). A mio avviso l'errore più grave che un Uomo possa commettere è quella di pensare di aver ragione a tutti i costi e di farsi legittimare da qualcosa. Nel tuo caso ricerchi una "certificazione naturale". Io, UUIC, ho ragione perchè MI FACCIO INTERPRETE DEI BISOGNI DELLA NATURA.

      MECOJONI, Man!

      Ci sono le religioni. Nel tuo caso c'è questa sorta di "avallo" di assecondare gli interessi un supremo ordine NATURALE.

      Io proteggo il bosco. Io faccio l'interesse della "Natura", io HO RAGIONE.

      Sei vittima di un pensiero religioso, venato di qualche considerazione razionale peraltro non giustificata fino in fondo (il sole distruggerà tutto, capisci? All'universo non frega un cazzo del tuo boschetto).



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    6. Le tue affermazioni sono quelle classicamente utilizzate dai teocon statunitensi per contrastare qualsiasi azione ecologica.

      > Ma che senso ha quello che dici?
      Il contesto di quello che dico è: la specie homo non può vivere né sopravvivere senza un sistema biotico che gli fornisca le risorse vitali e ne biodegradi i rifiuti.
      Se così non è la specie è destinata ad estinguersi per esaurimento delle risorse da cui dipende e avvelenamento da rifiuti prodotti.

      Tu inoltre hai ribaltato l'onere della dimostrazione affermando che il mio sarebbe un pensiero religioso.
      Quanto ho scritto invece è elementarmente semplice: non è una scienza esatta "dura" ma è nell'ordine della realtà e dei suoi limiti e dei requisiti biologici ai quali anche la nostra specie per la sua sopravvivenza (dobbiamo respirare aria con ossigeno e non una miscela di anidridi varie con micropolveri in sospensione, dobbiamo bere acqua potabile, mangiare proteine, carboidrati, vitamine etc. e non manganese, materiali poliaccoppiati, poliuretano e smerino di serpentini...)

      Tutto ciò che nega questo in base ad altre non meglio note ideologie/religioni è non solo antiscientifico ma suicida, folle.
      Mi risponderai che essere suicidi e folli fa parte dell'ordine naturale delle cose.

      Così non si finisce più.
      Stai usando tempo risorse ed energia per essere un econegazionista benaltrista in compagnia di miliardi di altri esemplari di questa specie.

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    7. Occhio, guarda che io non voglio negare il fatto che si viva meglio circondati dagli alberi piuttosto che da piloni di cemento.
      Non è che io sia così pirla, Man.

      Voglio solo farti riflettere su un certo atteggiamento che porta a sentirsi investiti di una imprecisata pianificazione sovraumana.

      Ti auto-nomini "Ministro per conto di Madre Terra o Madre Natura".

      Capisci, il limite ?? La follia ??

      Sii, onesto. Dimmi che vuoi vivere bene e ti stanno sul culo 7 miliardi di Uomini che invadono il "tuo" spazio. La "tua" Natura.

      Se mi fai un ragionamento così, io lo accetto. Ma bisogna essere intellettualmente onesti (con se stessi).

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    8. Non c'e' alcuna pianificazione sovrumana.
      Ho letto la pagina di Daoist e ho riflettuto su di essa.
      La forza della costanza del fare cio' che si deve fare.
      E ho testimoniato due casi in cui la vivo: tango e devitalbizzare gli alberi e il risultato che cio' produce nel tempo.

      > ti stanno sul culo 7 miliardi di Uomini che invadono il "tuo" spazio. La "tua" Natura
      Del tutto ovvio e direi che si capisce.
      Sono anni che sottolineo il degrado dovuto all'aumento della densita' antropica.
      Sarei completamente dissociato se non mi stesse sui koglioni oltre ogni dicibilita' l'aumento della massa umana.
      Ma scusa, a nottebuia piace la ressa e la costipazione? A casa tua in quanti vivete? nella tua stanza?
      Perche' tu mi sembra, hai ancora ribaltato la logica e la normalita'. A tuo dire sarei io ad essere fuori perche' amo lo spazio e poca gente ijn mezzo ai coglioni.
      Ora tocca a te essere intellettualmente onesto.

