venerdì 8 giugno 2018

Infelicità e felicità

_civa non sta bene. Un po' la sua salute cagionevole, un po' che ha troppo tempo libero e non di rado si arrovella in seghe mentali, un po' che vorrebbe da me qualcosa che io non posso darle, un po' l'età che ora che il suo ruolo materno è, in qualche modo, finito, non sa dove rivolgere il proprio senso esistenziale. Noi uomini non abbiamo né il potere e la gioia di dare la vita né abbiamo il vuoto esistenziale che segue, una volta che il ruolo materno giunge a compimento, una volta che i figli hanno intrapreso la loro strada. Ho l'impressione, a volte, che è come se girassero a vuoto. Quando sua figlia, prima del periodo Erasmus, era ancora in casa, era più serena. Ora è diventata più inquieta, percepisco in lei una sorta di vuoto e relativa inquietudine che trapelava anche da _mlero.
Forse sarà anche per questo, come osserva Lorenzo, che le donne vogliono diventare poi le mamme dei loro compagni. Io non le do soddisfazione in questi termini, essendo così fiero e geloso della mia autonomia, non mi serve una che mi stiri, lavi, una che cucisca o lavi, cucini. Io posso avere al più un'amante, non mi serve una colf.
Il suo non ben-essere esistenziale diventa fragilità e io percepisco il suo desiderio, per quanto celato o dissimulato, di appoggiarsi a me. E se c'è una cosa che io considero e sento profondamente antierotica è questo bisogno vischioso, questo aspiratore di energie. Quando seguivo lo zio Hack, una delle sue dritte strategiche fondamentali era "State lontani da partner con problemi, lasciate perdere la coppia quando non avete risolto i vostri problemi!".
Quando non sta bene (e questo è successo i quattro quinti del tempo che abbiamo trascorso insieme) invecchia, diventa brutta e questo mi spaventa, mi allontana.
Ecco, io sono un pessimo crocerossino, il peggiore che esista.

Ma qual'è il senso dello stare insieme, quando i figli sono andati? Quale l'etica, l'ecologia, la Gestaltung della coppia, il senso della convivenza quando il dovere della convivenza per l'allevamento e l'educazione dei figli viene a mancare come vincolo? quando la sessualità assume toni meno intensi, più sfumati?

Leggevo dei suoi sfoghi sulla sua infelicità, ieri sera, seduto in loggetta. C'era il cielo plumbeo, una danza di lampi e tuoni lontani. Io sono così complicato nella mia semplicità. Stanotte è arrivata acqua a catinelle e io ero felice, anche solo per la musica degli scrosci sul tetto. Ero felice, stamani, per il verde lucido e il brillare delle gocce sulle foglie, per il profumo buono di bosco e di terra bagnata, il silenzio,  vedevo il capriolo quasi rosso nel sul mantello estivo brucare nella radura vicina alla quercia grande, oltre i pini neri,  e mi rendevo quanto poco e tanto mi basti per essere felice.

(via rsvn.it)


46 commenti:

  1. Quando ero al museo vedevo alcune coppie, gente che stava insieme da decenni,si muovevano insieme, quasi inconsapevolmente. L'una faceva un passo e l'altro si muoveva verso di lei. Il fatto di essere diversa nel mio vissuto, non mi ha impedito di considerare quanto è bello amare qualcuno così.

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    1. La convergenza al "monoessere fusionale" non mi attira. Ovvero è una cosa non erotica.
      Intwndo che succede tra le persone che hanno.convissuto a lungo e intensamente, succede anche tra madre e lattante obtra padroni e i.loro cani, tra fratelli.
      E' una formacdi amore fraterno, filiale, etc. .
      Preferiscovdue amanti che ridono, si punzecchiano poi si uniscono voluttuosamente, appassionatamente.
      Non è Agapè, non è Eros. C'è un termine che.lo indichi, Sara?

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  2. Ciao Uomo secondo me il ruolo materno o comunque genitoriale non finisce mai finché si é in vita, semplicemente,cambia. Quella che tu noti in _Civa é la "sindrome del nido vuoto"...capita ad alcune persone abituate a convivere stabilmente con i figli fino ad età adulta, e dove magari esiste un rapporto particolarmente stretto, ma essere madri o padri esula da questo.
    Essere coppia è un percorso, é soprattutto una volontà condivisa e consapevole. Alcune persone tuttavia confondono l'altra parte non come "altro da sé" ma come una stampella o un appoggio e questo è certamente un errore, ma ci sono casi in cui una vera coppia si riconosce proprio nel momento in cui l'altro è più fragile.
    Voi non siete una coppia, siete due adulti che si frequentano e tu non desideri coinvolgimenti e impegni morali rispetto al vedervi occasionalmente per condividere momenti piacevoli. Non si tratta di avere un carattere indipendente, semplicemente non sei coinvolto. Forse lei immagina invece che stiate in coppia e per questo sente il bisogno di appoggiarsi a te quando non sta bene. Come dico sempre, a volte è meglio essere chiari subito sui confini di un rapporto onde poi evitare di trovarsi in tali situazioni.

