lunedì 30 gennaio 2017

Qualcosa riparte

_nni e moglie (ma anche altre dell'organizzazione anche se non così esagerate) mi hanno fatto grandi feste quando sono arrivato in milonga, ieri sera. Francamente... non mi aspettavo un benvenuto così caloroso. Come orsone sono rimasto... un po' spiazzato. Sono un po' il loro pupillo, penso. Penso che _nni  si compiaccia di avere "tirato su" un discreto tanghero. Mi sono sdebitato facendole ballare.

E' successa una cosa che mi ha fatto piacere, ieri sera. Ho ballato con una, _ena, dell'organizzazione, che mi faceva proprio sangue. L'avrei chiavata lì, non dico in pista ma in qualche stanza accanto sì. La sua blusa vedo non vedo, poi quel suo abbraccio erotico, sentivo il suo batticuore, camminata superba.
Sì, mi ha molto distratto, Sentivo che la desideravo, mi immaginavo tra le sue gambe, a giocare coi suoi seni floridi (ahah, io sono sempre stato attratto dai sederi delle donne e _mlero aveva un mandolino mucho mucho armonioso ma... i suoi seni da coppe di franciacorta non davano molta soddisfazione nell'impasto del pane).
Le ho lanciato una battuta, volevo il suo numero di telefono. Mi ha risposto civettuola chiedendomi se fossi sicuro che avrebbe voluto essere molestata.
Alla fine l'ho attesa prima di andare a casa ma quello che penso possa essere il suo becco, la stava presidiando.
Beh, qualcosa riparte. Bene!

Poi che dire? Il livello in quel posto è così così. Andando avanti collo studio inizi a percepire che la forbice tende ad allargarsi via via più frequentemente. Questa volta diciamo che ho curato di più la parte sociale, h curato un po' le relazioni, le amicizie nel tango.

domenica 29 gennaio 2017

L'amaro amaro



Nell'approssimarsi a venerdì sapevo che sarebbe stato un fine settimana loffio. Un po' perché non sono ancora in forma. L'influenza, per quanto ci paia banale, fece morti a milionate tra le popolazioni amerinde che non erano abituate e quindi non immuni a questa virulenza. Chissà se maya, incas, poi gli aborigeni ebbero qualche stregone boldrinesco invasato marxistoide, sìglobal, progressista che avrà cantato loro la gioia, la ricchezza e le straordinarie opportunità dei doni europei, cazziandoli duramente ogni volta che tentavano di difendersi.
Questo è finalmente un inverno, con temperature decenti per la stagione, ma arido. Qui in Italia settentrionale è un inverno arido (già nella quinta foto dall'alto qui si vede un principio di incendio boschivo). La mancanza del bianco non mi mette gran voglia di uscire, devo dire. Ho visto alcune foto di paesaggi dell'Appennino centrale e sono fantastici. Mi manca molto la neve e la magia che essa reca seco.
Così me la sono presa con calma. Ho avuto ritmi di lavoro pesanti la settimana scorsa e le prospettive non sono rassicuranti. Allora, tirare i remi in banca, concedersi alle mollezze della vita, ai piaceri della casa, ricarica.
Ho preparato una trippa alla fiorentina divina. L'avevo acquistata, quella grigia di una volta, in quella piccola e rinomata macelleria di montagna che lavora bestie felici semibrade ancora nel modo tradizionale: molto lavoro di lavaggio, poca chimica aggressiva. Costa!? Chi se ne frega, qualità e non quantità! Beh, con un prodotto così è oggettivamente difficile che escano piatti men che buoni.
Ho spento lo stereo e acceso il fuoco, il suo canto, la sua musica, il suo calore.
Sabato mi sono comprato anche una bottiglia di Fernet-Branca. Devo dire che mi sono strarotto le palle di questi amari sempre più dolciastri, omologati, liscio-patinati, gusto marketing tivù non ce la faccio più. Una volta acquistavo un eccellente amaro artigianale prodotto da una gasista. Col tempo poi ho avuto sempre più problemi con quella famiglia cattocomunista fanatica e filoislamica e ho rinunciato a quell'amaro.
Penso che la società stia regredendo (Lorenzo direbbe infantilizzandosi, io aggiungo anche il femminilizzandosi) anche dal punto di vista gustativo.
Gli yogurt devono essere sempre più facciamo l'amore con la plastica cremosa, tolti gli Acidophilus perché fattori di aspro oltreché di salute. Le lenticchie fagiolate, i mammi e le babbe diversamentesessuali che si baloccano l'ego con dei bimbi prodotti e/o acquistati su catalogo, i bambini transgenderizzati, i piccoli centrafricani ugualizzati gusto bellaciao, poi gli amari dolcizzati, gli amari deamarizzati. Insomma, il Fernet Branc è ancora un po' amaro, qualche diversità esiste ancora.

