mercoledì 11 aprile 2018

Brutte bestie

La prima nevicata, quella di inizio dicembre, ha fatto scempio nei boschi, qui: molti alberi erano ancora con la chioma e ciò li ha appesantiti oltre misura. La selezione naturale lavora, ma non solo. Purtroppo non sono boschi primordiali ma boschi che stanno recuperando terreni e plaghe abbandonate. In quella transizione da coltivato a silvestre lavora il cancro della vitalba: nei boschi integri essa non esiste, esiste nei posti “degradati”. In molte zone vedo che gli alberi soccombono e rimane uno strano misto di mucchi di vitalba e rovi. Chissà cosa succederà in tempi lunghi, quelli che sfuggono alla frenesia, all'impazienza, alla miopia e all'ingordigia di noi umani. Il bosco prevarrà? O prevarrà la vitalba?
Arturo mi segnala "un'altra furbata della cricca di Gentiloni &Co", l'affarismo ecocida e koglione dell'antieconomia verdognolastra, incenerire boschi interi per fare energia per gli “ape”, riscaldamenti a manetta, le fotine mentre ti scaccoli con l'amica da mettere sul faccialibro. Già.
Nell'anello di domenica, la parte al ritorno, un sentiero che viene massacrato da motocross e trial - che Thor li strafulmini con tutti gli islamici – il sentiero era messo assai meglio. Ah, per forza! Ogni cento metri c'erano ammassi di alberi di traverso, abbattuti dal carico niveo. Lento, faticoso e utile (una sorta di cosa a metà tra palestra di yoga lineare e allenamento di incursori, passa sopra, striscia sotto, allungati, ranicchiati, aggrappati, scavalca etc,). Anche piacevole, abbiamo camminato senza la rottura di coglioni delle moto. Quel sentiero è diventato... assai impegnativo. Meglio così, senza altri bipedi umani il contatto intimo con il selvatico è stato ancora più intenso.
Beh, il contatto anche con... le zecche. Io ne ho fatto un carico di quattro, _civa ne ha scoperte due ieri: brutte bestie!  Qui dicono che esse sono tornate con la fauna selvatica, gli ungulati: cervi, daini, cinghiali, caprioli. La fauna che sta letteralmente massacrando e facendo chiudere centinaia di piccole aziende agricole di montagna: alla sesta volta che le bestie ti distruggono il raccolto capisci che lavorare duro per perdere soldi non funziona.
Da tempo sostengo che la forma repubblicana comunistoide della caccia, che ha sottratto la fauna da patrimonio dei proprietari dei terreni rendendola proprietà dello stato, ovvero di nessuno ovvero dei cacciatori, sta facendo scempio dei contadini. Uno dei molti fenomeni dell'urbanismo e dell'artificializzazione da esso indotta: le zone rurali come parco divertimenti per sradicati inurbati.
Come in altri paesi d'Europa la fauna deve ritornare di proprietà delle aziende contadine e diventare fonte di reddito: i cacciatori – lunga vita a loro! - devono pagare i proprietari per i capi abbattuti sui loro terreni.
A che punto siamo? Ad una natura che transea da un giardino coltivato, ora nello stato di boschi e campi abbandonati, verso lo stato di foreste? E' di nuovo l'impero romano senescente che si avvia verso il medioevo?

Per il resto, la bellezza della corona candida dello “alto” Appennino, uno scoppiare di fiori, il fatto che stiano recuperando con dovizia e maestria minuscoli borghetti in pietra, legni di castagno e coppi, l'essere lontani dalle masse, nell'incanto della natura che freme per la primavera, scorci inaspettati che si aprivano, una sorta di deflagrazione di bellezza che ti colpisce, alla svolta del sentiero, tutti i sensi.
Poca forma fisica e io e _gorza abbiamo sofferto, in braghe corte e maglietta, una sorta di anticipo di merdoso caldo estivo, gli altri tre sono andati meglio. Io lo odio il caldo. L O   O D I O!
Eravamo stati in milonga fino all'una e mezza, la notte, nella città di _civa, ho dormito da lei. Quando ha visto la bella giornata e che me ne andavo, all'ultimo ha deciso di venire, invece di stare a casa. Ha fatto molta fatica per una sorta di giro della zia.