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    1. Essere chiari...
      In un messaggio, l'altro giorno, nel quale si lamentava che io fossi "stronzo" e chissà quando staremo di più insieme.
      Ora, io le ho scritto, detto e replicato in tutti i modi che io non intendo convivere, fare vita di coppia (con parenti amici e conoscenti) etc. e ciò nonostante mi scrive una cosa così?
      Ora io ho due alternative:
      o - o le ripeto di nuovo quanto detto andando avanti (e causandole, in futuro, dolore quando ella si accorgerà che le sue projezioni su di me non sono la realtà)
      o - chiudere ora, anche se non è in un gran periodo.

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  3. Spirito libero scrive cose di grande Buon senso. Concordo con lei.

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    1. Buonasera, Silvia.
      Vedi sopra, risposta a Spirito Libero.

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    2. MA LA VITA NON E' UN'EQUAZIONE, walker!
      tanto meno i rapporti umani!
      Dovresti avere l'età per averlo capito da un pezzo!
      L'EQUAZIONE "Walker sta al mettere le cose in chiaro come donna sta all'accettazione della dura realtà di trombamica piuttosto che di fidanzata" non funzionerà mai!
      perchè la consapevolezza è una delle cose più diffcicili da raggiungere per chiunque.
      specie se si tratta di diventare consapevoli di una realtà che ti crea solo sofferenza.
      sai quanti genitori, piuttosto che ammettere che il figlio è un malato psichiatrico, tanto per stare su cose che conosco, si inventano una realtà che non esiste, ma che non li fa crollare nella disperazione?
      ERGO: taglia, anzi, non avresti dovuto nemmeno iniziare, visto che ci hai già provato altre volte.

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    3. Sto iniziando a riflettere sul tagliare.

      Cosa intendi con "visto che ci hai già provato altre volte". Provato cosa?

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    4. Invece non funziona cosi.
      La Silvia sopra fa il discorso "ingenuo" ma la ripetizione delle cose porta invece a concludere che la situazione si ripete perché le parti in causa LA CERCANO e LA DETERMINANO.

      Non funziona perché non deve funzionare. I genitori col figlio malato di solito non lo fanno ammalare di proposito o non vanno a cercare un ammalato per affiliarselo.

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    5. @walker
      beh, mi sembra di ricordare che hai avuto altre storie-fotocopia di questa, tutte fallite.
      @lorenzo
      non si capisce niente di quel che scrivi

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    6. Cosa intendi per fallite? Finite?

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    7. Dai UCoso, che domanda ridicola.
      Dal tuo punto di vista si potrebbe dire "fallite" perché non riesci a creare un harem di "amiche" che puoi "chiavare per bene" e che vanno e vengono dandoti il meno possibile da lavorare. Ovviamente, visto che ne chiavi una e poi passi all'altra, non sono "fallite" nello scopo primario. Dal punto di vista "donnesco", che continui a fare finta di non capire, "fallite" perché non sei compagno di nessuna di quelle.

      Silvia, si capisce ma ci vuole lo strumento.

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    8. Harem!? Una è pure troppo!
      Se alcune donne le considerano fallimentari, è un problema loro.

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    9. Una PER VOLTA, dai, seguimi. L'ideale sarebbe avere una rubrica di "amiche" artiste, belle, vestite bene, disponibile e, conoscendoti, un po' perverse. Tu quando hai voglia ne chiami UNA, la volta dopo ne chiami UN'ALTRA. L'importante è che siano compagnia piacevole per quel weekend e poi si presentino solo se chiamate, oppure dai, un messaggio ogni tanto, a tempo perso.

      Tutte le donne, caro il mio UCoso, pensano alla relazione come un "rapporto di coppia", non importa cosa tu dica e cosa loro dicano. Tra l'altro, si sa che per le donne una cosa può volere dire quella cosa, il suo opposto e tutti gli stati intermedi.

