mercoledì 29 marzo 2017

Nel suo vortice - 3

(Nel suo vortice - 2)

Cosa dicevo? Il vortice. Beh, forse più che vortice...
Accompagnata _civa in stazione ho raggiunto _bio e _zia. Meteo spettacolare, come può essere una giornata di bora, giornata fredda (relativamente), tersa e solatia. Devo dire che avevo spento tutto, non avevo organizzato nulla, sapevo che _bio avrebbe voluto percorrere un anello. Iniziamo a salire col piacere di essere in una piccola valle degli Appennini spopolatasi e inselvatichita. E' sempre molto forte emotivamente camminare in questi deserti umani (nelle nostre tre ore e mezza non abbiamo incontrato anima umana).
Mentre salivamo, arrivati ad una posizione in cui iniziavamo ad avvicinarci alla sommità, abbiamo visto...  lo scuro. Verso sud ovest il blu con qualche batuffolo bianco. Ma, girandoci, ecco un cielo cupo a nord-est. Poi borbottii e poi... tuoni. Tuoni in marzo!? Possibile!? Mi sarò sbagliato... La velocità con cui è arrivato il fonte freddo, con un piccolo principio minacciosa di nuvola a mensola, è stata sconcertante. Abbiamo rinunciato a completare il giro perché avremmo avuto ancora più del ritorno sul percorso dell'andata. Beh, il cielo era pessimo (foto 11) e in ulteriore peggioramento (foto 14). Sapevo che le perturbazioni di bora scura non sono mai così intense. Qualche foto al passo e poi giù veloci, con alcuni passaggi assai insidiosi, sentiero ghiacciato su strapiombo. Non avevo preso né i ramponi né la cerata, zio peto.
Prima rovesci di graupel che sono diventati pioggia battente con lo scendere di quota. Via felpa per tenerla all'asciutto nello zaino, sono sceso in t-shirt a maniche corte e sopra quella a maniche lunghe che si sono via via infradiciate. Ma la quasi corsa per scendere era così intensa (e faticoso per la roccia e le foglie di faggio bagnate e scivolose) che molta acqua è evaporata. Invece le braghe tecniche via via più bagnate sono diventate una mezza tortura. Siamo arrivati all'auto al "rifugio" alla base, mi sono tolto le magliette inzuppate, mi sono messo sopra qualcosa d'asciutto tolto dallo zaino e siamo andati a casa loro, invitato a cena. Non soffro mai il freddo, anzi, ma domenica non mi sono mosso dal caminetto. Poi è seguita una serata di buon cibo e di parole tra amici e complici di questa esperienza che ci ha, almeno per poco, inselvatichito.
Per una volta ero partito con uno zaino sguarnito, troppo leggero. Lascio alle immagini raccontare qualcosa che le mie parole sono già troppe.
Che ridda di esperienza pazzesche, estreme, contrastanti, emozionanti, in meno di quarantatotto ore!!

In principio blu e sole ci aspettavano lassù

Bboni, bboni 'sti cartelli, gnam, slurp.
Anche i faggi hanno bisogno di ferro.

Il faggio predilige terreni rocciosi. Senza dubbio!

_bio e _zia qualche passo più avanti.




Ancora meteo splendido di fronte a noi.

Ecco, 'sto faggio era veramente bitorzoluto.

Cacca di lupo.

Orma di lupo.

Udivo dei tuoni là a nord est. Tuoni in marzo!?!? 

Il passo da poco sotto. Eppure di là è ancora bello...

Passo del Cancellino e Toscana centrale occidentale.

Era inquietante e si stava avvicinando.

Ecco i primi scrosci di graupel.

Quasi arrivati, zuppi noi, con spolverata di neve (graupel) lassù.

25 commenti:

  1. Belle belle belle le tue foto. E l'orma di lupo... fantastica.

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    1. Dall'immagine non si vede, ma anche la caccona di lupo era interessante. Piena di pelo nero grigiastro. Avrà sbaffato un cinghiale?

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  2. Meno male che non sono mai stato in quei posti

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    1. Non mi piacciono

      Hai presente milano per te?

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    2. Ecco, hai spiegato bene: non ti piacciono gli ambienti selvatici.

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    3. E' una cosa assolutamente anormale. Noi ereditiamo centomila mille mila anni di memorie ancestrali di gente che non viveva nel o sotto il "Bosco Verticale".

      Anche questo non succede per caso, eh. Voglio dire la rappresentazione della realtà completamente deformata per cui una cosa orripilante e innaturale diventa "bella" e "vivibile", mentre una cosa che dovrebbe essere scontato come respirare diventa "brutta" e "invivibile".

      Anche perché il "Bosco Verticale" è assolutamente identico a Milano, AbuDabi o sulla Luna. Quindi non c'è legame tra sangue e terra.

