lunedì 12 marzo 2018

Il mancato voto e il coso della cosa

Eravamo andati alla Coop per alcune cose che non avevamo trovato alla botteghina. Alla cassa _civa arriva, trafelata, in ritardo con in mano un coso (libro) di una cosa (autrice, qualcosa come Anne Whiley o Britney Dontricord).
Scatta il cazziatone: non è che c'abbiamo bisogno di arricchire degli anglofoni per del ciarpame col quale ci colonizzano. Il coso è rimasto sullo scaffale alla Coop. Sull'acquisto critico sono rimasto ancora molto duro. La colonizzazione non è affatto  solo inculturale ma anche economica, visto che così dai una dozzina di euri a una pseudo intellettuale loro invece di darli ad uno dei nostri. Vista la merda che viene dagli SUA probabilmente anche migliore.
Che la Coop ora sia ammantata da questa abominevole anglofilia fa parte di quella variante liberal chic un po' scem che caratterizza quel postcomunismo area PD. Del resto è il braccio commerciale di un partito che ha scimmiottato perfino nel nome le turpitudini progressiste, ugualiste dei loro cugini statunitensi. Dal livore contro i capitalsti yankee a metterli nella greppia per la mandria che viene a mangiare.

Mio figlio... non ha votato. Si è confidato con me ammettendo un certo disagio per il (non) fatto :- " Non sapevo cosa votare". Da me ha sentito regolarmente opinioni decise se non dure, critiche, motivate, rispetto alla catechesi del pensiero ortodosso e unico somministrato in tutte le salse, dai media a scuola, specie in questa regione di totalitarismo non così soft rossastrognolo. Sua madre penso sia rimasta ai Grünen o alla SPD, l bipede, in effetti, può essere confuso. D'altra parte la sua è una generazione poco politica, preferiscono le storie di Instagram alle notizie del mondo. Non posso notare che c'è anche un qualche cruccio etico  "piuttosto che votare a raglio non voto".

Gli ho detto che sebbene ci siano altre forme di azione politiche importanti, probabilmente più importanti, come la destinazione del reddito, anche il voto lo è. E' importante decidere alcune grandi line secondo le quali (non) si vuole diventi il paese, il mondo in cui egli dovrà vivere, spero, ancora molti decenni.

(via veganzetta)

78 commenti:

  1. Belin! Ma dovevi regalarglielo quel libro!

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    1. Non regalo della robaccia alle persone alle quali tengo.

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    2. Dipende dalla forma della robaccia, UCoso.
      A buon intenditor...

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  2. Se un uomo mi rimprovera per l'acquisto di un libro lascio lui sullo scaffale della coop :))
    E per iniciso, l'acquisto di un libro, seppur "sbagliato", è il male minore per cui mi si possa fare un cazziatone

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    1. tra i partner direi che dovrebbe valere il non fare atti che irritano il partner in presenza di questo/a.
      Quando è da sola può comprare tutto quello che vuole.
      Anche questo però, come tutto, ha limiti e conseguenze.

      Quando ero con l'autossicodipendente A-Woman, al tempo del petrolio a 140euri al barile, non c'aveva i denari per andare via un paio di giorni perché si sfondava le finanze per andare in giro nella sua autina evitando accuratamente di usare i mezzi pubblici.
      Insomma, difficile che certe scelte siano completamente scevre di effetti sugli altri, partner compresi.

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  3. Questo post mi fa ridere come uno sketch di Zalone o di Verdone, chissà poi se è un caso lo "one".

    UCoso che va a fare la spesa alla Coop e poi sproloquia contro la Coop perché non si capisce se è troppo pro-yankee o troppo sovietica.

    La di lui fidanzata-passante per caso che è la macchietta della donna contemporanea che si indigna per il sessismo poi quando incontra un UCoso che ci da e ci ridà, diventa sottomessa e mansueta. Per fortuna UCoso è esibizionista/scambista altrimenti gli direbbe anche "coprete Filomena, svergognata!".

    UCosino, che in questo blog fa una pessima figura, con tutte le possibili stigmate dell'adolescente vanesio.

    Il libro, rimesso nello scaffale dopo il post precedente che racconta la visione di un film "ollivudiano" tratto da un racconto "ammericano", di cui si minaccia un seguito 20 volte peggiore, senza per altro avere capito molto di tutta la faccenda.

    Sara che non ha capito che UCoso regala cunei, non libri.

    Pippa che meglio non sapere quale sia il male maggiore.

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    1. > UCoso che va a fare la spesa alla Coop

      Io sono contento che tra GAS e botteghina ho ridotto gli acquisti alla Coop del 90%.
      Da queste parti c'è una sorta di quasi monopolio.
      _civa suggerisce di andare alla Conad, un altro piccolo supermercato in quel paese.

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    2. Ehehe. Lorenzo, in effetti ci sono cose strane in 'to mondo.

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    3. Il guaio è che non sono affatto strane.

      Ti dico come la vedo io.
      Primo, vado alla Coop come in un negozio qualsiasi, senza sproloquiare ne contro ne a favore del proletariato o del capitalismo. Prendo della merce e depongo del denaro.

      Secondo, la cosa divertente non è il fatto che tu faccia la predica ad una tipa perché vuole leggere un libro che tu non approvi ma che questa per amor tuo (che le donne sono masochiste) lo deponga nello scaffale invece di mandarti a ciapà i ratt.

      UCosino è quanto di più normale ci possa essere, nonostante tu ti picchi di essere fuori-dal-normale.

      Chi ti legge sa che sei sistematicamente incoerente quindi fai il predicozzo sul libro della coop ma poi di adegui alle mode e/o al sentito dire come detto riguardo al film.

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    4. Non è un negozio qualsiasi.
      Nel bene e nel male è caratterizzato ideologicamente.
      UCosino ha la sua vita. Per lui desidero e gli auguro salute, responsabilità e autonomia; questo sarebbe già straordinario.

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    5. No non è qualsiasi per via dell'imbroglio della "cooperativa" che ha uno status "agevolato" perché cent'anni fa serviva a gente come mio nonno per potere sfamare i figli mentre adesso serve al vegano per il tofu.

      Però la "caratterizzazione" è vera solo se tu la accetti, se invece la rifiuti, si rivela per quello che è, una finzione. Quindi inutile prendere posizioni basate sulla finzione.

      Guarda che quando dico che UCosino è "normale" non è per fargli un complimento. La salute è questione di fortuna. La autonomia, dipende cosa intendi, c'è chi intende "faccio come mi pare e non rendo conto a nessuno" e chi "scelgo e prendo la responsabilità". Nella "normalità" dell'oggi c'è proprio il non essere responsabili di nulla, quindi dubito che, nei limiti di quello che racconti, UCosino sia "responsabile".

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  4. “Anne Whiley”, “Britney Dontricord” ?

    ...

    Uomo !
    Sei un fassista !

    :O

    ===

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    1. C'è una parte notevole della non-sinistra (a volte indicata come destra) che è filo statunitense, anglofila.

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    2. Ma cosa dici, UCoso?
      La "anglofilia" dipende dal fatto che siamo stati militarmente occupati dagli anglo-americani.

      Ciò nonostante c'erano degli Italiani che partivano col furgone da un paesino per andare in Russia a ritirare degli animali donati per creare uno "zoo comunista". Mandavano poi dei rapporti sulla salute di tali doni del generoso popolo fratello dell'URSS anche anni dopo la malagurata dipartita di tali animali.