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    10. Sorrido per le ambiguità intorno al termine harem e a ciò che ne deriverebbe.

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    11. Lo scenario che hai descritto mi alletta molto. Direi... l'ideale! Aahaah

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    12. L'Harem era esattamente la situazione che ho descritto, con l'unica differenza che tutte le donne erano raggruppate in uno stesso posto, per questioni logistiche. Quando il sultano o chi per lui aveva voglia di una, la mandava a chiamare.

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    13. Con la mia esperienza personale e con l'osservazione attenta delle persone che frequento e delle quali ho qualche conoscenza posso notare che:

      1
      La convivenza ha senso fino a quando c'è la prole da allevare: le madri necessitano di aiuto e di sostegno.

      2
      C'è sempre stata una separazione tra maschile e femminile e molte cose gli uomini le facevano con altri maschi e le donne con altre femmine.

      3
      L'organizzazione sociale più diffusa per molti secoli è stato il clan/famiglia patriarcale.
      Ancora, in essa, le donne venivano aiutate anche da altre femmine, oltre che dai mariti, gli uomini facevano cose con altri maschi, lontano e senza le femmine.

      4
      La famiglia nucleare "isolata" è un prodotto del modernismo e... non regge l'etologia di specie.

      5
      La convivenza ha senso di aiuto reciproco nell'anzianità.
      Ma ancora, questa realtà evidente, collide con l'esclusività relazionale (e sessuale anche se questa componente dovrebbe avere meno importanza in tale fase della vita).
      Se ci si riduce a badanti reciproci, questo ha scarsa attinenza o, addirittura, è incompatibile con l'eros, sia pur nelle condizioni di quell'età.

      6
      Maschi e femmine hanno proprio priorità diverse, non di rado scarsamente compatibili o proprio incompatibili.

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    14. UCoso, ti vorrei far notare che non tutti hanno la necessità di pucciare il biscotto al disopra di qualsiasi altra cosa.

      Infatti, vorrei concludere il discorso dicendo che quelli che hanno la necessità estrema di pucciare il biscotto dovrebbero evitare di collocarsi in una qualsiasi relazione e SPERSONALIZZARE il più possibile la faccenda.

      Non è mica un caso che io ti invertivo il ragionamento, nel senso di dire che la copula è un sottoinsieme delle relazioni e che le relazioni "amorose" sono un sottoinsieme delle relazioni "amicali". Qui per semplicità escludiamo dal quadro le relazioni "parentali".

      Maschi e femmine avranno priorità diverse ma siccome abbiamo smesso di raccogliere insetti da terra per metterceli in bocca da lunga pezza, maschi e femmine sono persone che coesistono in un "contesto sociale". Inoltre, bisogna tenere presente che le priorità odierne sono tutte FARLOCCHE come conseguenza del solito Capitan Fantastic e tu, da questo punto di vista, ne sei uno dei massimi esempi a mia conoscenza, insieme a quegli altri fenomeni che ogni tanto vengono qui a raccontare di orge e di postriboli con condimento di zingari e contrabbandieri.

      Che poi, andiamo al sodo, tutto 'sto discorso si fonda sul fatto che tu sei un narcisista, da cui tutti questi racconti di cose che un altro non penserebbe mai di mettere in piazza. Ergo, nel racconto tutto e tutti/e ruotano attorno al protagonista e al suo godimento.

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    15. Semplificando, è solo ovvio che qualsiasi cosa diminuisca il godimento del protagonista è una bestemmia in chiesa. Se una persona fa parte della scena, il suo ruolo deve e può essere solo quello di strumento del godimento.

      E qui torniamo al solito discorso che facciamo ogni volta, perché una persona/donna dovrebbe volere partecipare a questo gioco, se capisse di essere solo uno strumento e di potere esistere solo se, quando e come è funzione del godimento del protagonista.

      La risposta alla domanda può essere solo:
      1. la persona/donna è incredibilmente scema
      2. la persona/donna è masochista
      3. il protagonista non manifesta verso di lei le stesse cose che manifesta qui, ergo costruisce una finzione atta ad indurre percezione di una scena del tutto differente.

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  4. UCoso, io non so perché ma, nonostante questi discorsi tra il professorale e il magniloquente, manifesti una certa incapacità di auto-diagnosi. Oppure, manifesti un sistema di riferimento giusto/sbagliato che ha te stesso come origine. Non saprei dire cosa è peggio.

