sabato 18 agosto 2018

Colpo di fulmine

Penso che l'espressione più concisa e anche più precisa sia "colpo di fulmine".
Sono tutto sottosopra.
Non riesco a capacitarmi che ciò possa essere successo alla mia età. Come è possibile questo?!
Dopo A-Woman, nullo di tutto ciò è successo. Solo con _tra era successo qualcosa del genere. Ma non so, forse era solo sopra, di parole e arti, ma non del resto. E neppure lontanamente così completo, profondo, omnicomprensivo. Che prende ogni cosa.
Sono stordito, ho perso l'appetito, faccio fatica a tenere una qualche disciplina personale, ho fatto la spesa andando in giro un po' assente. Dopo molti anni, una dozzina, mi trovo ad avere voglia solo di lei, delle decine di migliaia di baci che ho dato, che ho preso.
Sono stordito.

(via vincenza63)

Rosa Canina

  • Ho in mente una rosa canina.

L'avevo vista arrivare, su in quel borghetto, invitato da _ica, la mia amica con la quale studio milonga. Era arrivata, con i pantaloni da escursione, gli scarponcini, una semplice camicia a quadrettoni bianca-azzurra-avio. Era bella, mi piaceva. E quella tenuta sportiva o spartana, se preferite, l'assenza di un sia pur minimo velo di trucco, a parte le unghie dipinte con cura, uno sprazzo assai femminile in quella severità, tentava di nascondere la sua bellezza, le sue forme di femmina, celate a fatica.
Qualche parola tra quelle che si scambiano tra persone che non si conoscevano, lì convenute per festeggiare Ferragosto ospiti di _ica.
Durante il pranzo ella era seduta dalla parte opposta della tavola. Non riuscivo a trattenermi dal guardarla. E ogni tanto, osservavo i suoi occhi, incontrare i miei, solo per una frazione. Poi via. Poi ancora.
Salendo, nella passeggiata fino alla croce sul monte sopra, in vetta, tra i macigni, avevamo incontrato un piccolo giardino mediterraneo, di elicriso, ginestraccio, di sassifraga. C'era una rosa canina. Ed ella, così, tra le altre parole, aveva detto "Ecco, la rosa canina mi rappresenta" e io, un po' indietro, le avevo colte.
Tornando a casa, la notte, avevo in mente una rosa canina e le scrissi quel semplice messaggio, al numero che mi aveva dato che sono rare le donne che camminano, come lei, in montagna e io volevo camminare con lei e le avevo preso quel numero.

martedì 14 agosto 2018

Raffaele Ariano

Raffaele Ariano, aspirante elitario, fa parte di quella castalia che si nutre di società a scoppio, la crea e ne fomenta il conflitto, fomenta lo scontro sociale tra i migranti alloctoni e i poveri, piccoli ignobili borghesi meschini autoctoni, tra i sostituenti e i sostituiti, i subalterni nostrani, i nuovi inferiori che devono subire ringraziando gli aguzzini esotici e i loro mandanti, sacerdoti moralmente superiori.
Fa parte di quella genia di nuovi sfruttatori damerini, di neo soviet, razzisti anti, i più uguali, ammantata di moralismi per cretini. Sono gli immunodepressori sociali sadici: dovete subire i nuovi paradisi multietnici e farlo in silenzio, indicibili razzisti neofassisti che non siete altro!
Caso evidente in cui la filosofia, l'amore per la conoscenza, non è servito a nulla. Anni di studi sprecati, insulto alle intelligenze. Se questo pseudointellettuale per sciocchi è messo così, chissà quale sarà la consistenza etica e morale degli altri tromboni storti.

lunedì 13 agosto 2018

Più il tango che le donne

  • Cumannari è meggiu ca futtiri.

