venerdì 14 febbraio 2014

Dove si sta bene

Ho lasciato passare qualche giorno prima di iniziare a scrivere. E' un po' come ogni storia, entra se ci sei passato, sei hai qualche vissuto apprezzi e comprendi.
Là dove si sta bene. E male. Oggi è la festa degli innamorati e questo è, sostanzialmente, una storia di amori.
Ale, il primo amore della protagonista l'attrae complementariamente. Egli è radicato nel ben vivere nella propria terra, in un certo senso consapevole e fiero del proprio radicamento "provinciale" lì dove si sta bene, non è stato contaminato dalla coscienza del sapere, dall'inquietudine che essa comporta. Gaia / Stella ha la freschezza, il rigore, l'irresistibile tensione nella comprensione del mondo e di se stessa attraverso l'alterità, l'essere altro, complementare e quindi diverso (Sartre sarebbe un po' più pessimista con il suo L'altro è inferno).
Un cammino iniziatico nei topos della Natura e umani. La socialità, la tensione etica e morale, i conflitti di questa con le contraddizioni e l'irrazionalità del mondo, l'amore e con esso la presa di coscienza dell'ego, le amicizie, la politica sempre più rara e il dilagare dell'antipolitica demagogica.
Ale è per Stella ciò che fu A-Woman per me. L'attrazione irresistibile della semplicità, un tuffarsi nell'acqua limpida e cristallina che attrae e che repelle, perché angusta. Il ruscello della fonte non si pone questioni, è come è, inconsapevolmente semplice, terragno, nello scorrere è limitato, contenuto, per natura, nel proprio alveo prefissato.
Mi è piaciuto lo stile scorrevole; la frammentarietà che si può percepire inizialmente diventa funzionale a immediatezza e al rendere idea della complessità della realtà fatta di molteplici vite parallele e simultanee. La scrittura è scorrevole e i tratti di  (iper)realismo sono interessanti: il vivere non viene censurato da vincoli di una scrittura "per bene" ma rappresentato come è, utilizzando tutti i registri necessari, utili, con risultato tra il pulp e l'esilarante (ad esempio i due sanguigni e boccacceschi  sessantenni in vendemmia) e una efficace rappresentazione delle caratteristiche del vivere provinciale e pure così universale.
Arrivare a "Dove si sta bene" dal blog dell'autrice o in seconda lettura permette di cogliere alcuni giochi riflessivi, ricorsivi, accenni/ritorni al futuro (flashforward ?), una sorta di citazione dei paradossi di Escher in parole.

Tornando in treno dalla Carinzia vidi in Carnia scorci turchesi e bianchi e di acquamarina, là dove si sta bene.
Questo romanzo è anche amore di Gaia Baracetti per la terra natale.

P.S.
In eventuale ristampa consiglierei breve glossario per la traduzione di alcuni termini della lingua furlana in italiano.


Dove si sta bene
Gaia Baracetti
Phasar Edizioni


16 commenti:

  1. Festa nostra dei singoli domani, Fra'

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  2. sbaciuzz di san valentino demonio d'un uomo in cammino ;-)

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  3. Questa festa ti cade a fagiolo, eh, EnJoiaccia? :)

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    1. ;-)
      ti dirò: non sono una tradizionalista, sono allergica ai regali e ai fiori.

      ma come sfamo le farfalle in pancia :-)

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    2. Le farfalle in pancia...
      Uh che bello!
      :)
      A me 'ste feste mi paion 'na minchiata consumistica.
      Cmq si può festeggiare alla grande, lasciando perdere 'sta logica

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    3. abbiamo trovato argomento in comune: miracolo :-)

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    4. No, due.
      Ci sono anche i risotti.

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    5. giusto :-)
      perché..two gust is megl’ che one

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    6. Oh, lo dicevo sempre ad A-Woman (che peraltro fantasticava lo stesso) che ciu is megl che uan! >;)

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    7. eheheh ... e avete fatto bene ;-)

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    8. Alla fine non successe quello.

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  4. La questione del friulano è molto interessante (secondo me). Non sono la persona più adatta a spiegare bene, ma specifico alcune cose perché chiamata in causa :)
    Nel mio libro i termini friulani non sono molti, e alcuni, ahimè, li ho scritti sbagliati... A mia parziale discolpa dico che il friulano non è facile da scrivere. È una lingua più orale che scritta, almeno fino ad ora; inoltre ha numerosi dialetti e varianti interne. Ci sono paesi in cui si usa finire le parole con la e, altri con la a o persino la o. Da quello che ho capito, perché anch'io sto approfondendo la questione, esiste un friulano scritto "standard" che poi ognuno può leggere secondo la propria pronuncia. È anche vero che ho visto testi scritti in tutti i modi.
    A breve dovrei ristampare 'Dove si sta bene' con alcune correzioni; se qualcuno fosse curioso di tradurre i termini può trovare un dizionario 'talian-furlan' e viceversa qui: http://www.arlef.it/gdbtf/htdocs/gdbtf.pl/search
    Scrivendo ho anche riempito i dialoghi di "friulanismi", cioè espressioni e parole mutuate dal friulano e usate in italiano ma che in italiano non esistono. Ce ne sono talmente tante che dei buontemponi le hanno raccolte in un sito: http://www.pengio.com/
    Infine, alcuni termini "strani" che si trovano nel libro sono presi da un gergo udinese chiamato "riccardino", di cui una volta c'era un glossario online e ora purtroppo non più. Quello di via Riccardo è un quartiere popolare di Udine da cui proviene una parlata strana, non un dialetto ma un gergo di cui alcuni termini sono presi dalla lingua di rom e sinti. Una volta, parlando con un ragazzo di Marsiglia, ho scoperto che avevamo alcune parole gergali in comune, a quanto pare derivanti in entrambi i casi dagli "zingari".
    Nel libro c'è anche una parte in triestino, probabilmente a sua volta piena di errori - magari un giorno qualche triestino incazzato me lo farà presente. Mi è stato anche fatto notare, ma questo non è un errore del libro essendo Ale e Stella friulani, che ordinando un cappuccino a Trieste si riceve un caffelatte: http://nsoranzo.altervista.org/tipi_caffe_Trieste.html

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    1. A Trieste se ordini un cappuccino ottieni quello che nelle altre città si chiama macchiato caldo.
      E da triestina emigrata in Friuli sono decisamente qualificata dirlo :)

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    2. Chiedo scusa: è vero, un macchiato. Per avere un cappuccino bisogna chiedere un caffelatte, non viceversa.
      Chiedo scusa anche perché non ho ancora imparato a mettere i link nei commenti.

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  5. x gaiabaracetti:
    Eccoti qui! :)
    Eh, Gaia Stella fa le cose per bene, eh!? Anche i commenti! :)

    o - Dizionario 'talian-furlan' e viceversa, che ad una prima sbirciata il furlan mi ricorda tanto il ladino!
    o - Furlanismi (Pengio);
    o - Lessico triestino (giuliano) inerente il caffè

    Per i collegamenti nei commenti, ti ho scritto.

    x Alahambra:
    Una giuliana in Friuli: come mappare i termini del caffè tra le due parti della regione.
    :)

    Riporto qui la mappa

    Resto d'Italia -> Trieste
    RdI: Caffè espresso TS:Nero
    Rdi: Caffè macchiato TS:Capo (cappuccino)
    RdI: Caffè macchiato in bicchiere anziché nella tazzina TS: Capo in b
    RdI: Cappuccino TS:Caffelatte
    RdI: Caffè decaffeinato TS:Deca
    RdI: Caffè con goccia di schiuma di latte TS:Gociado (abbr. Gocià)

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