    Prima ti ho dovuto fare presente che nella semplice amicizia è implicito il dovere di lealtà. E' un concetto che molti non capiscono o fanno finta di non capire e vendono l'idea che "amico" sia uguale a "uno incontrato nell'ascensore".

    Nota che la parola "amico" ha la stessa radice di "amore". Qui potremmo prendere la strada del "vizio greco" e di un certo tipo di "amici" ma al fine di questo post direi di prendere la strada contraria, ovvero che la tua pretesa di usare _Cosa quando ti va di scopare (e nel tuo caso è in senso lato) e ridurre al minimo o azzerare le conseguenze del "amore" è ovviamente assurda, appena esci dalle parentesi del tuo narcisismo.

    Inoltre, guarda che tutti noi abbiamo problemi di ogni sorta. Capita da quando Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso Terrestre e Dio li maledisse dicendo "tu dovrai procurare il pane col sudore della fronte e tu partorirai con dolore" o qualcosa del genere.

    Ti danno fastidio le persone coi problemi? Torniamo alla considerazione che sulla ipotetica e metaforica zattera, tu sei quello da fare fuori immediatamente perché sei pericoloso.

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    1. La domanda delle domande è "perché una donna perfetta dovrebbe trombare con UCoso, alle sue condizioni".

      Temo la risposta.

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    2. Intetessante.
      Avevo scritto un commento ma il furboono/assenza di campo se lo sono manl'giato.

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    3. Uhm, comunque UCoso tu cosa cerchi nelle donne?

      Se cerchi uno svago "sessuale" ti converrebbe rivolgerti alle professioniste che per contratto non ti infastidiscono prima e dopo la prestazione. Ci sono anche quelle che puoi portare in giro, a cena, eccetera ma arrivano e se ne vanno quando decidi tu.

      Viceversa, una donna che frequenti è una persona, non un giocattolo e le persone VERE non sono li sempre in tiro, sempre allegre, sempre in forma, sempre pronte. Anzi, ti dico di più, secondo me le parti interessanti delle persone sono gli spigoli, le zone scure, perché le cose che non costano niente di solito non valgono niente.

      Io fatico ad immaginare il tuo modo di relazionarti, tipo la descrizione che fai per cui tu prepari la casa, prepari la cena, questa viene, si mette comoda, gusta i manicaretti e poi tu la chiavi per bene (più o meno sono parole tue), poi magari si tira il fiato e idealmente questa dovrebbe fare su le carabattole e levarsi di torno fino al prossimo incontro.

      Boh, esiste veramente gente che vive cosi?

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    4. Soprattutto, non come evento eccezionale ma come prassi consolidata sul medio/lungo termine.

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    5. Trombamica non è preciso perché non ho yempo per altre donne.
      Forse amante?!
      Ma né io né ella abbiamo un altro partner.

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    6. E' da tempo che penso all'eros con una professionista.
      La mia parte narcisistica punta i piedi: perché pagare una per chiavarla bene?
      Ahah
      :)

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    7. La paghi perché non ti infastidisca coi sui difetti e problemi come fanno le donne che, a torto, i considerano tue "compagne". Ho letto da qualche parte l'aforisma che le professioniste si pagano non tanto per la prestazione ma perché si levino di torno dopo.

      La tua parte narcisista non ha problemi fintanto che trovi una che sta al tuo gioco e sopratutto non legge questo blog, ergo non sa le cose che tu non gli dici e in questo siamo agli antipodi.

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    8. Quando Hugh Grant quando fu scoperto con una prostituta, gli chiesero perché, visto che sotto casa aveva file di donne idolatranti (fan).
      Rispose che con quelle c'è troppo tempo da perdere.

      Guarda che, magari con qualche ammorbidimento, ciò che scrivo qui lo dico anche a lei. A _civa ho già detto che mi alletta l'idea di provare il sesso con una professionista, così come le dico che sto bene da solo, che non ho tempo da dedicare a lei perché non ne ho neppure per me e tutto quello che scrivo anche qui.

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    9. Dai, UCoso, se mi conosci un minimo sai che l'ultima cosa che devi fare è cercare di "condirmi" con questi giretti tipo lo "ammorbidimento".

      Cambio discorso, bisognerebbe approfondire il concetto del "tempo".

      Nell'esempio che hai fatto di Grant c'è ovviamente un nonsenso dato che il soggetto di tempo ne ha a strafottere. Il significato dell'aforisma è diverso, non è questione di non avere tempo ma di non avere voglia. Ovvero "con quelle ci vuole più impegno/lavoro/fatica".

