giovedì 11 febbraio 2016

La vichinga

Al ritorno dalla lezione di tango, lunedì sera, avevo tanta fame che mi sono sbaffato un rinoceronte farcito con un cinghiale. Ho finito alle ore zero_e_trenta. Beh, non va mica bene andare a letto così. Il fatto che il pantagruelico spuntino sia stato vegetariano non ha influito sugli effetti collaterali. Insomma, il giorno dopo è stata come se mi fosse passato sopra un rullo, tutto il giorno con una sorte di pessima stanchezza mentale. Mangione di notte, coglione di giorno. Così la sera ero talmente stanco che... dopo la palestra di cointegro (che mi ha fatto rinascere) sono andato a letto, no milonga, troppo stanco. Il bipede mi aveva chiamato dicendomi che ieri sarebbe andato via con la madre, ci vedremo stasera. Insomma, ieri sera ho recuperato e sono andato in un'altra milonga.
C'era musica dal vivo, con un quartetto. Alla fine ho mirato la violinista. E abbiamo ballato bene. O, come avrebbe detto _sketti, nelle sue metafore allusive, l'ho ballata.
Ecco, nonostante fosse bionda (dalla Norvegia), devo dire che me la sarei trombata in cinquantatre modi. Esistono ancora delle femmine che mi accendono. Io sono sensibile alla fascinazione dell'arte. E ballava pure bene, la vichinga. Sentivo la sua energia, il suo corpo tonico, direi sportivo, la nostra intesa. Violinista, danzatrice, alta, tonica, carina: miscela incendiaria!
Manca una dettaglio che è anche chiave di volta di un'altra considerazione. Un'altra volta che son di fretta.


martedì 9 febbraio 2016

Quaranta!

Amo le milonga pomeridiane, permettono di vivere il tango in orari decenti e di non stravolgere i ritmi. Insomma, complice anche il merdoso tempo arido, caldo, nuvoloso, stitico di due gocce di pioggia me ne sono andato a quella milonga sciccosa elegantosa e pure 'na macchina fabbrica soldi (quando la dimensione affaristica è così rilevante, ingombrante le cose se non peggiorano decisamente non sono certo eccellenti ma è altro discorso).
C'era un tema, ovvero quello degli anni Quaranta (quella decade del secolo scorso viene considerata la decade d'oro del tango) e l'invito di aderire a quel codice stilistico.
Beh, diciamo che pure io mi sono tirato in tema (nonostante le temperature da bagno turco, come al solito) con pantaloni neri in fresco di lana gessati proprio quelli tangheri della più classica delle iconografie e camicia nera, insomma, mi hanno pure fatto i complimenti una dell'organizzazione ma io tendo a variare e una semplice t'-shirt sarebbe stata assai più consona alle temperature persanpancrazio!
Devo dire che ho osservato con meraviglia, stupore e ammirazione: molte donne si sono proprio immedesimate negli anni Quaranta ed erano bellissime, con vestiti, accessori, trucco e acconciature meravigliose, in tema. E alcune di loro, come _ara di Ravenna, oltretutto, con una grazie, un'arte, la sesta, nel corpo A che meraviglia! Sembrava, a tratti, proprio di essere negli anni Quaranta, in quel salone liberty.
Per caso sono capitato nel filmato sotto: quelli sono gli anni Venti e Trenta, sempre ruggenti nel tango, Montevideo e BuenosAires avevano più telefoni di Parigi, l'Argentina sembrava il nuovo Eldorado (si consideri, a confronto, che Redivivo è una storia degli anni Venti).
Comunque:
  1. Nel tango sappiate che è un tabù ballare Carlos Gardel.
  2. Il tango nel cinema è, quasi sempre, scadente e/o orribile o stravolto per renderlo baroccamente scenografico (escenarioso in gergo).
  3. Le donne ballano senza calze perché esse riducono l'attrito tra piede e sandali, rendendolo difficoltoso (a meno che non si tratti di livello elementare).
Nel cinema ci sono molti trucchi per sostituire, ad esempio, gli attori con suonatori veri con inquadrature e primi piani specifici. Nel tango non è possibile: ecco che in qualche modo gli attori lo devono ballare e, data la difficoltà - immaginatevi, come parallelo, che gli stessi attori inizino a strimpellare un piano - con risultati sconcertanti: il fatto che gli attori siano molto famosi, non cambia i risultati.
Il brano (da Un Matrimonio all'Inglese, nota) a corredo di questa pagina è ancora decente. Basta però cambiare contesto e il tango diventa una esagerazione, diventa il "tango" standard cubistico-meccanico (confrontare, prego, con questo splendido cortometraggio).
La connessione intima, la fluidità, gli aspetti fini e incredibilmente energici ed energetici del tango (non servono aggettivi come argentino, c'è il tango e poi altre robe), la fluidità, morbidezza e gli incredibili spazi di creatività, interpretazione sono poco appariscenti.
Beh, ci sono i martelli pneumatici e poi le sonate di Chopin, anche se il mondo è bello perché vario non sono esattamente la stessa cosa. Comunque c'era (anche) una grande bellezza anni Quaranta, domenica. Ah che meraviglia!

