martedì 19 novembre 2013

Two mothers

Sabato sera mi sono preso una pausa nel tango (me la impongo da un po' di tempo, per fare anche altro) e sono tornato al cinema. Questo lavoro franco-australiano me lo sono visto con _nni, mio maestro di tango "dei colli"  e sua moglie _mia (che ha un certo debole per me, era lei che quando arrivavo al corso mi abbracciava e salutava dicendo ad alta voce "il mio uomo, il mio uomo"). Entrambi i loro figli ora sono in Australia e così essi hanno arricchito la visione dell'opera con commenti e aneddoti.
La trama è interessante e la rappresentazione della psicologia e delle relazioni been fatta. La pellicola non mi ha mai appassionato, il pathos è rimasto lontano: lo spirito australiano, new british, direi compassato, molto pacato se non algido, è stato efficacemente rappresentato. Unica nota: a tratti l'ho trovato inutilmente patinato.
Potrei intessere uno zibaldone su morale, eros, rapporti edipici, incestuosi, omosessuali. Non lo farò di certo; ho apprezzato dell'opera un distacco da ogni connotazione morale e moralistica. Veramente non c'è nulla da dire sulla sociologia e sull'eros, nel 2013 non c'è nulla di nuovo, tutto, veramente, tutto è così da sempre, baby squillo, orge ed orgette, triangolo e quadrilateri, bellezza prostituzione e potere; solo che ora emergono un po' di più, la cortina viene fortunatamente squarciata.

L'eros stravolge le convenzioni: le due amiche, madri e poi amanti del figlio toy-boy dell'altra hanno la saggezza di lasciarsi andare, di abbandonarsi al corso degli eventi, ma non passivamente, nuotandoci; la loro maturità le rende consapevoli della dimensione del tempo e che esso porterà (quasi) tutto nell'oblio. La dimensione del tempo contraddistingue l'opera ed è ben rappresentata: essa diventa quasi una biografia di clan fino alle terza generazioni (finale).
Mi diceva, _mia, che glil Aussies lavorano poco, sono bravi nel tango, vanno in milonga presto e finiscono presto e lavorano poco. Aggiungo: bevono come degli ossessi, sono specialisti nel cacciarsi nei casini come sposarsi, fare figli presto e separarsi e divorziare presto.
Anne Fontaine è stata molto brava nel connotare Harold, il marito di una delle due donne: uno stimato intellettuale del mondo del teatro che in alcune scene iniziali emerge come insofferente al tran tran della routine familiare; egli "scappa" a Sidney dove ha ottenuto una cattedra di ordinario di scienze del teatro (o qualcosa del genere).  Beh, cosa fa l'intellettuale radical chic? Dopo poco si accasa con una tizia e... sforna un pargolo. Alcune scene sue con in mano il bebè sono pateticamente ridicole. Ho trovato così fine lo sfottò dissacrante di ciò che rimane, a dispetto delle apparenze, il reiterarsi della piccola borghesia e il soccombere di un ideale intellettuale di superficie alla banalità della biologia più semplice.

P.S.
Detto come va detto, tutto quel biondame (spesso finto), lo trovo algido e mi attizza pochissimo.

Betulle - 5

(Betulle - 4)

Sono stati tempi che mi hanno tenuto lontano da te. I primi finesettimana di suoi compiti di liceo, i problemi odontoiatrici, poi l'amore dispotico di T. Così leggo parole di silenzio e di passi nella neve, di vette lepontine e mi torna nostalgia di te, Montagna, e di una di te, la Valle Grande. Fu solo un abbraccio, un bacio fugace e la nostalgia, ora, me lo ricorda.
Come saranno ora le mie amate betulle? Già sono state foglie d'oro, tornate a te per il riposo del freddo.



lunedì 18 novembre 2013

Bleah



Ecco, perché se il paese sta un po' nella cacca, io lo capisco.
Cioè... uno va a pranzo, un po' più tardi oggi, e nella piccola mensa a conduzione emiliana familiare con tante cose buone che c'erano pure i tortellini fatti a mano in brodo oggi, vede uno che piglia dei tortelloni ricotta e spinaci e li fa condire con il sugo alla puttanesca, capisce che le cose non è che possano andare poi così bene, eh!?

Alta voracità

Sabato non sono andato in Val Susa. La prospettiva sarebbe stata quella di tornare ieri notte o stamani e ieri sera avevo impegni (di tango).
Allora è bene rinfrescare alcune cose su questa mistica cialtronesca del "Si fa perché si fa".
Io non sono d'accordo con Travaglio su alcuni punti.
Non sono d'accordo:
  • Sull'utilizzo delle risorse dilapidate in questo progetto edilizio (un altro passo nella distruzione del trasporto merci su ferro) per culle od ospedali e spese sui servizi; è bene che il paese mantenga una parte cospicua di investimenti su opere necessarie (come la manutenzione, ampliamento e aumento della capillarità della rete ferroviaria esistente, politica del trasporto merci su ferro anche di media e piccola scala, come da tempo hanno deciso paesi notevolmente arretrati come Svizzera, Austria e Germania).
  • Sul difendere Caselli che ignobilmente ha chiuso due occhi, si è tappato le orecchie e si è messo una molletta sul naso sulle colossali e ripetute violazioni delle leggi da parte dello stato, era troppo impegnato con quelli che facevano lo sgambetto e tiravano le freccette con la cerbottana di carta per osservare i barbari della distruzione, occupazione, incursioni, sequestri illegali, uso di armi chimiche bandite, etc.
  • Sul deprecare la violenza redentiva e difensiva di quei resistenti alle ingerenze forestiere.

