mercoledì 1 marzo 2017

Guappità tanghera

Ho un momento preciso in testa e nell'anima: quell'ora o poco più che era rimasta dopo la cena. Nonostante la stanchezza (molte persone erano già cinque ore che ballavano) c'era, dopo la pausa per la cena preparata con cura e bellezza (non mi capita tutti i giorni di pasteggiare su tovaglie antiche ricamate a mano, trai i fiori sul tavolo), un'energia inspiegabile dal punto di vista oggettivo, razionale.
Nel tentativo di provare a descriverlo a un amico, gli facevo l'esempio di quella domenica sera, alla fine degli Imboscati del 2015. Demonizzare la fine, esorcizzare una piccola morte.
Uno degli aspetti di eventi di successo è una sorta di... consapevolezza entusiasta di eccellente comunanza: questo termine è un po' articolato, me ne rendo conto. 
L'entusiasmo viene portato in quota e ci sono vari fattori che contribuiscono; essere in un luogo di bellezza e armonia, di bellezza italiana, toscana, romanica di pietre di secoli, di ulivi, rurale, essere in un luogo lontano e lontano è anche lontano dalla quotidianità. Essere lì con dei complici (in questo caso _lcino e due tangheri ferraresi di un gruppo più ampio che già ci conosciamo per la frequentazione della Milonga Sì). Poi la novità del ballare con anime e corpi sconosciuti. Poi il vento della TJ (domenica, Chiara Malena) che ha soffiato sulle onde di anime tanghere, fino a portarle alla spuma.
Penso, che ciò che accomuna donne e uomini, che si incontrano, sia è anche una certa compiacenza: sapere di essere ad un buon livello, di essere stati scelti e di di cimentarsi, sfidarsi in una sfida, che per quanto armoniosa, sulle ali della musica, con il sorriso e gli occhi della seduzione sempre presente, come un profumo di fieno sui prati di giugno segati per il primo fieno, è una sfida tra guappità: donne che sanno di essere brave o anche eccellenti nell'arte dei passi argentini e uomini che sanno di essere bravi o eccellenti, nella stessa arte.
Allora, quando due anime così si incontrano, ogni cosa può succedere. Anche che le onde tornino ad essere alte, spumeggianti, fino alla della milonga, dopo ore di tango. Succede che stanchezze, posto angusto, incomprensioni, tutto viene travalicato dal potersi intendere e essere un anima, un vortice sul bandoneon, sui giri di piano. Trovare, per abbracci di qualche minuto, il batticuore dell'altra che è tuo e insieme l'unione fantastica del maschile e femminile da cui nasce una piccola, sontuosa, per quanto aleatoria, opera.

_bio parlava che la capacità di emozionare del tango è diminuita dopo anni: sarà così? Ieri avvertivo la stanchezza, dopo l'ebbrezza di domenica.
Una sorta di hybris tanghera che ti porta a voler superare i limiti, a raggiungere le infinite possibilità, uno dei nomi del tango.
Durante il viaggio, prima, poi, sgorgavano curiosità, analisi, emozioni, battute, desideri da questo innamoramento coreutico che ci attanaglia e che non dà segni di affievolimento; ci sono solo alcune pause, per il tango quotidiano, per l'impegno, lo studio, la pratica umile foriera di eccellenze, e poi di grandi, sontuosi banchetti.



(_lcino)

29 commenti:

  1. Va beh Uomo se parliamo di anime esse hanno un linguaggio speciale, elle posso incontrarsi dovunque e allo stesso modo tutto potrebbe succedere, al di la del tango e di certe location.

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    1. Mi piacerebbe sapere con quale strumento abbiamo osservato gli attributi delle anime. Con gli occhi dell'anima?