      E torniamo a bomba, al netto del mio sospetto che Grant trovasse magari interessante la situazione equivoca/pericolosa o che cercasse qualcosa che non vuoi fare sapere al mondo, il punto è che se paghi una professionista è perché non vuoi avere UNA RELAZIONE con una donna.

      A quel punto anche un secondo speso nella relazione è tempo buttato.

      Che poi questi miei commenti sono a loro volta privi di senso perché se ti dico cose che dovresti derivare da solo e se non lo fai c'è qualcosa che non funziona a monte. Come la faccenda della demografia DEGLI ALTRI, dei consumi DEGLI ALTRI e cosi via.

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    10. Non devo né voglio indorare la pillola a te (per quale motivo?). Non c'è alcun giochetto e non saprei neppure quale potrebbe essere il gusto di tali giochetti.

      Spetta, 'sta cosa di uomini e donne che si vogliono limitare a momenti piacevoli è piuttosto frequente.
      Quasi tutti gli amanti fanno esattamente questo: lasciano la quotidianità a casa e con il/la amante passano momenti piacevoli.
      Non mi pare che siano quattro o cinque, in Italia...

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    11. No, tu fai confusione.
      Il termine "amante" si riferisce di solito ad una persona coniugata che intrattiene una o più relazione extra-coniugali.
      Non si riferisce a uno che nella maturità o nella vecchiaia vuole organizzare le famose "cene eleganti".

      Hai ragione, sei in buona e numerosa compagnia ma questo non cambia niente rispetto a tutte le cose che ho scritto, in particolare, sottolineo che tu fingi di intrattenere una relazione che in realtà non vuoi, poi ti lamenti delle conseguenze.

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    12. E dai poi potresti smetterla con questa storia che tu dici pane al pane e vino al vino ma le donne che frequenti non capiscono. O frequenti donne veramente sceme oppure non è cosi chiaro quello che intendi dire, io sospetto la seconda e sospetto anche che non sia per caso.

      Anche perché non diciamo niente di nuovo ne di insolito. Appunto.

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    13. > Ti danno fastidio le persone coi problemi?

      Mi danno fastidio quando si appoggiano a me per risolverli e questo NON è saltuario ma tende non dico al sistematico ma al frequente.

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    14. E' una cosa con cui devi fare i conti. Lo so che fa ridere considerati tutti i discorsi sulla "parità di genere" e le donne che vengono arruolate negli incursori ma di fatto tutte loro vogliono che tu prenda le redini.

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  5. Lascio intenzionalmente perdere la questione "coppia" per soffermarmi sul "felici con poco" -- per potersi sentire felici con poco occorre sapere di essere poca cosa. Chi si vede come "un grande" non potrà mai essere stabilmente soddisfatto di sè, ovvero felice.

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    1. Anche la "felicità" è una delle puttanate anni '70 con cui è condizionata la gente.

      L'essere umano DEVE essere sempre insoddisfatto della sua condizione perché è l'unica molla che ti spinge a inventare qualcosa di diverso, di nuovo. Non fosse cosi, saremmo ancora in giro nudi a raccogliere insetti da terra per metterceli in bocca, come gli altri primati.

      La insoddisfazione dipende da due cose, dalla consapevolezza e dalla capacità di immaginare.

      Ne consegue che la "felicità" richiede di essere inconsapevoli e di non immaginare. Infatti storicamente furono inventate due "scuole di pensiero", quella dell'ascetismo, che nega ogni valore all'esistenza materiale e il suo contrario, quella dell'epicureismo che da valore solo alla percezione sensoriale (v. godimento).

      Riassumo, per potersi sentire felici bisogna essere o pazzi o scemi.

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    2. Questo è il tuo punto di vista. Per te funziona? Bene. In genere, però, va a finire che chi è insoddisfatto si dà un gran da fare per rovinare la vita agli altri...

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    3. > L'essere umano DEVE essere sempre insoddisfatto della sua condizione

      Anche questo è estremo: non puoi esssere sempre insoddisfatto, a meno di essere masochista e provare piacere dal proprio mal-essereesistenziale.
      D'altra parte è vero che la molla evolutiva è il bisogno, la necessità e l'insoddisfazione.
      Diciamo che una vita sana, ritengo debba avere alternanze, periodi di soddisfazione, neutri e di insoddisfazione. Altrimenti diventa una condanna, quella di Sisifo.

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    4. Mi fate ridere.