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  3. Giuro che mi fai venire voglia di escursioni Uomo.
    Stupende le foto .... :P dovresti farti instagram :))

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    1. Il mio bipede ha la sua nicchia in Instagram nella quale, a mo' dio vetrina personale, pubblica anche le foto delle uscite (ormai pressoché nulle) col papi, in cose fiche come ferrate, foto su strapiombi, etc. .
      Io non ho quel vigore esibizionistico né il tempo.
      Già fatico col diario. Poi uso, per le foto, mezzi piuttosto rudimentali come il mio vecchi(ssim)o furbofono, con risultati a volte mediocri.
      Buondì Magnolia

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  4. ...immagini che si possono fondere con le esperienze quotidiane: lavoro, tango...erotico; il tutto sovrastato dai contrasti del tempo che scorre tra cielo, terra, umano; dove all'orizzonte, toccandosi si potrebbe immaginare la soglia che introduce ALL'ARCANO. O NO?

    Buona serata UUIC

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    1. Toccandosi...
      Ahaha
      Il tango, come l'alpinismo o le esperienze che in qualche modo ti riportano agli archetipi, allo spartano, essenziale, diamante interiore, sfiorano, accarezzano il trapasso, la morte, al mistero, il più grande.

      Buondì Daoist.

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  5. Sei sicuro che quella sia un'orma di un lupo? A me non sembra, non sono sicura neanche sulla cacata. UUIC, ti dico questo solo perché non tollero discorsi approssimativi sui lupi o sulle volpi o sui cani, eh, non per altro.

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    1. I veri esperti assaggiano le feci per sapere se sono di lupo.
      Io non lo sono. ;)

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    2. Anche a me la cacca non pare di lupo. L'impronta sembra più simile ma manca un riferimento di misura ad esempio è tutto sommato non credo lo sia...

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    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    4. In effetti quelle due immagini NON hanno alcuna pretesa di scientificità: mancano, ad esempio, dei riferimenti metrici, di misura.
      L'orma avrà avuto un diametro di circa 12 cm, gli stronzi un'estensione, nelle due dimensioni, di circa 20 cm.

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    5. Qui altre immagini di cacche lupine simili.

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    6. UUIC: "[...]gli stronzi un'estensione, nelle due dimensioni, di circa 20 cm."

      Niente di impressionante, ne conosco di quelli che superano anche abbondantemente il metro e settanta. Taaaaanti! ;)

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    7. Ahah, Messer Pigiatasti :)

      Grazie al tuo lazzo mi sono accorto di aver scritto con errore e refuso
      > gli stronzi un'estensione,
      -> gli stronzi in estensione,

      Grazie.

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  6. Ecco perché, contrariamente a quello che propala MrCoso, si va in montagna con lo zaino affardellato. Bisogna essere preparati alle condizioni avverse.

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    1. La vetta dell'Himalaya non è la spiaccia di Riccione nemmeno ad Agosto. A me è capitato di finire in una piccola tempesta di neve a Luglio sul Resegone, quando ero più giovane. Ma anche quando vai in scooter conviene avere la tuta antipioggia, guanti e scarpe.

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    2. Guarda, a me dell'Himalaya non importa nulla. Per me uscire significa boschi e ruscelli, meno in quota possibile nei limiti di una ragionevole godibilità (pulizia). Fosse possibile, amerei avere a disposizione qualche bel chilometro quadrato di bosco planiziale nei pressi di un Po o di un Tanaro puliti, ma mi dicono sia una pretesa esagerata, che non si può rinnegare il progresso. Dunque, devo accontentarmi dell'Appennino ligure, 300-800 mt e una condizione un po' "masticata", o di quello tra Alessandria/Pavia/Piacenza/Genova, poco più alto e poco meno "masticato" (diciamo 400-1500 mt). In estate il pericolo maggiore, a parte i balordi a due gambe, sono le zecche. Non servono grandi attrezzature.

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    3. Sì, Lorenzo.
      Sono mancati i ramponi, corda e la cerata.
      Del resto io ero uscito per una passeggiata più che per un'ascensione.

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    4. E allora non devi andare dove servono ramponi e corda. Io la mantellina ripiegata me la porto anche se vado al parco, per dire, non manca mai, come un cambio di vestiti, mutande, calzini ecc.

      Io parto sempre dal presupposto che devi potere superare almeno una notte all'aperto con quello che hai dietro, nelle condizioni atmosferiche peggiori possibili. Significa che in montagna devi resistere a temperature come a Milano d'inverno, anche in estate.

      Il fatto di andare almeno in due deriva invece dalla possibilità che uno si infortuni e rimanga bloccato. Lo scemofono c'è e non c'è ergo meglio avere una alternativa.

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