venerdì 8 febbraio 2019

Qualche sacrificio

Ormai sono numerosi i casi che ho osservato di tangheri che si mettono in coppia e... peggiorano sensibilmente. Ballano meno, si isolano. Mah, mi lascai perplesso, la coppia tende già ad essere asfittica...
In questi giorni di lavoro frenetico mi sono imposto, ieri, con disciplina marziale di uscire prima, mangiare un boccone, dormire un'ora, scendere in città per meno di due ore di pratica, tornare presto, andare a dormire entro l'una  per non essere stanco oggi.
Correre forsennatamaente.... sono un po' provato, devo dire.
Il tango non va d'accordo con molte cose, eros e relazione compresi.
Buona cosa avere disciplina da una parte per non satollarsi ne saturarsi e, dall'altra. per mantenere un minimo di studio e pratica costanti.
Anche il tango richiede qualche sacrificio.
E, grazie a Dio, e' un luogo della realtà in cui non c'è un cazzo di diritto. O te lo guadagni o niente.
Che meraviglia, anche per questo!

24 commenti:

  1. Il tango non va d'accordo con molte cose, eros e relazione compresi.


    secondo me per far si che tutto si incastri perfettamente bisogna semplicemente eesere una coppia affiatata di tango. o anche uno che insegna e l'altro alle prime armi.

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    1. Inizia a essermi sempre più chiaro che se tu hai una passione autentica per il tango (cioè non fai tango solo per passare dal verticale all'orizzontale) e coppia non siano conciliabili.
      Ieri c'era un amico che vive a Bologna che mi ha raccontato delle pare che le ha fatto la morosa ... Ora non ho tempo per raccontare.

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    2. UCoso, due considerazioni.
      Primo, la morosa è incompatibile con la tua intera vita da "single", non con il tango. Oltre ovvie considerazioni logistiche, le donne vivono le relazioni come qualcosa di "esclusivo" quindi pretendono di escluderti da qualsiasi cosa tu non faccia con/per loro.
      Secondo, la ragione d'essere del tango è quella di trovare la morosa. Infatti gli uomini quando si vogliono divertire tra di loro fanno tutte altre cose.

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  2. Intanto su Repubblica:
    "Mahmood trionfa a Sanremo. "Sono 100% italiano"."
    Commento: L'Italia del Festival non è isolazionista, né respingente.

    Che sorpresa! Che cosa inaspettata!
    Non l'avrei mai detto che al Festival dell'Inutilità avrebbe "vinto" la accoglienza! Evviva!

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    1. Condivido il tuo stuporoso stupore. Vedessi la mia faccia! Proprio non mi aspettavo siffatta vittoria e cotante affermazioni di contorno. Che sciocchino, vero?

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    2. Caveat: la foto collegata al precedente commento potrebbe esprimere contenuti razzisti.

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    3. Guarda, sono proprio contento che abbiano premiato un "rapper" italo-egiziano con un nome che è una translitterazione in inglese.

      Non avendo la TV non ho potuto seguire l'evento culturale imperdibile, sono andato a cercare il capolavoro su Youtube. Lacrime agli occhi.

      Come sono contento di vivere in questa Italia non-respingente.

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    4. "Stuzzicato" dal tuo intervento, ho ascoltato qui la canzone, sforzandomi di avere un approccio "tecnico". Non ho potuto fare a meno di commentare in questo modo:

      "Da musicista, mi sono impegnato per non guardare il video, per ignorare il testo e per non pensare alle polemiche "collaterali", concentrandomi solo sulla musica.
      Melodia - non si sviluppa, non va da nessuna parte. Armonia - dico, avete contato quanti e verificato quali accordi? avete notato che per tre minuti non si "schioda" dalla stessa area tonale, neppure con un ammiccamento temporaneo, per un grano di "pepe"?
      Forma - dov'è la tensione, la costruzione del climax? per tre minuti non va da nessuna parte, non fa altro che oscillare intorno a se stessa come un pendolo con la corda troppo corta.
      Dinamica - un piattume totale.
      Ritmica - ovvia che più ovvia non si può; anche in questo caso, tensione zero.
      Conclusioni: come si fa a portare alla vittoria una composizione così INCONSISTENTE?"

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    5. Allora...
      Ci sono due aspetti da considerare.