      La "destra" nella accezione "sinistra", ovvero la corrente della "sinistra" altrimenti nota come "fascismo", produceva slogan come "Dio stramaledica gli Inglesi", quelli delle potenze giudo-pluto-massoniche. Produceva anche la autarchia lessicale, tipo:

      « Basta con gli usi e costumi dell'Italia umbertina, con le ridicole scimmiottature delle usanze straniere. Dobbiamo ritornare alla nostra tradizione, dobbiamo rinnegare, respingere le varie mode di Parigi, o di Londra, o d'America. Se mai, dovranno essere gli altri popoli a guardare a noi, come guardarono a Roma o all'Italia del Rinascimento… Basta con gli abiti da società, coi tubi di stufa, le code, i pantaloni cascanti, i colletti duri, le parole ostrogote.»
      (Il costume da Il Popolo d'Italia del 10 luglio 1938).

      Viceversa, come ho avuto modo di dire, la "sinistra liberal americana" che da Veltroni in poi è stata sovrapposta alla ortodossia marxista-leninista, è stata messa a punto apposta per incentrare la "sinistra" sulle elite apolidi della "anglosfera". Ergo, eleggono un Obama, qui da noi è come l'apparizione contemporanea di Maria e di tutti i Santi.

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    3. Il complessino che suona la versione balcanica di Bella Ciao alle adunate della "sinistra" si chiama "Modena City Ramblers". Mica "i musici girovaghi di Modena".

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    4. I Modena City Ramblers.
      A parte che il folk rock mi fa cacare, direi che il nome pure.

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    5. Il costume da Il Popolo d'Italia del 10 luglio 1938
      Già.
      Direi che non c'è nulla da inventare o da scoprire nel 2018: esterofilia italiana da sempre eccessiva.

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    6. La "esterofilia" entro certi limiti è fisiologica. I Romani amavano i vezzi "orientali", dall'uso del greco come lingua colta al famoso "vizio greco", gli Inglesi amavano i vezzi francesi tanto che storpiarono la pronuncia della loro stessa lingua. Eccetera.

      Quello che vediamo oggi però non è solo il famoso gioco della mite pastorella, un po' come te che balli il Tango. C'è molto di più, c'è la propaganda sottesa al Piano.

      Basta guardare la homepage del Corriere.

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  5. Giusto! Ognuno dovrebbe leggere libri, ascoltare musica, ammirare quadri prodotti solamente da autori del proprio paesello, anzi dai propri vicini, possibilmente del proprio condominio!!!

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    1. ZCoso, te lo sai che al mondo ci sono circa settemila lingue parlate e un numero imprecisato di lingue desuete?

      Visto che secondo te BISOGNA leggere i libri di autori americani e mi permetto di suggerire che bisogna leggerli in inglese non tradotti, allo stesso modo BISOGNA leggere libri di autori tedeschi, francesi, russi, cinesi, eccetera.

      Non solo, in teoria si dovrebbero anche leggere i libri scritti in lingue morte, tipo il latino e il greco.

      Venendo al tuo commento successivo, io ho come l'idea che Noam Chomsky non sia nelle prime mille posizioni dei libri prodotti dall'umanità che bisogna leggere.

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  6. Basta leggere libri di Noam Chomsky. Solo Mauro Corona. E' questa la vera apertura mentale del 21mo secolo!

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  7. E smettiamola di di arricchire degli argentini per del ciarpame chiamato tango col quale ci colonizzano. A ballare sole le danze folk della propria valle!

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    1. Il tango è una delle cose fantastiche (e quindi non può venire da RU, da SIA etc. .
      E' bello anche per questo!

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    2. Stasera accendi la radio e seleziona 10 stazion musicali i a caso.
      Tu devi spiegarmi perché ci sono 170 paesi, milioni di brani musicali e trasmettono solo 100 pezzi dei quali 95 in inglese.
      Quale sarebbe 'sta apertura?!?!
      Grazie per la risposta.

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    3. Le radio, le TV, il cinema, i giornali, eccetera, sono strumenti con cui le elite apolidi mondialiste realizzano il lavaggio del cervello.

      Che è la stessa ragione per cui il PCI col tempo ha piazzato gente propria in tutti i punti strategici dove si produce la "kultura", dalle scuole elementari a magistratura democratica.

      Infatti, se oggi i ragazzi, anzi i bambini, ascoltano musica ignobile tipo i vari "rapper" nostrani e esteri, una volta c'erano i famosi "cantautori", i quali, se non scrivevano canzoni di stretta ortodossia marxista, subivano un simpatico processo politico su pubblica piazza, come nel caso che citavo tempo fa di De Gregori (nipote del comandante partigiano eliminato dai comunisti).

      Riguardo il tango, ha la evidente funzione di fare incontrare uomini e donne. Il resto è un pretesto.

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    4. Non rispondo, segnalo: https://www.youtube.com/watch?v=ngiTjrRT8OA.

      Questo mi è stato proposto, da un gruppetto di studenti della mia scuola, come "una figata". Fate voi.

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    5. MrCoso, te lo sai vero che UCoso nel suo blog ci magnifica le virtù del Tango che è esattamente come il clip di Youtube che segnali, con tutto il contesto gangsta-latino farlocco? Tra cent'anni ci saranno degli UCosi che si troveranno da qualche parte a scimmiottare gli spacciatori colombiani in canotta e tatuaggi come oggi si trovano a scimmiottare tagliagole argentini in camicia e bretelle.

      Il punto non è il "valore" del contenuto, il punto è invece duplice, primo che si tratta sempre del gioco della "mite pastorella", gente benestante e annoiata che si inventa una scenografia "pittoresca" come sfondo di incontri amorosi. Secondo, c'è il Piano che ha come uno dei fondamenti quello del METICCIATO, quindi le fogne dell'umanità dove il meticciato è stato realizzato devono diventare "modelli". Se vieni a Milano ti faccio vedere dei posti dove musichette come quella di Youtube suonano da mane a sera.

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    6. Ti ringrazio per l'offerta, Lorenzo, ma so benissimo dell'esistenza di quei buchi neri (o pozzi neri?) che sono le città anche di piccole dimensioni, figurarsi Milano. Anche per questo evito con cura certosina di mettere piede in qualsiasi città. Piuttosto, se gradisci, potremmo incontrarci una volta in una bettola vecchio stile che ho presente in Gambarana... sembra incredibile, ma in certe riserve indiane (r)esistono ancora posti come quelli. Nell'indifferenza generale (ed è un bene, se no non esisterebbero già più).

      Comunque sia, anche per me che ho un'apertura estrema nel valutare la musica, quella che ho segnalato è anche musicalmente una porcheria.

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    7. Dai MrCoso, tra le tante stupidaggini degli Anni '70 c'è il "senso del ritmo" che nobilita le musiche "etniche/tribali" rispetto alle nostre porcherie fasciste (colonialiste, razziste, ecc) tipo che ne so, il canto gregoriano o Mozart.

      Niente succede per caso.
      Il 99% della musica "pop" da "popolare" è una porcheria perché lo scopo è sempre il minimo comune denominatore. Nella antichità per fare musica dovevi imparare a suonare il piffero o la zampogna, adesso ci sono i campionatori e anche i software che ti aggiustano l'intonazione, per cui un tatuato in canotta esce dal ghetto e diventa la "stella" della Sony.

