venerdì 26 gennaio 2018

Un po' di pazzia

Era un po' di tempo che non la vedevo. Così, qualche giorno fa, le mandai un messaggio in_milonga_non_ti_vedo_piu_dove_sei_finita_balli_ancora?.
_polfi mi risponde, dopo qualche ora, che... ha sfornato una pargola.
Sul momento le ho risposto con un frizzo - sei_tornata_una_bella_milfa! - poi sono rimasto sorpreso se non di stucco: la neo milfa in questione è sui cinquanta o pochissimo meno.
Per fare un figlio a quell'età ci vuole un (bel) po' di pazzia.
Penso che le cose con _civa fluiscano anche perché non c'è il rischio di arrivi indesiderati.


34 commenti:

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  2. Il mio capo ha fatto il primo figlio a 48, lei 50.
    Penso che si sia più consapevoli a quell'età

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    1. In genere dovrebbe essere così, essere più consapevoli.
      Però fare un figlio all'età in cui si potrebbe essere già nonni non mi sembra così consapevole.
      Insomma, quando 'sto figlio avrà quindici anni sua madre ne avrà sessantatre.
      Ohperepepeeè!

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  3. I figli si fanno a trent'anni, non cinquanta..

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  4. Io il primo l'ho avuto a trenta... e penso che, se ne avessi avuti 25 col primo e 29 col secondo sarebbe stato meglio... tra 25 e 35 cambia il mondo (per non parlare delle statistiche riguardo l'incidenza di anomalie genetiche etc).

    Un figlio a quasi 50 non lo farei mai, o, se lo facessi, dovrebbe essere amore vero (dico: vero) con il padre del bambino, e anche un pacco di soldi per pagare un aiuto consistente in casa...

    Scusate la franchezza! :)

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    1. L'amore vero non so bene cosa sia. Se intendi duraturo e fedele è un'eccezione e non la regola.
      La franchezza è una delle doti migliori di una persona. Nulla da scusare.

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  5. No, i figli si dovrebbero fare a venti anni. In origine la vita media dell'essere umano vedeva i trenta come l'età in cui cominciava la vecchiaia.

    E' l'età in cui gli atleti smettono, non a caso, i comuni mortali se ne accorgono quando vanno a giocare a calcetto con i ragazzini.

    A cinquanta siamo a livello dell'esperimento.
    Tutto questo discorso direi che da abbastanza la misura di quanto siano perverse le cose della nostra quotidianità.

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    1. Sempre nella logica per cui non tutto quello che è fisicamente possibile deve ipso facto essere messo in opera.

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    2. Sai cosa leggevo da qualche parte? Che vogliono estendere la durata del periodo considerato "adolescenza", credo dal punto di vista medico (o simili). La ragione dovrebbe stare nel fatto che processi di crescita continuano fino ai 20-25 anni...

      A parte questo, c'è da dire che l'avere a disposizione farmaci e medicine attuali (intendo, nell'Occidente) e lo stile di vita odierno fa' sì che, in teoria, un trentenne di adesso sia molto tenuto meglio di un ventenne che ha cominciato a lavorare nei campi all'età di 15 anni, per dire. Quindi, statisticamente i 30enni occidentali sono meno usurati, nel fisico, dei 15-20enni di paesi meno sviluppati (paesi asiatici, etc). Allo stesso tempo, i 30enni sono in media mentalmente meno maturi dei loro corrispettivi di 50, 100 anni fa.

      È vero che è la struttura stessa delle cose che fa in modo di tenere le persone immature, però le eccezioni, seppur rare, ci sono. È brutto che siano eccezioni e non la norma, questo è vero.

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    3. Come affermazione con valore generico, mi sento di dire che occorre non prestare troppa attenzione alle stupidaggini che vorrebbero farci ingoiare come fossero vere. Ad esempio, con una mia collega ebbi una conversazione che finì sul concetto di terza età. Ognuno può farsi un'idea osservando le persone che ha attorno (non solo i familiari!) ma lei, manco a dirlo, volle consultare la sua protesi per la comunicazione a distanza e ne ricavò una risposta esilarante nella sua falsità così tragicamente strumentale: la terza età, secondo gli indirizzi forniti da Google, inizierebbe a 75 anni o oltre. Devo aggiungere altro?

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    4. Io lo so per esperienza, a trentanni correvo e saltavo molto meno di quando ne avevo venti, a quaranta ho cominciato ad avere problemi di salute, a cinquanta ho cominciato ad avere problemi seri di salute. Inoltre, ho letto da qualche parte che dipo i trenta la capacità aerobica diminuisce tot percento ogni dieci anni.