      Primo, il "rapper" per definizione è uno che parla sopra un accompagnamento musicale ottenuto "copiando" musica pre-esistente, di altri. Un "rapper" non deve ne sapere cantare ne sapere suonare, in teoria deve avere una "presenza scenica" e deve produrre giochi di parole "retorici" che hanno un senso per il pubblico.

      Ergo, non guardare il video e non ascoltare il testo significa cancellare completamente la "performance" del "rapper".

      Secondo, prendiamo il film "Rocky", il protagonista torna a casa e incontra un capanello di tizi che cantano. Qui siamo in una variante del "folk", cioè la musica che si può fare in una festa di paese. Una cosa che ha delle basi, una tradizione, una pratica. Parte da qualche parte e va da qualche parte. Viceversa, le ragioni del "rap" sono quelle del Mondo Nuovo, ovvero dell'individuo isolato, senza passato e senza futuro. Quindi alla domanda "come si fa", rispondo "si fa se la ragione è imporre la sostituzione di trecentomila anni di Storia con il Mondo Nuovo, dove esiste solo l'eterno presente", quindi dove un uomo e un gatto e un chilo di alluminio sono la stessa cosa, dove esiste solo l'eterno istante presente.

      Ti ricordi la faccenda del "sistema di riferimento"? Ecco, tu hai confrontato quella musica col tuo sistema di riferimento. Se ne prendi uno in cui un peto, il rumore di un trapano e una sinfonia sono la stessa cosa, non ti fai più la domanda.

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    6. Messer Pigiatasti, questi sono somministrazioni neppure così occulte di razzismo.
      Scelte basate solo su questioni etniche o, se vogliamo usare un termine a raglio come fanno i razzisti anti che, nella loro rozzezza confondono razzismo, fassismo, bruttocattivismo, xenofobismo blablabla bla, razziste.
      Ho scritto alcune cose in una pagina.

      Lorenzo, letto stanotte da te. Io non seguo il Festival.
      Però è interessante un'altra somministrazione di plagio alle masse.
      Ma da questo video si osserva ancora una volta lo scollamento incredibile tra questa elite di pazzi invasati masosadici fondamentalisti e la realtà.

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    7. Non ho capito cosa hai fatto stanotte.

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    8. Mi si sta scaricando il piccio, ora pubblico anche l'altra pagina.

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    9. Ho fatto quel che andava fatto. In una manifestazione che si chiama "festival della canzone italiana", quel che si deve fare è ascoltare le composizioni che vengono proposte e valutarne la qualità IN QUANTO CANZONI. Il rap, il trap, lo snap, la gnoc NON SONO CANZONI, per cui la loro presenza in quel contesto è una contraddizione in termini.
      A voler ben vedere, la qualità dell'interprete non dovrebbe neppure essere presa in considerazione, perché il festival riguarda la canzone, non il cantante, e quel che conta nella valutazione di una canzone è il risultato del lavoro a) del compositore, b) dell'arrangiatore, c) (opinabile) del paroliere. A voler essere seri, in un concorso serio non verrebbero nemmeno resi noti gli autori, se non dopo la valutazione e l'individuazione del premiato.
      Diversamente, si cambi il nome della manifestazione per trovarne uno più pertinente, non sarebbe un dramma. Così è una presa per i fondelli. O un'operazione di propaganda. Va bene, lo so: è un'operazione di propaganda.

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    10. Ritorno ancora una volta sulla questione della valutazione di una composizione musicale in un concorso che ha per tema la canzone italiana. Ecco i componenti della giuria "ufficiale", cito:

      "La giuria di qualità era composta dal compositore Mauro Pagani (che ne è anche presidente) e da: Ferzan Özpetek (regista e scrittore), Camila Raznovich (conduttrice televisiva), Claudia Pandolfi (attrice), Elena Sofia Ricci (attrice), Beppe Severgnini (giornalista e opinionista), Serena Dandini (conduttrice televisiva) e Joe Bastianich (imprenditore e conduttore televisivo).

      Ora, a parte Mauro Pagani, noto personaggio di valore nel panorama musicale italiano, GLI ALTRI CHE C'ENTRANO? Facciamo un concorso sulla moda nella giuria del quale mettiamo Giovanni Rana? Uno sulla democrazia nel quale mettiamo Giorno Napolitano? Uno sulla cosmesi nel quale mettiamo Valentino Rossi?

      Davvero, siamo all'assurdo. E non è neppure una commedia: è una tragedia.