14 commenti:

  1. Pensa che spendiamo miliardi per "accogliere" i "migranti-profughi-rifugiati", che ci portano tutte le benedizioni della "società meticcia" e OVVIAMENTE spazziamo via tutte le tipicità, tutti i localismi, quando la gente che presidia le valli e le pendici dei monti andrebbe pagata, incentivata, per il solo fatto di esistere e resistere.

    Se qualcuno proponesse di portare le scolaresche sulle mulattiere e i sentieri, di fargli vedere cosa significa tirare su edifici rustici e chilometri di muretti a secco, oppure, Soros ce ne scampi, vedere le opere ciclopiche della Grande Guerra, sarebbe solo un fascista.

    Senza contare il fatto che i luoghi storici dimostrano che gli avi colonizzarono ambienti ostili, quasi invivibili mentre nel 2018 non riusciamo a portare acqua e luce in posti che, con un po' di sforzo e inventiva, potrebbero essere dei paradisi.

    La cosa più orrenda è l'idea di "umanità" dei "progressisti", ovvero che bisogni ridurre tutti al minimo possibile, l'uguaglianza nel peggio, il "reddito di cittadinanza", invece di spingere ognuno ad andare oltre e lontano, trovare la ricchezza nella differenziazione del meglio.

    Questa idea di "modernità" secondo me, oltre ad essere intenzionalmente creata dalle elite apolidi, è appoggiata sulla cancellazione della memoria e da li sulla imposizione di disvalori.

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    1. Lorenzo: "Se qualcuno proponesse di portare le scolaresche sulle mulattiere e i sentieri, di fargli vedere cosa significa tirare su edifici rustici e chilometri di muretti a secco [...]"

      L'ho fatto più e più volte, proponendo per buona misura anche visite a quei casali della Lomellina che erano tipicamente orientati alla coltivazione del riso, ai pochi antichi mulini dei quali rimangono tracce, e così via. Tutte proposte cadute nel vuoto. Molto meglio visitare, che so, il Vittoriale o i musei di Firenze. Se non altro sono lontani: che visita di istruzione sarebbe se non si percorressero almeno tre o quattrocento chilometri in pulman?

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    2. Tutt'altro, però sono in grado di riconoscere le cose caratterizzate da reale valore quando le vedo. Pare che stia diventando (sia diventata?) una qualità residuale.

      Un esempio. Per la fine maggio la scuola ove lavoro ha organizzato una serie di visite di istruzione al Sacrario della Benedicta, nel parco delle Capanne di Marcarolo, per ricordare un gruppo di guerriglieri che furono fucilati in loco (oggettivamente, una gran brutta storia). Orbene, in un raggio che va da alcune centinaia di metri a una manciata di chilometri, nello stesso parco sono presenti anche opere idrauliche vecchie di circa un secolo ed ora parzialmente degradate ma comunque ancora ben riconoscibili per struttura e funzione (fanno capo a "rami" morti o moribondi dell'acquedotto De Ferrari Galliera). Ebbene, crederai mica che ci si sforzi di farci una capatina, magari con qualche insegnante pratico della materia che possa spiegare l'importanza vitale (in tutti i sensi) di roba del genere? Sottolineo che l'organico della scuola comprende alcuni architetti che senz'altro avrebbero qualcosa di significativo da insegnare ai ragazzi.

      P.S. Ho ovviamente compreso il tono del tuo solo apparente insulto.

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    3. Le iniziative scolastiche sono mirate a indurre comportamenti condizionati.

      Non so come spiegare bene questo concetto, ci provo con un noto aforisma, l'allievo chiede al maestro "maestro, tu parli sempre di pace ma mi insegni a diventare un guerriero, perché?" e il maestro risponde "meglio essere un guerriero che in un giardino che un giardiniere in una guerra". Io leggo questo aforisma cosi: un conto è avere la capacità e la facoltà di determinare le proprie azioni, un altro è subire le determinazioni di altri. Quindi lo scopo della educazione dovrebbe essere quello di mettere le persone nella condizione di scegliere, non quello di abituare le persone ad accettare supinamente le scelte altrui.

