giovedì 13 gennaio 2022

Prego accostare - 7

(Prego accostare - 6)

Mentre la psicosi continua a bloccare e dis-trarre moltitudini di persone sulla sindemia e, specialmente, ad ammaestrarle ed ammansirle al controllo generale, pedissequo, le stesse castalie al potere (alle quali appartenenva pure tale Sassoli con le sue funeste e nefande litanie massmigrazionistiche, ugualiste, dirittiste, il quale ha finito di fare disastri) ottengono cose come questa, "italiani" (?) di seconda generazione (li ho sempre indicati come magrebini o nigeriani o pachistani o ... di seconda generazione) hanno trattato coloro che essi pensano troie europee ed italiane come troie. Tutto già successo a Colonia, nulla di nuovo. A differenza di piazza San Carlo, a Torino, dove i tentativi di rapina da parte di giovani magrebini di seconda generazione fecere morti, a Milano solo "semplici" rapine, lesioni personali e violenze sessuali. Cosa diranno le progressistissime kompagne femminofemministe?

D'altra parte accostare la ennesima sentenza razzista anti della corte dei non so che cosa, per cui la ugualizzazione no-border (o urbi et orbi) procede solo per alcune cose man non per altre. Uno dei più fantastici attrattori di masse di straniere gravide.
Notare che la costituzione si usa quando fa comodo e solo per alcuni articoli ma non per altri .

I vertici (prodotti dal filtro passamerda) amano tanto governare a questo modo, secondo il noto "Comandare è meglio che fottere!".
Alcuni amici gasisti anarchici così radicalmente contrari al robocosapass mi risultano simpatici in questa loro caparbia volontà di contrastare questi controlli oppressivi.
Se i risultati del governo e del potere sono merda, molto probabile che adottare la direzione contraria possa produrre qualche risultato non peggiore della merda.

40 commenti:

  1. eppure costoro, grazie alle loro leggi, come quella elettorale, staranno sempre sul gobbo del nostro caro
    amato
    generoso
    variegato
    immaginifico bobbolo,
    sempre, anche se la percentuale degli elettori arrivasse al 20%

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    1. Messer Fracatz
      Io NON penso che i vertici della piramide siano meglio o peggio del resto di essa.
      Guardate le moltitudini di percettori di reddito di fancazzanza! Sono il bobbolo giulivamente cortocircuitante coi caporioni.

      C'è una diffuso e noto paradosso per cui si disprezza ciò che si vuole comprare (ciò che si desidera o... si brama!).

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  2. Il femminismo radicale si è già espresso sui problemi legati all'immigrazione, sul decreto Zan e su altre storture promosse dal pseudo femminismo Murgia-Boldrini.

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    1. Allora, Sara, dicci con parole tue che tipo di "uomo" vogliono le "femministe radicali".

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    2. Dai Sara, te lo dico continuamente, svegliati.
      Il "buon senso" è l'essere medio, cioè mediocre.
      Se uno si definisce "radicale" significa che vuole cambiare lo status quo alla radice, quindi all'estremo, non alla metà della media - mediocre. Direi che se una "femminista radicale" cerca lo "uomo di buon senso", cioè un medio - mediocre, da una parte non fatica a trovarne a bizzeffe, dall'altra ci può fare poco e di certo non ci può cambiare il mondo alla radice. L'uomo di "buon senso" esiste nel quieto vivere e nelle cose date per scontate.

      Siamo sempre bloccati in contraddizioni che prima di potere essere risolte vanno percepite e una delle caratteristiche dell'oggi è proprio questa, la incapacità di accorgersi delle contraddizioni.

      La domanda rimane, che uomo cercano le "femministe radicali"?
      Dai, ti do l'aiutino dei quiz TV.
      Nell'universo immaginario delle "femministe radicali" ci sono degli uomini?

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    3. Ma ti devo dire tutto! In medio stat virtus!

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    4. Sara, ho letto la allucinata, metafisica predica apologetica della kompagna Marina Terragni che avete collegato.
      Ovvero: come affidare la cura della anafilassi da reazione allergica alla caseina al casaro.

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    5. > che uomo cercano le "femministe radicali"?

      Sono cretina e ho sposato un mussulmano.

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    6. No è per sapere se può trovare la fidanzata.

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    7. Sara e l'Anonimo sopra non ce li vedo male insieme... comunque è cosa loro :)

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    8. @Io cosa vedi se non ci conosci?

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    9. Sono miope in realtà :)

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    10. Nella diariosfera, Sara, abbiamo una visione e parziale e distorta, dovuta alla sola "visione" di una persona per cio' che essa scrive.
      Cos' si possono sviluppare delle sensazioni, delle credenze.
      Anche io, di tanto in tanto, cado in questa fanstasticazione, avendo l'impressione di una qualche affinita' tra voi e messer Nessuno.
      Buttate via tutto e fate finta di non aver letto nulla!

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    11. Siamo amici di blogosfera di lungo corso, peccato che però abbia chiuso il blog.

