martedì 18 agosto 2026

Riposini

Abbiamo infilato la chiave nella toppa, chiuso l'uscio e ce ne siamo andati, a piedi, lassù. Come ai vecchi tempi. C'è un piacere e una fatica a non usare l'auto. Sono molto fortunato, Rosa Canina è una silenziosa e forte camminatrice. Anche questo mi rende molto felice con lei.
Degli ottosentosessanta metri di dislivello, gran parte si sono svolti nel bosco. Qui i boschi si stanno piano depecizzando, fortunatamente: inizia ad apparire qualche latifoglia: frassini, betulle e faggi.
L'andata e il ritorno passavano su un crinale la cui costa esposta o sud-est era una volta, nei tempi della agricoltura di sussistenza, tenuta a prato. Fieno eroico, direi e questo ha comportato che siano stati abbandonati. Negli anni settanta e ottanta sono stati impianti decine di migliaia di abeti rossi, sugli ex prati impervi, in peccete coetanee discutibili (eufemismo): si  pensi solo alle concentrazioni patologiche, non ha senso impiantare abete rossi su una rete a quadrati di un metro e mezzo/due! Il contrasto col bosco stabile è notevole. Molti di questi abetini sono morti, il bosco troverà, come sempre, un suo equilibrio con i suoi tempi che non sono quelli della fretta umana. Al margine di queste brutte abetine artificiali scorreva il sentiero. Ad un certo punto abbiamo incontrato un vecchio abete rosso, con un diametro di almeno 120 cm: uno splendido monumento arboreo, ancora in ottimo salute. A quella quota significa, stimano un accrescimento medio di ca. 5mm , almeno 240 anni, si ritorna al 1786.
Come faccio sempre con questi grandi amici e protettori, mi sono appoggiato ad esso e l'ho ringraziato per tutto il bene che ha fatto con una piccola preghiera che Dio lo conservi in salute, sano, ancora a lungo. Poi sono arrivatele prime splendide radure di alta quota: erica, mugo, abeti e larici, ginepri, mirtillo blu, mirtillo rosso, rododendro. Uscire dal bosco (fitto) e arrivare a questi slarghi è sempre una splendida sorpresa estetica.
Alla fine siamo arrivati su quella gobba pratosa dove abbiamo deciso di fermarci. Col tempo si inizia ad abbandonare il culto della vetta, ci sono luoghi ameni che meritano tempo.
Quattro, cinque giovenche (qui le chiamano manzette), signorine bovine, placide, beate distese a ruminare e riposare. Beh, niente male come vita!
Abbiamo pensato: perché non imparare da loro? Siamo stati lassù, a poca distanza da loro per una paio d'ore. Era proprio bello.
Riposini in compagnia.

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8 commenti:

  1. La parte finale dell'articolo e la foto mi hanno ricordato un episodio che c'entra poco o niente con quanto hai scritto ma siccome è divertente te lo racconto: ormai molti anni fa mia cugina invitò a casa un suo amico tedesco che, ovviamente, aveva imparato qualche parola d'italiano, un giorno mia zia discuteva con mia cugina della necessità di andare a comprare del latte extra per la colazione dell'indomani ma, essendo in Toscana (direi sui 30+ anni fa), parlavano di "Mukki Latte" ("Mukki" era il nome della centrale del latte di Firenze assorbita poi qualche anno fa in uno dei soliti conglomerati alimentari sempre più grandi) e il povero ragazzo tedesco era confuso perché non capiva cosa potesse essere il "latte di zanzara"!

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    1. Ci sono parole assonanti in limgue diverse con significati completamente diversi: questo è il caso di Mücke (femminile) che in Tedesco significa zanzara. Viceversa mucca in Tedesco si dice Kuh (sempre femminile - la diversità dei generi è una cosa ostica nel binomio Italiano - Tedesco, almeno per me).
      Quindi il signore Tedesco si sarà confuso un po'. :)

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  2. E' tutto molto bello. Il paesaggio, le camminate, il silenzio, la compagnia.

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    1. Solo un'uscita di una qualche importanza, per il resto semplici passeggiate o poco più. Comunque, bello!

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    1. Sì, il Dio dei Cristiani ha quella connotazione, signor Catolico.

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  4. Eppure, questo l'ho capito molto molto dopo, quei montanari che vivevano di sussistenza era felice così, e quando i figli arricchiti se li sono trascinati in città, a vivere nelle scatole li vedevo soccombere agli agi della città. Disorientati e malinconici. Pronti a sfuggire appena possibile.

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    1. > quei montanari che vivevano di sussistenza era felice così

      Immagino intendeste "erano felici così".
      Allora, la mia opinione è che NON erano felici nel senso che i più erano in serie ristrettezze economiche.
      Quando si trasferirono nei nuovi quartieri formicai cresciuti come funghi nelle città, capirono che avevano ottenuto un certo tenore di vita ma con costi notevoli.
      Penso che Il ragazzo della via Gluck descriva bene questa specie di paradosso panza piena cuore con nostalgia.

      Allora, considerato cosa vedo, ad esempio, dei milanesi, direi che essi tuttora fuggono a più non posso ad ogni fine di settimana dalla sorta di luogo poco gradevole (eufemismo) che hanno creato e contribuiscono a mantenere "poco gradevole".

      Questo è una sorta di paradosso ecologico: si vuole aumentate il consumismo di cose e servizi inutili se non dannosi e per farlo si peggiorano gli ambienti nei quali si vive.
      E' una follia.

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