sabato 14 settembre 2013

In chiesa



Stava scendendo l'acqua calda, scorreva lungo i capelli, il collo, portava via un po' di stanchezza. Eri in ritardo solo di un'ora e mezza. Pure due cinghiali enormi, prima di arrivare. Pensavi sarebbe stato sufficiente un quarto d'ora di strada., invece erano quasi quaranta minuti e due valli attraversate di traverso. Senti ancora l'acqua calda portarti via la fatica, tutte quelle ore. E piano la fame aumentare solllecitata dall'odore di grigliata, all'arrivo.
Vieni, facciamo una festicciola. Avevo capito così. Aspettavi di trovare qualche amico intorno ad un tavolo e invece.. tutte quelle auto intorno alla chiesa, in quel piccolo borghetto di piccole case in pietra sperso tra le colline remote, forse già monti.
_uez stava curando l'asado e piano piano riconobbi i volti. Molti di quelli li avevo visto al MalaYunta. Altri erano maestri o tangheri di lunga data. Avevo già annunciato ai mei amici che non sarei andato la sera in città. Solo quella milonga, la Fabbrika, già goffa nel nome con quella cappa nel mezzo,  una sorta di bestiario goffo che non mi è mai piaciuto neppure quando ero ancora più principiante.

Erano le due e trentuno. Mezzora per tornare a casa, in piedi da venti ore. Fermat* a pochi metri da casa e a pochi metri da lui, quel grasso tasso che si era arrampicato un po' goffo sulla scarpata a sinistra, dopo averti attraversato la strada. Ma che rompono i koglioni questi, non se ne possono stare a casa invece di smarugare per le strade del bosco a quest'ora!? avrà pensato. Si chiudono gli occhi, ma ci sono ancora un paio di minuti e poi a casa, a casa dolce casa.
Si scivolava sul pavimento. Si scivolava molto e ci eravamo accorti che il senso del tatto, forse il più vituperato, era assai preciso e per il pavimento in vecchie piastrelle esagonali, specie all'ingresso e davanti a San Francesco e sul lato della cappella della deposizione dalla croce, era pieno di gobbe, inciampavamo e scivolavamo, a volte un po' ridicoli.
Io penso che se la signora Elena, la devota signora che non si perde un rosario, sempre lì in prima fila, a funerali, battesimi e sacramenti, la pia donna, se avesse visto, sarebbe scappata inorridita, scandalizzata. Avrebbe contattato il prevosto o qualche autorità. Sarebbe corsa via, forse inciampano, gridando a squarcia gola: Ohh mio dio!! stanno ballando il tango in chiesa, staaanno ballando il taaango in chiesa!
Forse alcuni erano intimoriti, altri straordinariamente spontanei, anche troppo, visto l'indegna gazzarra, ciarlavano e blateravano a voce alta.
Ma che cazz, chiudete quelle cazzo di bocche! Avevo pensato più volte. Non c'è alcun rispetto per il tango, siamo in chiesa, cazzo!. La danza è sempre stata la prima forma di preghiera e noi eravamo lì, felici, con i nostri corpi e la musica, a farci del bene, tutta roba buona invenzione di questo dio che lo abbiamo così, sto Nazareno, appeso alla croce, poraccio, crocifisso da potenti e benpensanti del tempo.
Eri lì anche tu a celebrare la festa, alla fine un po' stanc*, sedut* sui banchi spostati a lato, a mirar, tra sanpancrazi, madonne, santanonti e persino due ceri accesi. Avevano acceso pure due ceri per la nostra festa nel tempio.
Anche il lavoro aveva impiegato un paio di ore ad uscire da te, che lo avevi assorbito come acqua una spugna asciutta. Un sogno di una notte di metà settembre, ad occhi aperti che si chiudevano di stanchezza, e T, così pretenzioso ed esigente, neppure il tempio dal pavimento sgarrupato lo soddisfaceva, neppure il frusciare del vento tra quelle casine di storta e nuta bellezza, là fiori e il silenzio, potevano servirlo.

7 commenti:

  1. Passata la sbornia da novità iniziale, penso che quel pavimento scivoloso e a gobbe sia stato terribile, solo la caciara è stata peggio.

    Ora scappo a prendere il mio bipede, poi arrivo ai vostri commenti.

    RispondiElimina
  2. In chiesa hanno ucciso, figurati ballare il tango.... :-)

    RispondiElimina
  3. E' ene che nelle chiese entri la vita.
    E la vita non e'bianco o nero, la vita e' bianco e nero.

    RispondiElimina
  4. A me piace ballare, ma in chiesa proprio non sarei capace.

    RispondiElimina
  5. C'erano alcune persone inizialmente imbarazzate.
    Eh, i limiti della mente.
    Pensa che io rifiutai le palle di toro passate alla griglia che - mi dicono - in Argentina siano un po' il ... "boccone del prete" dell'asado.
    Cibo diverso, danze in posti inusuali... esercitano la mente che risponde conservativamente.

    RispondiElimina
  6. lo troverei fori luogo, appunto

    RispondiElimina
  7. Non nego mica che ci si possa sentire in imbarazzo o fuori luogo a ballare in chiesa.
    Però dopo averi invitato ad osservare questa emozioni, invito anche a riflettere sulle sue origini: perché si percepisce / si crede / si sente che non sia opportuno ballare in chiesa?
    Perché la chiesa deve essere seria, seriosa?
    E' bene o male ballare? E ballare in chiesa? perché? Quali sono le emozioni che è giusto avere in chiesa? e come ci sta o ci deve stare il corpo?
    Molti di noi hanno presenti i riti religiosi di molti luoghi e culture e sono riti di danza, di canto od entrambi.
    Noi abbiamo perso qualcosa per strada?
    Pongo solo domande, Sara.

    RispondiElimina

Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.