Stasera tornerò nelle braccia del tango. Nella milonga, démodé, un po' anziana organizzata da _nni, il mio (ex) maestro dei monti che ci tiene tanto e mi diceva che ora me la tiro e che non li cago più.
Anche nelle milonghe ci sono differenze. Meglio viverle per apprezzarle.

Il cliente

Stavo pensando ai quattro punti chiave di questa pellicola iraniana (Il venditore, in farsi).

I sospesi
I punti salienti della storia no vengono rappresentati esplicitamente: è omessa la natura de... incidente? violenza? stupro? subita da Rana (la protagonista femminile). L'omissione, i sospesi permeano i dialoghi. Non si può parlare di prostituta o puttana; ma di donna con molteplici frequentazioni. Con i colleghi di teatro non si dice cosa è successo e l'informazioni che arrivano di traverso, col passa parola, creano malintesi, tensioni.
Queste omissioni, il non rappresentato, sono un dispositivo potente verso il metafisico ma anche fonte di problemi; omettere significa anche non risolvere.
Il voler entrare nei sospesi, ridurli, affrontare le questioni che emergono nell'esplorazione di quei territori, lo scandagliare la realtà è la chiave del progresso ellenico prima, europeo poi, quindi - cosa scrivo qui? occidentale? non sarebbe corretto - modernista. E con esso dell'erosione costante del metafisico, della dimensione spirituale delle vita, l'abrutimento (marxista) a masse di elementi economici, di tubi digerenti.

Autocelebrazione
Il mondo del teatro e del cinema ama celebrare se stesso. Sebbene parte del soggetto sia il teatro, questo è funzionale al soggetto, all'alternarsi, a volte difficilmente distinguibile, tra realtà e sua rappresentazione (sebbene in altro contesto, oggetto di una discussione recente).
Ciò non toglie, comunque, che sia una storia anche sul teatro. E' difficile eslcudere che parte dei premi arrivino anche per questo: come siambo bravi, come siamo belli, come siamo intellettuali.

Femminile (pacificatore) e generi
In una delle ultime conversazioni con _mlero, ella sottolineò il ruolo pacificatore, di mediazione delle donne nei conflitti. Penso che ci sia una base etologica in questa affermazione: mitigare, spegnere per proteggere la prole (comunque se penso alle relazioni tra femmine o alla fomentazione di conflitti esercitati dalle partner di uomini coinvolti in un'impresa, osservo che l'etologia non è così determinata).
Rana, in fine, comprende e perdona. Sebbene sia proprio una delle ultime scene, non è meno importante: la comprensione come viatico del perdono.
Sì, la differenza nei ruoli è soggetto più volte (Emad si lamenta con sua moglie Rana: mi dici di starti vicino la sera, mi dici di starti lontano la mattina) di questa pellicola. In una società non ancora ugualizzata dalla cacca  lgbt eccetera eccetera, nelle quali le differenze di genere sono ancora notevoli, la maggiore diversità si manifesta più frequentemente e con maggiore intensità.

