lunedì 23 luglio 2018

Amica e nemica

Eravamo seduti, su quelle sedie di plastica, su tavoli di plastica, all'aperto, sotto un tendone di plastica, in quella trattoria lungo la strada, dove i centauri e i camionisti si fermano per un pasto. Lo schermo a settecento pollici irradiava rumori e immagini di motori, quando siamo andati lo odiavo, mi aveva fatto 'na capa così. Le mani sapienti, in cucina, preparavano cibo fine e squisito che era un diamante in mezzo a tutta quella roba non so se dire banale, ordinaria, o mediocre.
La mia vita è cambiata, diceva _aceri. Ti ascoltavo, amico mio. Eri un bell'uomo, di successo, cultura, arte, sport e poi il destino è stato inclemente con te. Ti rimane il braccio sinistro a penzoloni, morto e tutto ciò ti ha cambiato la vita. Era il nostro corso primi passi e là, sette anni fa, ci incontrammo.
Cosa posso dirti, amico mio? Non ho parole, solo silenzi impotenti, posso solo venirti a trovare, ogni tanto e passare qualche ora con te. Sei rimasto un anfitrione brillante in un corpo martirtizzato che non ballera, forse più, il nostro amato tango.

Stasera, nella mia solitudine creativa, che mi tiene vivo, vivace, famelico di vita, ecco, sono tornato a casa, un riposo ché non so per quale ragione era stato così faticoso oggi, non avevo energia. Un sonno di pietra e poi di nuovo sul motore rombante. Verso quella milonga, di Giuseppina, a trovare me stesso, il tango, qualche ballerina con cui creare le nostre estetiche inutili, armonia, intesa, e poi ci ridiamo sopra che ormai sembriamo due che ballano il tango davvero.

Le finestre sono aperte ora, è fresco, i lampi di temporali a nord-est, silenzio. Amo questa valle quando torna nella sua dimensione primigenia, senza il rumore delle auto. C'è silenzio e il meditare su questa vita, amica e nemica, soave e asperrima.


13 commenti:

  1. Mediti sulla vita perché non sei mosca che si alza in volo da una merda solo per finire appiccicata in una tela di ragno, poi arriva il ragno e se la mangia.

    Lo so che questo tasto è inconcepibile nel tuo mondo edonistico ma l'unico scopo/senso che riesco a vedere nel vivere è una corsa ad ostacoli, corri saltando gli ostacoli e passi il testimone ai figli/discendenti prima di stramazzare. Il resto è appunto correre e ostacoli e stramazzare prima o dopo.

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    1. Lorenzo
      Il mio mondo è anche edonistico, non solo edonistico.
      Nel senso che ci sono il dovere, l'obbligo di guadagnarsi di che vivere, il mandato spirituale di lasciare un mondo anche solo un poco migliorato di quanto si è trovato, di quanto io trovai e trovo.
      Alla fine di questo, ricorrentemente, c'è il sabato del villaggio e il dì di festa, la domenica, con il riposo, il cibo buono e speciale, i balli, le preghiere, i pellegrinaggi (per me lo sono il camminare nella natura).
      Vorrei che tu avessi una visione meno cupa del mondo. Ma c'è e io la osservo, ad esempio, quando riporti con dovizia e belle immagini, i tuoi giri tra i monti.
      Quelli sono un piacere, per te, che condividi, direi.

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    2. Ci sarebbe da scrivere venti tomi alti una spanna su questi argomenti, tra l'altro cose già dette e ridette, meglio, da altri prima di noi.

      Riassumiamo: storicamente ci sono due approcci opposti alla questione del senso della vita.

      Uno è l'approccio del "godimento" e in poche parole si traduce nel dire che siccome la vita è una corsa ad ostacoli che finisce con lo stramazzare a terra, l'unica cosa sensata che puoi fare è ignorare qualsiasi cosa che non sia lo stimolo dei sensi. Non solo quello sessuale, qualsiasi stimolo dei sensi, come bere, mangiare, ascoltare dei suoni, toccare delle cose. Più ti riduci al mero "sentire", meno tempo/energie perdi inutilmente.

      L'altro approccio è quello del distacco dai sensi, dall'universo materiale. La logica è che più godi e più vuoi godere, non ti basta mai, questo provoca insoddisfazione, che si aggiunge alla sopracitata difficoltà degli ostacoli e alla percezione della mortalità. Viceversa, eliminando il più possibile il "desiderio di godere", vai verso la assenza del dolore, la liberazione completa.