Sono uscito con _mrato, venerdì sera. Una serata piacevole. A me non piace uscire subito a cena, è troppo intimo o impegnativo, fortunatamente le ore sono volate. Eravamo a parlare prima di cibo, di case, poi di lei, della sua storia, dei suoi genitori dalla salute cagionevole (anche lei, un po', c'ha l'anca sbilenca più di me e altro), di diritti (ella o, più precisamente di conquiste) di come aveva combattuto per sua madre, all'ospedale e di limiti, di sostenibilità della sanità che non sta su per aria (io). Grinta pura, del resto è del cuore della Sicilia, non della Danimarca. Cerano  le stelle cadenti (2 - 1 per lei), la fuori sul balcone sulla città, due sedie e qualche tavolino al di là della strada, ci avevano chiamato per il conto che ci era scappato il tempo e la notte inizia ad essere più morbida dopo la ferocia termica che io la amo sempre di meno 'sta stagione.
Una serata molto piacevole, come con una brillante amica non vista da tempo. Il suo abbraccio e le sue parole seducenti, nel tango, fuori, erano svaniti. Raspa: restiamo ancora e sempre perfetti amici.

Io penso di amare più il tango che le donne. Un po' come il "Comandare è meglio di fottere" calabrese o siciliano. Mi aveva chiesto se fossi un maestro ma a me non me ne fotte un pipo di essere maestro, specie quegli scarsoni autoproclamantisi tali, io vorrei solo ballare bene ed emozionare me, la ballerina, chi ci guarda. In un certo senso cumanni, comandi, come uomo, una finzione in parte perché è solo un fantastico gioco a due. Un po' da alla testa, le ballerine che vogliono ballare con te, che ti chiedono, sfacciate, se voglio iscrivermi  di qui o di là, sorridono come il sole, sfacciate e audaci, sono loro ad avere bisogno di me e non il viceversa, hanno il davanzale fiorito e florido, gli occhi con fiamme di rimmel e, alcune, anche l'arte in corpo.
Il tango è anche caccia simulata: cerco una preda e sono preda per te, il carniere è la nostra tanda fiorita come un mazzo di rose antiche e di ranuncoli, è la creazione inutile, sublime, fantastica. E' il gioco delle seduzione senza tutte le zavorre delle relazione. Inebriante, leggero e profondissimo, una fiaba che finisce, sei felice, poi vai a casa, mi metto in loggetta e in questi giorni di spopolamento dell'Appennino spopolato, mi godo come non mai il silenzio, valle vuota pure dal traffico, la brezza fresca, il profumo di fieno (il secondo taglio), mille milioni di stelle audaci. Sembra quasi un tango.

Maria Filiali, la ved(ev)o di tanto in tanto ballare in una delle mie milonghe preferite, qui in città. Arte in corpo. Come femmina, però non mi muove, lei bellezza anni Quaranta che interpreta nella terza capitale (storica) del tango, una milonga contemporanea.


(ozgûrkarahan mariafilali)