      Cosa cercano i figli dei qui presenti? Lo stesso che cerca il ragazzotto che Clint Eastwood trova per strada con la ragazzina asiatica quando vengono fermati da un gruppo di neri in "Grand Torino".

      Cosa cercano le figlie? Non farmelo scrivere.

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    8. Fermo restando che esistono musiche dallo spessore più vario e che sono anche il contesto e la finalità a plasmare la valutazione del peso delle opere musicali, fermo restando anche che (mi ripeto) sono più che disposto ad affrontare l'ascolto d'ogni brano musicale con spirito investigativo e grande rispetto, ribadisco che la roba che ho segnalato mi rende impossibile catalogarla in altro modo che come una sonora cagata. Per comprenderne lo squallore non c'è bisogno di confrontarla con chissà quale capolavoro della nostra cultura, perché al suo confronto anche una porcheriola da quattro soldi come questa si colloca venti piani più in alto.

      Circa l'uso dei calcolatori per fare musica... sono strumenti e, come tali, si possono usare per gli scopi e con i risultati più diversi, nel bene e nel male. Oggi ci viene propinato più che altro il risultato di chi li usa in modo deleterio, come già visto, il che non esclude che esista chi li impiega con sapienza dando vita a realizzazioni di tutto rispetto.
      Tra l'altro, i calcolatori si usano anche per registrare i grandi classici, compresi quelli più antichi.

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    9. Eh no. I "calcolatori" ripetono, servono per ripetere velocemente una stessa cosa moltissime volte. Qui viene il punto. Mentre tu mi insegni che un genio che si esibisce non fa mai due volte esattamente lo stesso gesto, un calcolatore al contrario non fa mai due cose diverse.

      Incidentalmente, non sono i calcolatori ma in generale le macchine. Lo stesso che dico per la musica si può dire identico per qualsiasi altra area dell'agire umano, per esempio, che ne so, la produzione di ferri di cavallo. Una volta li faceva il fabbro forgiando il ferro con la brace e il martello, adesso li fanno con una pressa e uno stampo, partendo da acciaio a nastro. Di conseguenza ogni ferro di cavallo anticamente era un oggetto unico, adesso sono tutti identici.

      Mentre una volta per fare la spada di Re Artu ci voleva la Dama del Lago, adesso per fare un M16 servono macchine a controllo numerico e un immigrato messicano che mette assieme i pezzi.

      Infine, la musica, come l'architettura o la ferramenta, è la conseguenza del contesto. Non esiste un villaggio di capanne in mezzo al niente che possa produrre un'opera sinfonica, per ovvie ragioni e viceversa.

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    10. Probabilmente conosci molto bene i calcolatori da altri punti di vista, ma sei piuttosto "digiuno" di quelle che sono le miriadi di loro possibili applicazioni nel mondo delle dodici note (più tutti i suoni intermedi). In campo musicale hanno impieghi che vanno ben oltre quello che indichi. Da ogni punto di vista sono strumenti, esattamente come un organo barocco o una zampogna.

      Per dire, proprio ieri studiavo una gavotta di Haendel con un clavicembalo emulato, per poi passare a una fuga per organo di Bach, sempre con strumenti emulati, dalla stessa tastiera -- a suonare ero io, ma il suono proveniva dall'impianto collegato al mio calcolatore dedicato alla musica. Senza quelle apparecchiature, avrei potuto farlo, se non spendendo cifre folli o impietosendo il parroco del paese perché mi lasciasse accedere all'organetto striminzito della "sua" chiesa (favore che avrei poi dovuto restituire in qualche forma).

      In altre occasioni, il calcolatore diventa un'orchestra virtuale che permette di sperimentare in diretta un lavoro di composizione, oppure un potentissimo registratore multitraccia, oppure... Le possibilità sono innumerevoli.

      E' vero che c'è chi impiega i calcolatori come "scorciatoia", ma in quei casi siamo nel campo della musicaccia della quale scrivevamo più sopra.

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    11. > favore che avrei poi dovuto restituire in qualche forma

      Ahaha, Messer Pigiatasti.
      Anche i preti prima danno e poi chiedono. Tutto sommato, penso sia abbastanza fisiologico.

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    12. No, funziona al contrario MrCoso, a te sembra "straordinario" quello che in realtà è nemmeno banale, peggio, è meccanico.

      Ti farei presente che al calcolatore TU NON SERVI. Con una "intelligenza artificiale", intesa non nel senso proprio ma in quello corrente di "sistema esperto", si potrebbe teoricamente comporre OGNI POSSIBILE MUSICA per OGNI STRUMENTO MAI ESISTITO, per la stessa ragione per cui i calcolatori sono in grado di giocare tutte le partite a scacchi possibili (che sono di più probabilmente di quelle effettivamente giocate da quando il gioco fu inventato).

      C'è una differenza però. Quello che il calcolatore può fare è comporre tutte le "n" musiche dello strumento "X" che gli è stato dato come "parametro". Lo strumento "X" non è uno strumento musicale REALE, è una sua astrazione, come un triangolo.

      E' un concetto abbastanza diverso da andare nel bosco, abbattere gli alberi delle essenze necessarie, invecchiare il legno, tagliarlo, dargli la forma dei pezzi, mettere insieme i pezzi, aggiungere corde, accordare e imparare a produrre le note con lo strumento in questione, che suonerà diverso da un altro strumento simile fatto un mese dopo dallo stesso artigiano.

      Non solo, lo stesso strumento quando l'aria ha la pressione Y e l'umidità K, suonato dentro la stanza F, avrà un suono differente dallo stesso strumento a condizioni del contorno differenti. Se le corde sono nuove o vecchie, se l'aggeggio che tocca le corde è di corno o di ottone, che ne so, le variabili sono INFINITE.

      Mentre il calcolatore non fa che combinare un numero tot di volte i "parametri" inseriti all'inizio e SOLO QUELLI.

      La "musicaccia" è l'inevitabile conseguenza del fatto che mentre lo strumento costruito partendo dal taglio del legno nel bosco costa un botto, il calcolatore è relativamente economico. Non solo, imparare a usare il calcolatore è relativamente facile, considerato che pigiando un tasto si attiva l'ultimo passaggio di una catena di cui chi pigia non deve sapere nulla, cosi come io giro la chiave e parte il motore, non devo sapere niente di come è costruito e della metallurgia e della chimica e dell'elettronica.

      A proposito della "registrazione", ti farei presente che fino a tempi recentissimi esistevano solo due modi, la trasmissione diretta da persona a persona e la scrittura. Ancora, la registrazione serve alla ripetizione, non alla "creazione".

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    13. Ah si, il discorso del calcolatore è lo stesso del famoso caso delle X scimmie che battono tasti a caso su una macchina da scrivere, una prima o poi scrive un romanzo.

      In realtà il calcolatore è come un numero grandissimo di scimmie che scrivono velocissimamente e contiene anche l'intelligenza per scartare le combinazioni insensate. Quindi il calcolatore scrive il romanzo molto prima delle scimmie, aspettando abbastanza, scrive cento, mille, centomila romanzi.

      Ovviamente la "qualità" dei romanzi, stante che si possono mettere dei "filtri", dipende da quanto sofisticato è il software.

      Lo stesso vale per la musica. Come base di partenza si mettono dentro tutte le musiche note, di tutti i generi e si usano come "parametro" per le nuove composizioni. Alla fine un componimento musicale è come un racconto scritto in una certa lingua, segue regole grammaticali, sintattiche, stilistiche e contenutistiche.

