giovedì 2 marzo 2017

Giardinare la bellezza

Stupore. Ecco, io penso che sia la parola giusta.
Ho sempre pensato che "giardinare" le città sia il più fantastico propellente di bellezza. Verde nelle piazze, negli angoli delle vie, aiuole, alberi nelle piazze, fiori e piante sui balconi, dentro le case, siepi, aiuole, cespugli e ancora alberi nelle rotonde. Le aree industriali in Germania e Austria non si vedono. Beh, La Germania è il primo paese industriale del mondo; eppure il verde, le alberature celano, rinfrescano, contornano, addolciscono, riossigenano anche gli edifici, le aree industriali tedesche.
Stupore e meraviglia sono le emozioni per questo capolavoro di Ricardo Bofill. Un edificio povero molto ricco. Cemento e flora, che straordinario contrasto! Mi piacerebbe come residenza e per impiantarci una milonga. Sì, mi piacerebbe molto.

Aggiornamento: qui altre immagini, compresi gli interni.


74 commenti:

  1. Allora perchè non ti piace il bosco verticale di milano?

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    1. Già... il bosco verticale.
      Sarebbe un discorso lungo.
      Certamente meglio un po' di verde verticale che i parallelepipedi solo betonici, o quella cosa assurda del vetrocemento.
      Non avrei neppure un'attimo di esitazione nello scegliere tra il capolavoro di Bofill e il bosco verticale di Milano: il primo ha spazi, dimensioni e contesto nei quali il verde è la chiave di volta architettonica, il secondo ha verde, un po' di verde o abbastanza verde in un grattacielo più o meno speculativo. C'è la ripetizione, il modolo lecorbusierani che io detesto.

      C'è il padaradosso di una architettura ex-industriale che è talmente asimmetrica, varia, che annulla la ripetizione, annichilisce il modulo, e che stride con la ripetizione (di progettazione, realizzazione e quindi funzione) industriali, industrializzati e industrializzanti del bosco verticale.

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    2. Francesco, UCoso non ha una risposta sensata. E tu lo sai, per quello gli hai fatto la domanda vigliacca.

      Se vuoi ti dico io cosa non va nel "bosco verticale", le dimensioni e la collocazione. Le dimensioni sono in scala non umana e si colloca come un oggetto estraneo nel contesto di Milano che è quello di un "paesone".

      Il "bosco verticale" è un virtuosismo che puoi teletrasportare cosi com'è pari pari a Dubai o a Dallas o a Pechino o sulla Luna. Non è stato concepito per l'abitare, è stato concepito come status symbol. E' l'equivalente di una Lamborghini o di un Rolex, che ne so.

      Noi altri tamarri di periferia andiamo a vederlo e facciamo "oohh" col naso all'insu e poi torniamo alle nostre viuzze di palazzi anni '70 e vicini tatuati che fanno cacare il cane nello spartitraffico.

      Milano sta andando nella direzione sbagliata. Ma è inevitabile perché i "milanesi" sono "cittadini del mondo", quindi non gli sembra strano che ci sia un palazzo di Dubai.

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    3. Che figata quella foto lorenzo

      Dici che sono vigliacco? 😊

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    4. Presumo che l'immagine del grattacielo sia un rendering sovrapposto alla fotografia. Mostra il punto, che il nuovo è completamente fuori scala e fuori contesto.

      Sei maramaldo, infierisci sul povero Ucoso.

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    5. La risposta e' sensata anche se non ti piace.
      Il bosco verticale e' modulare, ripetivo, siamo ancora a Le Corbusier che e' robaccia.
      Si capisce, cosi'?
      E' come il Rolex, un oggetto industriale reso "esclusivo" ma che sempre di serie e'.
      In un contesto orribile, in una citta' che e' brutta e non riesce ad essere orribile, col tumore che la circonda, solo perche' i denari lubrificano, modizzano tutto.

      Io non sono un tamarro e non vado a vedere quel parallelepipedo con qualche ciuffo verde, ne' il Merdpo ne le altre cose plasticate o vetrocementate della Milano da bere.
      Cio' che si salva di Milano e' qualche sprazzo di centro storico.

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    6. No non si capisce. Lascia stare che non è il tuo mestiere.

      Riguardo il tamarro, parlavo di me e Francesco. Te vivi nel tuo eremo sull'appennino. Milano non ha "sprazzi" che si salvano, perché rispecchia pari pari la gente che ci vive, cioè dei disperati.

