giovedì 6 febbraio 2020

Lusso disprezzato

Rosa Canina si era sfogata con me: in treno una donna a suo fianco ha parlato incessantemente per tre quarti d'ora. Il silenzio è un lusso (peraltro egalitario, a differenza di spazio e, in misura minore, il tempo che sono più correlati al censo) che la maggior parte dei cretini disprezza.
Si potrebbe anche rompere il regime de La Cacca politicamente corretta e ugualista e osservare che in questo caso la cretinaggine è maggiormente diffusa tra le femmine.

17 commenti:

  1. Prima di poter affermare che parlare per tre quarti d'ora è cretinaggine, bisogna aver contezza di cosa costei stesse dicendo. Si può spacciare cretinaggine senza dire una sola parola, o esprimere grande spessore inondando di parole le persone circostanti. Qual era l'argomento del soliloquio? Quali i contenuti espressi? Così come è riportato, l'episodio che ci racconti non è significativo.

    MrKeySmasher

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    1. Parlare tre quarti d'ora di seguito: di cosa? senza interruzioni!?
      Ora, stasera vedro' Rosa Canina e chiedero' di cosa si tratta.
      Ma, per mia esperienza, posso immaginare che si sia trattato di rumore, alias cazzate, blaterate, etc. .
      Ora vorrei sfidare chiunque a parlare
      a) di cose sensate e con logica
      b) senza interruzioni
      c) per tre quarti d'ora.

      Se fosse cosi' facile potremmo abolire recitazione, teatro, etc. e diventare degli eccellenti oratori.
      Dubito che si tratti di questo caso.
      Io salivo in treno e osservavo persone, in genere donne, che stavano a blaterare al telefono e dopo tre quarti d'ora erano ancora li'.
      Le tariffe "senza limiti" sono una disgrazia per molteplici aspetti: in primis perche' drogano la crapa della gente con la credenza che non ci siano limiti e non ci debbano essere, secondo per le conseguenze sugli altri.

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    2. Capisco il tuo punto e gli riconosco una diffusa validità. A tua volta riconosci che possono esistere delle eccezioni.

      P.S. Non ho alcun problema a parlare per tre quarti d'ora di cose sensate, e pure con linguaggio men che dozzinale; così come, essendo un "camaleonte linguistico", alla bisogna non ho problemi a parlare per altrettanto tempo in puro "parlacomemangese", tanto esponendo contenuti sensati quanto inanellando catene di sproloqui senza costrutto. E' questione di allenamento. Tieni presente qual è il mio mestiere, da quasi quarant'anni, e con chi ho a che fare.

      MrKeySmasher

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    3. P.S. Parlare al telefono, al contrario, è attività dalla quale rifuggo il più possibile.

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    4. Connor, non rimuovo il vostro commento isterico e a sproposito perche' detesto censurare e la cacca che le persone lasciano in giro fa parte della realta'.
      Io sto molto bene con Rosa Canina anche perche' ella e' assai silenziosa. Questo significa che nei mezzi di traporto pubblico che usiamo non ammorbiamo gli astanti con rumore da noi prodotto.
      Potreste essere cosi' stupido da arrampicarvi sui vetri e dimostrare che anche il silenzio / la nostra indole silenziosa potrebbe essere un problema.
      Provate a fare l'ugualista e siete patetico.
      Con piacere mi tengo la mia versione riservata, appenninica e snob e vi lascio codesto ciarpame isterico.

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    5. Sei cosi silenzioso che scrivi in un sito Internet tutti i cazzi tuoi, veri o immaginari. Che è come parlare in un megafono in orbita che possono sentire tutti sulla Terra.

      Poi ciccio, la lingua batte dove il dente duole. A me fai ridere con la tua commedia dell'essere superiore infastidito dall'odore e dal rumore e dalla vista dell'Umanità miserabile, il famoso "cancro del pianeta". Stai bene con Tizia? Bene ma nessuno te l'ha chiesto. Qui il punto è che stai raccontando di quanto sia merda una persona che parla. Ma come si permette. E' un riflesso del fatto che questa persona non dovrebbe esistere.

      Amen.

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    6. Scrivere non e' parlare.
      Scrivere in un luogo (peraltro virtuale) dove legge solamente chi ci si reca per farlo, con serie opportuna di gesti, non e' parlare in presenza di altre persone.
      Una persona sale in treno non perche' ha acquistato una porzione di parole lunga alcuni quarti d'ora, ma perche' si deve spostare.
      E' estremamente fragile, banale la vs. acrimoniosa retorica: io non ho scritto una lagnanza per essere stato a teatro e avermi dovuto subire un monologo di 45' (in tal caso, le vs. osservazioni sarebbero anche sensate).

      Si chiama buona educazione, Connor.
      Una persona a casa propria puo' parlare anche per ore (vediamo se i congiunti la sopporteranno), non certo quando in un ascensore o in treno, in una sala d'attesa altri sono obbligati a subire le importanti e incontenibili comunicazioni.
      State ribaltando la frittata, volendo dimostrare la tesi del tutto balzana che ad ogni persona tutto e' consentito ovunque.
      Suppongo che dovendo ricordare queste ovvieta', che esiste (per alcuni) la buona educazione, la buona creanza, non siate campione in materia.