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    14. Lorenzo, sinteticamente: non sai di cosa stai parlando. O, meglio, metti di tutto in un pentolone e rimescoli senza curarti di quale minestra stai cucinando. Se non sei musicista, dai retta a chi lo è.

      In alternativa, fammi un esempio di un programma esistente che componga brani musicali di gusto e indicami un esempio di uno di quei brani (composto interamente da un'intelligenza artificiale) che io possa ascoltare e valutare.

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    15. A proposito della unicità dell'espressione musicale ottenibile usando un calcolatore come strumento, oltre alle variabili che il calcolatore può introdurre in modo più o meno casuale o algoritmico ci sono tutte quelle che derivano dall'intervento manuale del musicista, che agisce in tempo reale comandando secondo il proprio gusto e la propria perizia (o imperizia) il calcolatore stesso.

      Anche nel caso degli strumenti musicali l'utilizzatore finale è in gran parte inconsapevole della perizia costruttiva e delle conoscenze della fisica più o meno empiriche impiegate. Pensa al caso di un pianista -- quanti pianisti conoscono cosa c'è dietro al gioco delle inerzie meccaniche che rendono una tastiera più o meno reattiva ed efficiente, o come la qualità del suono sia influenzata dal punto di contatto (scelto in modo tutt'altro che casuale, in seguito a studi su studi su studi) tra il martelletto e la corda. Poi ci sono tutti gli studi sulla scelta dei collanti usati nel multistrato che costituisce la cassa di risonanza, quelli sull'influsso della rigidità o elasticità del telaio e delle caratteristiche del cavigliere sulla qualità dell'accordatura, quelli sul gioco di riflessioni acustiche tra la tavola armonica e la "lente" costituita dal coperchio, l'angolatura del quale non è certo dettata dal caso o da motivazioni più o meno estetiche... Il pianista usa lo strumento, lato utente, esattamento come usa lo strumento il tastierista che comanda un sintetizzatore software. E, tanto nel caso del pianista quanto in quello del tastierista, credimi, non si tratta semplicemente di "pigiare un tasto". Questo, almeno, se sono dei musicisti fatti e finiti.

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    16. No, da una parte ti illudi, dall'altra non cogli la natura delle cose.

      Cominciamo dal principio, tutto quello che vedi succede se c'è una ragione economica.

      Non c'è ragione di sostituirti in quanto musicista con un "sistema esperto" mentre c'è ragione per affidare i propri soldi ad un sistema esperto che li investa operando compravendite rapidissime sui mercati internazionali.

      Quando tu dici "computer" intendi un aggeggio che trovi sullo scaffale del centro commerciale, non intendi un insieme qualsiasi di elettronica e programmazione (che include i dati) sviluppato ad hoc e dal costo virtualmente illimitato.

      L'esempio che ho fatto riguardo le transazioni finanziarie dovrebbe farti capire il cambio di "logica" che devi seguire. Tu preferisci affidare i risparmi ad una persona che fa il "broker" (cioè compravende) oppure ad un macchinario? Eppure, nel tempo in cui il broker valuta e opera un acquisto o una vendita, il macchinario ne fa centinaia o migliaia o milioni. Mentre il "broker" (o il musicista) non si può permettere di fallire, cioè di compiere una azione controproducente, il macchinario si basa solo sulla QUANTITA, ovvero il "guadagno" si misura sulla MEDIA delle transazioni che opera, non solo, le transazioni che opera su tutti i mercati del mondo, 24/7, mentre il broker deve anche mangiare, bere e dormire.

      Esattamente come negli scacchi o nella musica, nella finanza ci sono delle "regole generali" e c'è uno "storico" di partite giocate e di sinfonie composte e di speculazioni. Al quel punto devi aggiungere l'input (data questa condizione) e devi mettere a punto la elaborazione che prende le decisioni, che, semplificando, sono del tipo "se attaccato, fuggi, se l'avversario fugge, attacca".

      Veniamo al pianista che usa il pianoforte senza sapere come è costruito e perché. Dubito che sia in questi termini perché non diventi pianista semplicemente sedendoti davanti al pianoforte, qualcuno ti deve spiegare a cosa servono i vari aggeggi che devi manipolare. Invece col "computer" ogni aggeggio è fatto apposta per cui o ti dice lui a cosa serve e come usarlo "sono il pedale, mi devi schiacciare quando vuoi ottenere la nota X" oppure si auto-suona, quando si verifica una certa condizione.

      Fai il caso delle auto a guida autonoma rispetto alle auto che fanno "ping pong" quando ti avvicini ad un ostacolo rispetto alla mia motoretta che si limita a sbatterci contro.

      La "qualità" della musica è come la "qualità" della finanza, degli scacchi o della guida, ovvero vai da A a B lungo una certa traiettoria, seguendo un set predefinito di regole.

      Il "gusto" fa parte delle regole, non è innato, E' APPRESO. Partendo dallo "storico" puoi ricavare le regole base della "bellezza" all'interno di un certo set di regole.

      Quello che il "computer" non può fare è introdurre un elemento IMPREVISTO, ovvero che non è contenuto nel set di regole, nei dati e che non può essere derivato dal processo decisionale.

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    17. A proposito della "bellezza" come set di regole. Mettiamo che tu debba costruire un androide, da cui al discorso sul film Blade Runner.

      Cosa fai, ti inventi una donna "artificiale" come Dio partendo dalla creta, oppure prendi una modella e la copi pari pari?

      Ecco, copiando la modella hai fabbricato una topa artificiale che però viene considerata topa in un certo contesto antropologico, perché storicamente la "bellezza" non è sempre uguale, le "regole" di mille o diecimila anni fa erano diverse dalle nostre.

      Allora, se io dovessi costruire un macchinario che compone musica, gli direi di copiare un certo insieme di esempi, apportando determinate modifiche, ricombinando certi elementi ma rimanendo all'interno delle "regole" che definiscono la musica-esempio. Esattamente come alla donna artificiale, copia della modella, potrei aumentare o diminuire un po' le tette, cambiare il colore dei capelli, che ne so.

      Il punto è che se aggiungi il meccanismo di cui sopra alla possibilità di produrre infinite permutazioni in maniera velocissima e di valutarle, in sostanza, investendo abbastanza risorse, posso riprodurre un certo oggetto/operazione eliminando l'intervento umano una volta scatenata la macchina.

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    18. Ah, mi è venuto in mente un altro esempio, oltre le auto a guida autonoma.

      In origine tutte le macchine, che ruotassero, nuotassero o volassero, avevano un pilota. Il pilota sosteneva che "pilotare" fosse questione di "sensibilità" e di "istinto", pilotavi un trabiccolo in volo cosi come un pianista suona il piano.

      Poi si è verificato il fenomeno pari pari a quello delle finanza, ovvero esisteva la convenienza a costruire aerei instabili di proposito perché l'instabilità consentiva maggiore manovrabilità.

      A quel punto il pilota umano, che è condizionato dai tempi di reazione e non si può permettere di sbagliare, è stato sostituito da sistemi esperti.

      In sostanza oggi quasi tutti gli aerei volano seguendo una direttiva generica del pilota, tipo "vai in quella direzione" ma l'input del pilota viene poi associato ad un controllo che valuta un certo numero di parametri e apporta correzioni infinitesime e continue alle superfici di controllo per mantenere l'aereo "stabile". Se il pilota avesse un comando collegato direttamente alle superfici di controllo l'aereo andrebbe immediatamente in mille pezzi perché è stato progettato apposta cosi.