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    12. Se devo trovare una affinità con Sara direi che è nella frugalità e nella autenticità rispetto alla sua "presenza" su Internet. Scrive bene, mi piace il suo stile. Purtroppo per tutto il resto è sbagliata e andrebbe smontata e rimontata da zero. Quando non racconta della sua vita, Sara è la mia nemesi.

      Coso viceversa su Internet è fasullo come i soldi del monopoli, quindi mi interessano i concetti generali che esprime, il resto, cioè la affettazione, faccio del mio meglio per ignorarlo perché altrimenti lo troverei un tantino fastidioso. Quelli come Coso tendono ad aggregarsi, quindi se non ci fossi io qui a fare l'anticorpo, sarebbe un ritrovo di fasulli, per altro ne abbiamo visti andare e venire parecchi. A suo merito posso dire che a differenza dei fasulli totali, Coso entra ed esce dalla sua fasullaggine, quindi ha dei momenti di autenticità.

      "Io" per me è difficile da gestire, è sfuggente, va e viene, dice e non dice, c'è e non c'è. Mi sembra una persona molto presa dalle cose che fa, molto concentrata e che, forse giustamente, non si spende su Internet. A volte mi sembra che abbia una durezza di carattere che mi spiazza ma non so dire quanto sia una barriera difensiva o piuttosto un modo di essere più generale.

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    13. "Io" per me è difficile da gestire, è sfuggente, va e viene, dice e non dice, c'è e non c'è.
      Come il gatto di Schroedinger! Che è allo stesso tempo vivo e morto :)

      Almeno finché non vai e guardi il risultato dell'esperimento, quindi durante la misura lo stato del gatto collassa su uno degli autostati dell'operatore ("vivo" o "morto").

      Sono pregiata di sentire che sembro avere una durezza di carattere! :)

      Per il resto, sì, c'ho parecchio da fare. Prima il dovere, come si dice.

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    14. Fino ad un certo punto i fisici furono anche filosofi. Poi, secondo a me a causa dell'avvento dell'era delle macchine, è stata forzata la divergenza tra le due discipline.

      Nel caso nostro, d'accordo che il gatto è una immagine evocativa ma se andiamo ad esaminare la faccenda ci andiamo subito a fracassare contro Platone, ovvero della differenza tra la "idea di gatto" e il gatto materiale. Se poi accantoniamo per un attimo Platone, andiamo a sbattere contro Cartesio, ovvero della differenza tra "me" e "altro da me", dove l'esistenza fisica del gatto "altro dal gatto pensato" è necessariamente convenzionale dato che l'unica cosa certa è l'atto del pensarlo. Infine, andando solo a guardare il gatto scopriamo che in effetti è un aggregato di cellule, ognuna delle quali impegnata a svolgere più o meno le funzioni metaboliche degli organismi unicellulari. Quindi non esiste un confine topologico del gatto, dato che l'aggregato cellulare è in continua trasformazione e nello stesso tempo il gatto è sempre contemporaneamente vivo e morto, dato che in ogni momento un tot di cellule muoiono e un tot vengono generate per scissione. Non solo, oltre le cellule che condividono il corredo genetico del gatto, dentro l'aggregato ce ne sono un tot che coesistono a vario titolo pur essendo del tutto estranee. Quando poi il gatto nel suo insieme "muore", le sue cellule a poco a poco smettono di funzionare ma vengono metabolizzate da altre cellule, tipo quelle della larva di mosca che cresce mangiando il cadavere del gatto o i batteri e i funghi che lo decompongono più lentamente. Quindi il gatto morto è necessariamente anche vivo, solo si sposta progressivamente il confine topologico sopra citato da "gatto" a "mosche e erba".

      A fini pratici, cito due esempi di quanto detto sopra.
      Noi per comodità assumiamo convenzionalmente che il "gatto" sia la funzione celebrale "media/normale" dei gatti, rappresentata da un certo schema di variazione in certi campi elettromagnetici rilevati da certi sensori. Quindi il gatto legalmente è morto quando la sua attività celebrale risulta sotto una certa soglia, anche se per tutto il resto funziona normalmente. Di conseguenza, gli espiantano gli organi anche se, elettricità a parte, il gatto è perfettamente vivo. Oppure, noi assumiamo che il "gatto" sia un feto di gatto con determinate caratteristiche morfologiche, caratteristiche che, con doppia convenzione, si associano ad un certo periodo della gestazione. Il feto che si è sviluppato fino ad un punto precedente quello assunto per convenzione non è "gatto" ma "escrescenza dell'utero materno" e quindi può essere rimosso chirurgicamente senza porsi il problema del "gatticidio".

      Come si vede, la faccenda del gatto vivo/morto non è tanto binaria come potrebbe sembrare dal collasso sullo autostato.

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    15. Al giorno d'oggi costa parecchio sforzo essere anche filosofi, per i fisici (idem per altri scienziati e ingegneri) per il solo fatto che il sapere attuale è molto più vasto di quanto gestibile da una sola persona. Non significa che uno deve rinunciare in partenza, ma che deve continuamente studiare e domandarsi le cose.

