Non conosco il tango e non mi sono dedicata al ballo in genere per cui posso solo intuire l'ebbrezza di ciò che descrivi. E lo descrivi benissimo. E capisco, sento, molto eros nelle tue parole. Dopo avere provato tanta trepidazione, esplosività, ecc. il sesso diviene scontato e inutile. Forse è più che altro difficile. Quello che descrivi rappresenta un livello che probabilmente resta soggettivo: credo che il corpo dell'altro sia erotizzato in modo solipsistico. So bene che _ina e _ona stanno lì tra le tue braccia e si muovono all'unisono con te, il loro cuore batte, la manina si scalda, ecc, ma questo non è un essere avanti rispetto al sesso. La situazione che descrivi resta un arretramento, perché è indietro rispetto al dubbio che una relazione fisica e psicologica (lasciando stare l'affettività) porta con sé.
Descrivi un quadretto tracimante eros, ma di assoluto dominio. Rispetto al sesso genitale l'appagamento non viene mai negato, quello che l'altro porta di sé è simbolico, nella piena aderenza alla nostra fantasia.E' difficile rinunciare a godere in modo assoluto, fuori dalla sofferenza e dalle nevrosi. Non sto giudicando, sto dicendo che questa realtà ci appartiene pienamente, e che il corpo dell'altro vissuto in modo fantasmatico (v.amori virtuali) o comunque solipsistico e parziale è una deriva da paradiso artificiale, o come dici, diviene dipendenza, meno pericolosa sicuramente di una sexual addiction.
Alcuni dialoghi interiori che ho osservato.
Ho voglia di quelle belle che piacciono a me. Non posso avere tante e cambiarle spesso. Non sono ricco, non ho potere. Il mio ego però le vuole, forse la mia biologia, l'etologia di specie, dio, l'ego o tutto quel cazzo che vuoi. Ma vorrebbe le tipe che mi piacciono come piace a me come piacerebbero a me. Come? Attraverso il potere e la sua fascinazione. Un piccolo potere ce l'ho con te, tango mio. Per alcuni minuti sono mie, stanno bene, sono felici, l'ego si gonfia, sono io che le faccio felici, che sono il superfigo. Come dice Francesco, sono troppo pieno di me per accettare l'idea che non possa non essere così. Ma fuori dalla milonga NON è così. Non è il mio dominio, comandano loro, non è quel paradiso artificiale, poi mi mettono sotto.
Fuori dalla milonga la relazione è anche sangue e merda. L'eros è una persona, una donna, io non ho voglia di quella realtà, voglio solo luci, non le ombre. Che palla pazzesca... Tutte quelle robe... io che voglio questo, lei che non lo vuole, lei che vuole quello che io detesto. Meglio niente che piuttosto. Posso riprendere il mio gioco tutte le volte che voglio. Così sono e rimango libero.
Quella ci starebbe pure... Ma non è che mi entusiasmi. E se finissimo insieme?
Poi mi piace pure, allora iniziano 'sti cazzi di sentimenti, iniziamo a legarci. E ricasco nelle mie debolezze, nello schema accetto compromessi che non mi piacciono, lo faccio per investire ma se metto molto fuori, perdo dentro, vado ancora in agency. Col tempo l'acqua diventa calda e mi ci ritrovo, ranocchio, a lessarmi dentro. No grazie.
Non ci provo. Alla fine non ci provo granché. Perché io dovrei chiedere e io detesto chiedere più di ogni cosa. Anche perché non mi piacciono i no. Non mi piacciono proprio.

