      Quello che di solito capita al "milanese" è di andare in altre località più amene e dopo qualche giorno pensare "dai basta con questo terzo mondo". Perché l'alternativa è un altro posto del cavolo, popolato da gente con la cacca di galline nel cervello ma con l'aggiunta di tutti i difetti dell'essere completamente e irrimediabilmente periferico, centripeto. Io ho in mente la Toscana dove resisto qualche giorno poi mi viene la claustrofobia. Da cui l'insopportabile Renzi che dal borgo fuori Firenze va a fare il ganassa per il mondo con i noti effetti tragicomici.

      Presumo che Francesco intenda piu o meno involontariamente questo con "Milano la più bella cittò dell'universo", cioè che è la meno provinciale delle città italiane.

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    7. "dai basta con questo terzo mondo" mi fa ridere di cuore, perché probabilmente è vero che lo pensano...
      Io non conosco Milano se non per esserci stata in gita alle superiori e per un paio di trasferte di qualche giorno lo scorso anno. L'impressione che mi ha fatto è stata di "città verde" (!!!), forse per la zona in cui ero, e molto bene organizzata, pulita, bella. Per il resto, suppongo sia un posto in cui uno è proprio "al centro degli eventi", nel bene e nel male. Probabilmente non è banale vivere a Milano avendo una famiglia, e ti credo quando descrivi la realtà delle periferie (che è totalmente lontana da qualsiasi cosa io abbia mai provato, persino qui in Turchia è difficile immaginarmi un tale clima di "suburbe americana").

      Se io avessi la possibilità di scegliere, però, probabilmente tra Milano e Monaco di Baviera sceglierei quest'ultima (in cui sono vissuta due mesi, ed era grandemente a misura d'uomo e di famiglia), e in Italia vivrei molto volentieri in quel di Trieste. (scusate l'offtopic!)

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    8. Hai ragione. Trieste è la città più bella del mondo e ci si vive proprio bene *.* ma forse sono di parte...

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    9. Trieste è meravigliosa. Una delle mie città preferite.

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    10. Bulutn, i milanesi piantavano le palme in piazza Duomo già a fine Ottocento, se ho capito bene. Molti di essi soffrono di esterofilia (e questo c'è in tutta l'Italia provinciale, vedere i patetici nomi toscani tipo cauntriaus La Grillaia e similari) acuita, dagli anni Cinquanta in poi, del fatto di vivere in un tumore enorme per estensione e di degrado massimo. Ci sono intere parti dell'area milanese nei quali l'artificializzazione del territorio ha superato il 70%.
      Poiché nonostante il fatto che vadano a fare il uichend in Madagascar, siano i primi a vedere lalaland, abbiano le robe starbucks col cagoso caffè starsenstraips, che c'hanno lo X6 per andare a prendere il cibo plasticato da Esselunga o il bio vegano indiano, vedono sedicenni anoressiche morte viventi a portare vestiti assurdi disegnati da stilisti omosessuali misogini e le propongono come ideali di bellezza, cercano di farsele all'olliud dopo una bella tirata di bamba (c'è cocaina nelle fogne milanesi, non è escluso che sia la città più drogata d'italia).
      Il loro corpo mente, di tanto in tanto, dà ancora qualche segno, li riporta all'archetipo della natura.
      Dopo aver creato l'inferno opulento in cui vivono e che peggiorano di giorno in giorno, fuggono per rendere simili altri luoghi (pensa alla devastazione edilizia realizzata dalle masse di opulenti lombardi e piemontesi in Liguria). Poi, essendo abituati all'inferno - come ogni essere umano tendono rendono ciò in cui vivono il loro optimum, la paura, a volte il terrore del cambiamento è comune alla maggior parte di tutti noi – come scrive Lorenzo, tornano nel tumore, convinti che lì fuori ci sia il terzo mondo.
      Guarda, l'esempio della moda del cibo giappi, dell'inglesano (itlalian-inglese-cano), dei banani in piazza Duomo, del mangiare messico-finlandese, del riso basmati natual bio vegano condito con sale rosa himalaiano e olio di zucca sudafricano, sono dimostrazioni di un provincialismo peggiorato dall'essere internazionalizzato e dal non credersi tale.
      La penso esattamente a Lorenzo: sono al centro del cretinismo del mondo.
      Aggiungo, avendo conosciuto bene Monaco di Baviera che ho frequentato molto per una decina di anni, che anche lì notai una sentenza simile (lo stupidismo globalizzato e globalizzante è un problema planetario) e, probabilmente, anche lì sono peggiorati parecchio.
      Io penso ad altri luoghi della Lombardia, se penso a luoghi di qualità: Sirmione, Mantova, Pavia, Sabbioneta.
      Forse perché non do alcuna importanza alla maggior parte delle mode.
      Ecco, Milano è la capitale delle mode.
      Non vorrei essere troppo pesante, non scrivo qui, ora, la definizione di moda.