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    9. La costanza però è pericolosamente contigua alla ripetizione meccanica del gesto sintomo di pazzia. Tutto sta nelle parole "che di deve fare". Si deve?

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    10. Dovrei trovare quei tuoi commenti nei quali dicevi che ci sono cose che, semplicemente, devono essere fatte.
      La differenza tra costanza e ripetizione e' espressione della differenza tra discernimento e compulsione.

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    11. E non vedi nessuna differenza tra fare una cosa qui e ora rispetto a farla ancora ancora ancora ancora ancora ancora ancora... ??
      Si appunto, la differenza tra ragione e follia. La sottile linea rossa.

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    12. @Uomo

      Man, come al solito ti rifiuti di accettare il buon senso.

      Alla Natura non interessa se a casa tua c'è la Valle della Morte, la foresta pluviale, la prateria, il deserto, i crateri lunari, o l'atmosfera di metano.

      Diciamo che sei tu a volere una Natura a misura di UomoInCammino con i boschi, i prati, i funghi porcini, la temperatura oscillante tra -10 e +26

      E' il contesto in cui i tuoi antenati si adattarono a vivere e che va bene per te.
      Se i tuoi antenati si fossero adattati in una atmosfera di monossido di carbonio e zolfo oggi tu avresti ribrezzo del bosco con l'aria ricca di ossigeno.
      Se i tuoi nonni si fossero nutriti di vitalba a quest'ora tu coltiveresti il rampicante per farti le minestre di vitalba, invece che estirparlo.

      Capisci?

      A me, o a Lorenzo, fa schifo il raccordo autostradale in casa, ma io non vengo a raccontarti che la Natura non lo vuole.
      Sono io che non lo voglio. Il progetto è il MIO ed è assolutamente antropocentrico. Anzi, per l'onestà intellettuale di cui sopra è Nottebuia-Centrico: voglio abitare in villa con giardino, alberi, parchi, ruscelli, bottega che mi sforna il pane di grano italiano lievitato 24 ore.

      Dopodicchè, probabilmente è anche possibile che si riesca a vivere non i 7 giga, ma in 20 giga uomini con case ridotte a loculo per dormire, cibo sintetico in pillole, maschera antigas, telefono impiantato nel cervello, doccia disinfettante a raggi caz invece che spreco d'acqua, unico vestito estate-inverno in fibra nanotecnologica idrorepellente, autopulente.

      Ma sono IO che non voglio questo tipo di futuro, capisci? Sono io che decido di smettere di adattarmi a mutate condizioni e contesti.
      Voglio addirittura cambiare le condizioni intorno a me per non dover essere costretto a cambiare e adattarmi. Voglio restare quello che sono: la qual cosa è, in effetti, contro le leggi dell'adattamento e quindi anche "contronatura", se accetti la provocazione (proprio perchè questo universo è dinamico è IMPONE il cambiamento e la fine di qualsiasi cosa)

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    13. Per quello che ho scritto sotto, l'essere umano è evidentemente "non-natura", basti pensare alla tigna con cui gli antenati hanno colonizzato, trasformandoli, tutti gli ecosistemi del pianeta, anche i più estremi. Ci sono esseri umani che vivono nel deserto rovente ed esseri umani praticamente identici che vivono sul ghiaccio, qualcuno vive addirittura nello spazio esterno, in tutti i casi sono persone che si rifiutano di adattarsi, di sottomettersi alla selezione naturale, invece fanno uso di ingegno e tecnologia per adattare l'ambiente a se stessi.

      Vivere dentro un alveare è possibile ma induce uno stress, quindi ci deve essere una ragione, un do ut des. Se per esempio ci mettessimo in testa di colonizzare Marte, chi ci andasse si sottoporrebbe a condizioni disagevoli di proposito. Invece, nel caso nostro, le condizioni di vita disagevoli sono un effetto secondario del "boom economico" come fenomeno incontrollato.

      Quando si parla o si straparla di "crescita" si evita di dire proprio questo e cioè se si vuole la "crescita a qualsiasi costo, in qualunque modo" oppure se si ha in mente un progetto, cioè si proietta nel futuro un disegno, uno scopo, attraverso una serie di tappe intermedie.

