mercoledì 3 ottobre 2012

Collasso - scegliere di morire o vivere - 2

(Collasso - scegliere di morire o vivere)

Trovo molto chiaro ed interessante il secondo articolo indicato da AntiBolscevico Crisi sistemica e il punto di non ritorno. C'è una correlazione molto forte tra instabilità sociale e disordini. Il motto "la rivoluzione si fa con la panza vuota" e il modello del Complex System Institute e il riesame (review) che ne fa il MIT lo confermano. Jared Diamond in una sua opera molto interessante , Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere (per il quale vinse il premio Pulitzer, edito da Einaudi in Italia) esamina con massimo rigore scientifico le cause del collasso di molteplici società. Uno di questi studi riguarda anche la cosiddetta guerra tribale tutsi- hutu tra Ruanda e Brundi. Si tratta del decimo capitolo "Malthus in Africa: il genocidio in Ruanda", p. 327-342. Alcuni passaggi "I tassi di crescita demografica nell'Africa orientale sono tra i più alti del mondo: recentemente è stato rilevato che in Kenya la popolazione cresce del 4.1% all'anno, il che significa che raddoppia ogni 17 anni.", p. 328 (il grassetto è mio). Ancora "L'Africa ha un problema di crescita "malthusiana" così detta in onore dell'economista inglese Thomas Malthus, fondatore della demografia. Nel suo saggio Saggio sul principio della popolazione del 1798 egli sostenne che il tasso di crescita della popolazione umana avrebbe presto superato quello della produzione alimentare, per una semplice ragione matematica: il primo cresceva con una legge esponenziale, il secondo con una legge lineare [...] Il Ruanda sembra aver realizzato in pieno le più fosche previsioni di Malthus." (p. 328 ancora mio il grassetto).
Diamond ha esaminato anche gli studi approfonditi in loco di due economisti belgi, Jean-Pilippe Platteau e Catherine André: le conclusioni smontano con ampie e precise prove ogni chiave di lettura sociopolitica (guerra etnica,tribale) e la riposizionano sul piano reale di un collasso biologico ed ecologico per sovrapopolazione. Si è trattatto di un reale e gigantesco esperimento di piastra di Petri in cui il collasso cruento non è avvenuto in un comunità di batteri ma in una comunità di Homo. Risultati peraltro ampiamente previsti dal MIT – Club di Roma nel 1972 (cfr. il grafico come immagine qui) Da un solo punto di vista hanno ragione i bruti di Forza Nuova: sulla prepararsi alle guerri civili in un Europa balcanizzata. Lo scenario di neofeudalizzazione della società tra i gli studiosi e ricercatori della decrescita, come Mauro Bonaiuti, prende il nome di "teoria della fortezza" è ragionevolmente probabile: ci saranno guerre etniche per l'accesso alle risorse. Da questo punto di vista l'immigrazione e il crearsi enclavi etniche non integrate è un vero e proprio mettersi un tot di candelotti di dinamite un po' nelle mutande, poi nel tacco, nella giacca, nella tasca posteriore delle braghe e continuare a farlo con zelo moralista e buonista e andando in giro fumando o giocando col fuoco.

World Population, Paul Chefurka

8 commenti:

  1. Come già dissi in un commento sul blog, l'americano medio sta investendo in oro e armi, un po' quello che dicono i forzanuovisti. In Europa manca ancora la paura reale di morire per mano di un disperato per fame. O forse la gente è solo anestetizzata. Certo è che quando le polveriere scoppieranno, avere in casa un paio di schioppi non farà male. Il peggio sarà, come al solito, nelle città (ma anche fuori, semza mezzi per muoversi e la necessità di procurarsi lo stretto necessario non producibile in loco). Nelle valli qui vicine, tipo Val di Lanzo o Val Chisone, la gente sta letteralmente svuotando i magazzini di stufe e caldaie a legna. Anch'io ho appena installato una caldaia a legna e mi sto addestrando ad usarla al meglio: per affrontare i prossimi anni, bisogna ridurre al minimo le spese per inutilità.

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  2. Quando in Italia viveva meno della metà della popolazione (diciamo fino alla fine della seconda guerra mondiale) le alpi e gli appennnini erano letterlamente pelati rispetto ad ora.
    Usavano la legna per opere e soprattutto per riscaldarsi. Ed circa la metà della popolazione attuale e in casa c'era solo la cucina scaldata, si stava con uno o due maglioni e conlle calze di lana, si usava riscaldare 1/10 di quanto si riscalda ora.
    Pensare di scaldare l'Italia attuale con la legna locale è una semplice e spensierata utopia.
    E questo è solo uno delle centinaia di aspetti veramente critici per i quali NON abbiamo autonomia rispetto alla FOLLE impronta ecologica attuale.