Persia
Mio papà afferma che in quella parte del mondo "mesopotamica" ancora oggi esiste uno jato tra due culture da sempre in conflitto, quella semitica e quella ariana/indoeuropea. Egli sostiene che la confessione sciita dei persiani sia solo una conseguenza di questo, un distinguersi dagli arabi sunniti.
Se dovessi utilizzare le parole di Fabristol, "l’ultimo baluardo indoeuropeo contro la barbarie tribale degli arabi".
Pensare la storia, la geografia: paragonare i persiani al resto del mondo islamico è come paragonare un ndranghetista che fa mangiare vivo da una scrofa un ndranghetista di una famiglia nemica a un pacioso, timorato e "patologicamente" civico e civile contadino dell'Østlandet norvegese o delle Langhe.
Certamente un paese che ha una propria via (la censura su testi e soggetti, a scuola, in teatro esiste, forse un tentativo per non essere frantumati, tritati, omogeneizzati dalla metastasti mondialista, ugualista sempre così cara ai vertici ultracapitalistici, progressisti, para/ultra/post marxisti) ma che è tutt'altro che il merdame inetto, cialtrone, parassitario, arrogante e virulento arabo-islamico.
Ho avuto l'impressione (finzione cinematografica?), nelle molte scene girate a Teheran di una società civile, senza rifiuti per strada, nella quale esiste un rapporto col vicinato, nel quale c'è uno stupirsi, ancora, per la violenza e una richiesta legittima di repressione. Che siano, fortuna loro, un po' più indietro rispetto al nostro progresso buonista verso il peggio, verso la barbarie nostrana in cui l'ideologia ugualista, benaltrista, buonista, perdonista, progressista reprime la repressione del crimine favorendolo oltre ogni misura, apologizzandolo, de-facto, una società storta, corrotta, feroce efferata cogli onesti, colle vittime e complice dei bruti?



martedì 24 gennaio 2017

Rigopiano, la crescita... sì sì.

Domenica ero andato a guardare la carta e, mi sembrava in una posizione infelice. Ma io sono solo un po' alpinista, solo poco montanaro e ... mah, intuisco ma sto zitto.  Poi ho letto di alcune vicissitudini urbanistiche. Oggi di due geologi che spiegano ciò che avevo intuito. Osservo, su Il Giornale, commenti coloriti o, assenza di commenti. B. fece con due condoni a condonare tutto ma il PD fa peggio (andate a leggere la colonna Morassut Masseroli...) anche un betoniere ex pentastellato espulso subito cacciato a pedate da Grillo. - Io sono per il tritolo sugli abusivismi, non per il condono. Sarebbe educativo, nessuno si sognerebbe di costruire alcunché per poi vedersi centinaia o milioni di euro buttati giù con la dinamite i pochi minuti.
Mauro Corona, stamani, a Radio 24 parlava con saggezza di montanaro: costruito nel posto sbagliato.  Come parte di Erto nuova. Semplicemente, non c'è spazio per tutta la Erto nuova in sicurezza, le ultime case sono nel letto della valanga che venne giù e verrà giù. E così sapete quanti altri alberghi ci sono, nei monti italiani?
La crescita.
La crescita è ben evidenziata nell'immagine a corredo.
Cresce il deficit ecologico, cresce il metabolismo economico risorse non rinnovabili  -> rifiuti non biodegradabili, cresce la distruzione dei luoghi naturali, della biosfera, cresce l'inquinamento, cresce il consumo di territorio che è una delle risorse più preziose proprio perché in somma zero con la biocapacità (vedi problemino quiz da 3a elementare qui). Cresce la popolazione, più alberghi, più grandi, anche in posti oggettivamente pericolosi che non bisogna essere grandi alpinisti o geni per capire che non si costruisce lì, al centro di un impluvio. Certo, il conoide garantisce un poco di spazio e in costa, protetta, non ci si sta... Non ci si sta, appunto!
Oltre ai ritorni decrescenti della complessità  e al cialtronismo ebete, inetto indotto dalla struttura (urbana, tecnologica)  questo è un altro patatrac della crescita. Se tu stipi un territorio, specie se con rischio latente certamente non basso (rischio montano, idrogeologico, sismico, valanghivo, etc.) le probabilità che avvengano catastrofi aumenta. Se il Vesuvio fosse nel Sahara, una sua eruzione parossistica passerebbe qualche giorno all'attenzione dei solo appassionati. Già, la costipazione campana...

Da un rifugio piccolo e spartano per montanari, a sicurezza intrinseca, passiva (dimensioni ridotte e salutari limiti impiantistici, strutturali ne limitavano la stagione di utilizzo) ad una struttura sei volte? sette? otto volte? più grande e complessa.

La crescita in sistemi economici maturi è solo crescita dovuta alla popolazione. E' il problema e la crescita demografica in territori sovrappopolati come la scatola di sardina italica è il problema nel problema.
E non fingete di ignorare che la popolazione italiana è in sensibile e dolce decrescita e che questa maledetta, tumorale, nefasta ripresa della crescita demografica è SOLO dovuta a questa merdosa invasione migratoria imposta ai territorio da neosoviet transnazionali e, peggio nel peggio, di comunità patologicamente prolifiche come quella islamica. Già , con quella infame della Aspesi che proponeva di spargere 'sti invasori in Appennino che allahluridomaiale la strafulmini.