      La "crescita" come questione meramente quantitativa evidentemente non richiede progettazione. Se si dice "cresciamo se realizziamo più metri cubi di costruito" a nessuno interessa cosa si costruisce, dove e come. Ai nostri vecchi pareva un grandissimo progresso abbandonare le case col cesso in cortile, senza acqua calda, senza riscaldamento per andare in un appartamento di periferia con tutti i comfort e magari con anche gli elettrodomestici. Tanti più appartamenti, tanto meglio per tutti. A nessuno veniva in mente di guardare la cosa nel suo insieme, quali fenomeni nuovi si sarebbero innescati inurbando milioni di contadini nelle periferie.

      Se invece la "crescita" prevede la qualità, cioè "cresciamo se miglioriamo la qualità della nostra vita", allora è il contrario di quanto sopra, cioè non conta più quanto costruisci ma dove, come e perché. Un ragionamento di questo tipo deve proiettarsi tanto più avanti nel tempo quanto possibile, non ci si può limitare al qui ed ora. Un esempio ovvio di questi giorni è la ridicola faccenda degli immigrati, il qui ed ora è la meccanica della "accoglienza" e la matematica del "salvare le vite", si ignorano di proposito tutte le conseguenze a medio e lungo termine e la topografia della distribuzione delle risorse spese.

      Prego notare che in entrambi i casi ci sono dei costi, solo che nel primo caso si tende a non menzionare i "costi occulti", come quando si parla del "nucleare" che costa un tanto al kW a regime, pensando solo alla costruzione della centrale e della sua gestione in condizioni ideali, senza considerare i costi degli incidenti, dello smaltimento e della disattivazione della centrale a fine vita.

      Alla fine di questo panegirico si conclude che parlare di "natura" è fuorviante, come giustamente dice NotteCoso, stiamo parlando sempre del contrario della "natura", nei due approcci e cioè uso e abuso del territorio con un approccio quantitativo/caotico contro un uso controllato del territorio con un approccio qualitativo/progettuale.

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  2. La natura non esiste. Esistono le specie in rapporto alla natura

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    1. > La natura non esiste.
      La frase è falsa.
      Nel momento in cui tu ti siedi a tavola e per vivere devi mangiare, ti stai smentendo.
      Non puoi mangiare grafene o un tritato di plastiche deciclate.
      Così come ti guardi dall'andare in vacanza alle torri di fraziobnamento della raffineria di mantova oppure in un CED dei migliaia che ci sono a Milanoo su uno svincolo.
      tu dici che la natura non esiste e non ti accorgi che la tua soppravvivenza e anche una vivenza ad un livello di una certa qualità non possono prescindere dalla natura.

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    2. Leggi meglio quello che ho scritto

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    3. Se dovessimo rimetaforizzare il tuo pensiero, potremmo scrivere.

      La città non esiste, ci sono le vie.

      Ovviamente la città non è affatto solo le vie che la compongono, così come un insieme di organi, tessuti, ossa, liquidi non è un corpo.
      Le specie sono una parte della natura.

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  3. Glielo dicevo a UomoCoso che è contraddittorio ma è inutile dirglielo perché non lo percepisce.

    In questa pagina però si succedono diversi concetti e concetti diversi come se fossero un unico. Non è cosi.

    Primo, la definizione di "natura".
    L'unica definizione che ha senso sarebbe "l'universo come sarebbe se non esistesse l'essere umano". Infatti nella esistenza dell'essere umano è implicito il concetto di tecnica e di tecnologia e quindi la trasformazione dell'universo.

    Secondo, la definizione di "essere umano".
    Ovviamente, per la definizione precedente, "natura" è il contrario di "umano", quindi noi non siamo "natura", siamo il suo contrario, siamo "non-natura". Ovviamente in origine, quando i nostri antenati razzolavano in qualche boscaglia in un'area subtropicale, non era cosi. E' diventato cosi quando per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza i nostri antenati hanno costruito degli utensili e con questi hanno trasformato se stessi e l'universo attorno. Questa è la ragione per cui UomoCoso vede come soluzione "ecologica" la eliminazione dell'essere umano dal contesto che lui osserva.

