domenica 19 febbraio 2017

Velluto nero

Ero arrivato un po' scosso per quell'adrenalina cattiva per quanto accaduto in treno. Mio figlio mi aveva concesso qualche ora, fino a sera.
Flora mi aveva detto che ci sarebbe stato posto: ella sa che le voglio bene, cerco di sostenere, da anni, la sua impresa nell'arte relazionale così mi fa qualche favore. Avevo feso la folla, in centro: la bici ha questa grazia di poteri portare anche per vie pedonalizzate assai popolate. Pasi attraverso quelle persone ignare che tu stai andando alla festa, alla celebrazione delle emozioni abbracciate.
Ho incatenato la bici alla rastrelliera, qualche passo a piedi. C'è ancora quella tensione bella, prima. Solo tre ore, non tutta la serata, così è tutto concentrato. Aperto  l'uscio eravamo ancora in soli cinque, cassiera,  il  musicalizador, tre dell'organizzazione e io, col biglietto numero uno.
Fiinestroni aperti sull'azzurro pomeridiano, aria fresca, le primule raggianti sui piccoli tavolini tondi, le sedie vuote a corona. Sono passati cinque anni e mezzo e la bellezza, la sensualità di quel tempio continuano a turbarmi. Prima il silenzio poi Joe ha suonato qualche brano di nuovo, Narcotango, prima del via.
C'era quel parquet, velluto nero che proietta nello spazio.
La osservavo, milonga bella come una femmina che ti aspetta, fresca, profumata di aria e fiori, con tutta la potenza lì, prima del tutto. Tutto era pronto, tutto fremeva. Volevo sentire, coi piedi, il velluto di legno nero e l'ho fatto. La terra sotto il cielo, piedistallo per i nostri piedi, le nostri.membra.
E' arrivata _ica e abbiamo iniziato noi, duecentometriquadrati di velluto nero, la musica e noi, solo noi e qualcuno seduto attorno, forse timorosi di quel vuoto primigenio. Era solo l'inizio.

Sentivo vibrare la sveglia del cellulare nella tasca sinistra, il tempo era sparito, risucchiato. Qualche saluto prima di fuggire verso la stazione.
In mezzo alle stelle che ti fan @ testa e anima e corpo. Tre ore nel tango, tre ore nel cosmo.

32 commenti:

  1. Affermare che la danza è vita, è libertà e nel caso del tango passione è fin troppo ovvio. Nel tuo caso si avverte anche quel senso di apertura dell'anima, quella sensazione di un respiro di aria pulita che cancella il tempo o meglio lo ferma regalando attimi d'eternità in movimento.

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    1. E' cosi vero che si danza dentro un ambiente chiuso e controllato nel rispetto di norme e regole. Fede cieca. Un giorno qualcuno mi introdurrà al concetto di "apertura dell'anima". Mamma mia.

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    2. Ongi disciplina ha norme e regole.
      Persino nelle danze transe, quelle contemporanee, ci sono degli stili o dei modi di muoversi.
      Non c'e' alcuna espressione dell'esistenza che non abbia regole, siano anche solo quelle della fisica.
      In quelle regole, come per la poesia nel linguaggio, oppure la musica,etc. tu hai la possibilita' di esplorare terre e paesaggi che sono piu' vasti di quanto il 99% degli esseri umani possano sperimentare e vivere.

      Nella danza io trovo una via, per quanto estemporanea, di trascendere i limiti, di trovare una comunione d'anime e illusioni di immortalita'. A volte succede tutto questo.

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    3. Non importa quante parole usi, ogni pratica codificata è il contrario della "libertà", oppure se ti piace hai la libertà di scegliere a quale prassi uniformarti. Io non direi niente se non mi toccasse leggere certe cose.

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    4. > gni pratica codificata è il contrario della "libertà"

      Eh!?
      Se vuoi scrivere una poesia in italiano, devi usare le regole della grmmmatica italiana, i lemmi della lingua italiana, etc. Quasi certamente come poeta userai locuzioni, lemmi, e startegie abbastanza originali, rispetto al 5% del linguaggio usato il 95% delle volte.
      Ma sempre dentro le regole, le convenzioni, per quanto estese, della lingua italiana.

      E' ovvio che ci sono delle regole.
      E' altrettanto ovvio che NON c'e' alcuna disciplina (il nome parla chiaro) senza regole.

      In genere, piu' il linguaggio e' ricco, piu' devi averlo studiato e praticato per esprimerti ad un certo livello, su certi registri, per esprimere certi concetti.
      Se non hai studiato, se avvochi la liberta' da ogni regola, rischi di essere una persona che scrive poesie mugolando o usando tre fonemi

      ahh gngng oi
      ahh gngng oi
      ahh gngng oi
      ahh gngng oi

      Mi sento molto libero stasera, la mia grandezza ha espresso 'na poesia in ungherese!
      Non e' ungherese?! Oh, come sei limitato!