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    1. Dipende ... un pipo.
      Perche' c'e' un limite a tutto e nessuno puo' obbligare altri a sorbirsi i propri "trequartid'ora" di parole "importanti" quando si viaggia insieme ad altre persone in treni affollati.

      Comunque ieri Rosa Canina mi ha detto cosa diceva ma (sono sotto stress al lavoro e stanco, mi ricordo solo che erano discorsi di tipo tecnico tra 'sta donna e un uomo che ascoltava).
      Di piu' non ricordo.

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    2. Invece tutti possono obbligare gli altri a stare zitti quando si viaggia insieme ad altre persone su treni affollati. Senti, una doccia non gliela vuoi fare fare, metti che salgono sul treno con l'ascella pezzata... E se c'è il neonato che piange? E quello che ha mangiato le cipolle?

      Giusto non dipende, perché il problema è a monte, esattamente come dicevo nel commento isterico.

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    3. Connor, potrei mandare alcuni elementi "con l'ascella pezzata" intorno a casa, a festeggiarvi quando uscite.
      Poi studierei le vs. reazioni.
      Siete come i kompagni, fate il frocio col culo degli altri.

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    4. Te avresti bisogno di un terapista bravo.

      La differenza tra me e te è che tu ti lamenti che il vicino, dove per vicino si intende uno che abita una casa lungo la strada, non che ce l'hai sul pianerottolo, tiene in disordine il proprio giardino. Invece io non mi lamento, perché va già bene cosi, se il vicino di casa, inteso come uno dei tanti "anonimi" che abitano nei molti piani del palazzone, non sgozza la capra sul balcone o nonsgozza me con un coccio di bottiglia. Te quando prendi il treno litighi con la gente che mette i piedi sul sedile, io se prendo i mezzi sto in piedi perché tutti i sedili sono occupati. Stando in piedi, quello che ha la forfora oppure ha mangiato agliato, ce l'ho appiccicato addosso, non a qualche metro di distanza. Se qualcuno parla, è un nuovo italiano che legge le sure scorrendole sullo scemofono mentre le recita.

      Sai cosa ho fatto io per non farmi alitare l'aglio addosso e non farmi inforforare con la forfora degli altri? Mi sono comprato la motoretta e con quella però prendo la pioggia, il freddo, tutto quello che viene.

      Sai cosa dovremmo fare? Dovremmo scambiarci di posto, io vengo a vivere nel tuo eremo da Conte di Montecristo e tu vieni a vivere qui in periferia. Saremmo tutti felici, io saluterei tutto contento il tuo vicino col la rumenta in giardino e tu potresti provare a lamentarti col capannello degli slavi che parlano troppo a voce alta mentre tracannano la birra. Ti prometto di venire al tuo funerale.

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    5. "Una persona a casa propria puo' parlare anche per ore (vediamo se i congiunti la sopporteranno), non certo quando in un ascensore o in treno, in una sala d'attesa altri sono obbligati a subire le importanti e incontenibili comunicazioni."

      Gli unici posti dove è vietato PARLARE sono quelli dove è vero che parlare può dare fastidio, cioè la sala lettura di una biblioteca o un'aula dove il professore sta facendo lezione.

      In tutti gli altri posti e in particolare i luoghi dove si socializza, non solo non è vietato parlare, è NORMALE parlare. Quando viaggio per diporto di solito preferisco farlo in compagnia e quindi DI SICURO io parlo. Ti dico di più, attacco bottone anche quando sono da solo se mi siedo per pranzare dentro un rifugio con qualche sconosciuto attorno.

      Se sono su un vagone del treno o sono in pizzeria e qualcuno parla la cosa non mi da nessun fastidio a meno che la persona non mi urli nell'orecchio.

      Perché la "educazione" dalle mie parti include IL DOVERE di sopportare il disagio implicito nella convivenza. Convivenza da cui non ottieni nessun "do ut des".

      Mi tocca tornare sempre sugli stessi tasti, coso ma tu, da buona fighetta con la puzza sotto il naso, non hai mai dovuto pulire la turca dove hanno cagato cento alpini, non hai mai dovuto dormire nella branda a castello in una stanza con altri dodici magutti bergamaschi, eccetera eccetera.

      Sei il degno figlio dei tempi.

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    6. Primo
      La mia scelta di vivere nel paesello in Appennino non e' stata affatto una fortuna casuale ma il risultato di una scelta, Connor e tale scelta comporto' e comporta dei costi che io ritenni e ritengo minori dei benefici.

      Secondo
      Il dovere della convivenza e' anche quello della normale limitazione delle proprie pulsioni (detta anche educazione). Altrimenti domani, preso dalla mia incontenibile e giusta necessita' di espressione della mia unica e speciale creativita', mi portero' la batteria in treno e mi mettero' a darci dentro. Non c'e' alcuna regola, infatti, che vieti di "suonare" la batteria in treno.
      Questa dei diritti di ognuno di esprimere la propria e unica superiore e meravigliosa unicita', la cafoneria elevata a paradigma, e' una delle cose piu' nefaste che derivano dall'anatagonismo sessantottino.
      A voi, antagonista, questa roba, infatti, non dispiace.

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    7. Scritto di fretta, chiedo scusa per refusi ed errori.
      UUiC

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  3. Magari era una gran gnocca e Rosa Canina si è incupita per invidia.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.