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    11. Premesso che ammettere un pezzo "rap" ad un concorso musicale è un controsenso, per le ragioni che ho scritto.

      E' peggio di quello che hai scritto. Una giuria di gente presa a caso giudicherebbe con il proprio gusto personale di "consumatore", non potendo giudicare i "tecnicismi" da un punto di vista professionale.

      La giuria non è composta di incompetenti scelti a caso, è composta da persone che appartengono ad un certo ambiente e che si conoscono tutte tra di loro. Quindi è ovvio che le ragioni del "giudizio" sono definite a priori ed hanno a che fare con la necessità di muoversi nel succitato ambiente.

      Se poi consideriamo la faccenda del "voto da casa", volendo ignorare le manipolazioni, si tratta di una specie di tautologia. Che tipo di musica viene proposta su tutti i canali? Che tipo di "valori"? Ancora, il risultato è pre-determinato, poteva esserci un Beethoven o un Pavarotti contro il "rapper" e sarebbe stata la stessa cosa.

      Comunque parliamo di una esposizione, non di un concorso vero.

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    12. Cito:
      Il regolamento prevedeva che a determinare la classifica finale incidesse per il 50% il televoto, per il 30% il giudizio dei giornalisti accreditati e per il 20% la giuria d'onore.

      La Rai ha mostrato i voti assegnati da ogni giuria. Si scopre così che Mahmood ha ottenuto appena il 14% da chi ha votato da casa, mentre Il Volo il 39% e Ultimo il 47%. Le altre due giurie hanno assegnato rispettivamene il 63,7%, l'11,6% e il 24,7%. In questo modo la classifica finale ha portato l'italoegiziano a vincere con il 38,9%, il cantante romano al secondo posto con il 35,6% e i "tenorini" al terzo con il 25,5%.


      Un po' come gli scudetti della Juve.

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    13. Premetto che questo è stato il primo Festival di Sanremo che ho guardato dai tempi ... in cui ero ragazzino, o quasi.
      Secondo me, è stato organizzato bene, dal pacchetto dei presentatori ( ottimi professionisti, ed affiatati ) alla sontuosa scenografia di luci del palco dell'Ariston, al gruppo eterogeneo degli artisti in gara che bene rappresenta vari stili musicali in auge e mano, con parecchie canzoni che, al contrario delle edizioni precedenti, mi sono piaciute.

      Secondo me, il brano di Mahmood è un buon brano ed un buon esempio di meticciato musicale tra le culture famigliari, del padre e della madre.
      Il problema non è 1 - Mahmood - ma MILIONI di senz'arte-né-parte che sono sciamati in questo derelitto Paese già scosso fino ai vertici da Tangentopoli, poi devastato dall'alluvione detta ''Globalizzazione'', di cui la mass-immigrazione ( come anche Tangentopoli, azione giudiziaria-golpista che di fatto ha azzerato la sovranità nazionale ) è parte imprescindibile.

      Chiarito questo, è altrettanto evidente come la scelta di Mahmood sia stata politica : l'italo-egiziano ha ricevuto, nell'ultima votazione, circa il 21% dei voti da casa.
      Fino all'ultima votazione, nel voto combinato delle 3 giurie ( popolare, Vip, giornalisti specializzati ), in testa c'era Ultimo.
      Poi ...
      è accaduto ''qualcosa''.
      D'accordo : nell'ultima votazione gli artisti in gara erano solo tre, per cui voti attribuiti precedentemente ad altri sono stati re-distribuiti a questi.
      Ma, ''guarda caso'', ha vinto il figlio del migrante.

      Comunque, secondo me e tralasciando le dietrologie ( inevitabili ), la vittoria poteva anche starci.

      Mio brano preferito ?

      Quello di Paola Turci.

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    14. Il brano che è stato portato alla vittoria a Sanremo è ( in buona compagnia) musicalmente degradante. Poi ci sono gli altri aspetti, non migliori, che dovrebbero essere totalmente estranei ad una rassegna musicale e che non solo non sono stati totalmente estranei, sono anzi stati probabilmente l'elemento centrale di un "evento" che di musicale conserva solo l'irrilevanza, per non dire la diseducatività. In una rete del servizio pubblico, con costi tanto esorbitanti quanto ingiustificabili.

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    15. MrCoso, insisto sul fatto che guardate la cosa con una prospettiva troppo ravvicinata.

      Il nostro italo-egiziano non suona il clavicembalo e non canta l'opera. Invece ri-copia un modello che ci viene imposto.