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    2. Magnolia, i luoghi importanti per cose importanti devono essere belli (e funzionali ma io idealmente crucco sono "fermo" al concetto Bauhaus che bellezza e funzione non possono non coincidere - una cosa non funzionale è volgare, kitsch, finta).
      Organizzare una milonga in un merdonald o negli spazi di un ipermercato o in un'altro non-luogo dell'orribile sarebbe come organizzare una cena sui ripiani di una delle corsie di un casello trafficato.. Hai voglia che il cibo sia squisito...

      Lorenzo, non ho capito il tuo commento: state proseguendo qui una vostra discussione iniziata altrove?!

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    3. Uomo io credo che due anime si possono incontrare davvero nell'ovunque e quindi attrarsi anche in un luogo fatiscente. L'anima va oltre i luoghi, in verità è così certo poi abbiamo il lato umano che non disdice la bellezza.

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    4. Lorenzo non crede alle anime Uomo, per lui siamo solo corpo, fatto di cellule che nascono e muoiono.io non credo ad una cosa solo cosi semplicistica e quindi discutiamo poiché non abbiamo le stesse idee.

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    5. La questione è un attimo più sofisticata. Qui non c'è nessuna anima, ci sono le parole scritte da tale Magnoli@. Qualcuno mi spieghi che relazione esiste tra l'anima e le parole scritte da Magnoli@.

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    6. Ah, UCoso, sono abbastanza sicuro che i "tangheri" non sono e sopratutto non furono tutti ricchi, ergo ballano e ballarono dove possono e poterono.

      Riguardo il concetto di "bellezza", si apre un altro Vaso di Pandora.

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    7. Bellezza e ricchezza sono dimensioni ortogonali.
      Ci possono essere case povere splendire e case povere orribili. Ci possono essere case ricche splendide e case ricche orribili.
      Ecco, se penso alla ricchitudine orribile mi viene in mente la paccottiglia stile Versace.

      Quando andai l'estate scorsa sul Sebimo con _mlero, vidi dall'esterno una di queste case ricche orribili,

      Diciamo che generalmente i riccastri hanno qualche possibilita' economica in piu' Ma con quella possibilita' economica possono fare anche piu' danni, piu' brutture.

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    8. > i "tangheri" non sono e sopratutto non furono tutti ricchi, ergo ballano e ballarono dove possono e poterono

      Osservazione corretta.
      Diciamo che sono passati diciamo centoventi anni (facciamo un numero tondo) dall'apparizione del tango.
      E circa cento annui (scarsi) quando, negli anni Venti il tango fece... il ballo dei debuttanti a Parigi, facendo impazzire ricca borghesia e nobilta'.
      Da quel momento nacque il tango - come definirlo? borghese? intellettuale" artistico? combinazione di questi elementi? - fino a quello attuale dei giorni nostri.
      C'e' tutt'ora questa distinzione tra Argentina e Uruguay (diciamo le citta' rioplatensi) dove il tango e' cultura popolare, nativa, al resto del mondo dove il tango tende in qualche modo ad essere di nicchia, passione scelta in eta' meno acerba.

      Io non amo il tango povero, minimale, sociale.
      Scrissi in passato che trovai sgrdevole l'esibizione di due (volgari) cantanti di tango portegne in una milonga estiva del martedi'. Mi era sembrato di (ri)piombare in una balera nostrana nazional popolare del liscio, una di quelle che conobbi in Lombardia.

      Non e' questione di censo ma di molteplici fattori.
      A me schivo e riservato, il lato sociale del tango (che puo' diventare caciarone, come visto talvolta in alcune "milonghe per tutti") importa poco. Quindi mi rimane il lato artistico, quello seduttivo e quello estetico.
      In questi il censo non ha alcuna dimensione.
      Come scritto in passato, la milonga e' estremamente severa, antiegalitaria, discriminatoria: proseguendo coi livelli o sai ballare e con un certo stile anche nel comportamento, prima che tecnico, o, semplicemente, vieni buttato fuori.
      Essere ricco o povero, avvocato o inserviente, biologa o cassiere conta veramente poco.

