
Sabato scorso ho visto, con _rio e _mlero, la pellicola di Andrea Di Stefano.
Beh, il primo pensiero che mi viene in mente è che è un attimo per cui tu ti puoi ritrovare in una situazione che va verso l'infernale e non riuscire a venirne fuori. Un vero e proprio incubo che col proseguire della realtà peggiora. Il kitsch pazzesco delle società latino americane diventa la cornice di situazioni di degrado civile estreme: come amante dei contrasti ne ho apprezzato l'osservazione e quindi la narrazione ciniche, precise.
La seconda osservazione è che, per buona parte della narrazione, sono stato avvinto da una tensione crescente diventata quasi spasmodica: non male!
Noto, nelle scene finali, una sindrome di Stoccolma alla potenza enne, con le masse colombiane che idolatrano il loro aguzzino, con quest'ultimo che conosce molto, molto bene i meccanismi con i quali perpetuare la dominazione e aumentare il proprio potere di soggiogazione.
Film!? Un bel par di palle!! Siamo ai quartieri camorristi di Napoli che assalgono le forze dell'ordine per difendere i camorristi loro aguzzini. Siamo, in modo più subdolo e soft a ciò che succede da parte delle castalie moralisticheggianti anche in società appartemente più evolute (in realtà solo più sedate da un benessere fatuo) come quelle dei paesi consumisti.
Infine,. una nota ecologica: Nick, il protagonista maschile, passa per l'ecologia dell'iniziazione: riesce a liberarsi dalla patologia del politicamente corretto che lo blocca in una finzione morale inesistente e, con la pressione degli eventi, torna nella realtà della Mors tua vita mea. Sebbene in finale si rappresenti in maniera abbastaznza esplicita il "Male" in Pablo Escobar (Benicio Del Toro, me_mi pare una buona interpretazione) che dal assume il ruoto di satana (l'angelo nero che dice al prete che si metterà, con un grande telescopio, a controllare Dio dal carcere, poi benedicendo, appunto, il preto attonito, ammutolito) dal punto di vista etico Escobar (il "Male") permette a Nick,di tornare uomo, virile, guerriero, combattente, che passa da una finzione di moralità del tutto artificiosa, avulsa da ambiente e realtà ad una dimensione spirituale, ecologica, quella del prendere atto di una realtà e di saper risolvere i problemi reali.
Infine, una nota maschile: Claudia Traisac (Maria) è una di quelle femmine che può passare dal normale se non insulso ad essere 'na figa pazzesca (v. qui, ad esempio). Per queste, le cose sono anche più estreme perché partono, talvolta, dall'essere quasi racchie.