Uno alla volta



Era giovedì 9. L'ho aspettato subito a sud del portocanale. Sua madre mi aveva dato uno zaino che sembrava pieno  di pietre che mi viene ancora da bestemmiare solo a pensarci £$%xx!3@# che la prossima volta gliele compro io quelle bevande invece di spaccarmi la schiena e ... i piedi. Avevo anche sbagliato le calzature, io mi lamento del caldo in collina ma appena sceso nel braciere padano...così i sandali da una parte erano stati utili ma dall'altra mi avevano rovinato i piedi in un paio di punti. Dopo aver risalito dalla stazione metà dei trenta bagni mi ero seduto: vieni tu che in bici lo zaino lo porti meglio.
Così è arrivato pedalando, quasi nel suo abbigliamento nero da  lavoro, sul ponte sopra il canale. Pantaloni neri, scarpe nere, aveva una maglietta nera, la camicia bianca l'aveva lasciata là, lavora col grembiule nero o come diavolo si chiama, sopra la camicia e i pantaloni.
Finalmente, dopo tanti, giorni... Un abbraccio forte, dei nostri.
Un po' dimagrito, con un po' di segni di stanchezza sul volto: mi ha detto che fa una vita abbastanza semplice, casa, lavoro, pausa, lavoro, casa, notte. A volte si prende una mezzora dopo il lavoro, per due parole o con i colleghi o con un paio di amici del suo paese che sono lì. A casa crolla nel letto, dorme come un sasso fino alla sveglia della mattina, alle nove, in genere poco meno di otto ore.
Non mangia granché, un piatto di pasta prima di servire i pranzi, verdura e pietanze prima di cena: non si possono appesantire prima di servire. Arriva a casa e mangia delle robe, quelle robe preconfezionate che non hanno tempo e voglia di cucinare né di fare la spesa. Ha avuto una telefonata con mia madre e le ha detto che... ha voglia di tornare da me, come si mangia da papà io non mangio in giro! Mi ha fatto piacere!
Non ha voglia neppure di tenere la casa in ordine due giovinotti appena diciottenni... Da quanto ho visto è poco  cosa rispetto al lercio e al disordine di case di alcune persone adulte la cui vista orribile ho avuto occasione di subire.
L'ho visto un po' torchiato, ecco.
Si è sfogato un po': il proprietario è una persona rozza. Gli ho detto che le mie amiche tanghere romagnole dicono che i romagnoli sono grezzi e anche _dlini, mio ex collega di Ravenna, colui che tentò (ahimè senza successo) di portarmi al tango quando ero infoiato di afrocubano, una persona fine che scherzando e ridendo prendeva in giro i suoi conterranei così sanguigni. Grezzi e cordiali, ho aggiunto. Mi insulta (ha trovato un insulto per me "'È inutile che vai all'università a perdere tempo!") perché sclera, dopo qualche minuto gli passa e bofonchia un "Bravo, sei andato bene!". Ecco, vedi, sanguigni, nel male, nel bene. Impari anche a stringere i denti, ciccio, come i parà, il nonnismo serve a vedere se sei capace di resistere. Se resisti, se sei forte, poi diventi uno di loro che devono fare la guerra, non lavori da cicisbei.
Sono persone che si sono fatte da sole, spesso dal nulla. E... ed è sempre al telefono, c'ha due batterie che è S E M P R E al telefono si guarda un po' di tipe nude, sempre al telefono, passa quasi tutto sul tempo al telefono, papà.
Forse ci vuole qualche capello bianco per capirli 'ste persone sgobbone o non so cosa, forse anche con le loro manie, non dico di no. Furono e sono il cuore, palpitante, forse anche rozzo, di questa Italia che tira avanti e sgobba.
Mio figlio è abbastanza fine e non le capisce ancora queste cose, nota, per il momenti, alcuni aspetti un po' ruspanti, un po' volgari.
Abbiamo mangiato insieme qualcosa, egli ha divorato un bufalo: due pizze e un mezzo fritto di pesce.
Mi ha raccontato gli errori che hanno fatto i due camerieri, quello dell'ordine e il ragazzo che ci ha aperto quella deliziosa bottiglia di rosato d'Abruzzo. Lavorare in un ristorante prestigioso, di un certo livello  costoso e in decadenza gli ha insegnato qualcosa. Il giorno prima aveva servito uno dei più famosi rapper italiani, mi ha fatto vedere la foto che si è fatto fare con lui, mio figlio è(ra) infoiato di trap. Vedi, papà, ad aprire la bottiglia non devi appoggiarti sul tavolo. E il tizio mi ha servito la pizza da sinistra, invece di farlo posteriormente, dalla mia destra. E il taglio del sigillo della bottiglia lo devi mettere nel secchiello del ghiaccio, il cliente così può verificare che non ci sia "odore di tappo".
Bah, io non le sapevo 'ste cose, lo ascoltavo in silenzio, con un po' di ammirazione per questa etichetta di sala che egli ha appreso.