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    11. Negli USA il contesto è il contrario del nostro, almeno lo era. I "suburbi" sono fatti di viette anonime con centinaia di casette mono-familiari, tutte uguali, col prato davanti e dietro un cortiletto. I palazzi come i nostri non sono in periferia, sono dentro la città, divisi per tipologie, per esempio possono essere edifici vecchi restaurati di un quartiere "alla moda" oppure edilizia popolare diventata inevitabilmente un ghetto. Gli americani hanno re-inventato la "galleria" che chiamano "mall", il nostro attuale "centro commerciale".

      La nostra periferia era differente, nel senso che consisteva delle fabbrichette (in Italia sono per la maggior parte medio-piccole) con attorno le case degli operai. A livello strada una volta c'erano i negozi, ogni quartiere replicava i servizi minimi come il panettiere, la latteria, la cartoleria, il fruttivendolo, la macelleria, la "merceria" (negozio scomparso che vendeva un po' di tutto per l'abbigliamento).

      Il contesto della periferia milanese originario era il mix di fabbriche, uffici (pochi), case e negozi, la cui vita era scandita appunto dai ritmi del lavoro. L'umanità era quello che i compagnucci avrebbero voluto fosse il "proletariato" ma che in realtà cercava di rampare fuori e diventare piccola borghesia. I babbi muratori e operai cercavano di fare studiare i figli, che diventassero impiegati, eccetera.

      Il collasso economico conseguente alla "globalizzazione" ha desertificato le periferie, adesso siamo nella fase di transizione, alcune si trasformeranno in ghetto e altre in quartieri alla moda, come negli USA, complica anche il rimescolamento etnico.

      Nel frattempo si è creata il "suburbio" alla americana in quella che una volta era la campagna. Io conosco il Nord-Milano, ci sono paesi della Brianza e del Varesotto i cui dintorni sono cosi, strade vuote con file di case nuove, anche se non sono quelle in legno mono-familieri della tradizione USA. Ci abitano quelli che scappano dalle periferie di cui sopra.

      Un fenomeno collaterale è quello della obsolescenza del costruito, sia per il naturale invecchiamento sia per il cambiare del contesto in cui furono costruiti gli edifici. Una obsolescenza che sta diventando sempre più rapida, per esempio ci sono quartieri di uffici costruiti per il "terziario avanzato" che non si sa come riciclare oppure che vengono abbandonati per insediamenti analoghi sempre più lontani dal centro.

      Il "nostalgismo" a me risulta insopportabile. Tra le cose che palesano l'inadeguatezza umana media c'è l'incapacità di progettare, cioè di immaginare e pianificare il futuro. Ci limitiamo a subire.

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    12. UCoso, una precisazione sui banani.

      La propaganda compagnuccia-mondialista mente sapendo di mentire riguardo la tradizione ottocentesca.

      L'origine delle piante esotiche era esattamente il contrario di quella odierna, era la conseguenza della espansione coloniale europea.

      In poche parole le "cineserie", le mode "orientali", oppure le mummie egizie e le maschere delle tribù dei "cannibali" erano TROFEI, servivano più o meno alla stessa funzione che avevano per i Romani quando portavano in trionfo le spoglie dei popoli vinti e soggiogati.

      Gli Europei di allora esibivano gli addobbi "esotici" come prova di potenza, di superiorità razziale (il razzismo è un sottoprodotto del colonialismo anglosassone per lo più).

      Era appunto il contrario del Mondo Nuovo che tutto "accoglie" e tutto "integra", che de-contestualizza e de-localizza persone, idee e cose. Mentre oggi serve a mostrare e ad indurre la SOTTOMISSIONE, allora serviva a mostrare la CONQUISTA (quindi non era onnipresente ma usato nel contesto monumentale, ad esempio le palme e i leoni ornavano la piazza con la statua del re a cavallo, spada sguainata).

      Il fatto che nessuno lo sappia è un effetto voluto, non è casuale.

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    13. A proposito del "verde".

      Nelle città antiche non c'era, perché era spazio sprecato, Date le dimensioni esigue, bastavano due passi per uscire dall'abitato e trovarsi in campagna.

      I lunghi viali alberati con la "prospettiva" sono una invenzione tarda di impostazione "neoclasica" (nel nostro caso, copiati da Parigi e a Milano sono fuori dal perimetro della città antica, sono stati realizzati per definire le "direttrici" di espansione industriale delle periferie descritte sopra.