      Da questo consegue che la ragione per cui ci sono ancora piloti umani è che PER PRINCIPIO non vogliamo che decisioni di vita e morte vengano prese da un sistema esperto, almeno UFFICIALMENTE. Perché per la ragione che ho detto, alla fine il pilota umano in realtà decide sulla base del contesto che gli viene fornito dal macchinario e infatti spesso e volentieri le decisioni catastrofiche dipendono da un guasto e informazioni sbagliate (tipo allarme X invece che allarme Y).

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    19. Non voglio contraddire niente di quel che scrivi in merito ai piloti, alla finanza, alla guida autonoma... però sono un musicista e so di poterti dar torto a ragion veduta quando dici cose inesatte in merito all'impiego dei calcolatori in musica. Rinnovo la richiesta di indicarmi una composizione degna d'essere ascoltata che sia stata composta da un sistema automatico. E ribadisco che, al di là della composizione, l'elemento umano/artistico può essere abbondantemente presente anche quando si suona uno strumento elettronico digitale. Non è che ipotizzo o riporto del sentito dire -- so per esperienza pregressa e pratica quotidiana.

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    20. Ok, raccolgo informazioni e poi ti presento esempi di macchinari concepiti per fabbricare musica e esempi di musica artificiale.

      Con due corollari.
      Il primo è che il discorso è contenuto nelle parentesi che ho scritto, ovvero che non esiste la convenienza economica a sostituire un "musicista" con un sistema esperto, quindi non esiste un sotterraneo con dentro un supercomputer con dentro un software perfezionato da cinquecento programmatori che ci lavorano da decenni.

      Il secondo corollario è che mi piacerebbe sapere TU COSA MI DAI dopo che ti porto i fottuti esempi.

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    21. Musica composta da Lamus suonata credo dalla London SYmphony Orchestra.

      Se invece di trenta secondi investi qualche decina di minuti c'è in rete tutta una letteratura sugli algoritmi per comporre musica artificiale e più in generale sulla cosiddetta "Computational Creativity", che riguarda, come ho scritto, qualsiasi cosa per cui si possa definire un set di regole e uno storico (es, arti grafiche).

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    22. Resto in attesa di sapere cosa ottengo per avere investito i trenta secondi che non hai speso tu.

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    23. Ottieni la soddisfazione di aver risposto, che pare per te non sia poco. In mancanza di quella avresti potuto lasciar perdere (ma non l'hai fatto).

      Noto che all'inizio della discussione sembravi sostenere che la musica realizzata elettronicamente è una specie di non-musica. Successivamente, se ho ben inteso, sei passato ad indicare come composizioni di livello quelle generate da programmi per calcolatore. Probabilmente ho capito male qualcosa, perché a me pare una contraddizione, ma non importa.

      Ho ascoltato con attenzione tutti gli esempi che hai indicato e non ho potuto fare a meno di notare che hanno una parvenza artistica solo se eseguiti da musicisti in carne ed ossa. Questo dovrebbe farti intuire che la "vitalità" non è nella composizione, ma nell'interpretazione -- il "fattore umano" che manca alla sorgente viene innestato a valle, ed è noto che un buon interprete può far bene apparire anche una musichetta in sè e per sè squallidina. Il che riporta a quando ti dicevo che, invertendo il processo, uno strumento elettronico è uno strumento come un altro, giacché è l'esecutore a inserire la "variabile umana" che può mancare nella componente "meccanica".

      Insomma, sapevo ovviamente dell'esistenza di questi programmi pseudo-compositori, ma li relego senza esitazioni tra le speculazioni astratte. Non ci trovo altro motivo di interesse che vada oltre quello, pure affascinante, dell'osservare un meccanismo ingegnoso all'opera. In seconda battuta potrei invero ammirare la sapienza di chi ha creato gli algoritmi che azionano la macchina, ma tra ammirare qualche forma di sapienza e goderne i frutti c'è una certa differenza -- anche Schoenberg è stato un musicista di indubbia sapienza, ma lascio ad altri il "piacere" di ascoltare gli insiemi di suoni che ci ha tramandato (mi viene difficile chiamarli "musica").

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    24. Continui a non capire di cosa si parla.

      La cosa che non funziona non è tanto che non sai o non capisci ma che pensi di sapere e di avere capito.

      Gli esempi che ti ho portato sono progetti di ricerca universitari, ovvero quello che gli Americani chiamano "proof of concept", ovvero la dimostrazione che una certa cosa è fattibile.

      Non sono progetti finanziati da capitali privati che hanno lo scopo di produrre un utile, cosa che si divide in due opzioni, la "bolla speculativa", ovvero una certa cosa non deve funzionare, basta che attiri investitori e la produzione di serie, che ovviamente non solo deve funzionare ma deve produrre la diffusione di massa.

      I "computer" a cui hai accesso tu sono macchine generiche pensate per le cose che puoi fare in casa o in ufficio.

      Già se vai a vedere i "computer" che usano nell'industria, per esempio l'industria cinematografica o l'industria aeronautica, sono aggeggi del tutto diversi. Non perché siano più "intelligenti" ma perché sono più sofisticati e quindi costosi.

      Comporre o suonare una "musica" per la macchina è esattamente uguale a comporre o riprodurre una certa immagine (2D, 3D, animazione). Non si tratta di un procedimento QUALITATIVO ma QUANTITATIVO.

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    25. Vado a spiegare: il "valore" della Monna Lisa non consiste nella immagine di perse ma nel fatto che è un oggetto unico realizzato materialmente da un certo "artista" secoli fa. Non ci sono DUE Monna Lisa. Fino a poco tempo fa lo stesso si poteva dire della fotografia, non esistevano due negativi uguali, supporti materiali su cui veniva impressa una volta per sempre una certa "rappresentazione".

      Ad un certo punto, perché CONVIENE, si è introdotta la possibilità di convertire le immagini in byte di informazione e si sono costruiti aggeggi capaci di convertire la luce che viene da una certa ottica in byte e viceversa, proiettare i byte attraverso una certa ottica in una immagine.

      Quello che la gente non capisce è che la "digitalizzazione" delle immagini ha due conseguenze. La prima è che le immagini non valgono più niente, una volta "creata" una Monna Lisa digitale si può riprodurre o MODIFICARE all'infinito. La seconda è che, aumentando a sufficienza la sofisticazione della macchina, la immagine digitale non è più distinguibile dal "reale", quindi per ipotesi io posso prendere una certa scena "reale" e modificarla, aggiungendo o togliendo delle parti tramite la macchina. Non solo sono in grado di creare la Monna Lisa, sono in grado di creare anche la persona "vera" che ha fatto da modello.

      Dove per "creare" si intende simulare il "reale" con un sistema esperto sufficientemente sofisticato. Chiaro che generare una "realtà virtuale" come immagine statica è molto più facile che generare una "realtà virtuale" in movimento, ancora più difficile se ci devi entrare dentro, ancora più difficile se devi aggiungere altri stimoli sensoriali oltre quello visivo, eccetera.

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    26. Perso l'ultima parte.

      Riassumo: il problema non consiste nel fatto che il "rap" sia una moda in cui gente senza alcuna competenza ripete delle filatrocche sopra una base ottenuta mettendo insieme delle registrazioni.