Mi dice che sta contando i giorni al venti, quando finirà. Uno alla volta.
Ciccio, hai avuto occasione di comprendere (è più profondo, non è il capire della mente, non so se superficiale o non emotivo) cosa è il lavoro, impegnarsi per un reddito, che nulla viene gratis.
Ho capito che è importante studiare, papà!
Bene.
Conta i giorni che mancano. Uno alla volta.
Un abbraccio forte, sono salito sull'ultimo treno regionale, prima delle ventidue e via, ho visto il mio bipede un po' torchiato farmi ciao e tornare verso la bici. Sono crollato, sonno pesante nel caldo pesante e afoso.

giovedì 9 agosto 2018

Scorpacciate e digiuni

Questi quaranta e passa giorni sono serviti tutti. Ieri si è conclusa la parte principale dei lavori, ho la cucina pronta all'ottanta per cento e già utilizzabile. Devo dire che senza questo lungo periodo di ferie non sarei riuscito a fare tutto ciò che è stato fatto. Avere la casa sottosopra e con calcina, attrezzi e mobili e suppellettili spostate etc. è stato pesante ma il risultato è meglio di quanto pensassi. Domani ancora falegname, poi il resto a settembre, durante i fine settimana, visto che sarò tornato al  lavoro.

Ho alcuni numeri nuovi di telefono. Ma devo impegnarmi per attaccare bottone, non sono certo colpi di fulmine. In ogni caso è piacevole anche conoscere delle persone e qualche uscita non mancherà. Nulla di paragonabile a Loredana, tanto per avere un metro.
Ieri sera, seduto in loggetta, stavo cenando tardi (erano le ventidue) avevo qualche pensiero di nostalgia per _civa: con lei stavo bene. Ma è proprio questo il fatto: stare bene, come con amiche, ma non essere innamorato, non al punto di pensare a quella parte di doveri che una relazione di un qualche spessore implica. _fetti, un caro amico con cui giocai a pallacanestro, poi andammo pure a ballare, artigiano brillante e cordiale, proprio emiliano per generosità, civismo e cordialità che, in qualche modo stravede per me (penso che egli veda in me una sorta di zio o di persona che faccia le veci di un padre non so se dire assente o conflittuale) ed è chiaccherone fenomenale (ogni tanto UnBipedinone mi dice che scappa quando egli inizia...) e ha iniziato a propormi questo e quello. Anche se non è una donna o una morosa, ho sentito la mancanza di spazio, il fatto che dopo l'ultimo fine settimana passato insieme, con amici, mi mancasse un po' l'aria quando ha iniziato a proporre subito un programma per il prossimo. Ecco, io ho bisogno di spazi ed è questo che rende complicate le relazioni, momenti intensi, appassionanti e poi spazio, un po' di solitudine. Scorpacciate e digiuni alternati. Mi rendo conto che per altre persone deve essere difficile.
Invece ho saputo che _ele, un mio caro amico italoisraeliano che vive tra Cambridge e qui (ha una figlia in città) che è(ra) strainnamorato pazzo, un sentimento totalizzante, mentale, lussurioso, sentimentale, emotivo, valoriale, gustativo, edonistico (religioso? anch'ella è ebrea, _ele è agnostico, non so quanto conti 'sta cosa) ha deciso di... convolare a nozze.
Da una parte sono felice perché esiste qualcuno che ancora viaggia con le ali nell'occhio del ciclone eros, dall'altra mi chiedo quanto durerà, c'è la mia parte cinica affilata che vuol dire la sua.

Sono sceso dal treno, tra qualche minuto arriverà mio figlio e, dopo qualche passo, sono seduto sul lungomare di questa conurbazione romagnola litoranea e osservo, un po' stranito, tra pubblicità degli impianti di risalita della Val di Sole, il profumo di brodetto, il tunz tunz disco, questa paradossale e costipata realtà.


mercoledì 1 agosto 2018

Casa sottosopra

A metà della terza settimana di lavori inizio a vedere la luce in fondo alla galleria.
Vivere in una casa sottosopra e con la calcina ovunque è pesante. I risultati però iniziano ad arrivare.

("stuccatura di alcune maioliche" unuomoincammino)