    Terzo, la contraddizione.
    La contraddizione consiste nel paradosso dell'osservatore, infatti UomoCoso è parte del fenomeno che osserva, non si trova al difuori. Non può essere altro che un essere umano quindi agente non-naturale. Quando afferma la "natura" è costretto a negare se stesso, quando afferma se stesso è costretto a negare la "natura". L'alternativa è la non-esistenza ma in questo caso non esiste UomoCoso, non esiste la osservazione quindi dal punto di vista di UomoCoso non esiste nemmeno la "natura".

    Quarto, pragmatismo.
    Per evitare di fare girotondi inutili, l'unica cosa utile che possiamo fare è puntare ad un compromesso tra "natura" e non-natura. Il compromesso consiste nel cambiare l'universo il meno possibile, quindi avere meno esigenze e soddisfare le esigenze insopprimibili nel modo più furbo possibile. Si parlava dell'abitare e delle città come macchine infernali. Io dicevo che le cose che abbiamo adesso non sono l'unica soluzione e la migliore soluzione, sono le cose che siamo stati capaci, per varie ragioni, di fare. Si tratta di definire la nostra identità, cioè noi chi siamo.

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    1. > Terzo, la contraddizione.

      Mai scritto che io sia diverso da altri homo non-naturali.
      Il dilemma natura - non-natura e' un artifizio retorico, polemico.
      Visto che esistono centinaia di migliaia di persone che vivono in un rapporto con la natura e sostenibile e di buona qualita' con una buona armonia. Anzi, forse e' nell'Italia rurale e dei piccoli borghi in cui cio' e' visibile, reale, camminabile, mangiabile, respirabile.
      Un compromesso, una buona convivenza come sottolinei nel IV punto.

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    2. Se nei tuoi post punti ad un compromesso, ti assicuro che non si capisce.

      Poi vorrei dire che le persone che vivono in rapporto con la natura in qualche maniera "usano" noialtri che viviamo all'inferno che, come direbbe Francesco, contribuiamo al PIL con il quale si provvedono tutti i servizi che poi vengono distribuiti capillarmente anche negli eremitaggi sull'appennino, che altrimenti se li dovrebbero pagare di tasca propria e sarebbe un salasso, essendo la cosa ovviamente antieconomica.

      La questione è complicata.

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    3. Si.complicata.

      sempificando

      citta' : campagna = impero : periferia

      I primi rastrellano risorse dalle seconde e dopo il metabolismo economico le restituiscono in forma di rifiuti (non biodegradabili, ideologici, etc.)

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    4. Si era vero ai tempi di Ur, in Mesopotamia. In tempi più recenti vivere in campagna senza passare le giornate a guardare il culo del bue significa essere un privilegiato. Dai, UomoCoso...

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    5. Bisogna anche dire che in non poca parte d'Italia la campagna e gli ambienti rurali sono stati urbanizzati in maniera irresponsabile e patologica.
      Sono pochi le zone del Belpaese in cui esista ancora una campagna abbastanza campagna.

      "Vivere in campagna senza passare le giornate a guardare il culo del bue significa essere un privilegiato."
      Cosa intendi, con la tua metafora?
      Che i non privilegiati devono lavorare ancora col bue (ora sono trattori e macchine varie) e lavorare con la zootecnia?
      Questo cosa c'entra col i rapporti tra campagna e città?

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    6. Nessuna metafora. Vivere in campagna senza vivere della campagna, cioè senza coltivare la terra per campare, oggi è segno di privilegio.

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    7. Cambiando il punto di osservazione si scoprono privilegi impensati.
      Io dico che sono molto contento di pagare a caro prezzo, in termini di tempo e impegno e sacrifici le mie dueoreemezza di viaggio quotidiano.
      Vivere in campagna e lavorare in città ha anche dei costi, non è che caschi giù dal cielo, direi, a mo' di privilegio.

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    8. Allora mettiamola cosi: quelli che conosco io che abitano in campagna sono gente che guadagna diecimila al mese, non quelli che guadagnano mille al mese.