      Il problema consiste nel fatto che la macchina, invece di essere "strumento" che aumenta le tue possibilità di percezione, comprensione, comunicazione, espressione, è un vincolo imposto per ridurre tutti al MINIMO COMUNE DENOMINATORE.

      Ovvero, a me non importa niente del "valore artistico" di un'opera di Franz Liszt suonata da Mario Rossi contro un'opera di Giò Pequegno eseguita da Luigi Bianchi.

      La definizione di cosa sia "arte" apre un altro Vaso di Pandora.

      Quello che mi importa è che mentre una volta l'essere umano era pressato dalla NECESSITA e la necessità aguzza l'ingegno, quindi il contadino si faceva lo zufolo con le sue mani, adesso non solo l'essere umano non percepisce, non conosce e comprende e non è capace di esprimersi ma gli viene inculcato che questo sia il migliore dei mondi possibili.

      La trappola del "computer" consiste nella UGUAGLIANZA, come dimostra l'attuale "scandalo Facebook".

      Milioni di cretini che straparlano di cose assurde senza avere idea di cosa dicono. Senza nemmeno rendersene conto.

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    27. La "musica" non è un regno fatato, è uguale a qualsiasi altra cosa della contemporaneità.

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    28. A mio avviso mescoli intuizioni pregevoli a una palese mancanza di "pratica sul campo" che ti impedisce di cogliere il punto in cui passi dalla speculazione (impeccabile) alla realtà fattiva. In merito alla quale sai poco o nulla (ovvero, non sei musicista, il che ti porta a pattinare sul ghiaccio sottile delle cose di cui parli per sentito dire o per immaginario personale). Non ci sarebbe niente di male nel fare quel che fai, se non fosse per la sicumera che manifesti.

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    29. Non hai capito ancora.
      La tua "musica" è assolutamente IRRILEVANTE ai fini di questo discorso.

      Lasciamo perdere il fatto che mi sa tanto che tra cent'anni si ricorderanno di te come musicista tanto quanto di me come astronauta, il punto qui non è che tu puoi usare un "computer", qualsiasi cosa significhi nel tuo lessico, per suonare, comporre, registrare, eccetera.

      Quando mi dici che il "computer" è uno strumento e poi lo strumento lo usa Mozart o Lorenzo, stai dicendo una banalità e va bene, stai dicendo una cosa IRRILEVANTE e questo va meno bene.

      Il punto è che il "computer" non viene nemmeno concepito e quindi adoperato per formare i prossimi Mozarta ma per ridurre le persone a idioti.

      Non lo vuoi capire/vedere?
      Amen, sei in fila con qualche miliardo di altri che sono d'accordo con te.

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    30. Toh, articolo di CNN su un "artista" cinese. Che usa il "computer".

      Il punto non è che questo "artista" non è altrettanto capace/geniale di Michelangelo, il punto è che oggi E' IMPOSSIBILE FORMARE UN MICHELANGELO, non esistono e non esisteranno più altri Michelangelo.

      Al massimo, se e quando c'è la convenienza economica, ci saranno delle macchine che produrranno "arte sintetica", il cui presupposto è la ripetitività/riproducibilità.

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    31. > il "senso del ritmo" che nobilita le musiche "etniche/tribali" rispetto alle nostre porcherie fasciste

      C'erano danze regionali che, in intensitò e come dispositivi emotivi, di transe, superano quelle di molte altre culture.
      Nel tentativo di uniformare, di creare una sorta di italiano "standard" il fascismo propugnò il liscio come balli popolari di riferimento. Ma quei balli NON sono affatto i balli tradizionali regionali italiani.

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    32. Quanti spunti interessanti...
      Intanto, come segnalavavo a MArco, ho scovato questi Heilung e la loro musica vichinga, dell'età del ferro, pagana (pre cristiana) a leggere come essi la definiscono.

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    33. C'è da dibattere per un anno di estetica, di arte, qui.
      Attualmente siamo in un'epoca in cui anche musica prodotta una sola volta, da artisti, con strumenti acustici, può venire "catturata" e riprodotta infinite volte.

      La "musica" non è un regno fatato, è uguale a qualsiasi altra cosa della contemporaneità.

      Beh, può anche essere.
      Ciò che varia sempre, invece, nel bene, nel male sono gli esseri umani che l'ascoltano, la danzano, la cantano, la ballano.
      Ogni volta, ogni ascolto è diverso perché quella persona è diversa.
      E' una sorta di principio dell'estetica. Già i latini avevano stabilito l'insindacabilità della percezione quando essa si manifesta in forma prima di gusto quindi di giudizio.
      La musica non è un regno fatato, giusto.
      Come la composizione. Lo sono, invece, l'interpretazione e l'ascolto, la fruizione.
      Una volta incontrai, alla Milonga Solidaria a Livorno, una giovane e bellissima donna che ballava un tango tecnicamente perfetto, senza anima, senza tango.
      Un po' come i cibi industriali, composti alla perfezione perché non interpretati, con gli alti a bassi di questi.
      Alla fine solo dei palati ben educati riescono a distinguere tra il piatto, uniforme, industrializzato, per quanto superficialmente gradevole, da un piatto in cui ci sono grazia, asprezze, imperfezioni e acuti di eccellenza.

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    34. No, Ucoso.
      La musica "riprodotta" deve prima essere "codificata" e poi "decodificata". Il procedimento è tale per cui la musica suonata NON è uguale a quella "riprodotta".
      Per farmi capire, è la situazione della fotografia (riproduzione) contro oggetto materiale.

      Viceversa, la musica "creata" può essere qualsiasi, non deve includere quante più informazioni possibile per "abbracciare" il "reale". Ovvero, il suono di un piffero prodotto da un "computer" (in senso lato) NON è il suono di un piffero vero, non è nemmeno la riproduzione di una registrazione, è una EMULAZIONE. Per spiegarmi, è come una immagine di un paesaggio creata con un algoritmo, contro la fotografia di un paesaggio dall'esempio di cui sopra.

      In più.
      Un conto è suonare il piffero, che richiede un certo numero di abilità, un conto è fabbricare il piffero, che richiede un certo altro numero di abilità, un altro conto ancora è inventare e/o conoscere un sistema di codifica (es. scrittura) che consente di trasmettere ad altri come suonare il piffero, come fabbricare il piffero.

      Nella antichità per diventare Michelangelo dovevi avere una formazione teorica e una formazione pratica, ovvero dovevi studiare il "suonare", il "fabbricare" e dovevi anche ingegnarti con la trasmissione del sapere. Immaginati quanto ci vuole a scolpire la Pietà da un enorme blocco di marmo con la mazza e lo scalpello. Non solo quanto ci vuole in termini di "visione" e di "tecnica" ma anche di forza bruta, lavoro meccanico.

      Avanti veloce, ai giorni nostri come dicevo gli strumenti non puntano ad aumentare le nostre capacità, puntano a ridurci al mimino possibile perché dentro questo minimo c'è l'uniformità della massa.

      Per usare il "computer" (in senso lato) come Michelangelo usava i suoi strumenti oggi bisognerebbe essere capaci di progettare circuiti, capaci di usare il saldatore e capaci di scrivere i programmi. Che non è uguale ad andare da Mediaworld e comprare un aggeggio poi installare il programma Piripicchio e imparare ad usare un decimo delle sue funzioni per ricavare "opere d'arte" come quelle dello "artista" cinese celebrato dalla CNN.