      Per esempio guarda questo video.

      Prima ancora che ci fosse la faccenda del Piano, con l'annientamento culturale e la sostituzione etnica, c'era la necessità di sostenere la ideologia Anti-Umanista.

      L'idelogia Anti-Umanista ti propone la "verità" che il clavicembalo e l'opera sono merda (razzista, xenofoba, sessista, etc) e che le robe "tribali" e/o "popolari" (nel senso del ghetto) sono intrinsecamente "belle e buone". L'artista è uno che caca sulla tela o che registra un peto.

      Nello stesso momento, si devono inventare una "sotto-cultura" dentro il meccanismo delle caste indotto dal famoso "meticciato", quindi eccoci con il "natale dei neri" che chiamano "kwanza" e eccoci con la "musica nera" che può essere letteralmente qualsiasi cosa perché tanto è inventata da zero.

      La mia tesi è che San Remo non è un problema dal punto di vista tecnico-musicale e nemmeno politico. E' un problema perché è un ingranaggio di un macchinario che NESSUNO vede. Anche in questo blog mi trovo costretto a dire che c'è il macchinario perché a quanto pare voi vedere solo qualche rotellina alla volta.

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    16. Prego notare che il personaggio del video "patinato" di cui sopra, viene da qui. E questo è il modello che viene "spinto" ai ragazzini delle nostre scuole, quelli a cui tu insegni "merda razzista, sessista, eccetera".

      Unire i puntini.

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    17. Ascolta, Lorenzo, non ho alcun problema ad unire tutti i puntini che vuoi, perché non sono cieco. Dunque: hai ragione. Punto. Detto questo, oltre a non essere cieco non sono neppure sordo, né sono un incompetente nel mio campo, per cui non posso fare altro che ribadire quel che ho già scritto: "Il brano che è stato portato alla vittoria a Sanremo è (in buona compagnia) musicalmente degradante." Il che, pur spostando l'osservazione sul piano musicale anziché su qualsivoglia altro piano, non contraddice neppure in parte quel che tu osservi.
      Volendo "fare il figo" e volendo spendere qualche ora per stilare una relazione tecnica, potrei anche scendere in dettaglio. Volendo. Ma non voglio, perché a nulla serve.

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    18. MrCoso, diamo per scontato che non riesco a spiegarmi.

      Se le cose che scrivo fossero veramente assimilate, UCoso non andrebbe a vedere il film "la corazzata potemkin" con la sua morosa, non andrebbe in giro con l'amico "anarco-comunista", eccetera. Marco non ci racconterebbe di quanto sia stato ben organizzato il festival, che anche squartare la gente si può fare in maniera professionale. Sara non mi direbbe che io farei la tessera di Liberi e Uguali pur di scopare. Eccetera eccetera.

      Qui siamo in un incrocio tra "Matrix", "1984" e "Il Signore Degli Anelli" e tu mi dici che tenicamente la musica del pezzo che ha vinto il festival è una cagata.

      Sei tu che hai ragione. :)

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    19. Diamo per scontato che io pure non riesco a spiegarmi, così siamo pari. In che modo "Il brano che è stato portato alla vittoria a Sanremo è (in buona compagnia) musicalmente degradante." mette anche minimamente in forse quel che osservi? Ti ho dato torto?

      E comunque sì, ho ragione: "Il brano che è stato portato alla vittoria a Sanremo è (in buona compagnia) musicalmente degradante." Al più, puoi dire che la cosa non ti tocca, è più che legittimo. Puoi dire che, nel contesto del quadro più ampio delle tue note, la qualità musicale la ritieni irrilevante. Va bene, in una certa misura hai pure ragione. Non di meno, quel brano rimane musicalmente degradante.

      Potrei andare oltre, e disquisire sul modo in cui promuovere commercialmente quel tipo di "espressione musicale" sia un modo subdolo per formare l'habitat culturale del futuro, per abituare i più gggiovani a conformarsi al nuovo che avanza, in modo non dissimile a quel che accadde nel dopoguerra con la cultura tutt'altro che italiana proveniente dal pianeta dei liberatori. Ecco, questo è un nuovo capitolo di un vecchio libro. La tragedia continua (e si aggrava).

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    20. Il mondo come lo vedo io:
      Uno.
      Due.
      Tre.

      Invece mi sembra che da queste parti il mondo sia più cosi:
      Quattro.

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