lunedì 9 gennaio 2017

Chiudo gli occhi, fai tu!

Ieri sono andato a trovare _aceri. Raccontavo poi a _mela, in milonga a Reggio Emilia, che è(ra) un bell'uomo, abbronzato, sportivo, alto, colto, brillante, fine. Ho notato dei miglioramenti, ieri è salito dalla carrozzina al letto da solo. Eppure quella quasi emiparesi richiederà molto tempo, molto lavoro di mesi di riabilitazione. Salvato dalla morte per i capelli, non si capacitano di come ce l'abbia fatta e di come ne sia uscito "non così male". Si è rallegrato di vedermi, io con lui; abbiamo passato quasi un'ora e mezza di tempo assieme, poi sono uscito dall'ospedale (rinomato) e sono andato al tango. Già, il tango. Fu ciò che ci fece conoscere. Chissà se _aceri tornerà ancora nelle braccia del tango. E' un  confine impercettibile, labile, quello tra vita e morte, quello tra fortuna e sfortuna ed egli lo ha attraversato e poi è tornato indietro.

Ora che ho chiuso con _mlero, sono tornato con intensità al tango. Riesco a trovare, sulle sue note, sulla sua arte, quel femminile che abbraccio e con il quale faccio gli amori tre minuti.

Mi ero perso, nella più orribile delle più orribili periferie moderniste, plasticate, cappannonizzate, strutture morte tra infrastrutture per la liquefazione. Questo contrasto assurdo tra la pomposa, sconcertante, retorica di una toponomastica da ultra soviet emiliani sì global (viale Carl Marx, viale dei Trattati di Roma, via Hiroshima, via Guernica...) e il consumismo più becero importato dagli SUA, dalla Germania, queste insegne al neon per ristoranti massdistributori di cibo industrial-modaiolo con nomi in inglese.
Ho vagato in mezzo a parallelepipedi betonici, plexiglass, asfalti sconnessi, rifiuti, sale e catrame, cassonetti satolli di rifiuti eccessivi, incontenibili sparsi ai loro piedi e oltre viva il vento, incroci di un'edificazione così selvaggia, tumorale, che non c'erano neppure i nomi delle vie, spesso. E' sempre stato così e continua ad esserlo: il moralismo e questo emilian comunista è tra i più falsi, è il miglior humus per la dissociazione dalla realtà, per l'ipocrisia e per ottenere il massimo di ciò che si combatte a parole, editti, proclami, liturgie, per lo squallore per masse sempre più grandi di tubi digerenti ugualizzati.

Lì, in mezzo a quella sterminata diarrea liquida, la milonga. Una delle più note in Italia: che contrasto destabilizzante! Anche dentro, il nucleo pulsante dentro il cuboide betonico, è il parallelepipedo che stabilisce la sua dittatura geometrica modernista. Non mi piacciono proprio le milonghe cuboidi in questi parallepipedi; la milonga è il regno delle curve della femminilità più sexy, dell'abbraccio, del giro, degli ochos, l'arte relazionale in cui il curvilineo, morbido, tiepido, profumato, a occhi chiusi si abbandona alla guida "maschia", in questo gioco antico, primordiale, alla linea del camminare che ti trafigge le emozioni, con la camminata retta e poi tutto si mischia, curve e segmenti.
Chiudo gli occhi, fai tu!
Anche io ho attraversato, ieri, il confine tra la distopia, tra lo squallore pessimo e la necrofilia modernista liquida, neosovieticonsumista e la meraviglia, il tornare, per qualche minuto, a una donna, un uomo che si incontrano, abbracciano, sono uno e scappano via, in un incanto, sulle note della musica, in ciò che è archetipico e che non è più.


14 commenti:

  1. nel leggere la toponomastica emiliana mi hai fatto venire in mente quella bellissima canzone degli Offlaga Disco Pax, "Robespierre". vai a cercare testo e video originale, merita! :-)

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    1. In effetti non mancano gli esempi di toponomastica emilianosovietica.

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    1. Quell'ipertrofia antieco-nomica (nel senso etimologico di norma opposta, ostile, contraria alla "casa") è ciò che permette di sostenere quell'ospedale.

      Nota: tutti i pasti, con un paio di decine di oggetti di plastica USA&getta, 3 piatti, vassoietto, varie confezioni micro, per parmigiano reggiano grattuggiato, uno o due bicchieri, grissini, il sacchettino delle posate. le tre posate stesse, bavaglia/tovagliolo etc.
      Come si fa ad obbligare i pazienti a mangiare nella plastica per mesi!?!? Perché non c'è una lavastoviglie e i piatti di ceramica e le posate di acciaio e i bicchieri di vetro??

      Con _aceri, ieri:
      U - Beh, tutta 'sta plastica poi ce la respiriamo via inceneritori..
      _a - Così non rimangono senza lavoro.
      U - Ecco una nuova (anti)ecologia a ciclo chiuso: l'ospedale che ai autogenera, si autotutela, cerca di accrescersi.