      A Milano per tradizione gli spazi "belli" sono all'interno dei cortili, non sulla strada. Verso l'esterno gli edifici sono relativamente "chiusi".
      esempio di cortile con le piante 1
      Esempio di cortile con le piante 2

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    14. si stima Lorenzo che nel 2030 per il fenomeno da te osservato ci saranno in America 40 milioni di case sfitte nei sobborghi che dovranno essere riqualificate. La crisi economica e il costo del carburante sta portando al ritorno in massa degli americani nelle città. Il problema è la divaricazione dei redditi che porterà la creazione di quartieri ricchi(pochi) e tanti poverissimi. La forte densità nelle città unita alle disuguaglianze provocherà effetti elencati in questo articolo :http://comedonchisciotte.org/un-video-del-pentagono-avverte-inevitabile-un-futuro-distopico-per-le-grandi-citta-del-mondo/. Tutto ciò varrà pure per l'Italia

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    15. Lorenzo: più che Milano antica sembra VENEZIA!!! (Venezia, ah, città splendida!)
      Comunque splendidi i cortili interni, fa' molto Mitteleuropa (senza offesa, Milano sembra Budapest, anche lì un sacco di cortili interni)

      Alahambra: hai ragione, Trieste è la città più bella del mondo, è vivibilissima, e hai tutto a portata di mano: mare, montagna, cultura, ...

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    16. Michele, c'è una differenza sostanziale tra USA e Italia.

      In Italia ci sono 6 volte più persone per chilometro quadrato.

      Non solo è un fenomeno tipo sardine in scatola, significa anche che le risorse naturali, che già non sono particolarmente abbondanti in Italia dato l'orografia in gran parte montagnosa e collinare, si devono dividere in maniera molto più sfavorevole. Basti dire che col famoso "fracking" gli USA puntavano alla autonomia energetica, cosa che in Italia è drammaticamente impossibile.

      Il concetto di "ricco" e di "povero" è completamente differente negli USA rispetto all'Europa. O forse dovrei dire che è diverso il concetto della "classe media". La estensione della "media" americana è molto ma molto maggiore, cosi come il meccanismo lavora-guadagna-paga-consuma. Se non fosse cosi, gli USA non sarebbero la meta di emigrazione da tutto il mondo.

      BuluCosa, i canali (di acqua corrente però) c'erano ma li hanno in gran parte coperti per fare le strade. C'erano anche dei corsi d'acqua "naturali", per esempio il Seveso, coperto anche lui.

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    17. Dopo 700 km in auto verso veneto e ritorno ribadisco che Milano è la città più bella al mondo. Altro che cavernicoli e galline ho incontrato

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    18. > verso veneto e ritorno.
      Francesco, arrivi tardi (o troppo presto, temo che le nostre critiche siano antitetiche). Vedere, prego, qui e
      qui.

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  2. Pensa che bello. Ho tipo 3 mq di giardino fuori casa e lo cementerei tutto senza pensarci un attimo di più se potessi.

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    1. E trovo francamente orribile quell'accozzaglia in foto.

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    2. > Accozzaglia in foto...
      Ihihih.
      Questa è un'altra accozzaglia che io adoro.

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    3. Ovvero come dire che la Cappella Sistina equivale ai murales.

      Quella in foto è una accozzaglia, un finto trasandato che proprio in questa evidente finzione è orribile. Mi scoccia ma Lorenzo non sbaglia: le pastorelle a Versailles

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    4. Tu hai detto che piastrelleresti il tuo piccolo giardino. Le hai proprio in testa, eh?! :)

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    5. Pastorelle, non piastrelle.

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    6. AlaCosa, Lorenzo non sbaglia perché nel 99.9% dei casi non fa che citare pensieri di altri, quelli che per primi hanno riconosciuto lo stereotipo in oggetto.

      Purtroppo AlaCosa è tutto un ripetere. Ripetere le cose sbagliate, per di più.

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    7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Cipressi e torri in CA, buganville e ferri arruginiti, navate industriali e ampi parquet in legno,verdi rampicanti e pilastri, spazi grandiosi... che meraviglia!!

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  4. Piace anche a me. Comunque, 'sto tipo che l'ha progettata c'ha le sue belle possibilità economiche a ben vedere...

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    1. Allorché!
      Le idee non bastano in sul caso.

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  5. Lorenzo sostiene che "meno è meglio". Nel caso in oggetto, mettere le palme (vedi il Duomo) davanti una struttura in cemento armato che fa pensare alla base spaziale o al futuro postatomico, non fa compiere all'umanità un balzo in avanti, glielo fa compiere all'indietro. Cosi come mettere gli alberelli sui balconcini del grattacielo non migliora la qualità urbana di Milano a livello del terreno e nemmeno ne abbellisce lo skyline, in compenso serve a dare una "torre d'avorio" come magione a Fedez e personaggi assortiti del "jet set".