      Oppure, se volete, l'educazione dovrebbe costruire individui e non costruire il "sociale".

      Sul fatto che gli insegnanti abbiano qualcosa da insegnare nel senso sopra descritto, sono pessimista.

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    4. Perché nessuno vuole dei guerrieri nel giardino, preferiscono i giardinieri in guerra. Gli insegnanti sono cosi loro per primi, non possono che replicare se stessi.

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  2. Tutto condivisibile, ma dimentichi un "dettaglio" quando scrivi "recuperando con dovizia e maestria minuscoli borghetti in pietra, legni di castagno e coppi": ognuno di quei borghetti, nel suo stato di abbandono (così come nel suo stato precedente all'abbandono) ha un impatto nullo sul sistema idrico del luogo. Il "recupero" non è un recupero, bensì un ammodernamento, il che include tanti begli scarichi fognari, con buona pace dei rivi appenninici (che, il più delle volte, non portano acqua a sufficienza e finiscono per morire appestati da detti scarichi). Vedo già all'opera questo processo nel parco pseudo-naturale delle Capanne di Marcarolo, per dire. Però, pofforbacco, ora il territorio (ovviamente con opportuni investimenti anche pubblici a favore di qualche Tizio e Caio) è "in via di rivalorizzazione", eh!

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    1. Messer Pigiatasti, in realtà il problema è il numero di Homo Sapiens spropositatamente insostenibile.
      Negli ambienti rurali gli edifici isolati NON sono collegati ai depuratori (o cosiddetti tali, visto che la depurazione è assai blanda).
      La regione in cui scrivo aveva redatto un interessante piano delle acque nella quale si raccomandava, per tali edifici, la fertirrigazione con microreticolo superficiale:
      o - prima elaborazione nelle vasche Imhoff
      o - reflui che escono da questa dispersi in un reticolo di micro canali a perdere.

      In questa regione nella quale parte rilevante dei terreni sono (argille azzurrognole orribili del pliocenico) drattamaticamente poveri (di nutrienti) questa sarebbe la quadratura del cerchio:
      o - evitare l'eutrofizzazione dovuta allo scarico in corsi d'acqua (naturali o anche fognari con i i cosiddetti depuratori)
      o - riportare i nutrienti in loco.

      Come molte delle cose intelligenti, semplici e utili, probabile che rimanga lettera morta.
      Un cittadino causa problemi simili se non peggiori ma non vengono percepiti.
      Sai che io desidero un'Italia con 6M di abitanti nella quale il ridotto carico antropico potrebbe essere eccellentemente biodegradato dall'ambiente (si pensi alla rinaturalizzazione di ampie aree con parte di esse dedicate alla digestione dei reflui fognari (tutta roba che ora finisce in mare).

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    2. Il problema è che se vuoi il rustico tra i monti non devi fartici una villa. In quei contesti gli scarichi non servono e dovrebbero essere proibiti -- si facciano delle latrine, piuttosto.

      Parlo con cognizione di causa, perché vedo cosa stanno combinando sull'appennino nell'entroterra genovese: in massima parte i "recuperi" sono dovuti a persone piene di soldi che si fanno il "rustico" (= la villetta) per poi passarci qualche fine settimana, oppure da [im]prenditori che, fingendosi altro, aprono agriturismi (= alberghi e ristoranti), sempre per gente che ha da spendere. Tutte queste cosette UCCIDONO quei rigagnoli/ruscelli del posto che in modo altisonante si sentono chiamare (a sproposito) "fiumi" e "torrenti".

      Ovviamente, a contorno dei "recuperi" c'è poi tutta la questione della viabilità, ché in quei posticini proprietari e clienti devono poterci andare col SUV o col BMW da commenda - e che diamine, mica vorrai trattarli da pezzenti?

