giovedì 11 gennaio 2018

Avventurarsi nella vita

Abbiamo passato buoni giorni nelle nostre ferie natalizie, UnRagazzo e io. Ferie perché, a parte quasi tre giorni di visita ai nonni/veci in Lombardia, siamo rimasti nell'ameno paesello sugli Appennini.
Amo le cose semplici, quotidiane, come decidere cosa mangiare, fare la spesa, anche cucinare insieme, visto che il “pupo” è stato contaminato dalla passione per la cucina del suo papi. Abbiamo vissuto anche qualche scazzo ma penso che sia fisiologico: io cerco di fornire SEMPRE  una spiegazione, il più razionale possibile, nelle mie richieste o nei miei dinieghi, spiegando il perché, i perché. Solo che, spesso, non è affatto una questione di raziocinio ma solo di affermazione – del tutto fisiologica per un adolescente – del proprio ego e, per me, di conferma del mio (anche gli orsoni nel loro ispido hanno un ego).
Ieri l'ho visto infervorato nella preparazione del regalo per il diciottesimo compleanno di _zzzino, oggi: un album con centinaia di foto delle decine e decine di avventure  vissute in quattro maschi, ora quattro uomini. Bimbi piccolini che camminavano, facevano lotta gioco, si arrampicavano, si tuffavano, esploravano vette e si polleggiavano su falesie deserte, ridevano per gli scherzi e le burle di un pagliaccio invitato per una festa di compleanno, sbuffavano, sudati, per il salire con le ciaspole sul bianco nel blu, pedalavano per lande e fiumi stranieri.
Mi intenerisce vedere quell'impegno fortissimo – è rimasto su fino a tardi – del bipede. Io non ho alcuna cultura dei regali, non li faccio, non li voglio; cerco di prendermi attenzione delle persone care durante l'anno, con gesti frequenti, meno celebrati. Già i loro diciotto anni. Sarà più difficile ora comunicare in quel modo il mio affetto, il mio voler loro bene, perché essi sono avviati sulla loro strada, già da tempo non ci sono più le uscite in montagna, nella natura insieme. Questo mi porta un po' di malinconia ma è parte della vita, della vita bella  e sana proprio perché cosi. Uomini, spero vir-ili, forti e saggi, passionali e razionali, scienza e arte, che si avventurano nella vita.

Vedo che una certa strettezza economica lo ha spinto verso la creatività. Ormai sono entrato da un pezzo nella maturità, sono meno testosteronico e così mi commuovo. Vivo questo paradosso (che non lo è affatto) del togliere che educa, del "meno è meglio".
Ho i miei rimorsi per non riuscire ad essere stato più severo con alcune cose che io reputo, con scienza e conoscenza, deleterie come 'sta merda dello spippolamento e del virtuale sempre_ovunque. Però vedo qualche risultato e questo mi consola. Le foreste crescono in silenzio, ci sono alberi forti e robusti che hanno qualche ramo o parte del tronco con qualche strana curvatura.

7 commenti:

  1. Due cose, prima la parentesi didascalica:
    Cambiare "per non riuscire ad essere stato più severo" in "per non essere riuscito ad essere più severo". Il termine "educare" significa "portare fuori" nel senso di portare alla luce il meglio di una persona.

    Seconda cosa, parentesi analitica:
    E' chiaro che la educazione non dipende da una sola persona, è il risultato di tutto il contesto. L'unico modo per mettere tuo figlio nel modo "meno è meglio" sarebbe di astrarlo dal contesto che gli insegna esattamente l'opposto, ovunque vada. Purtroppo la "frivolezza elettronica" è l'ultimo dei tuoi problemi, ci sono distorsioni più gravi che vengono imposte dallo stesso contesto.

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    1. > "per non riuscire ad essere stato più severo" in "per non essere riuscito ad essere più severo"

      Assolutamente corretto, Lorenzo. Grazie.
      A volte ci scappa qualche bisticcio con la consecutio temporum.

      > L'unico modo per mettere tuo figlio nel modo "meno è meglio" sarebbe di astrarlo dal contesto

      Si tornerebbe poi al creare campioni disadattati (vedi Captain Fantastic).

      Ritengo che sia necessario sviluppare propri discernimento e sistema immunitario vivendo qui, in questo mondo, nel mondo.

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    2. Non esattamente. Infatti quella è una delle tante menzogne disegnate a tavolino da chi ha scritto il copione di Capitan Fantastic.

      Io sono quasi astratto dal contesto eppure non abito in una foresta, non mangio selvaggina e non leggo Chomsky davanti al falò.

      Sei disadattato solo se non riesci ad importi sul contesto, se lo subisci. Nel film in questione i figli del pazzoide erano fenomeni da baraccone perché il pazzoide non gli aveva dato nessuno strumento per vivere nel mondo. Io potrei uscire di casa domani mattina e comprare un furbofono, SCELGO di non farlo, non è che non ne abbia mai visto uno o che la tecnologia dell'aggeggio mi sgomenti.

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    3. In altre parole, il problema è che non essere conformi richiede sia la capacità di scegliere che quella di pagare il prezzo della scelta.

      C'era un tale da queste parti il quale sosteneva che chiunque si vende per due monete. Vero se sei "chiunque".

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    4. Tutto sommato siamo abbastanza d'accordo.

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  2. Sembra Punta Corvo!
    Bella l'idea delle foto!

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    1. Parco dell'Uccellina, 2008. Ero rimasto sul gommone, per scattare la foto.

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