    Non solo trovo la "accozzaglia" orribile come dice AlaCosa, mi spaventa. Perché è un inutile virtuosismo che da una parte significa spreco di risorse e dall'altra mi sbatte in faccia quello che dicevo nel post precedente, ovvero che l'umanità è palesemente inadeguata.

    L'architettura dovrebbe occuparsi degli spazi per vivere. Gli spazi invivibili, per una ragione qualsiasi, per esempio per via della scala fuori misura come i palazzi nuovi di Milano, sono qualcosa di Anarchitettonico, sono la negazione della architettura.

    Siamo sempre li, passano i secoli ma si costruiscono ancora le piramidi e i giardini di Versailles, per intimorire il popolo mostrando la statura colossale dei potenti e per il diletto delle regine che giocano a fare le miti pastorelle.

    UCoso purtroppo è troppo lontano, non lo posso raggiungere.

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    1. Ah, la soluzione per la fottuta "archeologia industriale" è radere tutto al suolo. Alla fine costa meno che fingere che abbia un valore.

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    2. Barcelona ha un clima diverso da Milano. Come citta' mediterranea centro meridionale le palme (quelle che saranno sopravvissute al punteruolo rosso) sono storicamente presenti.
      Nulla a che fare con la flora da catechesi per bananizzare piazza e masse ambrosiane, incultare nelle loro teste che tutto e' uguale ovunque, bananeti a Milano, pachistani italianizzati, merdonald in Sri Lanak, filppini con le Tods marce di sudore puzzolente, scemi riccastri vicentini o crotonesi col suv BMW pi' grande del loro cervellino, brufolosi magrebini di Sant Etienne o Molenbeck o come diavolo si scrive che vogliono fare la jihad con le Nike ai piedi e il loro aifon.

      Questo a parte, a me le palme non piaccono proprio (eufemismo) e se avessi progettato il verde nella ex cementeria acquiatata da Bofill non le avrei proprio messe.

      Spreco di risorse!?
      San Zeno a Verona,il palazzo del The a Mantova, la fontana delle nopvantanove cannelle a L'Aquila, il barocco a Lecce, eccetera eccetera sono tutti sprechi, vero!?
      Scrissi che l'arte non e' ne' democratica ne' egalitaria, e' verticale. Sempre stato cosi', Lorenzo, tu che citi gli avi spesso, cita cosa e' sempre successo.

      Radere al suolo la "archeologia industriale".
      Ecco, ugualizziamo tutto, dal merdoso capannone vuoto nella costipazione padana alla cementeria di Bofill, tutto uguale, vero!?

      Ricardo Bofill ha le risorse materiali e intellettuali per permettersi una sorta di reggia ex industriale e, giustamente, se la gode.

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    3. Fantastica Barcellona! Una città con tutte le sue mille opportunità, per di più sul mare! Trasferitevi tutti là, che è una meraviglia. Partite. Partite. Ciao.

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    4. "Ricardo Bofill ha le risorse materiali e intellettuali per permettersi una sorta di reggia ex industriale e, giustamente, se la gode."

      UCoso, beato te.

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    5. "... il palazzo del The a Mantova ..."
      Il the divenne d'uso comune in Europa più d'un secolo dopo la costruzione del palazzo che prende quindi il nome "Te" dall'isolotto su cui sorge.

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    6. Ho scritto The,... che errore grossolano.
      Grazie, il Vedovo, per la correzione.

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    1. E' finto perche' non e'nei vostri schemi mentali.
      POtere andare in quel luogo, toccarlo, vederlo, potere sedervi in quelle sale, fare la cacca nei bagni, togliervi le scarpe e camminare a piedi nudi sul legno, etc. .
      E' tutto vero anche se appare finto, straniero, alieno, alle vostre menti.
      Del resto e' ragionevole: nessuno di noi, suppongo, avrebbe le risorse economiche ingenti per abitare e condurre una reggia come quella. Anche le regge, i castelli, appaiono, per coloro che non sono abituati a essi, come finti. Anche se non lo furono.

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    2. "Anche le regge, i castelli, appaiono, per coloro che non sono abituati a essi, come finti. Anche se non lo furono."

      Ancora, UCoso, non mi costringere ad essere cattivo, lascia perdere, abbassa un po' il tiro che questo non è il tuo mestiere e non tutti i tuoi interlocutori sono compagnucci.

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    3. Ok, e abbiamo dato la definizione di concreto. Quel posto è concreto. Ma è finto ugualmente.

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    5. Cosa significa "concreto"? Che è composto di atomi?

      Qui UCoso sta facendo della letteratura che si fonda sul contrario di "concreto", ovvero su un mondo di fantasia.

      Io conosco con buona approssimazione le tecnologie costruttive, la funzione e lo stile in rapporto al periodo storico di tutti gli edifici. Non perché sono un genio ma perché mi sono documentato. Gli edifici sono macchine ed esistono in funzione di un rapporto tra il costo e l'utilità. Anche quelli apparentemente inutili come quelli che piacciono a UCoso.