lunedì 8 febbraio 2016

Redivivo

  • Ci avete rubato tutto.
    Capo pellerossa

Iñarritu si occupa di una storia drammatica e splendida. La narrazione è asciutta e attenta, osservazione della realtà, storica e sempre contemporanea, un omaggio alla Nazione pellerossa, al suo rapporto sacro reale (non certo edulcorato, waltdisneyzzato) con la Madre (asperrima e soave, madre di vita e madre di morte).
Ambientazione in luoghi di bellezza, ampiezza, integrità straordinarie.
Se Into the Wild ha una connotazione di fuga, di tensione ascetica, nel finale quasi francescana, Redivivo rimane fedele alla realtà (dio è uno scoiattolo nel cespuglio, da sbaffare per sopravvivere). La tinteggiatura degli europei, francesi e britannici, con uno strato finissimo di discutibile  morale (monoteistica nella citazione delle rovine surrealiste  di una chiesa e di qualche accenno di preghiera in momenti drammatici) evapora come fiato nel freddo, rispetto a brutalità, rozzezza e corruzione dell'agire e, non di rado, di lotta per la sopravvivenza.  Il protagonista si integra nella cultura Pawnee e ne viene redento, con un nitore che supera ogni difficoltà, fino alla ecologica, etica e - si trascende l'eterno conflitto - morale eliminazione, soppressione del peggio invasore.

Le comunità umane, quando sottoposte a stravolgimenti (migratori) qualitativi e quantitativi del genere perdono, per dirla alla Renaud Camus, la in-nocenza. Il nuocere quotidiano diviene via via più grave, frammenta ulteriormente e rafforza il processo di perdita di fiducia e disgregazione.
Personalmente mi trovo combattuto: da una parte la selezione competitiva tra culture (così ben affrontata da Jared Diamond in "Armi, acciaio e malattie") e riconoscerne l'aspetto scientifico, oggettivo, storico. Dall'altra osservare che questa evoluzione è spesso una involuzione. Le culture native in America erano assai meno tecnologiche e assai più fini, olistiche, sostenibili ed etiche, sostanzialmente, per i miei canoni, superiori. Filtro passamerda anche nella competizione tra culture?