      Inoltre: la filosofia è importante ma poi uno si deve mettere a fare i calcoli e il lavoro sporco sennò rete elettrica, infrastrutture e compagnia bella te le sogni!
      Per fare ricerca servono fondi, ma anche persone che mettono tempo e padroneggiano strumenti e tecniche. Sangue e sudore insomma.

      Dal punto di vista pratico, un gatto è meno importante di un uomo, per quanto mi piacciano i gatti.

      Il tuo discorso (allusivo ma neanche tanto) qui non fa una piega. Comunque la "legge" è ancora meno definita della scienza.

      Tra l'altro, mi sovviene che una volta guardavo un documentario che parlava proprio della definizione di morte, e del fatto che prima di dichiarare morta una persona era importante accertarsene in diversi modi, onde evitare casi incresciosi quali seppellire qualcuno ancora vivo etc.

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    16. Non ti seguo, perché per me quando "fai i calcoli" stai facendo della filosofia, essendo matematica e fisica dei sottoinsiemi della filosofia.

      Ergo, qui ricadi anche te nell'errore di contrapporre l'idea della speculazione filosofica come "aria fritta" e i calcoli come qualcosa di concreto. Salvo poi che questo banalità ti torna indietro come il proverbiale boomerang quando consideriamo il tempo perso in certe teorie cosmogoniche fondate su "calcoli" di cui tu sai molto più di me e che finiscono nel nulla. Tipo la "teoria del tutto".

      Io direi che PRIMA di fare i calcoli devi alzare la testa dalla tavoletta di cera, dal foglio, dal computer e devi darti UNO SCOPO. Lo scopo, pre-esistendo i calcoli, non viene generato dai calcoli, viene generato da un pensiero IRRAZIONALE, che poi a volte i calcoli razionalizzano a posteriori, a volte no. Da cui viene la domanda, è più importante il motivo, lo scopo, oppure i calcoli che a volte lo realizzano e a volte no?

      Ti dico un'altra cosa ovvia, si sa che la matematica è "razionale" solo al suo interno ma noi non sappiamo da dove viene, quindi è metafisica, cioè qualcosa di non tangibile. Tu fai i calcoli e i calcoli funzionano perché altri calcoli prima funzionano, risalendo la catena arrivi a "uno è un numero", "due è il successivo di uno" e le proprietà fondamentali, poi da li non puoi risalire indietro e quindi i calcoli smettono di funzionare, nel senso che alla base dei calcoli c'è il Grande Boh. Cosa e come produce il concetto di "uno" non è dato saperlo.

      Sempre per concludere con qualcosa di pratico, secondo me al giorno d'oggi e per questo parlavo di filosofia, abbiamo una sovraproduzione enorme di "calcoli" ma pochissima capacità di darci uno "scopo". Anche perché, se ci pensi, le macchine sono bravissime a fare i "calcoli" al posto tuo, posto che siano calcoli che qualcuno ha fatto prima e, appunto, dato che sono concepite come calcoli che fanno calcoli, non contemplano nessuna altra funzione o capacità. Cosi come qualcuno contempla la "teoria del tutto", idealmente potrebbero contemplare la "macchina del tutto". Trovo che sia un tantino pericoloso esaurire l'esistenza o l'universo nella matematica.

      La Scienza come concetto astratto non esiste, non ti devo fare tutta la pappardella epistemologica e la Legge ti sembra invece "inconclusiva" proprio perché è il campo dello "scopo" e non quello dei calcoli. Però, se hai seguito il mio ragionamento, dato che lo "scopo" DEVE precedere i calcoli, non ha molto senso dire "intanto io faccio calcoli", un po' come un programmatore una volta mi diceva che lui cominciava a programmare prima di sapere a cosa serviva il programma. Si certo, come un cucina puoi cominciare a fare il soffritto che poi va bene per diversi sughi ma c'è il caso che una volta devi fare una torta, oppure che la manualistica vada a sbattere con la necessità di tirare fuori qualcosa di inaudito.

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    17. In realtà io oggi sto lavorando "alle mie cose".

      Una cosa: "le macchine sono bravissime a fare i "calcoli" al posto tuo" fino ad un certo punto.
      Se io faccio un programma fatto bene, sì. Se no no.
      Le macchine sono strumenti. Se non le usi a dovere i conti che fanno non servono a nulla o sono persino nocivi (tipo, fai i calcoli per un ponte e i parametri sono così messi insensati che il ponte non fa altro che crollare).

      Branche della scienza sono aria fritta per me. Sorvolo su quali siano secondo me. Ma ci sono branche ben fondate, verificate sperimentalmente ampiamente. (Con i dovuti caveat, non è che pinco pallo fa un esperimento così senza prima essersi fatto le ossa...)

      Prima di fare i calcoli ci si dà sempre uno scopo.