      A proposito della "arte", UCoso, io non uso il trucchetto retorico di mettere tra me e gli altri dei "titoli" ma sappi, per la cronaca, che so di cosa parlo perché ho studiato la materia.

      La "arte" è CONVENZIONALE, è un linguaggio. Come la programmazione. Non c'entra niente la percezione, se tu fai un peto oppure fai un "driin", chiunque interpreta il primo suono come gas puzzolente che ti esce dal culo e il secondo come una chiamata in ingresso del telefono. La "interpretazione" dipende dalla convenzione, ovvero ogni parola che ho scritto qui è comprensibile non perché la vedi ma perché da bambini ci hanno istruito in modo che condividiamo questo linguaggio. Idem, se senti una certa "musica" non la "interpreti" con l'orecchio e tanto meno col "cuore", la interpreti in base ad un set di convenzioni che associano a quel linguaggio e a quella "frase" determinati "valori/significati".

      E sopra questo c'è la banale considerazione che il riso in bianco non vale quanto il risotto ai funghi, cosi come la musica dei tamburi e dei pifferi non vale quanto una sinfonia, per un criterio banalmente quantitativo.

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    35. La natura convenzionale dell'arte si associa a due fenomeni. Il primo è che non esiste Michelangelo senza il Papa committente. Il secondo è quello per cui Michelangelo/Papa esclude la "avanguardia". Chi ha la pretesa di cambiare le convenzioni o inventare nuove convenzioni non fa "arte" fintanto che la sua opera non diventa a sua volta convenzionale.

      E qui veniamo al celebre esempio della "merda d'artista". E' il paradosso tipico di un'epoca di decadenza per cui il fatto di non avere nessun valore tranne quello NEGATIVO diventa un valore POSITIVO, un po' come quello che da fuoco alla libreria diventa eroe del popolo.

      E' una cosa che E' STATA STUDIATA A TAVOLINO e che ha lo scopo di veicolare il Piano per le solite ragioni che è inutile ripetere.

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  8. Giusto! Ognuno dovrebbe leggere libri, ascoltare musica, ammirare quadri prodotti solamente da autori australiani, statunitensi, inglesi, anzi solo dall'estero, possibilmente solo da NYC!!!

    Basta leggere libri di Giovanni Testori. Solo Frank O' Nrgy. E' questa la vera apertura mentale del 21mo secolo!

    Basta prendere l'ironia, inverirla e leggete il grottesco della realtà, quella quotidiana, che ha impregnato la vita delle persone al punto da renderle inconsapevoli di quanto avviene.
    Già, cosa di meglio di un impero soft di sudditi, di cavie e schiavi contenti di esserlo?

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    1. _zzz., noto qualche picca nell'ironia.
      Sorrido.
      Perché è talmente entrato nelle vostre menti che in un supermercato (dei compagni tra l'altro quelli che sporchi capitalisti imperialisti yankee) che sia ovvio consumare del ciarpame diciamo anglofono, che fate ironia sul fatto che uno (io) alzi la mano e dica no.
      Finché non mi dimostrate perché dovrebbe essere meglio preferire della paccottiglia "anglofona" io riderò delle vostre reazioni.

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    2. Te lo spiego io perché. Perché l'Italia è solo una provincia e una colonia. Un ramo, un ramo che non è nemmeno tanto verde e vitale.

      Facciamo il caso della TV. Serie preminente della TV italiana, Commissario Montalbano, tratto da un racconto di Camilleri. Oppure Don Matteo, protagonisti il parroco di una cittadina e i Carabinieri della locale stazione. Prendiamo Montalbano. 2/3 del telefilm sono scene messicane di questo commissario e dei suoi sottoposti che stancamente parlano con la gente, vanno e vengono dalla scena di un crimine. Scena topica di inaudita violenza condita con qualche scena di nudo che negli USA non apparirebbe mai, finale scontato dolce/amaro con la morale che i mostri si nascondono dietro le imposte delle case rispettabili in tutti i paesi.

      TV americana: ogni possibile perversione concepita da mente umana, con il tabù delle scene di nudo. La cosa inizialmente interessante dei prodotti americani è che sono "ingenui", non decadenti come i nostri. Ovvero, quando non sono quelli che ho detto dell'ultima ondata dei protagonisti donne-gay-neri, sono ancora capaci di proporti il Bene e il Male come noi lo raccontavamo nel Medioevo, le dame, le armi e i cavalieri.

      Riguardo il resto, siamo all'inversione del peggio che è convinto di essere il meglio.

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  9. Come sai sono abbastanza allineato con te sul cosiddetto acquisto critico, e in generale sul protezionismo dei prodotti locali per ottimizzare trasporti e logistica e mantenere competenze e conoscenze vitali localmente nei territori.
    Sulla cultura faccio un discorso diverso, l'acquisto critico significa acquistarla, analizzarla, criticarla da ovunque provenga. Si chiama apertura mentale. La nostra cultura non è migliore a priori, come quella dei SUA non è peggiore a priori.
    Dire che dai SUA viene solo merda, e che i nostri intellettuali sono probabilmente migliori non ha senso, e' solo pregiudizio ed espressione di una pericolosa chiusura mentale, di un progressivo chiudersi ed auto-convincersi dei propri schemi mentali aprioristici.
    Gli SUA storicamente per dimensioni, egemonia linguistica, militare producono una quantità enorme di materiale culturale, spesso propaganda e spazzatura, altre volte eccellente. Questo come qualsiasi altra cultura, soltanto che i SUA hanno numeri più grandi!
    Per essere critici dobbiamo leggere e giudicare i materiali di tutte le culture, non pre-giudicarle a priori.
    Questo tuo pensiero è lo stesso che ha portato i nazisti a bruciare i libri "contrari allo spirito tedesco".

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    1. Supposto cle le culture siano tutte di egual valore (il che è ovviamente falso, non c'è nulla di uguale tantomeno le (in)culture) gli anglofoni sono diciamo 1/20 dell'umanità. Anche da questo punto di vista ugualista non c'è A L C U N A giustificazione al fatto che la greppia Coop sia ingombrata al 50 o al 75% da ciarpame "anglofono" quando dovrebbe esserlo per il 5%.
      Perché non si trova "roba" cambogiana, russa, portoghese, cinese, egiziana, ungherese, malgascia, persiana, etc. ?
      Secondo, l'apertura non ha connotazione aprioristicamente positiva. A proposito di pregiudizi. Uno che si apre alla cacca, a in morbo, a un inquinamento è un cretino. Cosa dicono quando ci sono roghi "industriali"? aprite le finestre do casa? aprite i vostri polmoni e respirate [i fumi] a pieni polmoni?
      Non c'è alcuno straccio di motivo per riempire la Coop e di ciarpame e anglofono.
      Tantomeno di acquistarlo.
      E' il risiltato dell'omologazione.
      Anche assumendo l'ugualismo della roba, meglio dare 20 euri a Mario Rossi che a John Smith.
      Perché dovresti trasferire 20 euro in RU o negli SUA? Mario Rossi poi avrà bisogno del gommista qui, John Smith no.
      La distruzione delle culture avviene anche con l'omologazione culturale. Non è più necessario mettere all'indice ed eliminare i libri come facevano i comunisti, semplicemente imponi i tuoi, mandi in miseria gli intellettusli. Più efficace eliminare i pensatori (con midi soft smart cool ...) che il pensato prodotto.
      A proposito di "eliminazione" di libri e di distruzione delle culture.
      poi i nazibrutticattivi...
      Già.