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    9. Ti stanchi mai di queste pose, UCoso?
      Non c'è niente di "splendido" nell'essere poveri. Il "riccastro" si circonda di "brutture" proprio perché è un ex-povero, come i calciatori o i gerarchi sovietici.

      Insisto, il tango non è stato concepito come ballo di corte, per gentiluomini e gentildonne, a quanto ne so viene dalla strada, come i generi di musica e danza dei neri d'America. Di conseguenza era un passatempo di gente che non si lavava e che viveva nei tuguri. Ambienti un po' diversi dalle tue attuali "milonghe" idealizzate.

      Cito Wikipedia:
      "La lingua del tango è il lunfardo. Le sue origini furono quelle di un argot o slang di prigionieri usato nelle carceri per non farsi comprendere dalle guardie, gergo di Buenos Aires, con termini di origini diverse tra cui varie parlate d'Italia quali il genovese e il napoletano, portate in Argentina dagli immigrati".

      Se ci pensi, al netto di una maggiore dilatazione temporale, fa un po' l'effetto dei giovinastri italiani che scimmiottano i neri americani che a loro volta scimmiottano i delinquenti e i carcerati.

      Niente di nuovo sotto il sole.

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    10. Praticamente tu sai al Tango come Fedez sta allo Hip Hop.

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    11. E dopo questa Uomo si butta dal ponte - riducendo così il teratoma umano e concludendo con unico atto coerente -

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    12. Dove ho scritto che essere poveri sia splendido?

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    13. Dovremmo percorrere la storia del tango, dai bordelli ai ricchi e sfarzosi saloni "di gala" europei.
      Considerate che anche il valzer subi' un'evoluzione simile: da danza lasciva a danza della corte viennese e di altre.
      Si', e' stato tutto molto dilatato e trasformato. Le trasformazioni dal 1920 hanno avuto la setssa accelerazione con modulo con la curva esponeonziale della popolazione.
      C'e' piu' diferenza tra il 1916 e ora, probabilmente che tra il 1916 e 1016 o il 516 a.C. .
      Sorrido perche' la vostra ironia o sarcasmo sono sagaci.

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    14. "Ci possono essere case povere splendire"
      No, non ci possono essere.

      Per il resto, io capisco e approvo sempre la questione della tango per la topa ma per il resto trovo che il fenomeno ricorrente dei "borghesucci" (in senso '70esimo) che scimmiottano i delinquenti per il fascino del pericolo e del proibito, un po' avvilente, sia per la pochezza della cosa, sia perché è l'ennesimo stereotipo.

      AlaCosa, da quello che vedo UCoso è un po' narcisista, quelli come lui difficilmente si buttano dai ponti, casomai si domandano perché non si buttino tutti gli altri per dargli spazio.

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    15. Infatti Lorenzo, ero sarcastica. Al limite secondo lui dovremmo buttarci tu ed io così non solo gli facciamo spazio ma smettiamo di rompergli.

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    16. > "Ci possono essere case povere splendire"
      > No, non ci possono essere.

      Dovrei fare qualche foto della meravigliosa casa recuperata in medio Appennino da un gasista.
      _imo è povero di denari ma ricco di mani, di saperci fare e di attenzioni e se l'è tirata su da solo. Pensare che quando si è separato lasciò quella meraviglia a sua moglie, andando via senza chiedere nulla. Povero e distaccato dai denari.
      Raramente ho visto un restauro di tale qualità.
      Tempo addietro mi infilai, sempre in medio Appennino, in una casa simile, altra zona, sede di una associazione artistica: la proprietaria è una artistoide squattrinata ma, con il proprio lavoro, aveva realizzato la più fantastica cucina "gaudiana" mai vista. Forse ne avevo scritto anche qui, dovrei cercare la pagina, al volo mi viene un 2012. Tutti materiali naturali, di recupero e una grazia, un'armonia rari.
      Bisogna intendersi con ricco e povero.
      Diciamo che una casa bella richiede MOLTO lavoro (anche per togliere, per recuperare materiali naturali, per "giardinare" la bellezza). Molto lavoro, la maggior parte delle volte, richiede MOLTO denaro. Ma se il denaro non l'hai ma hai le conoscenze, le mani, la testa, le capacità, il tempo e ce li metti tu, allora escono dei capolavori. Poveri? ricchi?