      Il primo approccio si presenta in tante forme storiche, per tornare al tuo mondo farlocco, il citato guru del "tantrismo" psichedelico/anticonformista/liberatorio degli Anni Settanta. Il secondo, sempre per restare in tema, è il nocciolo del Buddismo.

      Ora, tornando a noi.
      Io non vado in montagna per piacere, ci vado per cercare il Graal, per una mia piccola ordalia, il Giudizio di Dio. Infatti non mi piace che la montagna sia "attutita" e "facilitata" da strade e funivie e alberghi cosi la gente ci va a "godere" e ovviamente non gli basta mai, da cui gamberoni e piscine sui ghiacciai.

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    3. A proposito della "visione cupa". Non è tanto la "cupezza", quanto la mediocrità. E' tutto una pasta scotta, una cocacola calda e sgasata. La cosa che mi opprime non è che siamo tutti pasta scotta, è che nessuno prova a essere qualcos'altro e molti anzi si sforzano di scuocerla il più possibile.

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    4. > più vuoi godere, non ti basta mai,

      Sacrisante parole.
      Qui ho sempre sostenuto che un edobista intelligente, se vuole apprezzare al massimo i piaceri della vita e continuare a farlo, DEVE darsi l'autodisciplina "del contrasto" e RINUNCIARE SISTEMATICAMENTE ad essi.
      Traduzione: due fette di pane raffermo e una crosta di formaggio diventano una squisitezza quando non hai mangiato da un giorno o più.
      Figurati dei piatti squisiti.

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    5. Sacrosante parole.
      La tastiera virtuale del furbofono...
      Ora che hanno tolto il distorsore meglio ma comunque scarsa.
      Scusate ma sto poltrendo un poco a letto, non ho voglia di smanettare dal PC.
      Anzi ora mi alzo che tra meno di due ore si parte per torrenti lassù nei boschi.
      Buona domenica.

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    6. Peccato che non esista un edonista intelligente.

      Per definizione, non è una mia considerazione. L'edonismo è il soddisfacimento immediato, non-mediato, delle voglie/pulsioni, come fanno gli infanti.

      Qualsiasi ostacolo si frapponga tra l'edonista e il godimento è nemico e ingiustizia, non è e non può essere "ragione".

      Le dottrine epicuree sostengono che per abolire il dolore del vivere bisogna SMETTERE DI PENSARE e diventare pura dualità "voglia-godimento", con un cortocircuito sensoriale che "bypassi" la consapevolezza.

      Le dottrine speculari, opposte, sostengono che bisogna invece astrarre completamente la consapevolezza dai sensi. Spegnere, scollegare, sopprimere del tutto le voglie e il conseguente godimento. In questo modo ci si sposta dalla sfera "materiale" a quella "spirituale", ottenendo la "calma assoluta", la antica "atarassia".

      Le due obiezioni sono ovvie, in entrambi i casi si deve rinunciare all'umanità. Nel primo caso diventi una oloturia con una bocca, un tubo e uno sfintere anale, niente altro, nel secondo caso cessi semplicemente di esistere.

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    7. Mi sa che devo chiarire. Non significa che un "edonista" non possa essere intelligente ma che non può esserlo quando è edonista. O è una cosa o l'altra. Un esempio vicino è l'incongruenza ucosica.

      Quando UCoso vuole godere, deve uccidere l'UCoso consapevole, l'UCoso pensante. Viceversa, se UCoso pensa, non può godere.

      L'incongruenza ucosica è un po' come l'antico "semel in anno licet insanire", applicato a gente meno rigorosa e con più mezzi degli antichi. Diventa "saepe licet insanire", cioè spesso è lecito comportarsi come un pazzo.

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    8. > L'edonismo è il soddisfacimento immediato, non-mediato, delle voglie/pulsioni, come fanno gli infanti.

      [...]

      > diventare pura dualità "voglia-godimento", con un cortocircuito sensoriale

      Lorenzo, a volte è necessario tornare a remare e a condurre la barca, solo il faro della teoria non porta da nessuna parte.
      Prova a fare questo esperimento.
      Io non so quale sia uno dei tuoi piatti preferiti: supponiamo un buon ossobuco cucinato come Dio comanda, con eccellenti gremolada e risotto alla milanese.
      Ora applica al limite, all'eccesso, il soddisfacimento immediato, continuo, ripetuto, eccessivo, mangia 'sto piatto per dieci giorni, appena hai un minimo segno di interesse per il cibo (non dico appettito, molto meno).
      Più volte al giorno, solo il tuo piatto preferito, sempre, comunque, tanto.
      Tra undici giorni ti prometto che ti inviterò a casa mia e te lo preparerò che me la cavo bene.
      Cosa ne dici?