      Prendere una fabbrica e piantarci dentro dei banani non è altro che l'ennesimo gioco della proverbiale "pastorella" e per quello UCoso usa la parola "reggia", senza rendersi conto che dice il contrario di quello che pensa. Infatti la "reggia" esiste se esiste il "re". La "reggia" ad uso e consumo dei pezzenti altro non è che un pardo dei divertimenti tipo Disneyland, cambia solo il "tema".

      Il concetto del "re a sua volta richiede una definizione. Torniamo al discorso della aristocrazia terriera. Nella storia esistono tre tipi di edificio "aristocratico", la villa, nelle varia declinazioni, che ha la doppia funzione di residenza nobiliare e di tenuta dove si coltiva e si alleva il bestiame. Il castello, una fortificazione che ha la doppia funzione difensiva e di quartiere per gli armati (vedi il castra romano), l'edificio monumentale che può essere un mausoleo, ovvero una sepoltura, oppure un edificio religioso dove si svolgono riti, oppure un edificio "civile" dove si amministra.

      Quando invece l'edificio non è aristocratico ma origina nella borghesia mercantile, vedi alla voce "cafone arricchito", ha solo due funzioni, una puramente pratica di abitazione e/o bottega e l'altra di simbolo di "successo", di prestigio sociale. Un simbolismo convenzionale tutto interno alla "classe" media. Ecco il concetto di "reggia" di UCoso, cioè un posto massimamente volgare, pacchiano, inutile, fasullo, che però impressiona il pezzente che è condizionato alla risposta emotiva quando sollecitato da certi simboli.

      Il bello è che siamo davanti alla solita scarica di paradossi e contraddizioni. Cosa lo scrivo a fare, visto che è sempre la stessa cosa.

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    6. A proposito del proverbiale "Palazzo di Versailles" dove la regina gioca alla "mite pastorella". E' la villa dove risiede una aristocrazia morente, decaduta. Da li a poco cadranno le teste sotto la ghigliottina del Terrore giacobino.

      Napoleone, imperatore non aristocratico, alla testa di armate di plebei coscritti, costruisce archi di trionfo ed edifici neoclassici, a richiamare la Repubblica romana e poi l'Impero, come faranno poi Mussolini e Hitler. Tutti leader borghesi di un mondo borghese, con una idea borghese (e riscritta, falsata) della Storia.

      Per non parlare dello stile architettonico sovietico, nato dalla pretesa di negare del tutto la Storia, ripartendo da zero. Uno pseudo-razionalismo malato, maniacale, disumano, immagine speculare dei grattacieli delle banche.

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    7. Mia nonna era solita affermare, citando, che "quand'che la merda la munta'n'scrann, o c'la spüssa o c'la fa dann". E qui, tanto per (non) cambiare, si ritorna alla tipologia inevitabile delle dirigenze e delle persone che le incarnano...

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    8. Il concetto di "dirigenza" è privo di senso perché, come ho detto, il proletario cerca di diventare borghese, il borghese cerca di diventare aristocratico, l'aristocratico cerca di diventare autocrate. Di conseguenza la "dirigenza" è fluida e temporanea. Quelli che vivevano nelle "reggie" finivano spesso e volentieri ammazzati dai borghesi, i borghesi finivano ammazzati dai contadini, i contadini venivano ammazzati dalle soldataglie, eccetera. E' tutto un ecosistema in movimento.

      Nel nostro caso, nessuno ci obbliga a vivere come viviamo, nella maggior parte dei casi siamo convinti che sia l'unico modo.

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    9. La condizione di dirigenza può essere fluida finché si vuole, gli individui che volta per volta incarnano la dirigenza restano quel che sono. Niente di buono.

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    10. Capisci che se tu sei di volta in volta "diretto" e "dirigente", diventa insostenibile la teoria che le "colpe" siano delle "dirigenze".

      Senza contare che se tu sei masochista e gridi "si frustami, fammi male", un sadico a cui piace frustarti lo trovi di sicuro. Ora, di chi è la "colpa", del masochista che gode a farsi frustare o del sadico che gode a frustarlo?

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    11. Oggi sembri quasi un promoter della Palmolive in missione nella galleria degli specchi di un luna park... Ciao! :)

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    12. Semplicemente contesto che esista una differenza tra "dirigenti" e "diretti". Sono le stesse persone, al netto della diversa capacità di inchiappettare il prossimo (bada, la capacità, non la volontà).

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    13. > Qui UCoso sta facendo della letteratura che si fonda sul contrario di "concreto", ovvero su un mondo di fantasia.
      [...]


