mercoledì 15 febbraio 2017

Silence

Sabato 4 andai a vedere Silence, l'ultimo lavoro di Martin Scorsese. Visto il poco tempo taglio sulla trama/sinossi che si trova in rete. Veniamo alle mie considerazioni.

Primo
L'integrazione di stranieri è... "faticosa" (notare le virgolette). Alla fine 'sti krishtan si integrano.
Sono gli autoctoni che si devono integrano e non il viceversa come i neosoviet ci martellano da mane a sera.

Secondo
Nella cinematografia statunitense i giappi sono brutti e cattivi. I cretini amanti del politicamente corretto si saranno sdilinquiti e avranno trovato sostegno, ancora una volta, alle loro convinzioni. Se non comunisti, forse cattolici., forse "di destra" avranno ribadito la superiorità misericordiosa, buona, del cattolicesimo. Sto leggendo un libro su un eretico friulano (carnico) messo al rogo dagli inquisitori nostrani qualche lustro prima etc. Ma i giappi  sono brutti nazicattivi!

Terzo
Alcuni nobili nipponici, guerrieri, dotti, saggi, contrastano la teologia cristiana. Il loro ricondursi alla realtà stride con le affermazioni assurde (metafisiche se preferite un registro neutro) dei due gesuiti. Il termine usato dai dotti giapponesi è "inganni mascherati". Anche nel seguito il contrasto tra i fanatismi (affermazioni prive di ogni riscontro oggettivo se preferite un registro neutro) da invasati dei due padri gesuiti e la filosofia buddista/shintoista è disarmante. Il confronto avviene, ad un punto, sulla misericordia e il nobile giapponese ricorda a coloro che si credono unici detentori di 'sta misericordia (del cazzo se penso a Bergoglio, spacciatore di perdonismi da discount in questa Italia in cui vige la più cialtrona, furbastroide  cultura dell'irresponsabilità) che esiste una via buddista a essa.
Scorsese non è rozzo né così stupido ed è costretto a riconoscere un valore alla raffinata cultura (religione inclusa) nipponica.

Quarto
Prego notare la differenza stridente tra le posizioni etiche dei vertici della nazione nipponica e il comportamento distruttivo, corrotto delle dirigenze nostrane. Impossibile non osservare l'astio, l'insofferenza per la cultura (dotta delle classi dominanti come scriverebbe un "intellettuale" marxista ma poi anche la cultura bassa non va bene se espressa dalle genti rurali, reazionarie, patriarcali blabla blablabla blabla) dei governanti antiitaliani "internazionalisti" e sinistranti nostrani.


9 commenti:

  1. secondo me le religioni sono solo un alibi per l'irresponsabilità del uomo. il tuo simile dovrebbe essere rispettato a prescindere se vogliamo dirla correttamente,
    ma questo "a prescindere" non si concilia con il potere di pochi che vogliono manipolare i molti, facendo del prossimo quello che vogliono.
    il film non l'ho visto, ma quando ci sono di mezzo le religioni ci vado con i piedi di piombo, poichè si originano sempre da pensieri soggettivi sull'argomento.

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    1. Res-ligere
      Storicamente le religioni hanno cercato di definire una morale in un contesto ovvero cercare di trovare due soluzioni per un dato contesto:
      1 - una serie di usi, costumi, riti, precetti e divieti per una salubrità individuale e collettiva;
      2 - mantenere un certo ordine sociale;
      3 - affrontare la questione della morte e trovare qualche lenitivo su questa grande e terrorizzante questione.

      Esistono vari effetti collaterali come il parassitismo delle classi sacerdotali, etc. .

      Direi che le religioni si sono poste diversamente rispetto alla questione della (ir)responsabilità.
      Senza andare in Giappone, già le chiese riformate del nord Europa non hanno l'allegro e spensierato perdonismo cattolico "fai qualsiasi schifezza, vai a confessarti [e paga], ottieni il perdono ed esci per fare peggio di prima".

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  2. Sbaglio o stai andando parecchio al cinema adesso?

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    1. Anch'io stavo notando la stessa cosa.

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    2. Il sabato niente tango, in genere per vari motivi (primo che non esiste solo il tango).
      Quindi ora cerco di recuperare.