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    5. Ma no, la terza età inizia a 75 anni, se no non sarebbe possibile far lavorare la gente fino a quell'età, ti pare? E poi, chi sa di essere vecchio (ops, ho scritto quella brutta parola) finisce per consumare meno, perde fiducia nel motto secondo il quale l'ottimismo è il profumo della vita. Suvvia, anche per i tuoi acciacchi passeggeri il Mercato offre sicuramente qualche soluzione a prezzo equo: sii ottimista!

      (il sarcasmo non è rivolto a te, ma alle boiate che vogliono metterci nella testa con l'imbottigliatrice)

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    6. Dal punto di vista medico, se non erro, l'invecchiamento inizia appena passato l'apice del testosterone. Vado a (blanda) memoria, l'apice si raggiunge tra i venti e i trenta.

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  6. Così quando sua figli avrà 20 anni, lei ne avrà 70, auguri!

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  7. Sono sempre di più le donne che hanno figli alle soglie dei 50 anni. O comunque ho l'impressione che sempre meno persone fanno figli tra i 20/30 anni, penso soprattutto per questioni economiche e lavorative.
    Pensa che entrambe le mie nonne hanno avuto figli tra i 40 e i 45 anni e questo è avvenuto negli anni 50.

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    1. Il fatto che sia possibile non significa che sia giusto/ottimale/auspicabile.
      Credo che anche a livello riproduttivo, con l'avanzare dell'età aumenta sensibilmente il rischio di malformazioni.

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  8. Se è voluto, non mi sembra una scelta saggia.

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    1. Mah, io osservo 'sta cosa e rimango perplesso.

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  9. Sotteso a questo discorso, ovvero essere genitori in tarda età, ci sono diversi problemi della contemporaneità. Visto che nessuno ne scrive, provvedo.

    1. l'età in cui si diventa autonomi.
    Mio nonno paterno a 13 anni era in acciaieria e a 17 sul fronte. Era "uomo" non nel senso UCosico dell'uso del pisello, premesso che al tempo era uso visitare la Casa Chiusa a sancire l'età adulta ma nel senso dei "diritti e doveri", fino all'estremo.

    Mio nonno era limitato dal fatto che la "autonomia" a quel tempo aveva spazio molto ridotto, per tutti, compreso il Re. Quando ti sposavi non andavi in viaggio di nozze con un volo transoceanico su un atollo corallino, andavi in treno a poca distanza da casa, se ci andavi. Una delle grandi innovazioni del Fascismo fu introdurre le famose "littorine" con cui il popolo poteva finalmente vedere il mare.

    Ora, ai giorni nostri quando si dice che la "adolescenza" prosegue fino e oltre i trentanni non si intende tanto l'aspetto biologico, quanto formalizzare il fatto che fino e oltre trent'anni non si è in grado di sostenere economicamente e logisticamente una propria famiglia.

    2. il senso della vita.
    Tornando ai tempi di mio nonno, la vita di chiunque consisteva in lavoro e osteria. Non c'erano spassi, interessi, hobby, curiosità, ambizioni. L'orizzonte era estremamente ristretto, la vita estremamente monotona. Ergo, certi cambiamenti, come sposarsi e figliare, non solo erano meccanicamente inevitabili, erano anche le poche cose "nuove" che potevi fare succedere nella tua vita.

    Questo ci porta alla concomitanza tra impossibilità economica e logistica di sostenere una famiglia e idea che costituire una famiglia sia un atto non solo non necessario ma un inutile fardello. Veniamo al concetto di "famiglia allargata", il significato vero è che si cerca di ridurre al minimo il "costo" della famiglia e di massimizzare lo "utile" e lo si fa "collettivizzando" i rapporti e le responsabilità. Piano piano ci avviciniamo a quei racconti di fantascienza dove la riproduzione e l'allevamento della prole sono completamente gestiti dallo Stato o autorità analoga, con minimo o nessun coinvolgimento degli individui. Scorporando cosi definitivamente l'idea del "matrimonio" da quella della prole. Il "matrimonio" diventa come l'abbonamento al corso di pilates e la prole la compri come l'auto.

    Concludo dicendo che secondo le mie indagini, la gente non ha idea delle cose che fa, le cose "capitano". Non è vero però fa comodo fingere che sia cosi. La finzione delle "cose che capitano" a chi segue quella del "dato di fatto", consente di non dovere confrontarsi con le cose e di dovere prendere una posizione.