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    5. Non metto in dubbio che tu ti "senta" libero. Oggi come oggi è diventato parte del senso comune il fatto che si possa ignorare la logica in virtù delle sensazioni.

      Il fatto è che tu parti da casa ad una certa ora per recarti dentro una stanza dove ci sono tot persone in uniforme che si muovono tutti insieme nello stesso modo.

      Il tango è uguale alla marcetta che facevamo nel cortile della caserma, di passo vanti marc, un due un due, cadenza.

      Rinnovo la considerazione che se nessuno mi volesse vendere la cacca come cioccolata io non direi niente.

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    6. Ah, se qualcuno si domanda perché esiste il tango, non è per la libertà o per "aprire l'anima" ma è perché ci sono le donne.

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    7. > tutti insieme nello stesso modo

      Ihih
      Lorenzo, a volte perdi l'occasione per evitare di scrivere delle corbellerie.
      Il tango e'noto anche peril fatto che non ha alcuna figura codificata: valgono solo le leggi della fisica, il resto sono infinite possibilita'.
      Io non soche tango tu abbia visto. Puo' essere che esista anche un tango misro, ripetitivo, codificato in schemi semplici. Ad esempio, nelle danze standard (popolarmente note come liscio, piu' o meno, ora non mi metto a spaccare il capello in quattro) c'e' una versione misera del tango che e' stata omogeneizzata e semplificata per renderla allaportat di tutti, come in ogni danza "liscizzata".

      L'ugualizzazione non funziona neppure nel tango.
      Il tango non esiste solo per le donne. Il metodo piu; semplice per avere della figa e' andare a puttane. Tutto il resto, se vuoi, non c'entra.
      Infatti, alle origini, il tango fu postribolare ma ci fu fin da subito una distinzione tra cio' che si fceva prima e dopo, il sesso a pagamento, e il tango, in cui le regole del bordello non valevano piu' e valevano le regole del tango, quelle dell'espressivita', della connessione, dell'inventiva, della capacita' di emozionare.
      Pensa, potevi comprare la vulva di una donna, forse la sua bocca ma non potevi comprarne coinvolgimento, passione, intesa nel tango.

      Certamente si balla con le donne (a parte che ora ballano c'e' anche il tango oosessuale / monogenere). Ma e'un 20% del tutto.
      Poi, quando stai bene, puoi essere brillante, anche seducente ,ma questo prescinde dal tango.
      Nota che in questa pagina non ho accennato neppure ad una parola alla parte seduttiva che avrei potuto scrivere di un paio di tanghere che mi avevano preso.

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    8. UCoso, hai usato centomila parole per confermare quello che ho scritto sopra. Il fatto che a te piaccia il tango non fa alcuna differenza rispetto alle cose citate.

      Scusa se non colgo il divino nella mossa della gambetta e nella giravolta, eh...

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    9. Insisto sul punto che a me non importa niente, non ho alcuna avversione per la danza in generale e per il tango in particolare.

      Ma leggere sull'ingresso "il tango rende liberi" (sai su quale altro ingresso era scritto=) mi fa ridere e poi mi fa pensare alla solita percezione distorta della realtà.

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    10. Eespons-abilità, responsabilità discernimento, autosufficienza per quanto necessario sono condizioni necessarie per la libertà.
      I latini dicevano "Vince chi si vince!" dal quale segue la realtà della disciplina.
      L'autodisciplina è un buon viatico per la libertà.
      Chiaro che non c'è nulla che possa garantire la l"libertà" e le arti non fanno eccezione.
      Nella costrizione, tuttavia, ci sono persone che hanno espresso l'eccellenza in qualche opera.
      Mi viene in mente, al volo, la danza marziale della capoeira o l'opera di Leopardi o la musica di Beethoven.

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    11. Vince chi si vince non lo conosco. Qual è la versione latina che indago?

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    12. Mmh.
      Era un motto che il mio papà che c'ha 'na bella cultura (era bravo al classico e poi anche all'università) citava spesso ma in latino.
      Ora gli mando un messaggio, vediamo se mi risponde, Alahambra.

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    13. UCoso, il concetto di "libertà" è uno di quei temi che sono stati discussi dai filosofi per millenni. Alla fine è contiguo alla domanda sul "senso della vita" e la risposta storicamente appartiene a uno dei due filoni, quello della Rinuncia, per cui meno cose deisderi più sei libero e quello delle Sensazioni, per cui meno cose pensi (razionalmente) e più sei libero.

      Il secondo filone appartiene agli estroversi, agli ottimisti, ai venditori.

      Il primo filone appartiene agli introversi, ai pessimisti, a chi non da valore agli oggetti materiali.

      Nota che ogni gruppo pensa che le persone che popolano l'altro gruppo siano degli idioti, nel senso etimologico della parola.

      Per cui è ovvio che per me, che sono nel secondo gruppo, il tango è una cosain più, un vincolo ulteriore, quindi riduce la tua libertà. Questa rinuncia alla libertà può avere senso solo se è pagata con un dividendo di gran valore. L'unica cosa di valore che io vedo nel tango è che il luogo dove si danza si qualifica come "campo di patate".

