- I numeri dell'Istat sulla popolazione in Italia
Boom di immigrati, siamo più di 60 milioni
L'ultimo bilancio demografico dell'istituto di statistica: a cinquant'anni dal raggiungimento del traguardo dei 50 milioni, infranto un altro muro simbolico. Decisivo il fattore migranti.
(laStampa.it)
Ecco, la jattura prosegue.
Il locustaio è arrivato a livello 60M. Zio galera marcia, avevamo iniziato una lenta decrescita demografica.
Impronta ecologica a 2,42? Chi se ne fotte.
Più figli per tutti.
www.pretiemullahecapitalisti.com
Se la maggior parte dei mezzi di sussistenza si ricavano dal territorio in cui si vive, non ci si può non sentire responsabili nei suoi confronti perché se ne dipende. Non si sfrutta intensivamente perché produrre più di quanto si consuma non ha senso. Non si pensa solo al presente e per non avere carenze in futuro si evita di danneggiarlo. Per accrescere la produttività e diminuire la fatica del lavoro non si usano sostanze nocive perché ciò che si produce si consuma. Non si deturpa il paesaggio perché costituisce la propria nicchia esistenziale. Il suo
rispetto e la sua
protezione non sono
affidati all’etica o ai buoni sentimenti, che sono una merce rara, ma
all’interesse.
Se invece i produttori non hanno un legame diretto con il territorio in cui svolgono la loro attività produttiva e questa attività non è finalizzata principalmente a produrre valori d’uso per soddisfare i loro bisogni; se, in una logica economica mercantile, il loro fine è produrre valori di scambio e sono sottoposti alle leggi della concorrenza, per loro il territorio diventa una risorsa da sfruttare in modi intensivi per ricavarne il più possibile e gli unici limiti che si pongono sono motivati dall’esigenza di non esaurire la fonte della loro ricchezza fino al momento in cui non ne abbiano trovata una nuova. In un sistema economico finalizzato alla produzione di valori di scambio l’indice del benessere non può che essere la crescita del prodotto interno lordo (il valore monetario dei beni e dei servizi venduti, ovvero la somma dei valori di scambio) e la crescita del prodotto interno lordo non può che avere effetti distruttivi nei confronti degli ambienti, perché da una parte richiede quantità crescenti di risorse naturali da trasformare in merci, dall’altra l’adozione di tecnologie finalizzate alla crescita della produttività anche se, come è successo negli ultimi tre secoli, generano forme di inquinamento sempre più devastanti.
Una delle conseguenze più macroscopiche dell’estensione dell’economia di mercato fondata sulla produzione di valori di scambio è
la crescita tumorale delle aree urbane. Le città sono luoghi in cui la produzione di valori di scambio non ha alternative perché non può averne. Nessuno nelle città produce valori d’uso perché non è possibile farlo (anche se c’è chi cerca una parziale compensazione a questa carenza facendo del bricolage o coltivando orticelli in alcune aree provvisoriamente non edificate delle periferie). Nel corso del Novecento lo sviluppo dell’economia mercantile ha fatto crescere la percentuale della popolazione mondiale urbanizzata dal 3 al 30 per cento. Negli ultimi decenni questa tendenza ha avuto una forte accelerazione e nei prossimi si prevede che farà registrare ulteriori incrementi. Nel 1976 le città con più di un milione di abitanti erano 190, oggi sono molte di più e una ventina di megalopoli hanno raggiunto una popolazione tra i 10 e i 25 milioni. Alcune di esse nel giro di pochi decenni supereranno i 30.
Maurizio Pallante
I monasteri del terzo millennio.