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    1. Ah, dimenticavo un fatto ovvio: tra i tanti discorsi delle figure come Boldrini e Bonino, c'è quello che, quando il figlio non puoi andarlo a comprare dal concessionario, con tutti gli optional, lo puoi importare in comode confezioni da cento, altrimenti note come "barconi" e/o "gommoni".

      Ovvero, se l'Europa cala demograficamente per le cose scritte sopra, lo Stato fantascientifico si premura di importare "figli" dai "giacimenti", come si importa la bauxite.

      Oltre questo, i troviamo anche nella situazione ovviamente paradossale di una società scomposta in parti che procedono con meccanismi differenti, asincroni. Se la famiglia italiana funziona in un certo modo e prevede certe "figure", la famiglia degli immigrati funziona in un modo del tutto diverso e prevede figure del tutto diverse. Pensiamo all'ovvio caso della "parità di genere" che le signore Boldrini e Bonino considerano sempre e solo in maniera selettiva.

      Tutte le cose che ho scritto hanno una loro ragione, non "capitano". Insisto su questo punto anche se so che è inutile.

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    2. Tra l'altro, visto che siamo in tema, considerare il FILTRO con cui UCoso vede l'umanità attraverso il "tango". Quando afferma che il "tango" è cosmopolita. Che tipo di "cosmopolitismo" viene rappresentato dall'umanità che incontri nel "tango".

      Tornando all'esempio, mio nonno non ci sarebbe mai andato alla "milonga" a 400 km di distanza ma neanche a 40km e forse nemmeno a 4km. Cosi come non ci trovi le donnone a capo coperto, col passeggino e tre o quattro marmocchi attaccati che incontro attorno casa mia.

      Qui veniamo alla definizione e percezione della "normalità".

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    3. > Quando afferma che il "tango" è cosmopolita.
      > Che tipo di "cosmopolitismo" viene rappresentato dall'umanità che incontri nel "tango".

      Intuisco che manchi un punto di domanda finale.

      Domenica, in quel di Firenze, c'erano degli anglofoni, due altri nord europei, almeno tre coreani, un'altra asiatica.
      Il fatto che il tango sia una forma culturale che permette di comunicare senza condividere una stessa lingua lo rende "cosmopolita".
      Nelle sue origini il tango contiene
      o - influenze musicali africane (e in particolari yoruba)
      o - influenze musicali italiane, ispaniche, tedesche, ungheresi, etc. .

      E' sufficiente per definirlo cosmopolita?
      Considera che io non do alcuna accezione positiva a priori, come nella moda del pensiero unico ortodosso mondialista, a "cosmpopolita".
      Il fatto che i sinistranti cosmopoliti si sdilinquiscano per i "fascioislamici" e li importino qui a milioni fa parte delle innumerevoli cazzate e pulsioni patologiche che c'hanno nella testa.
      In realtà la Bonino, la Boldrini, le Barbara Lerner è il risultato di un miscuglione tossico di hybris moralisticheggiante e di scaltro disegno di questi funzionari politicanti che sono strumentali agli interessi di vertici ultracapitalistici transnazionali che hanno molto chiaro un disegno di "società a scoppio", per dirla alla Tiziano Terzani, da sfruttare in modo fine e industriale, massificato, globalizzato.

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    4. La domanda era completissima.

      Il tango non è affatto "cosmopolita", ovvero "cittadino del mondo" in termini propri.
      Il tango applica il filtro consueto delle "elite", per cui ci trovi una selezione estremamente ridotta del "mondo".

      Con le "influenze" e le danze tribali non mi ci faccio nemmeno il bidet che mi fa schifo.

      Siamo sempre al solito discorso del gioco della mite pastorella. Non ci rendiamo conto che se prendi l'umanità che incontri alla "milonga", non solo sarebbe completamente fuori posto negli angiporti del Sudamerica del primo Novecento, sarebbe ancora più fuori posto negli angiporti africani o asiatici.

      E' tutto sbagliato, UCoso, dal linguaggio che usiamo ai concetti che comunichiamo. La cosa grave però non è tanto che usiamo termini impropri per comunicare concetti falsi, è che NON SUCCEDE PER CASO.

      C'è un filo conduttore tra il signor Vendola col suo "figlio" fabbricato in laboratorio e l'umanità "cosmopolita" del tuo tango. Per dire due cose a caso che fanno parte della contemporaneità.

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    5. Ovvero, tu potresti scrivere della tua conoscente che partorisce a cinquant'anni come di qualsiasi altra cosa, anche la più fantascientifica, che però NON SUCCEDE, fa tutto parte di un medesimo contesto disegnato a tavolino.