Poi: esiste una "giustizia" tra popoli? Osservo la Grande Catastrofe per dirla alla palestinese ma osservo, contro utopia di "giustizia" e morale, la superiorità degli ebrei ai quali sono assai vicino come cultura e così non posso non osservare questa mia frattura interna tra istinto, simpatie o antipatie e morale. La giustizia è nel mondo della morale, assai meno in quello dell'etica.
Ora siamo noi, europei, cavie e protagonisti. Masosadismo autoantagonista come segno di demenza degenerativa primaria dei sistemi umani complessi (detti "culture")? siamo cotti, bolliti? come osserva Michel Onfray?  Oggetto e soggetto di ciò che Renaud Camus indica con Grande Sostituzione.
Nel 2048 ci sarà qualche regista che narrerà il soccombere della koinè europea?



venerdì 5 febbraio 2016

Numeri grossi pesanti



Tra qualche ora sarò dal dentista. Dovrebbe essere l'ultima seduta di un lavoro implantologico iniziato con quel patatrac. Guardo le fatture e quei numeri grossi, pesanti. Non è finita, visto che ora c'è una capsula da rifare.
Beh, in questi due anni e mezzo, oltre alle spese fondamentali e al "capriccio" del tango, direi che ho lavorato solo per lui.
Da una parte sono soldi investiti in quanto di più importante, la salute. Dall'altra tutto ha soccombuto a questa tirannia, ad iniziare da viaggi e vacanze, per finire con alcune spese per la casa, anche lezioni e laboratori per la mia passione; lo so che sono capricci ma nella vita ci sono anche quelli. Ha soccombuto non poco anche il mio già non obeso conto personale.
Non so se esclamare Accidenti! o Fortunatamente!.

mercoledì 3 febbraio 2016

Mumble mumble - 7


Sul normalofono appare il numero di casa di sua madre. Passate le venti da qualche minuto, passato un quarto d'ora sarei dovuto partire per andare a prendere UnRagazzo alla (fine della) partita di calcio; avrebbe finito solo pochi minuti prima, impossibile prendere il treno verso casa mia. Premo il tasto verde.

Ueila spapuz
Ciao, […] Come mai da casa?
C'era pioggia alla fine del primo tempo hanno sospeso l'incontro.
Ho capito. […] Allora [manca quasi mezz'ora, c'è tempo per tutto] prendi un ombrello e vieni su in treno.
maa miii moo muu
Che problema c'è? Io intanto preparo cena. Dai!
No [...] O mi vieni a prendere in auto oppure non vengo.
Allora stai lì.
Clic

Ho chiuso furioso la conversazione. Di nuovo il problema. C'è un po' di pioggia (poi pure diminuita, a lungo quasi a zero) ma non può prendere un ombrello eccetera.
Comunque la frittata è fatta.
O io scelgo la linea del “non puoi prendere il treno perché c'è pioggia e non c'hai voglia” e tradisco me stesso, il mio non concepire certe fighettaggini (io lo chiamo talvolta così, fighetta, perché non mancano atteggiamenti schizzinosi, assurdi, deboli, stereotipati) oppure do esempio di un minimo di coerenza e dignità, di rispondere e andare in fondo alle proprie scelte e non lo vedo, in un periodo, adolescenziale, in cui è anche fisiologico un iniziare a contrapporsi.
Non vedo ciò che ora è, a parte  veci e fratello, l'unico affetto famigliare. Ho questa forza dell'aver conosciuto la solitudine che diventa poi anche debolezza, destino.

Sento la mia parte maschile, paterna e quella femminile, materna, per quanto minori esistono che, anch'esse dicono, vogliono cose diverse.
Essere genitori separati ti apre scenari semplicemente inesistenti nella "coppia nucleare eterosessuale modern(ist)a in contesti artificiali". Non sempre il discernimento e il raziocinio, una linea educativa ed esistenziale risolvono il problema, lo annullano. Vieni esposto alla scelta, al dolore del scegliere, del prendere atto dei limiti, alla respons-abilità e alla responsabilità, osservato attentamente sulle relazioni tra quanto detto e quanto fatto. Avremmo dovuto vederci due volte questa settimana, stasera e domani, proprio per un recupero di un incontro saltato mercoledì scorso che c'erano, in visita, cugini (tedeschi) della madre. Sì, ci sono anche decine e decine di frequentazioni saltate che... non diminuiscono. Osservo anche questo e mi inquieta: un po' di male c'è. Sono troppo onesto con me stesso, non mi racconto le fregnacce del popolo progressista, dirittista, strutturalista che qualcosa in più risolverebbe il problema, questa orribile fuga dalla realtà.
No, i problemi ci sono e vengono a trovarci. Problemi che sono esercizi di vita, anche faticosi, dolorosi.