      Al resto delle cose rispondo in seguito che non ho chissà quanto tempo... devo anche cucinare i muffin per domani (che sì scienziata, ma ho anche dei doveri mondani contingenti!)

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    18. No, le macchine non sono strumenti, in nuce sono la simulazione della vita in astratto che il nostro pensiero razionale è capace di immaginare. Ripeto, la natura della macchina è quella di simulare la vita.

      La ragione ultima che ci vieta di inseguire veramente la vita meccanica, non-organica, è meramente economica. Infatti non conviene costruire una "Io" sintetica quando esiste già pronta una "Io" naturale. Almeno fino a quando una "Io" artificiale non va a sostituire un certo numero di "Io" naturali.

      C'è anche un vincolo inverso. Immaginiamoci gli scacchi o che ne so, le olimpiadi. Se si costruiscono macchine per competere con le persone in un ambito predefinito e ristretto, non solo è relativamente facile ma queste macchine tolgono il senso al gioco che si fonda proprio sulla limitatezza "organica" dei partecipanti. Ovvero, cosi come è successo nelle catene di montaggio, la macchina rimpiazza la persona ma non si limita a questo, la macchine esiste in un contesto dove non c'è più posto, letteralmente, per la persona. Tutte le partite a scacchi tra macchine e tutte le gare olimpiche finirebbero in pareggio, quindi non avrebbero più senso.

      Questo è il concetto implicito in tutti i racconti immaginari in cui le macchine evolvono per conto loro e diventano una minaccia per l'Umanità. Non è tanto la minaccia fisica, materiale, di una competizione per lo spazio e le risorse, quanto una minaccia in astratto, concettuale. Nel momento in cui noi dovessimo sguinzagliare macchine sotto forma di vita inorganica, non ci sarebbe più posto per noi se non nel ruolo degli Dei e, mi sembra evidente, non siamo dei.

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    19. Hm... la macchina è viva?

      Un video interessante (con un accenno alla "definizione di vita") This Ciliate Is About to Die

      Un altro video interessante: The Complicated Relationships of the Microcosmos

      Io non calcolerò integrali in qualche microsecondo ma per qualche motivo sono già pronta (anche se meno performante) di un codice di integrazione.

      Non siamo dei, diciamo che è notevole quanto abbiamo fatto, ma forse alla fine vincono i batteri (e l'equilibrio termico)

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    20. Non so rispondere alla domanda se la macchina sia viva perché non so definire la vita.
      Posso dire che la differenza fino ad oggi tra le macchine e gli organismi viventi è che questi ultimi hanno un livello di complessità molto ma molto oltre la nostra capacità di pensarlo. Però tu mi insegni che un problema complesso si può dividere in sottoproblemi ed è esattamente quello che facciamo con le macchine, per ora cerchiamo di simulare solo alcune parti della vita.

      Sai del Test di Turing, no?
      Ecco, quello non riguarda il funzionamento biologico ma il caso del gatto che è vivo se nel suo cervello si riscontra una certa attività elettrica che si suppone manifesti la "coscienza" del gatto.
      Se io devo distinguere la "Io" organica dalla "Io" inorganica, non posso certo fare guardare ai calcoli, al lavoro che le due "Io" fanno. Anche perché penso che spendendo abbastanza sarebbe facile creare un "Io" inorganica che è più brava a fare i calcoli, quindi sarebbe "più viva". Devo invece indagare il luogo dove esiste quello che porta "Io" a pensare "io", cioè dove esiste la autocoscienza di "Io". Da cui necessariamente dico che "Io" è viva se è autocosciente e non è viva se simula la autocoscienza. Nel momento in cui non riuscissi a distinguere le due "Io" allora dovrei assumere che anche la "Io" inorganica è viva.

      Dal punto di vista biologico le cellule sono fabbriche che raccattano elementi chimici dall'intorno, li trasformano con certe reazioni e producono scarti, certe sostanze "utili" e copie di se stesse. Diciamo che una macchina che dovesse simulare una cellula dovrebbe avere una superficie fotovoltaica sul tetto e delle termocoppie attorno, mandare in giro dei droni a scavare minerale e succhiare acqua (o smontare altre macchine), poi dovrebbe avere dei forni di fusione interni e delle vasche di reazione, una serie di bracci con utensili meccanici e alla fine accatastare a fianco una pila di scarti, una pila di aggeggi e ogni tanto una copia di se stessa. Allora si dovrebbe dire che la macchina, col suo metabolismo, è viva.

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    21. No, il test di Turing non misura la "coscienza di sé" ma quanto qualcosa riesce a imitare un umano. Almeno stando a Wikipédia.

      Insomma, non si sa definire né vita né coscienza.

      La "migliore" definizione di vita è quella che si rifà all'out-of-equilibrium.

      Di autocoscienza.... Boh?

      Ma sapevi che ci sono neural networks che passano alla grande il test di Turing? E che ci sono AI che scrivono testi che scambi per un umano? Racconti, traduzioni...