      Come ho detto, basta spostarsi indietro nel tempo di 50 o 100 anni per vedere quanto la contemporaneità è diversa. Anche in cosa è diversa e quindi perché è diversa.

      Si potrebbe ingenuamente pensare che è diversa causa progresso, causa miglioramento, causa lavoro indefesso di quelle elite filantropiche.

      Invece no.

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    6. Ripeto, fa tutto parte di un unico disegno, anche le cose apparentemente innocue come celebrare la "bellezza" dei grattacieli delle banche e degli emiri che stanno costruendo a Milano.

      Il tipo di "cosmopolitismo" per cui gli stessi identici grattaciali li trovi a Dallas, a Shangai o ad Abudabi.

      Ieri guardavo un documentario sull'intervento militare francese in Mali. Vedendo una colonna attraversare il semi-deserto, ovviamente pensavo come cavolo fa ad esistere e persistere una qualsiasi presenza umana in un postaccio del genere. Non solo ci vive qualcuno ma ci spendono anche risorse incredibili, che è come stare su Marte, per costruire e sostenere basi militari che dovrebbero contrastare movimenti terroristici islamici.

      Ecco, basta guardare il semi-deserto del Mali e confrontarlo con Piazza Gae Aulenti per avere l'evidenza che c'è qualcosa che non va. Eufemismo.

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    7. > Il tango applica il filtro consueto delle "elite", per cui ci trovi una selezione estremamente ridotta del "mondo"

      Sì, corretto.

      > se prendi l'umanità che incontri alla "milonga", non solo sarebbe completamente fuori posto negli angiporti del Sudamerica del primo Novecento, sarebbe ancora più fuori posto negli angiporti africani o asiatici.

      Anche questa osservazione è corretta.
      Il tango è difficile, elitario.
      Dopo il battesimo di Parigi (qui , qui), passò, al di fuori di Montevideo e Buenos Aires, da ballo postribolare, comunque difficile per i virtuosismi via via più ricercati dalla gentaccia_poco_raccomandabile :) che li frequentava, a ballo per il quale impazzì la nobiltà e l'alta borghesia.

      Comunque il cosmopolitismo non è solo per il tango né riguarda solo gruppi ristretti e/o elitari.
      Lo sport più popolare, in Europa, la pedata nota come calcio è cosmopolita da tempo. La musica pop (più o meno anglofona) pure.
      Lorenzo, è la globalizzazione e "il progresso" con i loro lati orribili e pure quelli di eccellenza.
      Prego osservare che in Italia siamo esterofili e poco nazionalisti: le mode adorano ciò che viene dall'estero.

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    8. Non ci capiamo.
      Quello che volevo dire io è che tu "osservi" ma in realtà NON VEDI.

      Non vedi perché sei cosi condizionato, come tutti noi, che non ti accorgi delle cose che hai sotto gli occhi e scambi per "normale" una cosa che invece non solo è sbagliata ma è stata studiata a tavolino come parte del famoso Nuovo Ordine Mondiale.

      In questo caso si tratta della tua conoscenza che figlia all'età in cui i miei concittadini sono andati in pensione.

      Ma la faccenda si estende a qualsiasi aspetto del vivere, ti facevo l'esempio del tango, che a te sembra "cosmopolita" quando invece siamo sempre al gioco della mite pastorella. Ti facevo l'esempio dell'architettura e urbanistica delle città, coi grattacieli e mega-centri-commerciali. Potrei continuare all'infinito.

      Basta spostare lo sguardo appena un poco e si scopre che la nostra "normalità" cosmopolita in realtà è solo finzione, letteratura. La maggior parte del mondo vive, percepisce, pensa, in maniera del tutto differente.

      E' una cosa anche ributtante, schifosa se vuoi. Quando vedi le impiegate e casalinghe che sfilano nel corteo per la "accoglienza" accennando "danze tribali" convinte che questo in qualche maniera le avvicini, le apparenti, alle donne che vivono in Africa. Senza capire, senza sapere un beato cazzo (scusate il francesismo). Senza ricordare, SOPRATUTTO, come vivevano le nonne e le bisnonne in Italia solo 50 o 100 anni fa. Basta andarsi a rivedere le foto in bianco e nero.

      Torno ad uno dei miei temi ricorrenti. Quando vado a passeggiare in montagna mi piace informarmi sulla storia del luogo, se posso. E ci sono archivi e musei e piccole mostre, anche dentro i rifugi. Eppure anche quello è un mondo che svanisce perché nel rifugio la gente ci vuole andare in macchina e ci vuole trovare i gamberoni. Non sto scherzando.