      Non solo puoi essere sempre insoddisfatto ma se esiste il motto "l'uomo è cacciatore" significa che l'uomo va in giro come il cane ad annusare d'appertutto per cercare cose nuove, che non ha. La "erba del vicino è sempre più verde", eccetera eccetera.

      Altrimenti il detto sarebbe "l'uomo è una quercia", cioè una entità che basta a se stessa, sta li e protende i rami verso la luce, ogni tanto fa cadere giù i figli che rotolino via e fa passare le stagioni.

      Bisogna che ci capiamo. Qui fate confusione tra i diversi livelli dell'esistenza. Quando fate una bella cacata sulla tazza vi sentite soddisfatti. Abbe, allora la "felicità" esiste.

      La vita, caro UCoso, è chiaramente una specie di condanna, infatti, come ho detto, l'umanità si è dannata l'anima per trovare cure palliative al dolore causato dall'esistenza, più specificamente dalla consapevolezza (di esistere isolati, di decadere, di dovere morire) e dalla capacità di immaginare (domani, un anno, cento anni, l'infinito).

      Che poi, UCoso, secondo te questi tuoi post dove ci fai il racconto della tua vita sentimentale, cosa sono se non una penitenza? Dici l'alternanza, pensa di sentire una macchina che fa un rumore continuo "pim pum - pim pum", si, certo, si alterna, capirai che goduria, dato che non smette mai di fare pim-pum", sempre uguale.

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    5. Ah, prego fare attenzione al concetto di "cura palliativa".

      Prendiamo il caso del Cristianesimo. Consiste in due parti, la prima ti da delle istruzioni per lenire il dolore dell'esistenza, che si riassumono nell'amare il prossimo come se stessi. La seconda ti dice che siccome la prima non risolve il problema, lo mitiga soltanto, dopo morti si va nel Regno dei Cieli dove l'esistenza verrà trasfigurata e ci sarà solo il Bene (che comprende il benessere).

      Vi serve un elenco delle dottrine filosofiche e delle religioni che hanno avuto come ragione d'essere o come argomento primario esattamente la stessa cosa?

      Quindi qui affermo come ho scritto da Lupolibero tempo fa che non ha senso fare le cose che ci fanno godere, è un infantilismo, ha senso invece fare le cose GIUSTE, che possono farci godere o il contrario ma almeno non si esauriscono in noi.

      Questa è la ragione per cui è necessaria la "morale", che non ha il senso volgare che gli da UCoso di solito ma significa "la misura delle cose/azioni", ovvero l'assunto che le azioni devono avere uno scopo fuori da noi, che va oltre noi.

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    6. Lorenzo: "Mi fate ridere."

      Vedi che cedi alla spensierata gaiezza, che sei un edonista?

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    7. No è il riso amaro di chi assiste al collasso di una civiltà. Sai quando invece di armare le legioni la gente si sdraia componendo versi sulla "felicità"? Sai quando i vecchi si tingono i capelli? Quando gli uomini si depilano? Quando le bambine si vestono da zoccola e le zoccole da bambina? Ecco, quella roba li.

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    8. Loracolo, di gente sdraiata ne vedo invero ben poca. In effetti è tutto un correre di qua e di là, sia quando obbligati da circostanze create ad arte (chi corre non ha tempo per pensare), sia nei rari momenti di "libertà", obbligati dall'industria di quello svago coatto che è una bella fonte di affari d'oro per chi lo implementa.

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    9. Oh signore che fatica. Chi corre non ha tempo di pensare? Funziona al contrario, corrono perché non sono capaci di pensare e molti corrono per non dovere pensare, cosa che li metterebbe davanti al primo caso, che corrono perché non sono capaci di pensare.

      Torniamo a bomba sia all'argomento di questo post, ovvero il concetto creato ad arte negli anni '70 della "felicità", che fa parte del corredo dell'eterno fanciullo e dell'altro post, quello dove persone che dovrebbero essere adulte mi ripetono a macchinetta le stronzate "new age" pseudo-ecologiche sulle "buone pratiche" dell'essere "sostenibili" mangiando la propria merda.

      Ah, ti farei presente che l'oracolo forniva enigmi come risposta alla richiesta di profezia.

      A me non sembra ne di essere enigmatico ne di profetizzare, perché al contrario sostengo che dopo cinquant'anni di queste cavolate martellate mattina e sera, ormai siamo molto oltre il punto di non ritorno.

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Rumore, robaccia fuori posto, pettegolame, petulanze, fesserie continuate e ciarpame vario trollico saranno cancellati a seconda di come gira all'orsone.