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    2. In rete si trova ancora un siro di KosaKomunista ancora con l'indice. Nel 2918!!!
      'sti coglioni avevano cassato anche Slavoj Zizek perché non sufficientemente ortodosso.
      i nazibrutticattivi.
      i fantasmu...

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  10. "Secondo, l'apertura non ha connotazione aprioristicamente positiva. A proposito di pregiudizi. Uno che si apre alla cacca, a in morbo, a un inquinamento è un cretino. Cosa dicono quando ci sono roghi "industriali"? aprite le finestre do casa? aprite i vostri polmoni e respirate [i fumi] a pieni polmoni?"

    Questo paragone non ha proprio senso. Nell'incontro con un morbo, con un'esalazione tossica non abbiamo difese, ne filtri e quindi dobbiamo difenderci chiudendoci e isolandoci.
    Nell'incontro con un'altra cultura siamo pieni di difese e filtri, la nostra intelligenza in primis. Essere aperti verso le culture altre è positivo perché aumenta le nostre conoscenze e apre la mente. E' positivo perché per criticare con efficacia una cultura che manda messaggi negativi prima la devi conoscere, non dire brutta, cacca, diavolo per partito preso.
    Capisco la tua riflessione "La distruzione delle culture avviene anche con l'omologazione culturale.", è evidente che la cultura US invade da sempre il mondo, ed è un mezzo per la loro invasione globale. Chiudersi però non è la giusta reazione!

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    1. > Nell'incontro con un'altra cultura siamo pieni di difese e filtri

      Direi proprio di no.
      Ti ricordi la pubblicità subliminale, inserita nelle pellicole tra i fotogrammi?

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  11. Non sto affermando che le culture siano tutte uguali, ma ritengo profondamente sbagliato e pericoloso chiudersi a priori verso una cultura specifica e non acquistare un libro di Pinco Pallo solo perché viene dagli US. La scelta di un prodotto culturale deve essere basata in primis sul suo valore, non dalla sua provenienza. Altrimenti si diventa dei tifosi, non dei fruitori critici.

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    1. Fischia che discorso ipocrita.

      Primo, se fosse vera l'affermazione generale, bisognerebbe leggere qualsiasi cosa, dall'etichetta del detersivo a Guerra e Pace perché NON PUOI MISURARE IL VALORE del "prodotto culturale" se prima non lo conosci. Scegliere senza conoscere o per sentito dire si chiama PREGIUDIZIO.

      Secondo, sugli scaffali della Coop non trovi Mein Kampf (esempio a caso inerente la riscrittura del Novecento). Quindi la "selezione" non è fatta dal singolo socio/cliente Coop, è fatta A PRIORI da chi gestisce la catena delle rivendite. Ergo, ci troviamo davanti una doppia ipocrisia, oltre il punto precedente per cui non so quante persone qui presenti abbiano letto Mein Kapmf (esempio) per farsi una idea del "valore" del Nazionalsocialismo invece di risolverlo con una idea preconcetta, c'è il fatto che le persone NON HANNO ACCESSO a tutti i "prodotti culturali" ma, fino dalla nascita, gli viene proposta/imposta una selezione MIRATA.

      Veniamo al concreto.
      L'errore classico e costante di UCoso è identificare un "babau" negli USA. Tende ad ignorare, non so quanto volutamente e quanto automaticamente, il fatto che gli USA NON ESISTONO nel senso delle Nazioni europee, Popoli, Storia, Cultura, Lingua, sangue e terra, sono una costruzione artificiale realizzata come Primo Esperimento dalle stesse elite apolidi che oggi ci impongono il Nuovo Ordine Mondiale.

      I libri "anglofoni" non sono scritti da Shakespeare nell'inglese medievale, sono prodotti industriali esattamente come i film e le serie televisive, INGEGNERIZZATI in funzione del marketing e spesso e volentieri in funzione di un certo "messaggio" che fa parte del condizionamento che viene imposto alle masse del cosiddetto "Occidente".

      Non c'è nessuna differenza tra il libro della Coop e un serial TV oppure il film. Solo che a UCoso parte l'embolo in maniera scioccamente selettiva, il libro no e Blade Runner si.


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    2. Oppure il libro no e Capitan Fantastic si.

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    3. > il libro no e Blade Runner si
      Blade Runner ha superato la selezione del tempo. Il tempo è un selettore abbastanza severo.

      Ci sono mille mila libercoli tipo Harmony o roba del genere di autrici e autori anglofoni.
      Bisogna selezionare, discriminare, discernere.

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    4. > Secondo, sugli scaffali della Coop non trovi Mein Kampf

      La Reductio ad Hitlerum è nota come strumento retorico di persone che non hanno più alcuna argomentazione. Il corrispondente laico "il baffetto brutto cattivo malvagio pazzo cacca diavolo senza se e senza ma" del "tutti i salmi finiscono in gloria".
      Mi verrebbe voglia di leggerlo, ad avere tempo. Per capire.

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    5. > solo perché viene dagli US.

      La scelta di quali libri o pseudo tali da mettere sugli scaffali della Coop non è affatto casuale.
      Il fatto che i libri di autori anglofoni siano la maggioranza alla Coop nonostante gli anglofoni siano un 5% dell'umanità è un fatto che non mi hai ancora spiegato.

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    6. UCoso a volte mi sorprendo per le sciocchezze che scrivi. Non ti annoio disquisendo sulla natura del "tempo", mi limito a dirti che c'è gente che crede alle cose più assurde, a decenni, secoli e millenni da quando queste idee assurde sono state introdotte.

      Ci sono anche un certo numero di problemi irrisolti, che vanno dalla malaria alle malattie mentali e il "tempo" non fa differenza.

      Tu guardi Blade Runner perché ne hai sentito parlare come di chissa cosa e quindi A PRIORI ritieni che sia un capolavoro, con la stessa logica per la quale guardando le mosche, che da milioni di anni vanno sulla roba putrefatta, non puoi sbagliarti a mangiare la merda.

      Ribadisco l'esempio: tu dimmi il signor Mario Rossi come sa che Il Capitale di Marx è il Verbo del Signore e Mein Kapmf è il seme del Demonio. Lo sa per la stessa ragione per cui tu sai che Blade Runner è un capolavoro, il "tempo".

      O meglio, per essere precisi, LA VULGATA, il "sentito dire".

      Per non sbagliare la Coop evita la possibilità che a qualcuno venga il dubbio.

      Il fatto del perché ci sono i libri anglofoni io l'ho spiegato centomila volte, gli USA sono il Primo Esperimento delle stesse Elite Apolidi Mondialiste che stanno realizzando il Piano e il Nuovo Ordine Mondiale, ovvero il Secondo Esperimento.

      Il "meticciato" e la soppressione di Popoli e Nazioni altro non è che l'allargamento del modello americano a tutto il cosiddetto "Occidente". Al netto ovviamente delle risorse procapite.

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    7. Ah, nota che il 99% della gente che guarda il film Blade Runner e il 99.99% di quello che guardano il seguito NON SANNO e NON VOGLIONO SAPERE che il film è "liberamente tratto" da un racconto precedente.

      Cosi come qualsiasi cosa, il 99.99% degli spettatori del film "300" non sa e non vuole sapere niente delle Guerre Persiane da un punto di vista storico. Il 99.99% degli "Antifa" non sa e non vuole sapere niente della Storia del Novecento.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.