      Quel posto esiste, funge da abitazione, da studio, da sala di concerto, etc. .
      E' abitato, e vissuto.
      In modo extra ordinario.
      Sul resto, non pretendo che possa essere apprezzato da tutti. Anzi, il fatto che non lo sia lo caratterizza, a io avviso, in bene.

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    14. UCoso, nessuno dubita che il posto esista. Esiste anche la casa di Luke Skywaler, credo che il set sia stato costruito in Tunisia. Esiste anche la Terra di Mezzo dove al cinema si scontrano Elfi e Orchi, si trova in Nuova Zelanda.

      Il fatto che esista fisicamente non significa che sia qualcosa di "autentico" ne tanto meno che abbia una utilità.

      Anche Vendola dice di essere matro o patra di un bambino, pur non avendoci messo il semino e pur non avendo toccato le due donne coinvolte nella fabbricazione. Vendola esiste anche il bambino esiste.

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    15. Ti faccio anche presente che se tu fossi veramente "ecologista" capiresti che la cosa migliore da fare sarebbe di abbattere gli edifici industriali in disuso e, volendo, fare un parco al loro posto, piantumato con essenze autoctone e popolato da animali autoctoni, ovvero ricreare per quanto possibile l'ecosistema originario, quello che pre-esisteva la costruzione degli edifici industriali.

      Invece fare l'orto botanico con dentro le piante esotiche, utilizzando l'archeologia industriale come scenario, è qualcosa che può avere senso e avere una bellezza solo per una mente ESTREMAMENTE decadente. Anzi, decaduta.

      Tra l'altro è uno stereotipo, siamo nel filone di Las Vegas, dei milionari puttanieri, del proverbiale cafone arricchito.

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    16. Una cosa come questa potrebbe essere la "reggia" dell'ecologista-non-decadente.

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    17. Il presidente dei bioarchitetti italiani, affermò che... La miglior casa ecologica è quella che non esiste.

      Detto questo il termine di "reggia" viene qui utilizzato per indicare qualcosa che è eccessivo, che travalico l'ordinario e le funzionalità dell'ordinario.
      E' "finto"? Mah, Ricardo Bofill ci vive e ci lavora con varie altre persone, altre ancora usufruiscono di quell'edificio in occasione di conferenze, eventi, corsi, etc. . Bisognerebbe verificare se essi ne usufruiscono con piacere, efficacia, etc. .

      In ogni caso che possa essere un'architettura decadente potrebbe essere; io adoro anche Il Vate che viene considerato come tale.

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    18. Appunto, non serve essere "bio-architetto" basta avere un po' di sale in zucca.

      Qualcosa di eccessivo può piacere ad una persona incolta, grezza, superficiale. Non te lo volevo dire, UCoso. Anche le "avanguardie" si compongono di nanetti perversi che scandalizzano i benpensanti, capirai che miracolo in terra.

      La perfezione, l'arte, l'eccellenza, lo ripeto, sono nella MISURA, nelle proporzioni, nel minimo indispensabile.

      Non c'è niente da verificare, UCoso, dipende tu chi sei o chi vuoi essere. Non lontano da qui c'è la villozza di tale mister B. diventato celebre per le "cene eleganti" e il "burlesque". Se te sei tipo cosi, niente di male, solo NON CERCARE DI VENDERMI la buascia per cioccolata.

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    19. La questione è simmetrica: ti stai arrovellando e spendendo migliaia di parole per tentare di convincermi che la ex cementeria di Ricarco Bofill sia [riassimiamo in buascia].
      In realtà io non ho tempo per smontare pezzo per pezzo le colorite e anche molto simpatiche affermazioni (mi strappi delle gran risate, a volte, Lorenzo).

      L'arte non è nella misura:
      non lo sono la torre Eiffel, il palazzo ducale di Urbino, non lo è il polittico Averoldi, non lo è Wagner, non lo è il Duomo di Milano, non lo è il Guggenheim di Bilbao, non lo è la Alahambra, la Cappella Sistina, San Marco a Venezia e la sua fantasmagoria etc. .

      Io amo molto l'arte minore, le piccole pievi romaniche nel giardino rurale che è(ra) il Belpaese, ad esempio. Il silenzio, la semplicità, la misura.
      Il corrispondente architettonico in edilizia civile potrebbe essere un bel dammuso a Pantelleria o un maso tirolese o un stavolo carnico. Ma l'arte non ha confini, non di rado va verso gli eccessi, la magnificenza, la fantasmagoria.
      La cementeria di Ricarco Bofill non deve avere un qualche riconoscimento estetico da parte tua, come una calla o una pietra preziosa non cambiano granché della loro natura a seconda che tu li consideri di pregio o meno.