      Un mio collega mi ha mostrato una AI che scrive i codici in python da una mera descrizione di cosa devono fare..
      Però, dicevo, mica ti puoi fidare eh. Devi comunque controllare che faccia davvero chiedi di fare. Ma è notevole comunque :)

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    22. Uffa.
      D'accordo, mi spiego male, semplifico eccessivamente, salto di palo in frasca.
      Però, dai, anche tu, vienimi incontro, aiutami. Cerco di scrivere in poche righe di cose che richiederebbero dei volumi per essere trattate adeguatamente in un posto dove gli altri scrivono di gattini.

      Allora, credimi che sulla faccenda delle macchine ci ho pensato abbastanza e ho una certa cognizione.

      Il test di Turing è una cosa che in sé non ha nessun senso tranne per l'idea in astratto. Vado a spiegarti la ragione. Le macchine con cui noi abbiamo a che fare non sono quelle che potrebbero esistere se non volessimo o potessimo sguinzagliare la vita inorganica, dopo un tot cicli di selezione. Sono oggetti INTERAMENTE pensati da una persona o un gruppo di persone.

      Prego fare attenzione a questo passaggio, la macchina è pensata da una persona.

      Ci sono due condizioni possibili rispetto al succitato test di Turing. Una è che io SO che esiste la macchina e devo solo riconoscerla. Tipo tu sei dietro una parete, la macchina dietro un'altra e io devo capire dove ti trovi tu e dove si trova la macchina. Questo è ESTREMAMENTE facile. Infatti se hai letto l'articolo di Wikipedia avrai notato che per fare in modo che la macchina si mimetizzi, il test di Turing viene RISTRETTO rispetto alle domande che io posso fare. In sostanza quello che io cerco per riconoscere te e riconoscere la macchina (poi riprendo il concetto) è la maggiore o minore differenza con me stesso, che poi significa che tu sei capace di un livello di astrazione maggiore della macchina perché la macchina SARA SEMPRE UN SOTTOINSIEME DELLA COSCIENZA CHE L'HA PENSATA.

      Diverso il caso in cui io non so che ho a che fare con una macchina, non so nemmeno che la devo trovare. Questo è il caso dei "sistemi esperti", che appunto sono una restrizione del test di Turing. Facciamo il caso che dicevi di risolvere degli integrali. Io do un input e mi torna un output. Come faccio a riconoscere un integrale che hai risolto tu da uno risolto dalla macchina? Si, d'accordo, posso continuare ancora ancora e tu prima o poi devi mangiare, dormire, andare in bagno e la macchina no. Poi, a meno che non sia programmata apposta, la macchina non sbaglia mai mentre tu al centomillesimo integrale magari sbaglierai. Questo però significa solo che la macchina ti può rimpiazzare nel risolvere gli integrali, non che sia una "intelligenza artificiale" intesa come una entità che PENSA. A meno da non banalizzare il concetto del pensare alla semplice esecuzione di un calcolo.

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    23. Uffa.
      D'accordo, mi spiego male, semplifico eccessivamente, salto di palo in frasca.
      Però, dai, anche tu, vienimi incontro, aiutami. Cerco di scrivere in poche righe di cose che richiederebbero dei volumi per essere trattate adeguatamente in un posto dove gli altri scrivono di gattini.

      Allora, credimi che sulla faccenda delle macchine ci ho pensato abbastanza e ho una certa cognizione.

      Il test di Turing è una cosa che in sé non ha nessun senso tranne per l'idea in astratto. Vado a spiegarti la ragione. Le macchine con cui noi abbiamo a che fare non sono quelle che potrebbero esistere se non volessimo o potessimo sguinzagliare la vita inorganica, dopo un tot cicli di selezione. Sono oggetti INTERAMENTE pensati da una persona o un gruppo di persone.

      Prego fare attenzione a questo passaggio, la macchina è pensata da una persona.

      Ci sono due condizioni possibili rispetto al succitato test di Turing. Una è che io SO che esiste la macchina e devo solo riconoscerla. Tipo tu sei dietro una parete, la macchina dietro un'altra e io devo capire dove ti trovi tu e dove si trova la macchina. Questo è ESTREMAMENTE facile. Infatti se hai letto l'articolo di Wikipedia avrai notato che per fare in modo che la macchina si mimetizzi, il test di Turing viene RISTRETTO rispetto alle domande che io posso fare. In sostanza quello che io cerco per riconoscere te e riconoscere la macchina (poi riprendo il concetto) è la maggiore o minore differenza con me stesso, che poi significa che tu sei capace di un livello di astrazione maggiore della macchina perché la macchina SARA SEMPRE UN SOTTOINSIEME DELLA COSCIENZA CHE L'HA PENSATA.