I grandi problemi hanno sempre molteplici cause. Quelle che più rifiutate e vi sforzate di ignorare, quelle politicamente più scorrette sono le principali. Andare alla radice dei problemi.



lunedì 23 gennaio 2017

566 colpi di realtà

Questa notizia  rinnova, ancora una volta, il mio dissidio, il mio conflitto interno: ancora insediamenti a Gerusalemme Est. Ma allora gli israeliani i kamikaze, le intifada, i razzi e tutto quello che sarà possibile se li vanno a cercare col lanternino.
Da una parte io nutro un certo disprezzo per le masse e "culture" (quella di un solo libro? di un rozzo pedofilo beduino?) arabe islamiche e non posso non notare civismo, organizzazione, capacità superiori tra gli israeliani (l'ultima cosa che ricordo fu un geniale metodo per la potabilizzazione delle acque reflue di un impresa israeliana che fu donato, se ricordo bene, a un territorio della Giordania che lo snobbò, dovrei cercare in questo diario e in rete). Abbiamo già iniziato a conoscere l'ipocrisia e il viscidume delle serpi islamiche qui in Europa, gli israeliani la conoscono da decenni e non solo reagiscono ma prevengono il problema cercando di far fuori più serpi possibile.
Dall'altra parte mi rendo conto che non posso visceralmente non detestare questa orribile invasione di un popolo delle terre abitate da un altro popolo e il furto, la distruzione, la privazione e quindi l'annullamento degli invasi (è sufficiente, ad esempio, toglier loro l'acqua, oltre alla terra).
Il conflitto israelo-palestinese e le sue brutalità ed efferatezza ci riconducono alla realtà delle legge del più forte. Non è una legge giusta, certamente non rispetto al criterio "siamo tutte pecore uguali dell'unico Pastore" peraltro introdotta dall'ebraismo stesso nella storia religiosa.
E' la brutale legge della storia, del gioco, non di rado a somma zero, tra comunità umane, una delle molte tessere del conflitto tra cultura e natura.
Ancora una volta io rimango allibito, sconcertato, adirato per l'idiozia, per l'oscurantismo e l'arrogante e stupido ignorare storia, scienza e conoscenza che animano qui in Europa, in Italia, il supporto fanatico, suicida alla propria invasione, alla propria sottomissione  prima e distruzione valoriale culturale prima, fisica poi, da parte di settori così ampi della nostra società corrotta.


Super eros



Tutto sommato, rallentare un po', per qualche giorno, fa bene. Oggi ancora a casa, preferisco che passi un giorno da quando mi è passata la sia pur scarsa febbre.
Il tempo porta anche a riflettere. Per me il rapporto con l'eros non è mai stato medio, costante, moderato. Passo da lunghi periodi di cast(r)ità a fasi bulimiche, o tutto o nulla, o banchetti pantagruelici o digiuni. Io temo le vie di mezzo, anche nell'eros. _mlero era appassionata tra le lenzuola. Aveva un bel fisico asciutto, tonicità. Però con lei - e pure io ne sono stato corresponsabile, visto che non l'ho mai coltivata, non l'ho mai alimentata, come feci, ad arte, con A-Woman, mancava la malizia, la volontà di renderlo, l'eros, arte, eccesso. Era un buon sesso normale e semplice. Ci mancava, ad entrambi, una mente sessuale. Per rifrasare Nietzsche, non ci fu mai alcuna tensione verso un... super eros.