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    17. Si, i "gasisti" campano di fotosintesi.
      UCoso, il fatto nudo e crudo è che tu apparentemente non sai cosa significa il termine "povero", oppure lo sai ma preferisci fare finta.

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    1. La parola ha in origine la stessa radice di "vento" (es. "anemometro") e si riferisce banalmente al respiro.

      Gli antichi associavano l'essere in vita con il "soffio vitale", le cose vive respirano. Alito di vento, si dice. Alla morte, la vita si esaurisce con l'ultimo respiro e con esso si pensava che la "anima" fuggisse dal corpo.

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    2. c'è del vero in quel che scrivi, m non voglio andare oltre, perchè poi Lorenzo tocca litigà perche' tu vuoi sempre la ragione.

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    3. Però dai, io ho imparato un sacco di cose leggendo i commenti di Lorenzo... da sola non avrei avuto la pazienza/il tempo/la ragione di approfondirle. In un certo senso Lorenzo (per ragioni sue) fa la fatica di presentare cose in modo ragionato e accessibile a tutti. Mi sento un po' ladra a fruire del tutto (tante volte sono discussioni con altri utenti) senza nemmeno ringraziarlo... quindi: grazie!

      (intervento estemporaneo)

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    4. Bulutn Lorenzo è solo un po prolisso, ma per il resto presenta i suoi commenti con una certa preparazione che gli riconosco, certo che si impegna anche se a volta esce fuori discorso ai post in oggetto. È molto preparato per carità, ma ha un difetto per me enorme: non rispetta le opinioni altrui a meno che non siano in linea con le sue. Ognuno fa esperienze nella vita che lo indirizzano ad in certo modo di pensare e credere, io rispetto questo e se pur non condivido a volte, non mi riscaldo per farmi valere poiché non è detto che la mia sia la verità universale.
      E guarda che io a volte litigò con Lorenzo più per il suo atteggiamento che per quello che scrive.
      :-) buona giornata

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    5. Scritto dal cell...un po con i piedi mi scuso.

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    6. Guardate che Lorenzo mica se la prende per opinioni divergenti. Se la prende per l'assenza di logica, per la mancanza di razionalità. E ha ragione. Ma ragione da vendere!

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    7. Correzione AlaCosa.

      Lorenzo osserva l'umanità attorno e la trova in maggioranza inadeguata e in alcuni casi pericolosa.

      Questa osservazione conduce a due possibili esiti, o si sfrutta la inadeguatezza altrui per trarre un vantaggio e in questo modo si innesca una spirale "tanto peggio tanto meglio", oppure si prova ad opporsi, cercando di migliorare l'umanità con una qualche azione socratico-maieutica.

      La faccenda del "rispetto delle opinioni" è uno degli strumenti con il quale stanno cercando di ridurre tutti ad idioti. Ho provato a spiegare che la parola "rispetto" indica una cosa o una idea che è cosi importante che deve essere ricontrollata, riconsiderata. E' nella natura della cosa o della idea il fatto di comandare rispetto, non è l'ennesimo "diritto universale". Venendo alle persone, il "rispetto" si guadagna dimostrando di possedere la famosa Virtù. La parola "virtù", come già detto e ripetuto ha la tessa radice di "vir", uomo, e indica la "forza" in senso lato, come dire che la misura di un uomo (di una persona) sono le sue azioni.