      Diverso il caso in cui io non so che ho a che fare con una macchina, non so nemmeno che la devo trovare. Questo è il caso dei "sistemi esperti", che appunto sono una restrizione del test di Turing. Facciamo il caso che dicevi di risolvere degli integrali. Io do un input e mi torna un output. Come faccio a riconoscere un integrale che hai risolto tu da uno risolto dalla macchina? Si, d'accordo, posso continuare ancora ancora e tu prima o poi devi mangiare, dormire, andare in bagno e la macchina no. Poi, a meno che non sia programmata apposta, la macchina non sbaglia mai mentre tu al centomillesimo integrale magari sbaglierai. Questo però significa solo che la macchina ti può rimpiazzare nel risolvere gli integrali, non che sia una "intelligenza artificiale" intesa come una entità che PENSA. A meno da non banalizzare il concetto del pensare alla semplice esecuzione di un calcolo.

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    24. Torniamo all'esempio degli scacchi. Una macchina sufficientemente sofisticata sconfigge qualsiasi giocatore umano per una mera questione quantitativa, dato che gli scacchi sono un gioco che si fonda sulla quantità. Però basta introdurre una qualsiasi modifica, per esempio aggiungere una riga e una colonna alla scacchiera, oppure mettere tre torri e un alfiere e la macchina non è più capace di muovere un passo, mentre un giocatore umano si adatta praticamente all'istante. Torniamo a quello che dicevo, la macchina degli scacchi non si è evoluta a caso, è stata pensata come oggetto finito da una persona o più persone, per giocare a scacchi, non per costruire un aquilone o per riconoscere una impronta.

      Riprendo il concetto. Quando ti trovi in una situazione "tipo Turing", in realtà è un gioco tra te e il costruttore della macchina, tu cerchi di scoprire l'inganno e lui cerca di ingannarti. Per riconoscere la macchina non devi cercare la macchina ma la coscienza del costruttore, cioè pensare al contrario. Ci sono millemila racconti di fantascienza che descrivono più o meno questa situazione. Tra parentesi, fondamentalmente è sempre la storia del Cavallo di Troia, che è racconta un errore che precede il gioco, ovvero non considerare che ci sia il gioco e un "avversario" da battere.

      Viceversa, se esistessero macchine non pensate da una persona ma evolutesi in maniera autonoma, probabilmente non le riconosceremmo ne come macchine ne come persone, PERCHE LE PERSONE SONO LE UNICHE COSCIENZE CHE CONOSCIAMO ma come una qualche forma di vita aliena, di cui non abbiamo alcuna esperienza.

      Non sono AI le macchine che compongono musica o scrivono racconti, sono macchine che giocano a scacchi, pensate da una o più persone. Fanno solo una cosa. Se tu provi a fare scrivere racconti ad una macchina che compone musica, ovviamente non funziona.

      La macchina che scrive codice partendo da una descrizione altro non è che l'analogo di un pilota automatico che ti porta dalla Lombardia al Veneto partendo dalla posizione data e dalla mappa dei percorsi possibili, attuando i comandi al veicolo e ricevendo l'input dai sensori. Ti puoi fidare tanto quanto del sistema automatico che fa atterrare l'aereo ogni volta che si trova in condizioni di scarsa visibilità. Aggiungo che i programmi oggi sono sbrodolate non-ottimizzate perché tanto l'hardware costa meno che pagare "Io" per scrivere il programma, quindi ha senso che li scrivano altri programmi e non importa come vai da A a B, basta che in qualche modo arrivi.

      Si non sappiamo descrivere la coscienza però sappiamo riconoscerla per similitudine con la nostra, come ci riconosciamo allo specchio. Per la vita biologica, si tratta di cercare certe reazioni chimiche, che è quello che fanno in astronomia. Ovviamente, qui casca l'asino, se cerchi quelle reazioni puoi trovare vita organica uguale a quella della Terra, se fosse radicalmente diversa forse potresti notare una chimica insolita ma non sarebbe catalogata come "vita".

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    25. Ma tu sei capace di sapere che un integrale è giusto?

      Scusami eh!

      Non lo sai, se non sai davvero fare l'integrale tu stesso.

      Tipo: l'integrale tra 0 e pigreco del seno di x in x. Quanto fa? Zero ovviamente. Ma se fai un programma che ti fa l'integrazione con la definizione di integrale ti viene tutto fuorché 0 (dipende dal delta_x finito)

      Io so fare la dimostrazione che è zero (per simmetria anche) ma una macchina non lo sa. Col ca@@o che le macchine fanno gli integrali giusti!

      Bisogna fare un altro esempio che tenga.

      Non so se la macchina fa solo quanto previsto dal creatore... (e la parole chiave è _previsto_ )

      Secondo me, tante cose sono come in fisica, dove lo zero non è zero (matematico intendo), ma zero con un intervallino di errore associato.

      Io le macchine le vedo come strumenti che SERVONO la persona. Se la programmi male, una macchina non fa quello che vorresti.
      Se invece hai abbastanza risorse e inventiva, riesci a fare cose come le AI. Che per ora sono sempre settoriali (per forza di cose). E mi permetto: l'umanizzazione delle macchine la facciamo NOI. Siamo noi che trasponiamo la domanda "ma saranno mica coscienti?"