      Leggendo un po' di Bofill e del suo pensiero antitetico a quello di Le Corbusier (il male in architettura anche secondo me) scopriresti delle cose interessanti e che non sono lontani da alcune cose che ci stanno a cuore: l'architettura con le radici nel territorio.

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    20. Io mi sto arrovellando?
      Mi fai ridere, UCoso, perché tu le cose o non le sai o le sai al contrario.

      Mi metti insieme la torre Eiffel, una pacchianata d'acciaio completata nel 1889 per celebrare la Esposizione Univesale di Parigi, tipo l'Albero della Vita dell'EXPO e il Duomo, concepito nel Trecento come la più grande cattedrale gotica d'Europa che però fino al 1831 praticamente non aveva una facciata.

      Te sei un turista americano con la camicia a fiori e i bermuda.

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  7. Gran parte delle piante ornamentali provengono da latitudini remote, dalla camelia al callistemon, ai tulipani.
    Il problema non è la pianta o il fiore, ma come vengono adoperati e quando si tratta di un contesto paesaggistico, che non è il giardinetto di casa nostra, enrano in gioco più fattori.Le palme in piazza del duomo fanno schifo, ma lo stesso un abete enorme che vidi un paio d'anni fa.

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    1. Quello che tu chiami "un abete enorme" era l'Albero di Natale. Davanti c'è un grosso capannone, lo chiamano Il Duomo. Sopra c'è una brutta statuetta dorata che rappresenta una signora ebrea vissuta in un'epoca imprecisata del passato remoto, tale Maria.

      Anche i pomodori furono dapprima usati come piante ornamentali ed erano preziosi perché venivano dalle Indie. Per qualche ragione non ci sono piante di pomodoro in Piazza Duomo. Nemmeno Fichi D'India (il nome è auto esplicativo) o Agave.

      Ma ci sono le palme. Palme che i nostri nonni e bisnonni associavano all'altra sponda dell'Impero e, ironicamente, al Natale per via dei datteri, che si regalavano. Cito:
      "Frutto tipico dell'Africa mediterranea, Israele e di paesi dell'Asia occidentale, originario della zona mediorientale del delta dei fiumi Eufrate e Tigri."

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    2. A me le palme proprio non piacciono. Palme, piante succulente e piante grasse.
      Le trovo gradevoli come gli ambienti per i quali si sono evolute, zone desertiche e subdesertiche che - eufemismo - non attirano le mie simpatie.

      Probabilmente Bofill si è lasciato un po' andare da questo punto di vista.
      Lecci, querce, olivi, etc. richiedono tempi troppo lunghi per un qualsiasi progetto che si debba concludere in una frazione di una vita professionale.
      Infatti, le conifere che crescono più velocemente, come pini domestici e marittimi o cipressi, compaiono tra le essenze.

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    3. UCoso, le palme non le hanno piantate a partire dai semi e nemmeno dai germogli, sono palme già adulte. Si può fare lo stesso con qualsiasi albero, al netto delle inutili complicazioni del trasporto e dell'eventuale mancato attecchimento di una pianta adulta.

      Nella mia vita ho visto le strade dei miei dintorni piantumate con i platani (una pianta del medio-oriente che si adatta al caldo e al freddo), con tigli o con ciliegi. Nei giardini si usano piante colorate, quindi ancora ciliegi giapponesi e aceri. Nei parchi cittadini ci sono anche dei rari Ginko Biloba, che se non ricordo male è una pianta che viene dall'estremo oriente e che si credeva una specie preistorica estinta. Nei giardini interni delle case di una volta non mancavano anche i fichi e i caki.

      Gli abeti hanno diversi inconvenienti. Me ne vengono in mente due, rendono sterile il terreno immediatamente sottostante e, dato che sono sempreverdi e a forma di colonna, escludono la vista, ingombrano. Sono anche monotoni, per inciso.

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  8. Era un albero di Natale ma faceva ugualmente schifo. I cavoli sono buoni, ma non si mangiano a merenda.

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    1. Mi sfugge la logica. Sotto Natale si mettono gli addobbi, le luminarie e appunto, l'albero. Tradizionalmente l'albero di Natale è un abete. Passate le Feste, lo rimuovono. Non capisco come l'albero di Natale possa fare "schifo" e sopratutto quale sarebbe l'alternativa, mettere un ciliegio di Natale? Un acero di Natale? Si potrebbe non mettere niente, non festeggiare il Natale. Ebbe... devi solo pazientare, Sara.

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    2. L'acero di Natae...
      ROTFL
      Ti voglio bene, Lorenzo.
      Buonanotte

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  9. { meraviglioso davvero, Uomo }.

    ===

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