      Questo sistema è oggetivamente di plastica, necrofilo, tumorale anche se tenta di non esserlo, finge di non esserlo.
      La periferia nord di Reggio Emilia, zona Motorizzazione Civile, è un esempio di dissociazione totale: se questa merda la vedi negli SUA, capisci che lo fanno senza finzione, sono inerentemente gretti, di plastica, distruttori.
      Se lo vedi nella Reggio Emilia neosovieticonsumista lo stridore tra la retorica trombonata comunistoide sìglobal e il peggio del peggio consumista stile stelle e strisce (mai visto così tanti orribili ristorobi di massa pseudo yankee pseudo rurali pseudo giappi etc.) è ancora più sgradevole, da incubo.

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    2. UCoso, dai. Apro una parentesi che non dovrei aprire per dirti che OVVIAMENTE negli ospedali tutto il materiale tende ad andare in una sola direzione, senza tornare indietro. La ragione è che mentre si sposta si infetta e meno cose infette tornano indietro a livelli critici, meglio è.

      Tu puoi sopportare una infezione intestinale o una leggera intossicazione da detersivo o qualsiasi altro problema, un malato che sta più di qua che di la, ovviamente no.

      Quindi, cosi come le siringhe, gli aghi, eccetera sono MONO USO, anche i piatti, le posate, eccetera.

      D'altra parte, noterai che i pazienti oggi vengono dimessi appena possibile. I lungo degenti non vengono di norma ospitati negli ospedali ma in strutture apposite, dove ci sono differenti parametri di sicurezza.

      La ragione è sempre la stessa, negli ospedali c'è un rischio molto elevato di infezioni opportunistiche e, dato l'ambiente, tendono ad essere patogeni resistenti ai farmaci. Ergo, meno ci stai, meglio è per tutti.

      Il mio "come siamo ridotti" è relativo alla percezione generale delle cose. La gente è estremamente male-educata in tutte le direzioni.

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    3. Pensiamo piuttosto ad una soluzione per abbattere e ricostruire tutti gli edifici antecedenti gli anni '80, fatte salve le cattedrali e simili.

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    4. > I lungo degenti non vengono di norma ospitati negli ospedali
      > ma in strutture apposite, dove ci sono differenti parametri di sicurezza

      Infatti.
      Ieri _aceri ed io osservavamo che quei lungodegenti NON hanno problemi particolari se non il fatto che... lavorano alla propria riabilitazione per lunghi periodi.
      Dunque una buona prassi ospedaliera sarebbe sufficiente.
      Ancora: è inutile che tenti di evitare tredici setticemie su un milione di abitanti se poi ti arrivano trentun linfomi Non Hodgkins su milione di abitanti.
      Gli effetti dell'inceneritore sono molto più gravi, perché lavorano sul totale degli abitanti, non solo sui ricoverati.

      comunque, mi rendo conto che la malaeducazione è anche nei protocolli, nel personale medico e paramedico, visto che non sono marziani o plutoniane ma vengono dalla società che è messa male.

      Ad esempio, le infezioni opportunistiche sono dovute anche allo sviluppo di ceppi resistenti che si selezionano, si "allenano" nelle case di paesani e cittadini che, come coglioni, utilizzano detersivi disinfettanti per sterilizzare pavimenti per bimbi futuri allergici e asmatici o che prendono due chili di antibiotici quando hanno un brufolo sul naso.

      Siamo folli, maleducati, cretini.
      _rio, il mio caro amico anarcomunista, tesoriere del gas, osserva sarcasticamente che la_gggente ha sostituito l'inquinamento organico con quello chimico e quello "a destabilizzazione del sistema immunitario" (case sterili). Dalla padella alla brace convinti di... progredire.
      Sì sì, verso il peggio.

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    5. UCoso, est modus in rebus, c'è un modo (giusto) nel (fare) le cose. In un ospedale, tanto più si usano strumenti mono-uso, tanto meglio. La ragione l'ho spiegata.

      Invece in caserma c'era la turca sempre sporca e c'era la famosa "corve cucina", ovvero i pessimi elementi finivano a lavare pentole e stoviglie. Lavare per modo di dire, che aveva senso con un reggimento di ventenni in piena salute.

      Io quando sono da solo cucino con una padella, una pentolina per la pasta, un piatto piano e un piatto fondo, coltello, forchetta e cucchiaio, sempre li stessi, cucino, mangio, lavo e metto via.

      Ogni contesto regole adatte.

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  3. Fino a pochi anni fa davo alla musica lo stesso peso che sembri dare tu al tango. Poi ho capito. La musica continua a piacermi e ancora la pratico, ma la valuto per quel che è e niente più -- un intelligente e gradito passatempo. Semplicemente, è passata la stagione dell'integralismo. Non me ne dolgo, anche se ricordo gli entusiasmi del passato.

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    1. Sì, il tango è una dei piaceri, delle passioni, MKS.
      Però, ora che ho fatto patatrac con _mlero, è uno dei modi con i quali trovo il femminile e questo mi piace molto.
      Nonostante sia un orso, l'altra metà del mondo è importante.
      L'entusiasmo è certamente diminuito. Si è raffinato. In un certo senso sto passando dall'innamoramento per il tango all'amore per il tango come successe a te, mi par di capire, con la musica.
      Beh, almeno col tango... ;)

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    2. Te non sei "orso", è una delle tue pose. Sei abbondantemente più sofisticato della media e appunto, le pose funzionano perché sei circondato da minorati. Se tu fossi circondato da gente tua pari o superiore, dovresti adottare tutto un altro stile.

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