      Il test di Turing l'hai citato tu, comunque :)

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    26. Quando scrivi "mica ti puoi fidare" capisci che in realtà è solo questione economica, perché non ti puoi fidare nemmeno di "Io", solo che costa meno.

      Fare una macchina che risponde "quanto fa 2+2?" è facile no? Ti fidi della risposta? Direi di si, perché, a meno che sia una macchina analogica, la risposta sarà sempre "4". Le macchine analogiche per inciso risponderebbero "più o meno 4". Ecco, quindi chiedere "calcolami quando devo accendere il razzo e per quanto tempo deve essere acceso per ottenere questa traiettoria" è solo una complicazione del "2+2". Una volta li, dire "scrivimi il programma che calcola la accensione del razzo per la traiettoria" è solo una ulteriore complicazione. Sono tutte cose date, che si derivano dalle premesse, dalle proprietà e dalle operazioni. Poi è un attimo fare in modo che un'altra macchina verifichi i programmi scritti dalla prima macchina, che è esattamente quello che si fa oggi per il debugging o anche solo per la compilazione, a seconda, per non parlare delle simulazioni.

      Nel medioevo per costruire una cattedrale andavano ad occhio oppure facevano dei modelli in scala. Adesso ci sono macchine che tu "disegni" la cattedrale e loro ti fanno tutti i calcoli strutturali necessari. Un attimo mettere giù una libreria di componenti di cattedrali e dire "macchina, fammi una cattedrale", la macchina ti chiede "ok come la vuoi, romanica, gotica, neogotica?" e poi te ne spiattella tot versioni. Ti fidi che stia in piedi la cattedrale? Se la "logica" interna è giusta, per forza deve stare in piedi.

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    27. Io non devo sapere risolvere integrali, devo solo potere pagare una batteria di "Io" che me li risolva.
      Quindi faccio cosi, chiedo a "Io" come si risolve l'integral. Poi ripeto il procedimento nella lingua della macchina e la faccio partire. Confronto il risultato con un integrale risolto da "Io", se è sbagliato ripeto il procedimento fino a che non è giusto. La cosa si complica all'infinito, potrebbe servire un hardware specifico e un software specifico solo per calcolare integrali. Come, ad esempio, i computer usati per le missioni Apollo, che la gente non lo sa ma erano macchine che facevano SOLO alcune funzioni ed erano interamente progettate SOLO per quello, quindi non erano "computer" nel senso che gli diamo nella vulgata, cioè chip generici che eseguono programmi generici, tramite un interprete generico.

      Il senso di "Io" non è che sia meglio della macchina a fare una cosa ma che è VERSATILE, dove la metti sta. Viceversa, spendere millemila miliardi per fare una macchina che calcola integrali non è tanto conveniente, considerato che "Io" oltre agli integrali magari fa anche la pizza per pochi euri. Però se io dovessi fare integrali mattina e sera, dopo un po' "Io" muore, oppure se mi serve che si accenda un razzo a tre millisecondi da un dato input e questo dipende da un integrale allora NON HO SCELTA, devo rimpiazzare "Io" con una macchina.

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    28. Se ho capito bene i programmi delle missioni Apollo erano "scritti" da una signora che faceva passare un filo di rame in una serie di pippolini in un modo oppure in un altro per lo "0" e lo "1", cioè non erano memorizzati su un supporto magnetico o ottico ma erano fisici, "disegnati" dal filo di rame. Quindi, se tanto mi da tanto, l'esecuzione del programma era immediata, dando corrente a questo o quel segmento dell'aggeggio, senza passaggi intermedi. Poi c'era una memoria read-only che non so e una memoria riscrivibile condivisa che non so, che conteneva l'input-output dei programmi.

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    29. Si non sappiamo descrivere la coscienza però sappiamo riconoscerla per similitudine con la nostra, come ci riconosciamo allo specchio.

      Questa affermazione è immaginativa e rende l'idea, ma ha gli stessi problemi della definizione e cozza moltissimo con il concetto di comunicabilità etc etc.

      Insomma, non è più rigorosa della definizione operativa di vita.

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    30. La macchina fa quello che è "previsto"?
      Mi piace che tu sei cosi condizionata dal lavoro che fai che mi tocca darti delle martellate per farti allargare il punto di vista.

      Prendi un arco e frecce. L'arco fa quello che ha "previsto" il costruttore?
      Ma secondo te, il costruttore deve prevedere dove vanno a finire tutte le frecce che saranno mai scoccate dall'arco?
      No no, il costruttore deve solo pensare un aggeggio che date certe premesse, scaglia le frecce.
      Fine.
      Ogni freccia partirà con peso, velocità, comportamento elastico, aerodinamica e ovviamente traiettoria differente. Questo sta benissimo al costruttore dell'arco e frecce.