Nota:  (coloro che non vogliono vedere scene esplicite di eros non canonico evitino di aprire il collegamento). Ieri osservavo, affascinato, questa fine donna francese  e la sua meravigliosa, decadente, raffinata, delicata sublime arte sessuale, erotica e l'abbandonarsi agli eccessi. Quella miscela esplosiva di avere grazia e compostezza negli eccessi e nel saperli condurre. Di fatto una Regina sui suoi Tilopa, su coloro che la onoravano. L'audacia ha in sé genio, potere e magia, diceva Goethe, a ragione.
L'eros non è diverso da altre dimensioni della dimensione umana: può essere ripetitivo, costante, incostante, ordinario, eccessivo, una passione, arte o mediocrità, superlativo o banale, noioso, un dovere, entusiamante. Non sono certo i luoghi, la meccanica o le pratiche a renderlo forte: mi ricordo di quella volta in un privè una scambista che sbadigliava mentre stava chiavando con due uomini. Solo a volte c'è una mente erotica, un'anima erotica, un'attitudine a L'Art pour l'Art. A volte proprio non c'è.
Forse per questo che io ora amo più il tango che una relazione "normale": col tango posso andare ai limiti, esplorarli, portarli in là, avere la fiamma del superlativo, essere la fiamma del superlativo, volerlo diventarlo e , in parte, farlo.

sabato 21 gennaio 2017

Non è così

  • Se non sai fare bene una cosa piccola e semplice, non potrai fare bene una cosa grande e complicata.

Nonostante l'Echinacea Angustifolia ... mi sono ammalato. Bisogna dire che ero già passato indenne attraverso un paio di ondate di "epidemie"  e anche l'anno scorso non stetti a casa un solo giormo.
Ora però sono molto raffreddato e ho qualche linea di febbre: saltata ciaspolata odierna, tango, pure la frequentazione con UnBipede che teme di pigliarsi qualcosa, visto che a metà settimana vuole partire con mio fratello (quei i due hanno una splendida intesa) per farsi qualche giorno sulla neve (raggiungendo UnaBipede e compagnia bella).
Per la prima volta, quest'anno, ho acceso un po' di riscaldamento per me, sento che il freddo mi dà fastidio.
Ieri ho finito quello che avrei dovuto fare al lavoro e, quasi certamente, lunedì sarò in ufficio.

Noto una certa schizofrenia sopra di me in azienda. Il prodotto consegnato al cliente è, per ampi aspetti, poco più che prototipale . Ho passato due ore al telefono "sul fronte" giovedì e insieme col cliente ci siamo imbattuti in una serie di problemi. Il cliente si è quasi adirato, a momenti. La cosa buffa è che io sono la persona più inadatta del mondo a raccontare fregnacce. Per me, fare alcune parti in quel modo non avrebbe acconsentito ad un esaminando di una scuola professionale triennale di superare l'esame.
Il brillante collega che aveva ideato il sistema aveva realizzato "per ieri" un prototipo che è stato "esteso"/"aumentato" verso un prodotto "industriale". Solo che siamo ai fondamenti dell'economia e dell'ingegneria aziendale: un prototipo NON è un prodotto.
Non puoi fare un bambino in quattro mesi anche se
  • te lo chiede il mercato
  • non ci son risorse
  • l'ha detto il grande capo
  • cosa vuoi che sia
Io per formazione nordica (ritorno sempre a dichiarami idealmente asburgico-tirolese) non concepisco questa incultura che non saprei neppure come definire. Io speriamo che ce la cavo?! Vendi e fotti?! Lasciali sbraitare?!

Stavo osservando i problemi delle forti nevicate in centro Italia. :- Oh, ma non riesco più a uscire di casa.
O cazzo di un coglione, ma non è che in dieci secondi ti sei trovato un muro bianco, non cadono in pochi secondi 215 centimetri di neve!
Dove è la pala? Perché non ce l'hai!? Perché non hai spalato con regolarità col procedere della nevicata?
Perché ...

Dove vivo qui in collina esistono persone che NON hanno un paio di scarpe robuste, di scarponi o scarponcini. Ma non siamo mica a Taormina, eh!? Sono quelli che si lamentano che poi il comune non pulisce, scendendo a piedi in stazione con le scarpine da città. Siamo alla follia. Io ho notato questo orrible pattern non so se di inedia, fancazzismo, cialtroneria, fatalismo, cretinismo qui dove abito, dove la maggioranza dei vicini non muove letteralmente un dito in occasioni simili, ne scrissi qui. Insomma, la_gggente o la dirigenza di un'azienda non cambia granché. Poi succedono brutte cose. Ah ma non non lo sapevamo!
No, non è così.

Penso alla gioia dei soccorritori quando riescono, dopo aver lavorato duramente e in condizioni difficili, a soccorrere, a salvare una persona. Deve essere una cosa bellissima!!
Sregolatezza e genio, infamia e grandezza.