Qualche passo dell'intervento è superato (ad esempio non è citata la decisione del governo francese di affossare l'opera rimandando al 2030 anche solo alcune operazioni propedeutiche come inizio procedure di esproprio etc.).
Ma su tutto il resto dell'intervento di Travaglio è assolutamente preciso e razionale e più che mai attuale.
Il problema non è razionale ma e filosofico e psicologico. La neoreligione del tecnoteismo accrescitivo e la sindrome di Stoccolma, una tendenza innata de il_bobbolo (peraltro ben programmato) a difendere i politicastri e le peggiori antipolitiche vessatorie, distruttrici, predatorie, parassitarie che essi applicano ad esso.


domenica 17 novembre 2013

Il coso



Mercoledì sera, dopo cena, osservavo il bipede che con fare del tutto ganzetto, aveva chiamato due compagni (di media e) di liceo. Ah ciao … che treno prendi domani? Come il solito... allora ci vediamo... dai.
Io ridacchiavo. Il piacere di avere un proprio coso cellulare ti porta a... conversazioni inutili. Quando i primi telefononi ETACS erano oggetti posizionali, Il Cuore si divertiva a pubblicare i testi di telefonate vuotidiote il cui unico scopo era esibire il coso posizionale.
Il bipedinone, sebbene abbia esempio di comunicazioni scarne per l'essenziale sia da parte mia di sua madre, mia e del suo nuovo marito in qualche maniera deve entrare nel mulino e non può evitare di infarinarsi. Già si è accorto che il piano tariffario che aveva ricevuto con la SIM era un salasso ed è passato ad altro. Ora farà un po' di conti con la “paghetta” che ha a disposizione e una certa parsimoniosità arriverà in fretta. Del resto quando inizio a doversi pagare la rapina dei genitori detta altrimenti carte Pokemon, smise quasi subito di acquistarle.

sabato 16 novembre 2013

Felicità diffusa

Felicità diffusa.
Se dovessi condensare in due parole lo stato d'animo al quale ti conduce una serata piacevole in milonga, queste due rendono l'idea meglio di altre. E' come lo stato d'animo dell'innamoramento, direi.
Ho fatto le quattro stamani. E solo adesso quella postgioia tende a calmarsi.
C'era ieri sera la milonga al TPO, in genere la domenica “tarde”. E' una milonga “nazionale” perché quegli orari permettono a persone dell'Italia settentrionale e centrale di venire a Bologna e godersi un ambiente unico, con programmazione musicale eccellente (l'organizzare i brani in una serata di tango è un'arte che richiede maestria, esperienza, creatività, osservazione della “sala”), un contrasto molto piacevole tra la struttura post-industriale e l'estetica molto raffinata del tango, un livello medio alto dei tangheri e la presenza cospicua di tangheri giovani (diciamo dai 25 in su). Insomma, programmazione al venerdì sera invece che la domenica tardo pomeriggio ma lo stesso gran successo. Esiste un'euforia, una risonanza di stati d'animo, un'anima collettivi come tutti voi saprete, frequentando luoghi sociali, specie quelli di ballo.
Ho già scritto che rispetto ad altri ambienti di ballo (boogie, danze popolari, disco commerciale - a parte alcuni locali di punta -, boogie, rock, balli latini) io noto una presenza di donne eccezionalmente belle, in milonga, sulle ragioni della quale dovrei ragionare.
E così è stato anche ieri, donne molto belle, curate, ben vestite, con grazia e arte nei movimenti. Un uomo potrebbe essere felice anche solo per quello, solo per amarle e mangiarsele con gli occhi. Figurati quando una di queste donne si cala addosso a te, come un vestito di seta su misura, creando il tuo movimento d'anime a due in uno, ti abbraccia come innamorati dopo due settimane di separazione, si concede a te e ti suggerisce, con il suo respiro, il suo batticuore, le sue braccia di portarla, di andare con lei in olimpo.



Mi accompagna

Un paio di ore fa, stavo pensando a quando sarei rientrato a casa. Tra i vari piaceri e il piacere dell'attesa del piacere che posso godermi ce n'è uno che mi ha stupito. Sono passati oltre cinque anni, da quella prima pagina, era il 18 ottobre 2005.
Questa voglia di sedermi, accompagnato da buona musica (ora suona la nona sinfonia di Dvorak, “dal nuovo mondo”, una delle mie preferite e come per questo diario, non è la prima volta) e di tornare a leggere i commenti, a scrivere qualche altra pagina di diario mi accompagna sempre.