Sono venuto a sapere di persone che hanno impegnato i risparmi per spendere ottocentocinquanta euri per ascoltare la roba del guerrafondaio Obama. Li immagino, coll'aicoso settantunopuntozero, sostenitori dei diritti più tutto per più tutti, fanno i girotondi e passano dal culto del loro tosatore Jobs a quello del loro bombardatore.
Qui, è più evidente che mai la struttura di sfruttamento piramidale ordita e realizzata dai vertici (di fatto dei neo soviet) transnazionali basata sul consenso giulivo di masse di babbeizzati sinistrati e sinistranti.
Il fatto che questo si compia nel contesto della biennale del cibo a Milano (lo stesso dell'organizzare un trattoria sull'anello di sommità del camino di scarico di un torre di raffinazione al petrolchimico di Falconara), la città più artificiale, finta, provinciale, modaiola, inglesana, tecnodevastata e plasticata, non è affatto un caso. Già il cibo innovativo, il tecnocibo...
Sentivo oggi i soliti sproloqui sul diritto (?) al cibo, lo stupirsi scandalizzato sul fatto che in zone (sub)desertiche come il Corno d'Africa ci siano carestie (l'Etiopia è passata da 4 milioni di abitanti del 1900 ai 187.5 previsti per il 2050). Ma come mai ci sono le carestie brutte cattive?
Il degrado ambientale, culturale, diciamo ecologico nel senso più ampio e migliore, dell'ambiente è il miglior metodo di corruzione dei corpi-anime-menti: questi sono solo alcuni dei risultati.
Parole di plastica, città di plastica, gente di plastica, linguaggio di plastica, vestiti di plastica, menti di plastica, cibo di plastica.
No grazie.
1976
8 ore fa

