      Ergo, il fatto di figliare a 50 anni non è una questione biologica e nemmeno economica, alla fine è parte dell'enorme progetto di ingegneria che prima di tutto stravolge le menti.

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    9. Forse non sono stato chiaro: quelli del tango sono gli stessi che si aspettano i gamberoni nel rifugio, non sono "altri".

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    10. Lorenzo, io non ti posso dare torto sulle finzioni.
      Non solo viviamo nell'epoca delle società liquide (o, come tu sottolinei, appositamente liquefatte) ma tali società sono via e via più virtuali.
      Che problema c'è a volere un gamberone in un rifugio? Si userà la tecnologiao meravigliao e con un drone potrai avere il pescato fresco da Livorno alla Paganella, no!?
      Io dico che le persone sono artificializzate e sradicate dai cicli e dai limiti della natura. Lo sradicamento tra le età biologiche e quelle riproduttive (o della maturità, pure, come sottolinei - cosa significa essere uomini?) è comune, diffuso e preso per normale.

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    11. Ecco, hai centrato la questione.
      Perché facciamo le cose?

      Io non faccio le cose che mi fanno godere e basta, faccio le cose che in qualche maniera mi rendono migliore.

      Non vado in montagna perché è piacevole, ci vado per fare esercizio fisico e mentale, ci vado per recuperare la memoria degli avi.

      Questo perché, secondo me, andare verso il piacere e fuggire dal dolore è una cosa infantile ma per essere uomini bisogna fare il contrario. Non sempre, ovviamente, est modus in rebus ma come metodo, come disciplina.

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    12. Io ritengo che le cose "buone" vadano, vengano, stiano insieme. E che per quelle "cattive" succeda lo stesso.
      Il godimento è dovuto alla "bontà": nessuna persona sana godrà nel mangiare carne in parte putrefatta o a stare in una latrina lercia. Una persona avraà piacere a mangiare la carne buona di una bovino sano, cresciuto e vissuto in un ambiente sano, si rilasserà in un ambiente gradevole.
      ndare in montagna è piacevole, è sano, è bello, è un esercizio fisico, di volontà e quindi spirituale e tu sottolinei, un esercizio della memoria, delle radici.

      Il piacere e il dolore non solo sono elaborati da aree contigue del cervello, ma sono duali. Il piacere della montagna arriva con la sua fatica, come il piacere e l'estasi del tantra arrivano con l'impegno della ritenzione dall'orgasmo/ejaculazione e con la generosità e attenzione verso la partner.

      Vince chi si vince, ha piacere chi sa affrontare il dolore, libertà chi onora il proprio dovere e responsabilità.
      Sì, Lorenzo.

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    13. Eh no.

      Ti manca un pezzo in questo ragionamento. La selezione ha incluso il godimento per spingere la gente a fare cose utili alla sopravvivenza, individuale o di specie.
      Facciamo due casi: le cose buone da mangiare sono quelle che fanno male alla salute. Perché? Per la ragione che "in natura" sono cose scarse e/o difficili da ottenere. Sono scarse e/o difficili da ottenere perché di solito contengono molti nutrienti e l'unico modo perché questo sia possibile è che siano stati accumulati da altro organismo. Ergo le cose buone richiedono varie forme di PREDAZIONE. Per esempio per raccogliere il miele lo devi fregare alle api e le api non te lo lasciano prendere facilmente.
      Altro caso, l'accoppiamento. Nella nostra specie sopra la mera copula, la cui utilità è ovvia che che richiede la competizione con altri maschi, si è aggiunta la necessità della cooperazione con le femmine per le cure parentali, da cui assenza dell'estro.

      Insomma non ci sono pasti gratis.

      Il problema è che attualmente, sempre a seguito dello rincitrullimento con cui si condizionano le masse all'obbedienza, il godimento degli adulti è diventato il godimento dei bambini. Quindi parossistico, irragionevole, immotivato.

      Da cui qualsiasi azione deve prevedere SOLO il godimento, senza alcun prezzo da pagare, senza alcuno scopo ulteriore.

      Le cose "cattive" e quelle "buone" in origine sono parti inscindibili dello stesso unico. Da quando Adamo ed Eva sono scacciati dal Paradiso Terrestre e Dio li maledice con "tu guadagnerai il pane col sudore della fronte" e "tu partorirai con dolore".

      Oggi però trovi il gamberone in cima al monte, senza eccessivo sudore e il signor Vendola partorisce.

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