      Viceversa, un estroverso un po' esibizionista non solo ricava energia dal recarsi in un luogo affollato di persone ma non si ferma un nanosecondo a valutare il prezzo, non vede alcun prezzo da pagare, anzi, non si capacita come lo "happening" non attiri tutta la gente come le mosche.

      Eccetera eccetera.
      Tutto questo per dire che le stesse parole non hanno per noi il medesimo significato. Partendoda questa considerazione, converrebbe usare le parole con moderazione (e lo so che tu non conosci il termine) perché più le spari grosse, più stridente è il contrasto.

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    14. Ho fatto un po' di confusione con l'ordine dei fattori, spero si capisca ugualmente.

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    15. Ho fatto un po' di confusione con l'ordine dei fattori, [...]: sui ceci! :D

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    16. Serficica che devono essere secchi, altrimenti me li mangio volentieri, i ceci. Anzi mi hai fatto venire la voglia, è tanto che non li mmangio.

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    17. Eh beh, certo, ceci secchi...
      Però se li cucini (prima li devi ammollare un 12 ore) sono davvero boni! A me piace anche la "torta" di ceci, la pasta e ceci, i ceci bolliti con olio e sale e limone, ...

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    1. Ho avuto una discussione molto accesa con un ragazzo con i piedi sui sedili che poi mi ha provocato rimettendo le sue lerce zampe di zotico sui sedili piu' volte.
      E' stata dura controllarmi. Ho pensato alle grane, io pestato da lui (ancora poco) oppure io che pesto lui (e i casini, in questa terra, per gli onesti e coloro che si difendono, sono sempre piu' gravi e pesanti).

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    2. Ieri sono capitato in centro Monza per andare in un ristorante. Siccome ero in anticipo ho fatto due passi. Appena dietro l'angolo cambiava completamente l'ambiente, c'era la solita popolazione variegata che ormai popola tutte le periferie. Entro nel ristorante, tutti i camerieri "rifugiati".

      Altro che i piedi sul sedile, UCoso. Passa la voglia di uscire di casa.

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    3. In certe ore a me sta passando la voglia di prendere il treno. E' diventato pericoloso.
      Il progresso che ci portano i "doni, ricchezze, opportunita', pagatori di pensione". Gia'.
      Questo non era magrebino ma dell'Europa orientale.

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    4. La cosa divertente è che un appartamento sopra la folla variegata di "nuovi italiani" costa oltre settemila euro al metro quadro perché sei in centro Monza, quella che era la capitale della ricca Brianza dei "papi" con la "fabbrichetta".

      Tanto vale la periferia di Sesto, tanto sotto casa trovi gli stessi tagliatori di teste e mangiare da McDonalds, che cosa ne può sapere della Valtellina o della Puglia un cuoco del Gambia.

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  3. mi ripeto..il tango è una danza particolare....rasenta poesia e ci credo che sei finito nel cosmo.

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    1. A me piace anche per l'ampiezza infinita delle sue possibilità, la gamma di emozioni che puoi evocare e vivere, per i registri.
      Ecco, se dovessi pensare ad uno strumento musicale mi viene in mente il pianoforte. Noi suonano i nostri corpi col panorama e il forte, nel tango.

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  4. Uomo, anche tu sei quel tipo di persona sempre puntuale che anzi arriva sempre dieci minuti prima, ma mai in ritardo? Immaginavo! Anch'io sono affetta da questo disturbo, da quest'ansia ereditaria, perché in quasi la totalità dei casi viene trasmessa dai genitori.

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    1. In genere cerco di essere e sono puntuale. Una volta tenevo ad arrivare con un leggero ritardo ma sto migliorando.
      Qui nessuna questione che non sia gli orari di arrivo del treno: mezzora prima o mezzora dopo. Visto il ristretto tempo a disposizione scelsi la prima possibilità.

      Direi che l'ansia da puntualità è meglio del menefreghismo da ritardo cronico. In ogni caso i ritardatari cronici possono essere (ri)educati.
      _rio, col suo garbo di persona nobile ha fatto così con me e i miei non così radi piccoli ritardi.

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    2. Io non ho nessuna ansia, è questione di mantenere la parola. Se dici che farai una cosa, la devi fare, altrimenti sei un pagliaccio.
      Per inciso, io e mio fratello siamo all'opposto, lui arriva sempre in ritardo.

      UCoso, leggi questo interessante articoletto, che è offopic ma "ecologico". Anche su questo argomento, insisto, è evitente la ragione per cui i blog che hai nel tuo blogroll contengano maremoti di cazzate oniriche degli anni '70 e non si curino di quella che io chiamo la "ottimizzazione di quello che esiste". Rifondare il mondo dell'elettronica, con tutto lindotto in termini di consumi materiali ed energetici, è facilissimo, basta volerlo fare.

      Putroppo siamo in mano a Renzi e Boldrini.

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