Dieci virgola

  • I diritti non esistono.
    Corollario: non esiste il diritto nè a fabbricare né a possedere dei figli.

  1. Lo diecivirgola di aumento del colossale deficit [su vari teraliardi di debito]
  2. perché non possiamo contabilizzare le spese [enormi] per "aver salvato vite umane" [implementato l'invasione e l'"accoglienza coercitiva" scaricando poi un bel po' di "migranti" sui quei paesi di coglioni come il Germanistan, lo Sverigstan etc. oltr'alpi]
  3. togliendo i soldi agli investimenti, [al [diritto al] consumismo,] alla crescita,
  4. ai diritti [i capricci di egoici aberranti diversamentesessuali di realizzare i loro voleri di zootecnia umana intensiva mediante fabbricazione di piccoli esseri umani tramite utilizzo di buone incubofattrici, piccoli esseri da acquistare e possedere].
(note)

Demagogia antipolitica, antietica, antiecologica dei tecnoprogressisti panmixisti crescitisti, sìglobal? Neppure la merda riesce a crescere così tanto.

Incubofattrice modello "Kalpna R. Ri Pure"

martedì 2 febbraio 2016

La corrispondenza

Ecco, dovrei scrivere una pagina sull'ultimo lavoro di Tornatore che ho visto sabato, con _rio, il tesoriere del GAS, mi rendo conto sempre più un alter ego di Lorenzo, in uno dei "buchi" del fine settimana creatomi dall'agenda decisa da UnBipedinone. Ho epsilon tempo.
Ma perché scrivere un'altra recensione oltre alle centinaia che ci sono in giro? In fretta!? Infatti nessun recensione, solo alcune note in ordine sparso.

  • Sono (più) toccanti le storie che coinvolgono un vissuto, che raccontano qualcosa di te.
  • Il soggetto è interessante e piuttosto originale e va reso onore al regista.
  • In più punti mi sono chiesto se la cosa stesse diventando artificiosa, surreale ma subito, una certa dose di realismo ha stemperato gli eccessi. Tornatore è riuscito a rimanere sempre sul filo del rasoio. Anche questo un pro dell'opera.
  • Una orientale, Olga Kurylenko, ucraina, che non è algida, anzi...
  • Penso che nel mio stallo con le femmine ci sia il fatto che... io desidero voglio l'innamoramento e il  turbine, lo stravolgimento, la sana follia che esso reca seco, ben descritto nella storia. Solo che molte cose sono cambiate, dentro di me, fuori di me.
  • Penso che sia possibile superare il mistero della morte nell'arte - questa è la mia via - ma un'altra via è quello proprio dell'innamoramento che, nella storia, viene alimentato proprio dall'impossibilità di soddisfarlo dovuto alla distanza. Amy (la Kurylenko) lo cerca nell'audacia estrema.
  • Ed Phoerum (Jeremy Irons) mi sembra un esempio interessante di egoismo intelligente, che travalica l'ordinario.
  • Una pellicola che potrei, volentieri, rivedere. Era un po' di tempo che non capitava (solita storia dello studio del tango che, tirannico, mi lascia ben poco per altro).
  • Il virtuale, il tele, è solo un catalizzatore, precursore o postcursore della realtà fisica. All'inizio egli la abbraccia, le tocca i seni, la bacia a cascata, fanno l'amore. Quello è il fine e il principio.
Il fatto di aver zero tempo comporta che molte altre considerazioni rimarranno nella mia crapa, non scritte qui. Magari nei commenti.