      I primi calcolatori erano analogici e servivano per calcolare l'alzo dei cannoni sulle navi, poi li hanno complicati mettendoci il movimento reciproco delle navi, il vento, diverse cariche propulsive, eccetera. Ma il calcolatore analogico non deve dare un risultato "127" ma "più o meno 127", che viene visualizzato su un goniometro o qualcosa di simile. E' ovvio che con queste premesse non tutte le cannonate vanno a segno, anzi, pochissime, la maggior parte arrivano "più o meno" vicino al bersaglio. Ma molte di più che puntando i cannoni a occhio.

      Allora immaginiamoci una automobile a guida autonoma. Fa quello che è "previsto"? Non so, tu quando guidi la macchina fai quello che è "previsto"? Difficile, visto che non sai se troverai un gatto in mezzo alla strada, se ci sarà traffico, se le gomme sono gonfie o sgonfie, eccetera. La macchina a guida autonoma avrà una serie di "if - then - else" e alla fine un meccanismo "failsafe" tipo "fermati e chiedi aiuto". Di solito il problema non è nella macchina in generale ma nei sensori, come per le persone, che per schiacciare il freno devono percepire il pericolo e devono avere il tempo di interpretare la situazione e di pigiare il pedale.

      Per avere senso la macchina non deve fare quello che è "previsto", deve essere conveniente rispetto a "Io".
      Se gli incidenti prodotti da "Io" sono 100 e quelli prodotti dalla macchina sono 99, la macchina conviene. Se pagare "Io" per guidare da Mosca a Pechino costa 100 e la macchina costa 99, la macchina conviene.

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    31. Non ho scritto "vita" ho scritto "coscienza".
      I batteri sono vivi ma non risulta abbiano una coscienza.
      I cani sono vivi e a quanto pare hanno una limitata coscienza.

      Il guaio è che non conosciamo nessuna forma di vita che abbia una coscienza simile alla nostra, cioè in cui possiamo specchiarci. Possiamo solo specchiarci tra di noi. Quindi, tornando a Turing, la macchina idealmente dovrebbe avere una coscienza in cui ti puoi rispecchiare. Che è un limite dato che in teoria la macchina potrebbe avere la "coscienza aliena" di cui dicevo, se solo si evolvesse autonomamente. Il problema non si pone perché le macchine sono pensate come oggetti finiti da una persona, quindi ancora possono essere solo un sottoinsieme della coscienza del costruttore.

      La vita biologica, te l'ho detto, viene descritta come un tot di reazioni chimiche. Che sono quelle visibili osservando gli organismi viventi conosciuti. Questa è la ragione per cui all'inverso si ipotizza che la vita sia partita per caso dal famoso "brodo primordiale" sollecitato da fulmini, vulcani, meteore e che ne so.

      Certo, rimane il problema di come la vita biologica produca il pensiero, la coscienza.
      Quello non lo sappiamo.
      E' una china pericolosa perché, come dicevo, si arriva al Cogito di Cartesio che fondamentalmente nega l'esistenza di qualsiasi cosa tranne il pensiero.

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  3. Scusa, l'hai scritto tu, più sopra, che "La macchina fa quello che è previsto" (rileggiti).

    Io ho detto che non lo so.
    E che la parola chiave è "previsto". Io quando scrivo un programma che voglio che faccia qualcosa e lo scrivo male, poi non funziona. Perché sbaglio (colpa mia)
    Ovviamente non si può fare una macchina o un codice che funzioni sempre.

    Scusa ma davvero non ho tempo di analizzare i tuoi scritti e ribattere. Queste cose si fanno meglio di persona. Al bar si discute di queste cose (invece che di calcio e donne).

    Per contro, potresti essere tu la macchina, molto sofisticata, che ribatte. Dal mio punto di vista, potrebbe essere benissimo. Idem, io lo sono per te (ammesso che tu esista, per democrazia :) ).

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    1. In certi lavori le cose funzionano come previsto semplicemente perché vai a riutilizzare qualcosa di preesistente.
      In altre situazioni le cose funzionano come previsto perché hai fatto un tot di iterazioni prova-correggi.
      Mi rendo conto che nel tuo caso la difficoltà è che non è cosi facile capire se il risultato di un certo calcolo che hai implementato nel programma è corretto. Da cui la vaghezza del "previsto". Mi sembra un po' un caso limite.

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    2. In certi lavori le cose funzionano come previsto semplicemente perché vai a riutilizzare qualcosa di preesistente.

      In questi 23 mesi di artata ''emergenza nazionale'', mi ha colpito il deficit astrattivo della maggioranza numerica.
      Avevo già appurato la mediocrità della massa, ma non pensavo che il difetto di fabbrica fosse così radicato nelle pecore umanoidi.

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  4. [ Ho postato ] giusto stasera sull'euroburocrate trapassato da pochi giorni.

    Mi era sfuggito anche il suo supporto alla mass-immigrazione, siccome il soggetto lavorò principalmente come carta da parati, sia nel ruolo di scribacchino, che in quello di burocrate.

    ===

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