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    3. Villette = abomini
      Anche qui il ciarpame non manca.
      Specie la roba costruita nei 70 e 80 è obbrobriosa: tapparelle, volumi, struttura in CA, allumini anodizzati, etc. oltre a strade reflui etc. .
      La maggior parte dei recuperi sono si "oriundi". Le nuove generazioni sono già di sradicati inurbati senza alcun rapporto emotivo/affettivo con la collina e la montagna.
      Un po' come mio figlio: mia madre a furia di negare la casa nel paesello natio hacsradicato emotivamente pure me oltre che il nipote, UnBipedinone, che non ha mai potuto sviluppare un legame.
      Forse anche questo ha cdei.pro, meno gente che va in quei luoghi.
      L'Appennino è in partic empre più estese desolato, deserto di umani e eicco di florace fauna.

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    4. Gli agriturismi, molto turi e poco agri.
      Una delle molte finzioni truffaldine.
      In certe regioni c'è l'intenzione di normarli come esercizi turistici "rurali".
      Poi bisogna vedere: come controllare? e poi i controlli verranno eseguiti?
      Se c'è disonestà diffusa non ci sono normwce controlli che tengano.

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    5. A rigore di cronaca abbiamo trovato il corso d'acqua costeggiato per circa 1/4 dell'anello con molta schiuma.
      La nefandezza divsaponi liquidi e shampoo usati a raglio oltre a fertilizzanti chimici.
      Grazie per aver sottolineato il problema.

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  3. Cosi, secondo me prendete la questione dal lato sbagliato. Le cose brutte che vedete nei parchi o sulle montagne sono della stessa natura delle cose brutte che vedete ovunque, tipo i ghetti attorno casa mia coi mega-centri commerciali. Non ha niente a che fare con la "modernità" o con la tecnologia, invece dipende dal fatto che la QUALITA UMANA è scadente, sia che si proceda bottom-up, cioè dall'uomo qualunque a salire la gerarchia fino alle massime cariche, sia che si proceda al contrario, dalle massime cariche a scendere. La qualità umana non è scadente per caso ma come conseguenza del Piano, lo ripeto ancora.

    Come scrivevo sopra, ai bimbi nelle scuole e nelle famiglie non si insegna NIENTE se non una montagna di puttanate che confluiscono nel "senso comune" fatto di stereotipi e disvalori.

    Quindi il fatto che si compiano scempi architettonici o ambientali è nello stesso insieme della gente che ammira la Milano dei nuovi grattacieli, che sale sul Monte Bianco con la funivia, che pasteggia a gamberoni con vista sulle cime innevate.

    Non c'entra nemmeno il fatto che per stare in montagna bisogni soffrire le stesse pene che soffrirono gli avi, quello che manca è la percezione delle cose, se volete una sorta di "estetica" che è contigua con la "morale", ovvero distinguere il bello dal brutto e il giusto dallo sbagliato.

    La ragione per cui non trovo le scolaresche in montagna non la cerco in montagna, la cerco qui in città dove non ci sono spazi per vivere e quelli che ci sono vengono riempiti da gente che senza rendersene conto esegue programmi impiegatizi-robotici.

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    1. Per fare un esempio concreto: ho scritto e riscritto della differenza tra avere in mano un gadget elettronico come strumento che si padroneggia, con cui si fanno delle cose, si producono delle opere di ingegno e un gadget elettronico che si usa in maniera compulsiva e stereotipata, decisa da altri.

      Quando si parla della "informatica" nei Liceo al posto del latino non si intende affatto che si metteranno in mano agli studenti gli strumenti per costruire i propri aggeggi e per scrivere i propri programmi, si intende che gli si insegnerà ad usare i gadget pre-definiti per fare cose pre-definite. Questo perché nelle teste delle persone è stato martellato il concetto che qualsiasi cosa "tecnologica" contenga una "magia positiva" che si trasmette per contatto. Per cui appena un Renzi dice "Industria 4.0" la gente applaude perché sarà senz'altro qualcosa di magico, potente, migliore, senza avere idea di cosa significhi da un punto di vista pratico.

      Ecco, se uno subisce passivamente la servitù della macchina, senza porsi delle domande perché sono aldilà del suo orizzonte, poi andrà a costruire la "villetta" o farà le cose descritte sopra.

      Non c'entra niente col fatto che dentro l'aggeggio ci sia un certo microchip o che sia fatto di plastica o di alluminio e nemmeno col concetto vago di "moderno".

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