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    9. In genere quella è la campagna (o l'ex rurale ora urbano un poco ancora campagnolizzato) nei pressi della città.
      Da queste parti, diciamo quando la logistica inizia a farsi impegnativa, trovi interi borghi quasi abbandonati, con case in vendita al costo meno di una utilitaria.
      L'urbanesimo continua ed è aggravato dalla distruzione economica del settore primario dovuta alla globalizzazione e all'importazione delle derrate. Se non c'è una economia sufficientemente redditizia la campagna si spopola e così è.

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    10. Infatti se giri nell'interno della Toscana ci sono i villaggi comprati dagli stranieri e rimessi a nuovo. Ancora, chi vive in campagna senza stare dietro il bue è un privilegiato.

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    11. Sì. Ma non in tutte le parti della Toscana.
      Beh, certamente sono operazioni che richiedono spirito di iniziativa ed un certo capitale iniziale.
      Alcuni contadini del gas e/o gasisti duri e puri si sono restaurati la casa da sé, in economia. Qualcuno ce la fa ancora.
      Penso che questi siano persone in gamba, non privilegiati, ad esempio.

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  4. Per quanto riguarda le piante e il paesaggio, in Italia non c'è un solo metro quadrato di ambiente "naturale". Non si contano le specie vegetali e animali che non sono autoctone ma introdotte dall'uomo, volutamente o per errore. Oltre a questo, si è praticata per secoli la deforestazione, la deviazione dei corsi d'acqua, la coltivazione intensiva ed estensiva, eccetera.

    Anche qui, si tratta di essere più furbi. Se io avessi un giardino eviterei di piantare specie vegetali aliene, non importa se sono più decorative. Ma io non avrei un giardino perché non solo non ho voglia di mantenerlo ma mi sembra uno spreco (potature, semine, innaffiature, concimazione, trattamenti anti parassitari, ecc).

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  5. Aggiungo: la prima cosa che hanno fatto gli aborigeni australiani quando raggiunsero l'Australia fu di dare fuoco alla vegetazione. Il risultato lo vediamo ancora oggi. La non-naturalità umana non è un fenomeno moderno.

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    1. La rincorsa all'ecocidio dell'antropocene e' assai lunga.
      Non possiamo essere i 7.2? 7.3? giga homo se prima non ci fossero stati i precedenti. Il modernismo con tecnologia ed energia in mano alle masse a lorto volta in aumento esponenziale, ha semplicemente aumentato di varie grandezze la capacita' biocida della specie.

      Il fatto che la Sardegna sia stata deforestata su ordine di Cavour, le fureste pluviali del sud/est asiatico fatte tabuykla rasa per l'olio di palma della Nutella e dei biscotti pper la colazione di yx milioni di italiani, che la specie abbia estinto grn parte dei grandi mammiferi, come ricorda Diamond, in gran parte del mondo, la terra bruciata in Australia ora deserto sono fatti recenti ed antichi.

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  6. ...Tuttavia, lo si comprenda o no, e tutto è rispettabile quando si esprimono opinioni, convinzioni e modelli di vita quotidiana, va compreso che non è in discussione la bonarietà o la malvagità della natura, ed estenderei il concetto all'universo intero...sempre in continuo movimento e in continue catastrofi tra sassi o meteoriti ecc. Eppure va compreso che la vita ha un processo di incontri tra cose ed esseri viventi, che gli uni sono complementari agli altri... Che l'esistenza di ogni cosa, di ogni essere non è fine a se stessa, ma sinergica all'altro: La vita non è un modello matematico pensato a tavolino, ne una teoria politica, ne un sistema economico. Ma che necessariamente per esserci ha bisogno di tutto ciò che gli sta attorno e se si vuol fare della speculazione dialettica si potrà aggiungere che il modello dell' universo è del tipo frattale per ogni cosa.
    Ed è per questo che risulta sciocca la domanda che spesso ci poniam: Ma che scopo ha la vita? LA VITA E' ...ciò che siamo, come ci evolviamo, come risolviamo i problemi che ci capitano, che ci procuriamo. La vita è un continuo citarsi addosso e spesso imprecando contro l'altro anche se ci si dichiara credente, agnostico o non credente, ma sempre l'altro.
    Eppure basterebbe comprendere la semplicita della metafora che in definitiva: "Un tavolo è anche l'albero che da il legno" e l'uomo è semplicemente un utilizzatore.

