mercoledì 28 novembre 2007

Cultura del dolore

Sabato sera parlavo con una cara amica coreografa delle tendenze nella danza (contemporanea) e nel teatro danza e pure nel teatro non danza.  C'è un'uniforme e quasi ossessiva rappresentazione del dolore. Alla fine satura anche le persone più aperte e ricettive.
Che barba che noja.
Ci sarebbe da discutere se la fissazione sulla rappresentazione dolore sia una conseguenza del nostro vivere o ne sia, invece, come ritengo, LA causa.
La rassegna Cuor di Turchia pare molto interessante. Lo spettacolo di ieri, Glassmen, è stato eccellente. Virtuosimo tecnico, risorse minime che hanno esaltato la creatività. Per me c'è un criterio molto semplice nel discriminare l'arte da ciò che non lo è: espressione, efficacia evocativa. Ieri i corpi e i loro movimenti hanno emozionato
A-Woman si è lustrata gli occhi coi due danzatori. Pure la folta rappresentanza di pubblico gaio.
Per una volta la vita, non il dolore.

Glassmen

4 commenti:

  1. Scusa, non mi è chiaro. Lo spettacolo rappresentava il dolore, o no? :-/

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  2. BaroneAgamennone28 novembre 2007 19:13

    io ho capito solo che a woman si è lustrata gli occhi...:)

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  3. Francesco07196628 novembre 2007 22:07

    la vita. sempre

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  4. UnUomoInCammino30 novembre 2007 11:51

    x DatieFatti:

    No, questa volta lo spettacolo non era sul dolore. C'erano metafore per varie cose, anche incomunicazione, problemi di coppia (seppure in metafora omosessuale), ma anche della spassosa autoironia.



    x BaroneAgamennone:

    A-Woman si è lustrata gli occhi. I due danzatori erano proprio belli. E' il tipo di fisico ideale, direi, per un maschio. A-Woman ha apprezzato specie il danzatore coreografo ovvero Ilyas Odman



    x Francesco071966:

    Oggi slogan? :)

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