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  3. Purtroppo non è solo un problema dell'Italia, è il mondo che ha perso la propria identità da qualsiasi parte lo si analizzi.

    Forse prima di parlare (se pur vitale) delle condizioni materiali dei popoli, della terra ecc., si dovrebbe parlare dell'uomo e del male che esso fa a se stesso. Ecco partire da se stesso per comprendere di cosa ha realmente bisogno.

    Che sia questo il bandolo della matassa per ripartire?

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  4. Ma infatti è quel che dico: il peggio sarebbe nelle città. In campagna e in montagna e nei piccoli paesi anche nei periodi peggiori, la gente ha più risorse per sopravvivere, semplicemente perchè c'è meno gente che le consuma.

    L'Italia attuale non può sopravvivere a una crisi sistemica di vaste proporzioni, nè quanto a riscaldamento nè quanto a cibo. I primi a morire sarebbero gli anziani e in generale quelli col fisico più debole. Ciò significa, con la crescita zero attuale, che ripiomberemmo in poco tempo ai valori precedenti alla seconda guerra mondiale, circa 40 milioni di persone, che sarebbe un valore tutto sommato sostenibile.

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  5. Col passare degli anni sono sempre più convinto che senza una presa di coscienza dell'uomo, senza una dimensione spirituale del vivere, senza un radicamento nella Terra e la conoscenza rispetto amore con la Natura Madre che ci accoglie, non ci sarà un buon vivere, un vivere degno, un transitare di qualità in uno dei molti cicli che personalmente ci riguardano.
    Come dice Terzani, la prima rivoluzione deve essere quella interiore.

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  6. x Antibolscevico:
    C'era uno studioso di ecologia profonda che tempo addietro scrisse sul periodico di Greenpeace che le città sono assolutamente insostenibili.
    Hanno consumi elevati e producono rifiuti che tendono a scaricare proprio lì dove c'è ancora qualche territorio con un certo valore biologico residuale, lo degradando e minandosi e distruggendo le fonti di risorse che le sostengono.
    L'antipattern della cacca nucleare è uno dei casi più lampanti.

    L'Italia è fragilissima dal punto di vista strategico perché dipende pesantissimammente dall'estero per moltisisme risorse, a partire da quelle vitali come materie prime, cibo ed energia.

    40 milioni? Mh. No, non penso che possa andare così bene.
    Nei tempi dei tentativi di sacrosanta "autarchia" la popolazione era intorno ai 30M e la vita era grama per gran parte della popolazione.
    Abbiamo un impronta ecologica che richiderebbe ca. 3.5 altre Italie.
    Dunque a questo livello di consumi prendi 60M+6M di clandestini, ca. 66M li dividi per 3.5 e ottieni ca. 19M di persone.
    Sono stime spannometriche tirate giù con l'ascia ma l'ordine di grandezza è quello.
    Il problema è la pressione demografica montante che si accumula dalla parte sud.
    Jared Dimand ha analizzato anche un pattern di crisi (cap. 7 "La verde Groenlandia" e, specie, il cap. 8, "La fine dei norvegesi in Groenlandia") che potremmo chiamare sinteticamente l'assalto alla scialuppa che la fa affondare.

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  7. Ho trovato questo:

    http://www.comuni-italiani.it/statistiche/popolazione.html

    I 30M erano a inizio secolo scorso, quando c'era il pelatone eravamo oltre. Ma lui stesso sosteneva, se non sbaglio, che all'epoca 40M erano oltre le nostre possibilità.

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  8. Grazie per la tabella interessante.
    La demografia per decennio
    http://www.comuni-italiani.it/statistiche/popolazione.html.

    Dovremmo quindi tornare a metà dell'ottocento.
    Guarda caso quello fu grossomodo il periodo nel quale Stendhal, Byron e Goethe rimasero letteralente (s)travolti dalla bellezza dello Stivale.
    Chissà cosa scriverebbero oggi, dopo una vista alla disgustosa, orrenda, indegna, repellente e merdosa metastasi di ciarpame edilizio e infrastrutturale che ha devastato irrimediabilmente economia, paesaggi, arte, la vita stessa.

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