    Ecologia ecc.ecc. è come dire: confrontarsi con ciò che uno è, o non vuole essere, tuttavia alla fine della corsa torniamo utili ai vermi... Buon fine settimana, UUIC

    Vedi UUIC,

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    1. In realtà la vita ce l'ha uno scopo OVVIO, consiste nel sopravvivere come individuo nonostate tutto e nel perpetuare i propri geni nel frattempo, facendo sopravvivere la specie nonostante tutto.

      La vita appare senza scopo quando sei un aristocratico che ha sempre la tavola imbandita, tutti i desideri soddisfatti e niente da fare tutto il giorno. Di certo non è un problema quando sei un cacciatore dell'era glaciale che trema di freddo mentre cerca di uccidere qualche animale con un bastone appuntito per sfamare se stesso e la famiglia.

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    2. La natura può essere interpretata su più piani:
      - metafisico e spirituale
      - ecologico
      - biologico
      - economico

      Io osservo che per le sue speculazioni e le caratteristiche di specie, homo ha sconquassato equilibri ecologici dinamici in tempi brevissimi e questo si ritorce, giustamente, contro di esso.
      L'ailanto è solo uno dei problemi di xenospecie che degradano un ecosistema.
      "Un tavolo è anche l'albero che dà il legno".
      Una persona intelligente sa che dovrà piantare o salvare o aiutare degli alberi visto che i suoi figli dovranno avere un tavolo su cui mangiare.

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    3. "una persona intelligente sa ecc..."; ma c'è di più: Non è forse la coda che fa muovere il cane ?

      Ottimo UUIC il commento rilasciato sul tavolo...buon inizio di settimana a 36° all' ombra...e dopo toccherà ai Ghiacciai; e cosi via

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    4. No non è la coda che fa muovere il cane, se tagli la coda, come si fa con certe razze, il cane si muove lo stesso.

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  7. Ma quanti conoscono l'alianto tra coloro che possiedono un pezzo di terra?
    Secondo me la maggioranza delle persone pensa che e'un innocuo alberino.
    Io lo capitozzo senza pieta'!

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    1. Alla stazioncina in cui sono salito sul treno, stamani, c'èra un ailantino che cresceva ai piedi di un pino domestico. L'ho sradicato.
      La maggior parte delle persone ignora la maggior parte dei fattori di crisi ecologici.
      L'importante è che ci sia un supermercato o un ipermercato in cui andare a prendere la bistecca per la cena di domani e l'acqua in bottiglia per oggi. Che problema c'è?!

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  8. Insomma, walker ha solo disinfestato un albero, per la miseria!
    Tutte le disquisizioni che ne sono seguite mi sono sembrati discorsi all'insegna del sesso degli angeli, della lana caprina e ... Della noia mortale, scusate se ve li dico!

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    1. Vai alla edicola più vicina e compra "Chi".

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    2. :))
      Fatto. Vicino a "Chi " faceva bella mostra di sè il manuale "come essere più simpatici e vivere meglio".

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    3. No guarda meglio, era un inserto di "Chi".

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    4. Silvia. diciamo che la specie ha molto gusto nel parlare (talvolta a vanvera) di altri esemplari della specie.

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  9. Mi riferisco ai commenti del 3 luglio, quelli odierni mi erano sfuggiti.

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    1. Eh ma Silvia non funziona così però: non si può prendere sempre e solo una parte dimenticando di volta in volta quello che c'è stato prima. I parameci fanno così, gli esseri senzienti apprendono e fanno esperienza e ricordano. Altrimenti è solo una collezione di istantanee slegate le une dalle altre, non una vita che si percorre.

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  10. Boh.
    Walker è un tantino squinternato, come ipotizzava un dí Lorenzo Il Simpatico, e a fare contradditorio con lui non c'è gusto, perché è un rigiratore di frittate assoluto.
    Detto ciò, non ho visto alcuna contraddizione in questo post. Ha disinfestato un albero ... Non vedo quale critica gli si possa muovere!

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    1. Istantanee. Non puoi guardare una cosa alla volta. O meglio puoi, ma non hai l'insieme e allora è tutto inutile.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.