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    9. UCoso osserva la realtà e pensa: per tornare a goderti il cibo devi sospenderne l'assunzione, digiunare, per un certo tempo, e più l'appetito al quale arriverai sarà robusto e più sarà buono, squisito, godevole, il prossimo pasto.

      Sarà incongruente, sarà paradossale ma funziona proprio così.

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    10. UCoso, perché io ti prenda sul serio e non abbia il riflesso di assimilarti ad un bambino bisogna che prima tu pensi a quello che scrivi.

      I "piatti preferiti" hanno due caratteristiche intrinseche nel concetto di "preferito": sono piatti che mangi saltuariamente e di solito sono piatti non pensati per il pasto quotidiano ma per una occasione speciale. Se tu mangi spesso un certo piatto, per definizione non è "preferenza", è "abitudine", "consuetudine".

      La tua ipotesi è abbastanza assurda perché noi siamo programmati apposta per variare quanto possiamo la dieta attingendo da risorse eterogenee, il concetto del cosiddetto "onnivoro". La cosa è cosi ovvia che anche i cani, col tempo, sono diventati quasi "onnivori" per potere mangiare i nostri avanzi. Nessuno, a meno che sia pazzo o inglese, mangia la stessa cosa colazione, pranzo e cena.

      Te mi sai che sei l'ultima persona o una delle ultime, con cui affrontare il concetto dello "eccesso", perché ti manca l'idea che lo "eccesso" esiste solo se esiste un limite, di cui è funzione. Alcuni hanno cercato di aggirare il problema affermando che se tu inventi di volta in volta il limite, nello stesso momento inventi anche l'eccesso. Ovviamente falso perché nessun uomo si educa da solo, quindi anche gli "anti-convenzionali" esistono perché esiste la convenzione, sono funzione di questa. E' la ragione per cui lo "ultra uomo" è un concetto fallato e aggiungerei un po' infantile nell'evidente "ribellismo" fondante.

      Per godere il cibo non devi digiunare, come ho detto sopra, devi avere una dieta (di solito povera) che comprende certi alimenti facilmente disponibili a rotazione e alcuni alimenti che sono eventi eccezionali, rari. E' la tradizione dei pranzi e cene festivi.

      Sarai incongruente E non sai come funziona perché a quanto pare non sai pensare.

      Infatti il concetto del "godimento" NON L'HAI CAPITO e non l'hai capito perché non te l'hanno mai spiegato. Io non mi invento le cose, me le hanno insegnate a scuola.

      Ripeto, il "godimento" significa soddisfare immediatamente le pulsioni, per esempio ho fame -> mangio. Non significa che mangio l'osso buco. Quello implica tutta la fase di preparazione che sposta e concentra il "godimento" al punto in cui mangi l'osso buco, non nella immediatezza della fame.
      Proprio la fase della preparazione, cercare gli ingredienti, trasformarli ed assemblarli in una certa sequenza, è quello che la dottrina dei "sensi" ti vieta di fare, perché è una costruzione mentale che necessariamente ti porta alla frustrazione e al dolore dell'esistere.
      Invece se tu "fame -> mangio" come un protozoo, applicato a qualsiasi funzione corporea, biologica, "freddo -> mi copro", "caldo -> mi scopro", "sono pieno -> caco", "tetteculo -> aziono il belino", eccetera, non pensi, la tua consapevolezza si sposta dal cogito cartesiano "penso quindi esisto" al "dormo, bevo, mangio e caco, quindi esisto" e in questo stato raggiungi lo stesso "nirvana" l'illuminazione che si propone la via diametralmente opposta.

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    11. Guarda che capisco benissimo da dove vengono tutte le cose che scrivi, che anche tu non le inventi. E' che quello che tu credi "normale, naturale" non lo è affatto.

      Non dico che è sbagliato perché, come ho detto, ogni uomo è tale perché è consapevole. La consapevolezza implica dolore. Alla fine sfuggire al dolore implica rinunciare in qualche modo all'esistenza di uomo.

      Presumo che decidere se annullarsi in un protozoo o in un monolite sia questione di carattere, di propensione, di personalità, come ti pare.

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    12. Te sei quello che nega l'equivalenza tango=fica e poi un secondo dopo scrive che va al tango e gli tira il bigolo. Ah no scusa, gli vengono le farfalle nello stomaco perché gli piace una come persona. Ahaha.

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