      Quindi no, non me la prendo solo per la incapacità di pensare ed esprimersi, che d'altra parte è un'arte che si apprende e che non viene insegnata di proposito. Me la prendo per le conseguenze, che sono sia di ordine concettuale che meramente pratico, meccanico.

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    8. Consideriamo questa frase:
      "Ognuno fa esperienze nella vita che lo indirizzano ad in certo modo di pensare e credere"

      Contiene una parte vera e una parte falsa. La parte vera è quella immediata, cioè che ognuno fa esperienze differenti. La parte falsa è quella che le "esperienze" determinino il pensiero (ignoro di proposito il "credere"). Infatti l'esperienza ti insegna. Ti insegna cosa funziona e cosa non funziona, cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è vero e cosa è falso. Quando tu vedi che una cosa non funziona, è sbagliata, è falsa EPPURE perseveri, significa che NON HAI IMPARATO. Siamo esposti ad un flusso continuo e smisurato di evidenti paradossi e contraddizioni. Il fatto che vengano assorbiti senza colpo ferire indica che la gente non ha la capacità di distinguere, di interpretare, di capire, quindi non si tratta di "esperienza", si tratta di condizionamento che prescinde e nega l'esperienza.

      "non mi riscaldo per farmi valere poiché non è detto che la mia sia la verità universale"

      Questa frase mostra che non si ha la nozione della "dialettica" in cui due tesi si confrontano per determinare quale delle due funzioni meglio. La "verità" è universale nel senso che è la tesi che funziona meglio di tutte le precedenti. Ovviamente è TEMPORANEA, dato che in ogni momento può proporsi una tesi alternativa.

      Rifiutare il confronto delle tesi, pretendendo che una tesi goda di "rispetto" cioè sia intangibile, è metafisica. Al contrario di quanto pensa lo scrivente sopra, il "rispetto" in questo senso impone la cessazione del dialogo, la assenza di dialogo, l'immobilità o peggio, l'azione irragionevole. Perché ogni tesi esiste in un suo piano intangibile nel quale non si confronta ne con altre tesi ne con la "esperienza" di cui sopra.

      Veniamo poi alla faccenda dell'anima. Se meta-esiste, è ovviamente inconoscibile e inesprimibile. Da cui la mia domanda sopra sul senso dello scrivere sull'anima. Zero.

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    9. Scambio molto interessante.

      > La "verità" è universale nel senso che è la tesi che funziona meglio di tutte le precedenti.
      > Ovviamente è TEMPORANEA, dato che in ogni momento può proporsi una tesi alternativa.

      Ecco, qui leggo la definizione di etica (forse manca il relativismo spaziale oltre che temporale) ovvero la contestualizzazione, nello spazio, nel tempo, del giusto e dello sbagliato.

      Gli anacronismi culturali, morali sono uno dei cinque fattori fondamentali di fine di una cultura, di collasso della relativa società.

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    10. Non è questione di "contesto", UCoso, è questione di limiti e del fatto che tutto scorre.

      Io non conosco tutto il conoscibile, conosco una frazione infinitesima. Ogni persona che incontro potenzialmente mi può trasmettere una ulteriore conoscenza.

      Il fatto che tutto scorre significa che io non sono la stessa persona di 10 o 20 anni fa, quindi posso avere migliorato o ipoteticamente peggiorato la mia conoscenza del mondo.

      Questi due fattori implicano che ogni mia tesi è valida solo finché non ne trovo una migliore.

      Quello che Magnoli@ non capisce ma non è colpa sua, gliel'hanno insegnato, è che l'unico modo che abbiamo per determinare se una tesi è valida è provare a demolirla. Il "rispetto delle opinioni" significa l'immobilità, ovvero sottrarsi al confronto, alla verifica e quindi privarsi della possibilità di imparare. E' una esistenza di "verità" a prescindere, di dogmi immutabili. Che è il contrario dell'esperienza, è il risultato di un indottrinamento.

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