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  3. UCoso, due considerazioni, che poi sono le stesse di tutte le tue "recensioni" di film.

    1. i film non sono "reali", non descrivono la realtà. Non solo perché nemmeno giornali, TV e radio descrivono la realtà ma sono strumenti di propaganda ma perché tecnicamente il film è un prodotto estremamente elaborato e mediato, uno degli "oggetti" più artefatti prodotti dall'Uomo, tanto che, come ho detto altre volte, ricrea la "realtà" in maniera del tutto artificiale.

    2. i film che non descrivono ambienti del tutto fantastici ma hanno la pretesa di ricreare contesti storici andrebbero visti con la consapevolezza del contesto storico in questione, non dico ovviamente una conoscenza accademica, basta una infarinatura che però consenta di unire i puntini con la matita. Altrimenti si verifica l'effetto "Zorro contro Maciste".

    Nel caso in oggetto la religione non c'entra nulla, si tratta invece dell'inizio del periodo coloniale europeo di cui parlavo a proposito dell'India.

    Se vogliamo fare un paragone, tirare in ballo la religione ha lo stesso senso di dire che lo sterminio degli Scozzesi e le "Plantation" irlandesi fossero causate dalle differenze di dottrina tra la Chiesa Anglicana e quella Cattolica Romana.

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    1. Lo so che perdo tempo, dato che siamo nel mondo in cui un laureato non sa leggere e scrivere.

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    2. Io ebbi un professore di religione che fece il missionario in Giappone.
      Ci insegnò il segno della croce in giapponese che ricordo ancora:

      Cici tò
      Ko tò
      Sere(i)tonò
      mina miyotte
      Amen

      (o qualcosa del genere).
      A distanza di secoli i cristiani sono l'1,97% scarsi della popolazione: sono riusciti a "integrarli" piuttosto bene.
      La "integrazione" islamica degli italiani, invece, in pochi anni è già arrivata al (vado a naso) al 5 o 6%.
      Questo per rimanere sul piano reale.
      La storia è una storia di religioni e culture nella terra del sol levante.
      Soffermarsi su cibo, vulcanesimo, relazioni tra i generi o altro?!

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    3. Esattamente il contrario UCoso. La Storia, da Marx in poi, è essenzialmente fondata sulla economia o la "analisi economica". Il marxismo-religione ignora di proposito le altre religioni per non fare venire in mente al "fedele" di considerare differenze e similitudini.

      Quello che io volevo dire UCoso era un'altra roba.

      Il Cristianesimo non si è diffuso in Europa in quanto mera religione ma in quanto parte della eredità dell'Impero Romano. Ancora oggi i cattolici Europei non si vedono come "cristiani cattolici" e poi che ne so, Italiani o Irlandesi, vedono la propria religione come parte integrante e inscindibile della loro identità etnica e culturale. A PRESCINDERE dagli aspetti della dottrina.

      L'Islam si è originato e diffuso fuori dal perimetro dell'Impero Romano e si è espanso in tutte le direzioni, non a caso si è andato a fracassare contro lo "Occidente" da una parte e contro lo "Oriente" dall'altra.

      La differenza tra Occidente e Oriente è che in Oriente è mancata una tradizione unificante e assimilante come è stata per noi l'eredità greca e latina. Ci sono state civiltà e imperi che però per vari motivi hanno avuto una forza molto minore nel dare l'impronta al mondo.

      Quando i preti cristiani vanno in Oriente non portano con se solo la loro religione. Questo è il motivo della resistenza alla assimilazione. Se avessero portato solo la religione, sarebbero stati dei "fenomeni" persi nel rumore di fondo cacofonico del mosaico orientale. Ma insieme alla religione portavano tutto il bagaglio della Europa occidentale, che non solo apriva la strada alla colonizzazione ma conteneva anche delle "idee sovversive" che minavano i presupposti LAICI delle società locali.

      Proprio perché, come dicevo tempo fa, il Cristianesimo è un miracolo di sincretismo ed è inseparabile dalla "cultura occidentale", anche dalla politica, come puoi ben vedere ai giorni nostri.

      Riguardo il X% di cristiani, dipende da cosa intendi per "cristiani". In Giappone festeggiano il Natale esattamente come noi. Forse siamo noi a non essere "cristiani"?

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